L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 25 settembre 2022

Portare gli italiani a sposare il NUOVO NAZISMO allevato in Ucraina e a morire per esso è quello che vogliono i Letta, Meloni, Conte, Salvini. Con la benedizione del VOSTRO Mario Draghi e di Mattarella Mattarella

ULTIMO TRENO CONTRO LA CATASTROFE “Votate qualcuno che dica chiaramente un forte e secco NO alla guerra e NO all’invio delle armi in Ucraina”

Maurizio Blondet 24 Settembre 2022
(di Claudio Messora)

Mai la terza guerra mondiale è stata così vicina. Interrompere l’invio delle armi in Ucraina è ormai questione di vita o di morte. È necessario risolversi a votare un partito che abbia esattamente questo obiettivo dichiarato nel programma. Ora o mai più, perché la stiamo già pagando cara, ma la storia sa prendere strade anche molto peggiori di così, e non dobbiamo permetterlo.

L’Ucraina non è uno stato membro dell’Unione Europea. L’Ucraina non è membro della Nato. Ci sono state tante guerre nel mondo, anche alle nostre porte, e ce ne sono tante oggi, ma l’Italia non ha mai speso miliardi per inviare armi, entrando di peso come parte causa in un conflitto, e non ha mai dichiarato lo stato d’emergenza, neppure quando queste guerre si combattevano nei balcani, a pochi passi da casa. Perché oggi lo fa?

La guerra in Ucraina è una guerra come tutte le altre. L’ennesima sconfitta per il genere umano, dovuta chiaramente ad una situazione insostenibile che da otto anni produceva stermini, terrorismo, stragi. Ciononostante, l’Italia ha una responsabilità nei confronti dei suoi cittadini, e i cittadini ce l’hanno nei confronti dei proprio figli. Gli incendi si spengono, non si alimentano. Le guerre si contengono, non si esasperano.

Perché stiamo inviando armi in Ucraina? In nome e per conto di chi? Perché Draghi vola negli USA, e perché è il Dipartimento di Stato americano parla a nome di tutti noi, quando dichiara che: “l’Occidente ha già chiarito che non intende riconoscere il risultato di questi referendum“? Cos’è l’Occidente? Quali sono i suoi confini? Dicono di voler abbattere i confini, e poi ne creano di nuovi? Quand’è che i popoli di questo Occidente si sono espressi sui referendum di annessione del Donbass a Mosca? La risposta è semplice: mai!

Il 70% degli italiani è contrario all’invio delle armi in Ucraina. L’Italia è a pochi passi dall’Ucraina, eppure il Dipartimento di Stato di un continente oltre oceano si permette di parlare in nostro nome, nel nome dei nostri figli, senza che ci venga neppure chiesto se siamo d’accordo. I grandi partiti sono tutti a favore dell’invio delle armi, armi italiane, in Ucraina. Armi italiane per uccidere e per fare la guerra alla Russia. Chi lo ha deciso, se non lo abbiamo deciso noi?

Lo ha deciso Draghi, lo hanno deciso gli Stati Uniti. La Nato a cosa serve? A difenderci o a metterci in pericolo? La Russia è alle porte dell’Europa, non degli USA. Cosa interessa a Washington quello che succede qui? Perché George Soros finanzia le rivoluzioni arancioni a Kiev e poi piazza una sua marionetta proprio davanti a casa di Putin? Perché Jens Stoltenberg organizza grandi manovre militari lungo i confini con la Russia, poi sostiene militarmente Zelenski, facendo pagare il conto a noi, e provoca la rovina economica dell’Europa mentre gli Usa si arricchiscono vendendoci il gas ad un prezzo infinitamente superiore a quello che pagavamo a Gazprom? Chi dà il diritto a questa rete di globalisti guerrafondai, interessati solo a sostenere il predominio delle organizzazioni nordamericane nel mondo, di venire a scatenare una guerra a casa nostra, che nessuno di noi vuole?

La vera partita, da giocare adesso, è interrompere immediatamente la partecipazione del nostro Paese al conflitto ucraino, la cessazione immediata dell’invio delle armi e il ristabilimento della nostra neutralità, per poi qualificarci come negoziatori per la pace, e non come artefici criminali di una guerra che ci ritroveremo in casa.

Mai la terza guerra mondiale è stata così vicina, neppure ai tempi della guerra fredda. Per interrompere l’invio delle armi in Ucraina è necessario risolversi a votare un partito o una lista che abbia esattamente questo obiettivo dichiarato nel programma. L’astensione non salverà nessuno, ma ci condannerà a fare gli utili idioti di un sistema sovranazionale che ci usa per i suoi scopi, per arricchirsi e guadagnare potere alle spalle dei popoli e del loro benessere. O dimenticavate forse che noi eravamo quelli che chiamavano PIIGS, i maiali, in tempi non lontani?

Ascoltate il discorso lucido e ragionevole di Roberto Quaglia, nel video, e andate a votare, se ci tenete a voi stessi e alle vostre famiglie. Anche questo sarà un segnale. Quando i popoli mandano segnali convincenti, qualcuno lassù in alto aggrotta le ciglia e fa i suoi conti.

E che Dio ce la mandi buona.

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