L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 19 settembre 2022

Ma i giornalisti, i carabinieri lo sanno che il clero televisivo, il Circo Mediatico mente spudoratamente e che fa passare solo le notizie edulcorate che le istituzioni vogliono far passare e con le modalità che loro decidono, quindi di che tipo di protocollo parlano?

ODG E ARMA DEI CARABINIERI FIRMANO PROTOCOLLO PER “FORMARE ALLA CORRETTA INFORMAZIONE”
18 Settembre 2022


Lo scorso 13 settembre l’Ordine dei giornalisti ha siglato un “protocollo di collaborazione” con l’Arma dei Carabinieri, volto ad avviare iniziative di formazione e informazione diretti agli iscritti all’Albo, ma anche ai Carabinieri in servizio di ogni ordine e grado. Dal punto di vista pratico ciò significa che giornalisti e carabinieri parteciperanno a incontri di studio e approfondimenti specifici di interesse comune.

Un accordo simile era stato siglato due anni fa anche con la Polizia di Stato, con l’obiettivo di supportare la polizia nell’attività di comunicazione da una parte e migliorare dall’altra la conoscenza dei fenomeni criminali da parte dei giornalisti.

Se dal punto di vista pratico la firma di questi accordi presuppone azioni di carattere formativo, dall’altra però è necessario valutarne anche altre implicazioni, soprattutto perché le varie dichiarazioni vertono sempre intorno a una supposta “sicurezza” delle informazioni.

Durante la sigla dell’accordo, infatti, il Generale Teo Luzi ha affermato che da ora giornalisti e Carabinieri “collaboreranno ancora più in sinergia per formare giornalisti e Carabinieri ancora più responsabili e consapevoli dell’importanza di una corretta divulgazione delle notizie”.

Ancora una volta dobbiamo chiederci cosa significhi “corretta informazione”: siamo bombardati ogni giorno di notizie e riconoscere il vero dal falso a volte non è facile neanche per chi fa questo lavoro. È normale e forse anche giusto che fino a oggi le notizie ritenute affidabili e vendute come tali siano state quelle provenienti da canali ampiamente riconosciuti da Istituzioni e opinione pubblica.

Tuttavia la società orwelliana in cui viviamo dovrebbe spingerci a valutare se quei mezzi di informazione “affidabili” lo siano per davvero, valutandone eventuali interessi o conflitti. In questi anni abbiamo visto per esempio, media nazionali divulgare e spacciare per vere immagini tratte dai videogiochi, o tacere tutte le voci scomode a una narrazione a senso unico.

Vi ricordate le manifestazioni contro il green pass sul lavoro dello scorso autunno? Da Trieste a Roma, le forze dell’ordine obbedirono senza discutere all’ordine di colpire i manifestanti. E a parte pochissime eccezioni, i giornalisti presenti in piazza raccontarono quei momenti ridicolizzando le piazze, inventando ridicoli “identikit del no vax”, orientando l’opinione pubblica verso sentimenti di paura, diffidenza e odio nei confronti di chi aveva scelto di non aderire alla campagna vaccinale.

In una società utopica, i giornalisti non dovrebbero mai obbedire agli ordini e le Forze dell’ordine dovrebbero smettere di farlo quando così facendo calpestano diritti inalienabili. Sarebbe auspicabile dunque che un protocollo tra giornalisti e Arma arrivasse a questo obiettivo, e non che entrambi diventassero braccio armato di un qualsiasi Ministero della Verità.

Nessun commento:

Posta un commento