L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 16 settembre 2022

Gli Stati Uniti, alzando i tassi d'interessi esportano l'inflazione in tutti i paesi che commerciano in dollari, il Giappone deve fermare la svalutazione conseguente per lo yen. La via più naturale è l'innalzamento dei tassi che ha però come effetto collaterale la strada verso la recessione. Sempre più manifesto la impossibilità di dipendere dal dollaro come moneta di riserva, i vantaggi vanno sono solo a favore degli statunitensi

La Banca del Giappone si prepara a contrastare il calo dello yen

La valuta giapponese si trova al livello più basso degli ultimi 24 anni rispetto a quella americana. Secondo i media locali, la Boj ha interpellato gli operatori del mercato dei cambi, in un'azione che solleva speculazioni sul possibile intervento di Tokyo

aggiornato alle 11:1514 settembre 2022

© Kazuhiro NOGI / AFP - Banca del Giappone

AGI - La Banca del Giappone si starebbe preparando a un intervento sul mercato dei cambi per contrastare la scivolata sempre più preoccupante dello yen. Secondo i media locali, la Boj ha interpellato gli operatori del mercato dei cambi, in una rara azione che solleva speculazioni sul fatto che Tokyo possa intervenire.

Un portavoce della Banca, interpellato dall'Afp, non ha voluto commentare la notizia, riportata dal quotidiano economico Nikkei. Un "rate check" da parte della BoJ "è un modo per valutare il sentiment del mercato dei cambi", ha spiegato Toshikazu Horiuchi, analista di IwaiCosmo Securities.

"È una sorta di ultimo avvertimento prima di un intervento" sul mercato valutario, ha aggiunto. Lo yen quest'anno è crollato rispetto al dollaro, che dalla scorsa settimana è stato scambiato sopra i 140 yen, rispetto ai 115 yen di marzo. La valuta giapponese si trova al livello più basso degli ultimi 24 anni rispetto a quella americana, un fenomeno dovuto in parte al crescente disallineamento tra l'accelerazione della politica monetaria negli Stati Uniti contro l'inflazione e il mantenimento di una politica monetaria ultra-accomodante in Giappone, dove l'aumento dei prezzi è meno marcato.

Il controllo dei tassi da parte della BoJ ha avuto l'effetto immediato di sostenere lo yen: il dollaro è scambiato a 143,03 yen, mentre si era nuovamente avvicinato alla soglia simbolica dei 145 yen all'inizio della sessione, il giorno dopo i dati sull'inflazione negli Usa.

Da diversi giorni il governo giapponese rilascia dichiarazioni volte a placare la tempesta sullo yen, affermando ad esempio di non aver escluso alcuna opzione per arrestare la caduta della valuta nazionale. Un intervento diretto di Tokyo, vendendo dollari dalle sue riserve valutarie per acquistare yen, sembra però complicato da attuare perché richiederebbe una consultazione preventiva con Washington, e il successo della manovra non sarebbe comunque garantito, avvertono molti analisti.

Il calo dello yen ha un effetto a doppio faccia per il Giappone: teoricamente aumenta le entrate generate all'estero dalle aziende giapponesi quando vengono rimpatriate, ma pesa sulle importazioni del Paese, che attualmente sono in aumento a causa dell'impennata dei prezzi dell'energia e dei generi alimentari sullo sfondo della guerra in Ucraina.

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