L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 6 settembre 2022

Con il covid si è installato come metodo di governo la Paura&Terrore e prosegue con la crisi energetica e sanzioni. MA la guerra igiene del mondo riequilibra tutto

Parla Fusaro: “Covid, crisi energetica, sanzioni: E’ tutto unito”
lunedì, 5 Settembre 2022


L’Italia è alle prese con la crisi energetica e con la prospettiva di un inverno con riscaldamenti razionati e nuovi sacrifici per i cittadini. Colpa soprattutto delle sanzioni imposte dall’Europa alla Russia per la guerra in Ucraina, sanzioni che lungi dall’affossare l’economia russa stanno mettendo in ginocchio famiglie e imprese italiane. Intanto la campagna elettorale sembra procedere all’insegna di un’unica narrazione filo-atlantista che con sfumature diverse unisce sia la destra che la sinistra. Ne abbiamo parlato con il filosofo controcorrente Diego Fusaro, che in questi ultimi due anni e mezzo è stato una delle voci più apertamente critiche nei confronti della gestione politica dell’emergenza pandemica e oggi lo è dell’emergenza energetica.

Prima il Covid con i lockdown, il green pass e altro, poi la guerra, oggi la crisi energetica con la prospettiva di nuovi sacrifici e restrizioni per gli italiani. C’è un’unica regia che unisce tutte queste situazioni che da due anni e mezzo stanno condizionando pesantemente la vita e le libertà dei cittadini?

“Direi che siamo nell’epoca dell’emergenza permanente come nuovo metodo di governo neo liberale, come spiego dettagliatamente nel mio libro ‘Golpe Globale, capitalismo terapeutico e grande reset’. L’emergenza non finisce mai, perché coincide con un metodo di governo delle cose e delle persone che funziona esattamente in questo modo: con l’emergenza diventa necessario fare ciò che in tempi di normalità sarebbe inaccettabile e insopportabile. Si attiva così un paradigma securitario attraverso il quale i cittadini, grazie alla paura, sono indotti ad accettare ciò che senza l’emergenza non accetterebbero mai”.

La guerra ci viene descritta ogni giorno dai media come un atto d’aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina. Ma è davvero questa la verità, oppure dietro ci sono ben altri interessi che coinvolgono l’Occidente e che si cerca di mascherare dietro l’immagine del Putin cattivo, novello Hitler che vuole sottomettere l’Est Europa?

” La guerra fra Russia e Ucraina rappresenta il momento decisivo di un conflitto che in realtà inizia negli anni novanta del secolo scorso, scatenato dalla Nato contro il mondo russo nel tentativo di normalizzarlo in funzione atlantista. Con Gorbaciov e con Eltsin il processo sembrava andare in porto, poi è arrivato Putin e con lui si è registrata un’inversione di tendenza. Ma è dai primi anni novanta che la Nato lavora con l’intento di atlantizzare gli spazi post sovietici. L’Ucraina è il momento terminale di questa operazione. Se gli Stati Uniti riuscissero a conquistarla si troverebbero ai confini con la Russia pronti a fare scacco matto al Cremlino. E’ per questo che la Russia ha attaccato, ma se vogliamo individuare il vero aggressore e il vero aggredito, allora l’aggredita in questa storia è proprio la Russia, minacciata da anni di politiche espansionistiche della Nato”.

L’Europa insiste con le sanzioni contro Mosca nonostante sia sotto gli occhi di tutti il fallimento di questa strategia che sta affossando non l’economia russa, ma proprio quella europea. Ma allora, perché insistere e non tentare invece la strada di un dialogo con la Russia?

“L’Europa non ha nessun interesse ad imporre queste sanzioni ma è costretta a farlo dalla Nato e dal Patto Atlantico. Sono sanzioni che colpiscono l’Europa stessa e non Mosca, e sono imposte dagli Stati Uniti con il chiaro intento di separare sempre di più Europa e Russia e di mettere in ginocchio l’economia europea per renderla ancora più dipendente dagli americani. E’ la tempesta perfetta che Washington sta scatenando contro l’Europa per piegarla economicamente”.

In Italia destra e sinistra, vedi Meloni e Letta, stanno facendo a gara in questa campagna elettorale a chi si presenta più filo-atlantista dell’altro. Per avere quindi una politica estera che torni a guardare agli interessi nazionali, a chi bisogna rivolgersi?

“E’ proprio così, c’è una gara a chi si mostra più atlantista. Questo è un paradosso perché dimostra che ormai il conflitto fra destra e sinistra non è più un conflitto fra due visioni diverse del mondo, ma fra chi incarna meglio l’unica visione ammessa dall’ordine neo liberale, quella pro mercato e pro imperialismo statunitense. Abbiamo il monopartitismo competitivo neo liberale o se si preferisce l’alternanza senza alternativa fra una destra e una sinistra che altro non sono che le due ali dell’aquila neo liberale: un’alternativa che si finge pluralista, ma poi nei fatti si tratta di un pluralismo in cui i plurali altro non sono che variazioni del medesimo disegno. Bisogna affidarsi a chi si oppone al neo liberalismo, all’atlantismo, all’Unione Europea, a chi propone una visione altra rispetto a quella dominante”.

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