L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 26 settembre 2022

Andrea Gaspardo - Sobrietà, differenza tra oscillazione e tendenza

AGGIORNAMENTO SULLA GUERRA IN UCRAINA: INTRODUZIONE


(di Andrea Gaspardo)
25/09/22

Il 24 febbraio del 2022 il mondo è cambiato; per sempre. L'invasione in grande stile del territorio dell'Ucraina da parte delle forze militari congiunte della Federazione Russa e delle cosiddette Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk ha fatto da catalizzatore per un drammatico scontro tra i pesi massimi della geopolitica mondiale che inevitabilmente plasmerà i nuovi equilibri del globo nei decenni prossimi venturi.

In passato avevamo già pubblicato in altre occasioni diversi aggiornamenti relativi agli accadimenti della corrente guerra. Ora, ad oltre 7 mesi dal suo inizio, e in assenza di alcun segnale che la fine della guerra sia imminente, iniziamo la pubblicazione di una nuova serie dedicata all'argomento perché nel frattempo la situazione sia tattica che strategica ha subito nel corso degli ultimi mesi delle notevoli evoluzioni perciò un aggiornamento è dovuto.

Come le volte scorse, la nostra presente serie prenderà senza dubbio in esame gli accadimenti sul fronte navale, su quello aereo e su quello terrestre. Come promesso in passato, affronteremo inoltre, congiuntamente a Paolo Silvagni, le spinose problematiche sul versante economico che tanto hanno fatto discutere e cercheremo di capire come queste possano contribuire ad influenzare l'andamento della guerra nel suo complesso. Da ultimo, parleremo degli scenari tattico-strategici complessivi, cercando di fare delle previsioni su quanto ci possiamo aspettare nei prossimi mesi. Tuttavia, prima di fare quanto accennato sopra, volevamo utilizzare l'analisi odierna come una sorta di “introduzione” ad uso e consumo dei nostri lettori per parlare di alcuni concetti di valenza “metodologica” che sarebbe necessario recuperare in un momento storico nel quale, travolti dalla frenesia del “tutto e subito”, noi tutti (analisti come semplici lettori) rischiamo di confondere l'analisi complessa con la “cronaca degli accadimenti”. A partire dal 24 di febbraio 2022 infatti, tanto i media tradizionali quanto il mare magnum di Internet traboccano di valutazioni, analisi, riflessioni, commenti ed altre osservazioni (quando non di vere e proprie invettive), spesso azzardate, approssimative se non tendenziose o partigiane, originate da una miriade di specialisti, consulenti, esperti ed analisti o presunti tali (e un buon numero di veri e propri ciarlatani!) che sono stati da subito cooptati in un titanico sforzo volto non tanto ad informare il pubblico sulla “meccanica del conflitto” quanto a propagandare in maniera oserei dire “quasi religiosa” dei teoremi che poco o nulla avevano e hanno a che fare con la complessa e a tratti frustrante realtà di una grande guerra convenzionale come il mondo non vede dal 1945.

Senza pretendere in alcuni modo di essere “il gallo più sveglio all'interno del pollaio”, volevo approfittare di questa occasione per parlare di alcuni concetti che a mio modesto avviso sono utili a tutti quanti nell'approcciare queste scottanti tematiche. Il primo è quello della “SOBRIETÀ”. No, non stiamo parlando di alcol, anche se lo scrivente e nativo del Friuli-Venezia Giulia e come ogni friulano degno di questo nome ha una “discreta esperienza” riguardo ai tesori inebrianti della propria terra. In questo contesto la “sobrietà” ha a che fare con la capacità di analizzare ed investigare gli eventi in oggetto con moderazione, misura ed equilibrio al fine di restituire ai lettori (ovviamente a quelli che sono realmente interessati ad imparare qualcosa) una rappresentazione dei fatti il più possibile fedele alla realtà (ovviamente alla luce dei dati che sono disponibili!). Da questo punto di vista, il lavoro dell'analista serio differisce da quello del “propagandista” (non importa se filo-russo o filo-ucraino) il quale fa carta straccia di qualsiasi senso della misura ed è invece impegnato a trasmettere una narrativa a senso unico e palesemente falsata al fine di influenzare l'opinione pubblica in un verso o nell'altro.

Sobrietà significa anche analizzare i fatti nella maniera più asettica possibile lasciando da parte quelli che potremmo chiamare “auspici” che non sono sufficientemente supportati da prove. Un esempio relativo alla presente Guerra Russo-Ucraina è quello riguardante le surreali disquisizioni in merito alla salute del presidente russo Vladimir Vladimirovich Putin, il quale è stato per mesi descritto come letteralmente “in punto di morte” fino a che, su finire di luglio, è stato lo stesso direttore della CIA, William Joseph Burns, a porre definitivamente fine alla manfrina affermando che “non ci sono prove in tal senso, e per quanto ci riguarda è anche troppo sano”. Eppure per mesi uno stuolo incredibile di “esperti o presunti tali” non ha avuto niente di meglio da fare che sparare baggianate come se la morte di Putin causa cancro o qualche altro virus inviato direttamente dalle profondità dello spazio fosse l'ultima speranza dell'Umanità per salvarsi dalle fauci di “Putler” (termine creato apposta per associare in maniera quanto meno azzardata l'autocrate del Cremlino con il defunto Führer und ReichsKanzler del Terzo Reich germanico). Questo rappresenta a mio avviso il caso più eclatante, ma se ne possono fare molti altri.

Attenzione però! “Mantenere la sobrietà” non significa affatto “evitare di prendere in considerazione scenari non convenzionali”. Quando nel corso dei mesi subito precedenti allo scoppio della guerra fui tra i pochissimi ad espormi in prima persona affermando che la crisi alla quale stavamo assistendo fosse veramente “sistemica” e stava conducendo ad una reale escalation militare che sarebbe culminata con l'invasione alla quale tutti abbiamo assistito, non lo feci per sensazionalismo ma perché, avendo analizzato tutte le possibili condizioni oggettive sul terreno note ai più, giunsi “sobriamente” alla conclusione che l'élite moscovita fosse ormai pronta a “varcare il Rubicone” e che gli stessi preparativi militari russi fossero ormai andato troppo oltre per essere fermati.

Il secondo concetto che mi preme trasmettere è quello relativo alla differenza tra “OSCILLAZIONE” e “TENDENZA” e per farlo utilizzerò una figura retorica alla quale si fa riferimento molto spesso nel mondo dell'economia: quella della cosiddetta “passeggiata sulla spiaggia”. Immaginate di vedere dall'alto una spiaggia sulla quale sta passeggiando un uomo con un cane al guinzaglio. Mentre l'uomo cammina lungo il sentiero di sua scelta, il cane (sempre tenuto al guinzaglio) gli corre davanti spostandosi ora verso destra ora verso sinistra, ma comunque mantenendosi in un intorno del percorso tracciato dal padrone. Ebbene, il percorso lungo il quale sta camminando l'uomo è la “tendenza”. È infatti il padrone che cammina lungo il sentiero di sua scelta e, mantenendo saldamente il cane al guinzaglio, per così dire “gli detta la linea”. Il cane invece rappresenta “l'oscillazione”. Infatti è vero che esso può muoversi in maniera autonoma rispetto al padrone, ma sarà sempre vincolato (mediante il guinzaglio) al percorso la lui fissato.

Questi sono concetti molto importanti perché aiutano a comprendere uno dei principali “strabismi” che affliggono i media e l'opinione pubblica qui in “Occidente”: la caratteristica di vivere ed analizzare gli eventi alla giornata, eccitandosi facilmente, e fallendo nell'obiettivo di cogliere le tendenze di medio e lungo periodo, le quali sono invece sì decisive per comprendere la “meccanica della guerra” e provare ad anticipare come essa possa evolvere fino a quelli che saranno i suoi esiti finali, indipendentemente dal fatto che essi ci piacciano o non ci piacciano.

Lo scopo principale dell'analista non è quindi fare la “cronaca della guerra” come fanno i giornalisti ma di cogliere la differenza tra le tendenze di lungo periodo e le oscillazioni momentanee. A lungo infatti sia gli analisti che il pubblico si sono chiesti nel corso di questi oltre 7 mesi di guerra se le varie sconfitte alle quali sono state sottoposte le armate di Mosca siano stata delle semplici battute d'arresto (ascrivibili a momentanee oscillazioni) oppure, prese complessivamente, rappresentino il segnale che “la marea ha cambiato il suo corso e la guerra avrà ora un esito favorevole all'Ucraina”.

Anticipiamo già la risposta dicendo che: no, nonostante tutto non è condivisibile l'affermazione che l'esito della guerra stia cambiando in favore di Kiev, cerchiamo nondimeno di analizzare il tutto in maniera asettica per capire come siamo arrivati a questo punto e come le cose potrebbero evolvere nel prossimo futuro con questa nuova serie di aggiornamento sull'andamento della Guerra Russo-Ucraina.

Foto: Ministry of Defense of Ukraine

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