L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 2 settembre 2022

I risultati migliori dell'aspettativa per l'Italia è dovuta alla creazione di moneta non a debito attraverso il bonus 110% con la creazione del credito d'imposta circolante. Per questo quel maledetto di Mario Draghi l'ha velocemente spento perché l'Italia si deve impoverire ed essere regalata alla finanza rapace multinazionale. D'altra parte la moneta non a debito ha dimostrato tutto il suo potenziale e il neoliberismo imperante non lo poteva accettare era un esempio concreto per tutta Euroimbecilandia che l'euro è una gabbia di ferro, una moneta straniera per tutti i partecipanti al Progetto Criminale

Mohamed El-Erian: “Sfide globali complesse, servono azioni nette”

Il presidente del Queens’ College e senior economic advisor di Allianz: «Consistenza e coerenza delle politiche economiche sono alla base delle scelte degli investitori internazionali»

02 Settembre 2022 alle 11:35

(afp)

«Le sfide globali sono incredibilmente complesse, a partire dall’inflazione. E servono azioni nette. Per questo la Banca centrale europea dovrebbe alzare i tassi d’interesse di 75 base la prossima settimana». Mohamed El-Erian, presidente del Queens’ College e senior economic advisor di Allianz, vede più nubi che sole stagliarsi sull’economia mondiale. A margine del suo intervento al forum di Cernobbio organizzato da The European House-Ambrosetti fa il punto della situazione macro. E non manca un riferimento all’Italia, che si avvicina alle elezioni. Netto il giudizio: «Consistenza e coerenza delle politiche economiche sono alla base delle scelte degli investitori internazionali».

In aprile, sempre qui a Villa d’Este, temeva che l’inflazione non fosse così temporanea come ripetevano i banchieri centrali…

«In primavera la mia preoccupazione era che l'inflazione si sarebbe rivelata più persistente di quanto la maggior parte delle persone si aspettasse e che le banche centrali fossero dietro la curva. Non credo ci siano dubbi ora che abbiamo un problema di inflazione. L'Eurozona al 9,1%, il Regno Unito al 10%, gli Stati Uniti all'8,5%... Sono tassi molto alti, non c'è dubbio che questo fenomeno stia causando dolore e danni economici, oltre che gravi, e voglio sottolineare gravi, danni sociali, perché colpisce maggiormente i più poveri».

Che fare dunque?

«Non c'è dubbio sul mercato che le banche centrali aumentino maggiormente i tassi di interesse. Molti però ancora sottovalutano le conseguenze di questo periodo di alta inflazione, sia a breve sia a lungo termine. Nel breve, si colpirà la crescita economica. Nel lungo, la nozione di stagflazione diventerà sempre più reale, complicando le sfide che l’economia globale ha di fronte. Quindi penso sia assolutamente fondamentale tenere sotto controllo le fiammate dei prezzi. Più tempo ci vorrà, maggiore sarà il danno a breve e lungo termine».

La Bce si riunisce la prossima settimana. Quali aspettative?

«Vediamo prima cosa dovrebbero fare. Dovrebbero aumentare di 75 punti base il costo del denaro. E se non lo fanno ora, dovranno farlo più tardi in un contesto economico più debole. Quindi, dovrebbero agire adesso».

Lei ha parlato di contesto economico più debole. Mi vengono in mente i salari, per esempio. C’è un problema di salari reali nell’eurozona?

«Beh, c'è un problema di salari reali in tutto il mondo. E penso che sia interessante che i lavoratori abbiano iniziato a rispondere. E come? Con scioperi, come nel Regno Unito, e in altre zone dell’Europa. C'è stata una significativa erosione dei salari reali. Questa inflazione colpisce particolarmente i più poveri e, mi dispiace ripetermi ma è doveroso, è molto importante tenerla rapidamente sotto controllo per mitigare i rischi economici e sociali».

Intanto, però la Bce sta costruendo una rete di protezione. Dobbiamo attenderci anche altre azioni? Magari un reinvestimento dell’Asset purchase programme, il Qe?

«Francoforte ha già detto di avere un bazooka, che poi sarebbe lo strumento anti-frammentazione. Ma penso anche che il mercato vorrà maggiori dettagli. In un contesto in cui l’inflazione principale non ha ancora iniziato a scendere, sicuramente la Bce ha bisogno di più di uno strumento per poter gestire la situazione».

Qui a Cernobbio tutti guardano all’Italia, e alle sue elezioni. Dobbiamo attenderci uno scenario di tensione come un decennio fa?

«No. Penso che ci sia stata una presa di coscienza netta su cosa è successo, sia a livello di Italia sia a livello di Bce. Quindi il rischio di tornare al 2011 2012 è minore. Tuttavia, c'è stato un messaggio molto chiaro all'Italia da parte degli investitori internazionali. Però tutto con coerenza».

In che senso?

«La performance dell'Italia è stata forte negli ultimi trimestri e i dati reali sono risultati migliori delle aspettative. Questo ci spiega bene ciò che molte persone percepiscono. Ovvero che il potenziale dell’economia italiana è molto grande. Ma serve anche qualcosa d’altro».

Cosa?

«La consistenza e la coerenza delle politiche. Sono i due elementi che mantengono invariato il peso dell’Italia nei portafogli degli investitori internazionali. Il punto è che il settore privato ha attraversato molti governi, quindi tecnicamente sa come navigare attraverso i cambiamenti politici. Questo è un lato positivo. Ma poi percepisco che ve ne sia un altro. E cioè che c’è la convinzione che, a livello di politica economica, ci sarà comunque coerenza con il passato, indipendentemente da chi prenderà il posto di Mario Draghi. Non bisogna mai sottovalutare il fatto che l’Italia ha fatto ben meglio delle aspettative. E questo significa, per i mercati, che è in grado di andare avanti».

Quali sono le tre priorità per il 2023?

«La posta nelle mani del governo italiano è importante. E occorre continuare a puntare a una maggiore produttività e una maggiore crescita. Questa è la risposta a molti dei problemi dell'Italia. E abbiamo visto il potere delle riforme strutturali in termini di slancio dell'economia italiana. Il secondo punto è la disciplina di bilancio. Dico spesso che la disciplina di bilancio non è tutto, ma senza di essa non hai niente. E poi la terza priorità è continuare a svolgere un ruolo costruttivo nelle discussioni economiche globali. Oggi abbiamo il problema che il coordinamento delle politiche globali è troppo basso rispetto a quelle che sono le sfide. E l'Italia è sempre stata una voce importante in queste discussioni. Ha tutte le carte in regola per vincere questa partita».

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