L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 4 settembre 2022

Bisogna aver paura della Polonia e dei polacchi - 26 - Il NUOVO NAZISMO fa proseliti tra le masse polacche e il loro Circo Mediatico

Crisi ucraina, la Polonia si prepara alla guerra con la Russia
Maurizio Blondet 3 Settembre 2022

E’ il titolo di un importante articolo di Roberto Marchesini su LNBQ, che conferma gli allarmi del vostro cronista; è stato nel luglio scorso che abbiamo illustrato la frenesia folle, l’ambizione spropositata e l’appetito psicopatico che ha colto la classe dirigente polacca, riportando le asserzioni di Lech Walesa, il fondatore di Solidarnosc, ex presidente, “Nobel la Pace”, ha suggerito di “ridurre” la Russia a “sotto i 50 milioni di persone” – come, con l’organizzazione di una “rivolta dei popoli” che sono stati “annessi” dalla Russia. “Anche se l’Ucraina vincerà questa guerra, tra cinque anni avremo la stessa cosa, tra dieci anni vedremo sorgere un altro Putin”, ha avvertito. Per evitare questo scenario, “oggi dobbiamo forzare questo cambio di sistema politico, oppure organizzare una rivolta popolare” russo, suggerisce poi l’ex presidente e già cattolico modello.

Ora Meyssan ci informa che a questo scopo, “gli Occidentali hanno istituito un Forum dei Popoli Liberi di Russia, allo scopo di riavviare il processo di esplosione che già realizzaronodell’URSS, creando movimenti separatisti e infine l’indipendenza di venti regioni del Paese”. Prospettiva di sovversione che naturalmente Mosca non può che vedere come “minaccia esistenziale” e quindi casus di guerra totale.
La mappa dello smantellamento della Federazione di Russia diffusa dal Forum dei Popoli Liberi di Russia.

Thierry Meyssan (Réseau Voltaire) aveva informato giorni fa che forze polacche regolari sono addirittura già in Ucraina. La NATO è oggi totalmente egemonizzata dai Baltici e dai Polacchi (istigati da Londra) che vedono nell’Alleanza atlantica lo strumento per la loro voglia folle di regolare i conti storici con Mosca; e i paesi come il nostro, ma anche Francia e Germania, verranno trascinati in questa guerra che non ci riguarda, e danneggia soltanto per insipienza di quale è il nostro interesse nazionale: anche perché come si fa a fare la guerra senza acciaio?

E senza gas? Con l’elettricità razionata? Senza petrolio? L’addebito a Mussolini “ci ha portato contro la Russia con le scarpe di cartone” salirà ad altezze inimmaginabili, addebitato al governo “dei migliori” e dei “competenti” euroccratia cui abbiamo ceduto la sovranità e al democrazia col vincolo esterno nell'illusione mitica c che siano competenti..

Ed ora l’articolo di Marchesini, su La Nuova Bussola Quotidiana
Crisi ucraina, la Polonia si prepara alla guerra con la Russia

Aumento delle spese militari, acquisto di armamenti, aumento dei soldati, addestramento militare volontario: in Polonia, la guerra non è solo considerata inevitabile, ma per molti è addirittura l’occasione per saldare i conti con la Russia. E il fronte più caldo è attualmente quello con la Bielorussia.





Ogni anno vado in Polonia e, al ritorno, spesso mi chiedono come è il mondo visto da lassù. Anche quest’anno mi è stata rivolta la stessa domanda, con l’aggiunta: «Sono preoccupati per la guerra?». Il tema, dunque, è la guerra tra la Russia e l’Ucraina. Rispondo, dunque, ai lettori della Nuova Bussola che avessero la stessa curiosità.

La Polonia si prepara alla guerra. Seriamente. Aspetta la consegna, da parte degli Stati Uniti, di 250 carri Abrams, oltre ad altri armamenti (vedi qui) ha acquistato dalla Corea 48 caccia FA-50. Il governo ha annunciato che le spese militari saranno alzate al 3% del PIL e gli effettivi delle forze armate saranno portati a 300.000 unità . Non è finita: le aziende statali, in primis le poste polacche (il riferimento è, naturalmente, all’eroica resistenza dei dipendenti della posta di Westerplatte) incoraggiano i dipendenti all’addestramento militare volontario.

Queste misure hanno suscitato proteste, considerato che il secondo tema più discusso nei media polacchi è l’inflazione galoppante? Per nulla, anzi: più che spaventato dalla guerra, il popolo polacco sembra in fremente attesa. Lo è da circa otto anni: mentre per noi la guerra è cominciata il 24 febbraio 2022, in Polonia gli avvenimenti dal Donbass sono seguiti quotidianamente fin dal 2014. Bandiere ucraine sventolano quasi in ogni negozio e non c’è programma televisivo nel quale non compaiano gli ormai iconici colori giallo e blu (nella foto le immagini della marcia a Varsavia dello scorso 24 agosto per la festa dell’indipendenza ucraina).

La guerra, in Polonia, non solo è considerata inevitabile; ma, addirittura, un’ottima occasione per chiudere definitivamente i conti con la Russia. Io stesso ho sentito uomini anziani esclamare: «Ma non possiamo invadere la Russia? Così la chiudiamo una volta per tutte, questa storia». Già, perché l’idea che i polacchi hanno dell’esercito russo è di un’accozzaglia disorganizzata e incapace di ladri e alcolisti, che fanno la guerra per rubare lavatrici e sanitari. Perché questo è il messaggio che, con coro unanime, i media trasmettono ai polacchi, in perfetta sintonia con i ricordi dei più vecchi che hanno assistito all'invasione sovietica nel 1939. E l’atteggiamento titubante della Germania nei confronti del conflitto viene letto come una riproposizione del patto Ribbentrop-Molotov.

Quali sono i conti in sospeso che la Polonia ha con la Russia, oltre alle atrocità commesse durante la Seconda Guerra Mondiale e i quasi cinquant’anni di occupazione dissimulata? Come la Germania considera la Polonia come il proprio lebensraum, spazio vitale, così la Polonia non ha ancora digerito lo spostamento verso ovest dei propri confini, dopo il 1945; Leopoli, ad esempio, è ancora considerata dai polacchi una città polacca. Se la cosa può stupire, si pensi che, sotto la cenere, cova ancora il progetto Międzymorze del generale Piłsudski, emulo di Mussolini e considerato padre della Patria. Questo progetto, chiamato anche Intermarium, prevede una federazione di stati (Polonia, Lituania, Bielorussia, Ucraina…), corrispondenti grossomodo all’ex stato polacco-lituano, che vada dal Baltico fino al Mar Nero, al Mar d’Azov e all’Adriatico; ovviamente a guida polacca. Questo progetto, ribattezzato Trimarium e fortemente sostenuto dalla NATO (clicca qui), dovrebbe svolgere l’obiettivo strategico di tenere separate la tecnologia tedesca dalle risorse russe.

Sembra fantapolitica, lo capisco. Però il presidente polacco Duda ha dichiarato, nel maggio scorso, che tra la Polonia e l’Ucraina «non esisteranno più confini»; e il presidente ucraino Zelenski ha promosso un disegno di legge che dovrebbe concedere uno status speciale ai cittadini polacchi in Ucraina. Fantapolitica? Lo vedremo.

Di sicuro, per ora, c’è la possibilità di un allargamento del conflitto, per esempio tra Polonia e Bielorussia. Tra i due stati ci sono aspre frizioni che si riaccendono e raffreddano a intermittenza. Basti ricordare la crisi dei migranti al confine tra i due Stati; o la recente vicenda della giornalista bielorussa Iryna Slaunikava, accusata di aver organizzato azioni collettive contro lo Stato e assurta, in Polonia, al ruolo di martire della libertà di espressione contro i regimi autoritari; oppure il giornalista polacco Andrzej Poczobut, detenuto in Bielorussia per «istigazione all’odio nazionale e religioso».

È difficile dire cosa accadrà; è chiaro che un allargamento del conflitto o, addirittura, un conflitto mondiale a partire da una scintilla polacca non è una novità, nella storia recente; che la scacchiera è molto più ampia del confine tra Polonia, Bielorussia e Ucraina. Per ora i polacchi imparano ad usare gli Abrams americani e insegnano ai postini a sparare.

A Praga, dove sono vicini akl pericolo e lo capiscono,

70.000 persone manifestano a Praga sotto lo slogan “Prima la Repubblica Ceca”, chiedendo che il governo del Paese adotti una posizione neutrale nel conflitto ucraino e difenda gli interessi dei suoi cittadini.


V Praze se demonstruje za Česko na prvním místě. Dorazilo 70 tisíc lidí – Novinky
Na pražském Václavském náměstí se v sobotu odpoledne koná demonstrace pod heslem Česká republika na prvním místě. Její organizátoři očekávají účast desítek tisíc lidí a netají se ambicí spojit jinak nesourodou skupinu těch, kteří nejsou spokojeni se současnou vládou a situací.

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