L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 8 settembre 2022

L'Onu a trazione occidentale ha paura delle elezioni dove vincerebbe Saif al-Islam Gheddafi e per questo sostiene un governo privo di qualsiasi legittimità che da straordinario a tempo è diventato ordinario e indefinito

Lo schiaffo dell’Egitto al governo Daibaba durante la riunione della Lega araba

La delegazione egiziana guidata dal ministro degli Esteri, Sameh Shoukry, ha lasciato l’aula dove si svolge la 158esima riunione ministeriale araba presso la sede del segretariato generale al Cairo, quando Najla el Mangoush, la titolare della diplomazia del governo libico uscente, è stata chiamata a presiedere i lavori dell'assemblea
6 Settembre 2022


Si è verificato oggi al Cairo un grave strappo diplomatico tra l’Egitto e il Governo di unità nazionale (Gun) della Libia, l’esecutivo con sede a Tripoli riconosciuto dalle Nazioni Unite. La delegazione egiziana guidata dal ministro degli Esteri, Sameh Shoukry, ha lasciato l’aula dove si svolge la 158esima riunione ministeriale araba presso la sede del segretariato generale al Cairo, quando Najla el Mangoush, la titolare della diplomazia del governo libico uscente del premier Abdulhamid Dabaiba, è stata chiamata a presiedere i lavori dell’assemblea. Sul seggio lasciato vuoto da Shoukry si è poi seduto un funzionario del ministero degli Esteri egiziano. Una fonte libica a Tripoli ha riferito a “Nova” che “l’Egitto non ha accolto favorevolmente la visita di Mangoush, ma gli Emirati Arabi Uniti sono intervenuti e hanno imposto che la ministra venisse ascoltata”. La stessa fonte libica ha aggiunto che l’Egitto avrebbe “chiesto a Mangoush di lasciare il Cairo subito dopo la fine degli incontri”.

La Libia, rappresentata dal Governo di unità nazionale, presiede oggi la 158esima sessione ministeriale della Lega araba succedendo al Libano per la prima volta in nove anni. L’incontro si tiene nella sede principale della Lega araba al Cairo, in Egitto, il Paese arabo che forse più di tutti sostiene il governo libico “parallelo” con sede nell’est. Non a caso sono arrivate le proteste formali dell’esecutivo “rivale” del Governo di stabilità nazionale (Gsn) designato dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk. L’esecutivo di Fathi Bashagha, già ministro dell’Interno e politico originario di Misurata, ha infatti ritenuto la scelta della Lega araba “una minaccia per la stabilità e l’unità della Libia” dal momento che il mandato del Governo di unità nazionale, con sede a Tripoli, è “scaduto e pertanto illegittimo”. “La scelta viola il riconoscimento del Gsn come unico e legittimo rappresentante del popolo libico”, ha sostenuto il governo guidato da Bashagha.

Da mesi in Libia è in corso un braccio di ferro tra i due governo rivali: da una parte il Gun guidato dal premier ad interim Abdulhamid Dabaiba e con sede a Tripoli, riconosciuto al livello internazionale ma sfiduciato dal Parlamento; dall’altra il Gsn guidato da Bashagha. L’esecutivo del premier uscente avrebbe dovuto dimettersi dopo le elezioni, ma è rimasto in carica per il disbrigo degli affari correnti nonostante le richieste di dimissioni del Parlamento di Tobruk. Ad oggi il Gun controlla la capitale Tripoli e diverse zone della Tripolitania, la regione più popolosa del Paese, ed è sostenuto in particolare dagli Stati Uniti, dalla Turchia e dall’Italia. Il Gsn appoggiato dal Parlamento dell’est e dal generale libico Khalifa Haftar è invece basato a Sirte e gode del sostegno di Egitto, Francia e Russia.

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