L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 27 settembre 2022

Racconti autunnali del 2022 - 1 - La FED sta lavorando alacremente per mandare tutti quelli che usano il dollaro nella miseria nera. La guerra igiene del mondo, per chi vuol capire

A lezione da Brant Johnson.


27 settembre 2022

In un mondo economico totalmente interconnesso, l'analisi Macroeconomica è indispensabile per capire a fondo quello che accade e per poter commentare in maniera coerente.


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Così Wikipedia definisce la Macroeconomia: La macroeconomia è la branca delle scienze economiche che studia l'economia a livello aggregato, ovvero si occupa della struttura economica e della performance economica di interi Stati o di entità sovranazionali. Per esempio, tenta di capire da cosa è innescata la crescita economica nel lungo termine e con che indicatori si misura. Di contro, tenta anche di capire cosa crea il rallentamento della crescita, la decrescita o la stagnazione economica o, nell'ultimo caso, da cosa deriva la fluttuazione dello sviluppo economico. Tra le altre tematiche fondamentali, studia anche l'occupazione, la disoccupazione e l'inattività, e tenta di spiegare cosa causa la disoccupazione sia in tempi di prosperità che di ristrettezze economiche. La macroeconomia si spinge fino a tematiche che riguardano la politica monetaria; ad esempio cerca di spiegare come mai i prezzi (di un prodotto, di una fascia di prodotti come quelli di uso e consumo domestico o di tutti i prodotti sui mercati in generale, siano essi beni o servizi) salgono o calano, ovvero come mai sono soggetti a inflazione o deflazione al punto tale da creare delle vere e proprie crisi.

Tenendo presente questa importante premessa, passiamo a capire quale è il denominatore comune che è presente e che rende possibile il funzionamento di un mondo basato su questi meccanismi.

Tutto il mondo è collegato da commerci, scambi, attività finanziarie, borse valori, sistemi di pagamento e di compensazione, arbitraggi e tutte le attività macro economiche di un pianeta interconnesso che viaggia alla velocità della luce, grazie anche alla tecnologia e alle telecomunicazioni. Il denominatore comune di tutte queste attività si chiama DOLLARO AMERICANO.

Mentre tutte le altre valute dei rispettivi stati, hanno rilevanza a livello locale, il DOLLARO AMERICANO ha rilevanza a livello globale.

Nel mio libro e in altre newsletter avevo già introdotto la visione macroeconomica dell'ottimo Brant Johnson di Santiago Capital e la sua azzeccata previsione di un forte rafforzamento del dollaro in questa ultima fase terminale dell'attuale sistema economico. Lo stesso concetto è contenuto nelle previsioni di Charles Goyette, che avevo pubblicato nella precedente newsletter SEMPLICEMENTE ORO:

ANDREA CECCHI NewsletterSEMPLICEMENTE ORO
Charles Goyette, 24/9/2012 Traduzione, riassunto ed adattamento di Andrea Cecchi Forse molti di voi non conoscono Charles Goyette, ma forse è arrivato il momento di farlo. Goyette è l’autore del Bestseller Dollar Meltdown e del recente libro Red Blue and Broke all Over. E’ spesso ospite su Fox News, CNN, MSNBC, PBS, CNBS, ed è spesso invitato come esperto …Read more
2 years ago · 4 likes · 10 comments · ANDREA CECCHI

Per esattezza, ci troviamo adesso a questo punto della crisi;

“In Europa c’è la possibilità che gli investitori desiderino disfarsi dei loro asset per ottenere denaro contante: cash, quindi alcuni di loro saranno per forza di cose, anche costretti a vendere oro. Questo vuol dire che il prezzo dell’oro non crescerà con una sola riga verticale. Ci saranno momenti in cui il rallentamento della Cina e di altre economie a giro per il mondo porteranno di nuovo l’intereresse degli investitori verso il dollaro, deprimendo temporaneamente l’oro. Se ciò avverrà, sarà solo il preludio per la successiva esplosione del prezzo dell’oro. Il dollaro è come il casottino delle bibite e snack sulla spiaggia: quando inizia a piovere, i turisti che erano lì a fare il picnic sul mare, si riparano momentaneamente sotto di esso aspettando che smetta di piovere. Ecco, il casottino è il dollaro.

Ma se il vento inizia a soffiare forte, e all’orizzonte si vede che sta arrivando un uragano, il casottino non basta più, le persone corrono a cercare una solida costruzione di mattoni e cemento, un riparo sicuro dove passare incolumi la tempesta: questo luogo è l’oro”.

Brant Johnson, con la sua teoria del “dollar milkshake”, aggiunge ulteriori spiegazioni alla complessità di quello che sta accadendo a livello di macroeconomia e sul perché il dollaro sia salito in maniera così repentina negli ultimi mesi.

Secondo Brant Johnson, quanto sta accadendo è essenzialmente una questione di domanda e offerta. “Molti analisti economici si aspettavano un crollo del valore del dollaro visto l'aumento della sua offerta dovuta all'enorme immissione di nuovi dollari a debito, da parte della Federal Reserve negli ultimi anni, ma quello che bisogna tenere a mente è che le valute “fiat” sono scambiate tra di loro e la Federal Reserve stampa dollari per tutti, perché tutto il mondo utilizza il dollaro, mentre quando la BCE stampa euro, la Banca Centrale giapponese stampa Yen, la Banca d'Inghilterra stampa sterline, queste valute sono utilizzate essenzialmente solo per le economie domestiche e non a livello globale. Se si paragona in proporzione la quantità di euro e di Yen che sono stati stampati, si vede che la Federal Reserve è rimasta indietro. La FED ha iniziato ad alzare i tassi. La BCE sta iniziando e il Giappone invece no. Abbiamo visto qualcosa di assolutamente incredibile: valute di grande importanza come euro e Yen muoversi del 20% senza che ci sia stato nessun tipo di intervento valutario. È qualcosa di mai visto prima e ritengo che sia una mossa programmata dalla Federal Reserve, dalla Bce e dalla Bank of Japan di comune accordo, altrimenti ci sarebbero stati dei commenti da parte degli organi ufficiali dei rispettivi istituti, che avrebbero dato la colpa ad attacchi speculativi. Molti esperti hanno fatto delle ottime analisi sul dollaro, ma hanno tralasciato di approfondire anche queste altre valute. Tutte le componenti che porteranno alla scomparsa del dollaro, che sarà inevitabile, stanno già manifestandosi in Europa e Giappone. Tutto il mondo ha costantemente bisogno di dollari. In questo momento, visto l’aumento dei tassi d'interesse, questo bisogno è andato ulteriormente amplificansosi. Fino a che non accade qualcosa di fondamentale riguardo alla struttura del sistema monetario, questa necessità quotidiana di dollari resterà in essere. Quando smetteranno di alzare I tassi? Smetteranno quando il sistema si rompe! La Federal Reserve è imbarazzata perché ha sbagliato (NO TUTTO CALCOLATO) tutti i calcoli sull'inflazione e per motivi di credibilità, non possono più fermarsi, anche a costo di peggiorare le cose ulteriormente. La Federal Reserve è un'entità che reagisce. Non si comporta in maniera proattiva; arrivano sempre dopo il disastro. In una situazione di collasso del debito sovrano, i buoni del tesoro americani saranno preferiti a tutti gli altri buoni del tesoro. Noi siamo preparati a questo tipo di evento. Con Santiago Capital, non facciamo trading sui tassi a lungo termine ma ci siamo strutturati per affrontare il collasso del debito sovrano globale e lo facciamo utilizzando l'arbitraggio in cambi sulle valute. È rischioso shortare i bond perché la BCE e la Bank of Japan li comprano stampando nuova valuta ed è per questo che è meglio utilizzare le valute. Tutte le nazioni sono molto nei guai, solo che gli Stati Uniti sono un po’ meno nei guai perché tutti hanno bisogno di dollari oltre che delle loro valute locali, mentre gli USA hanno bisogno soltanto di dollari e non di altre valute e questo è dimostrato dalle performance di borsa, dollaro ed economia americana. Nella macroeconomia tutto è correlato. Se guardi a Tesla Vs Coca Cola, hai una visione ridotta, ma se guardi agli USA rispetto a Giappone, Cina, Europa, eccetera, allora ti accorgi di come tutti i paesi siano estremamente interconnessi. Nella teoria del dollar milkshake, consideriamo un collasso globale del debito sovrano che costringe tutte le nazioni a stampare come se non ci fosse un domani, spingendo in alto il dollaro americano. Ciò metterà tutti sotto pressione. Questo non vuol dire che gli Stati Uniti non saranno colpiti, ma saranno l'ultima tessera del domino a cadere. La progressione del collasso globale, inizierà dalla periferia e si sposterà via via verso il centro con altissimi livelli di inflazione dovuti alla stampa di valuta nel vano tentativo di rimandare l'inevitabile disastro. Le nazioni che hanno allo stesso tempo inflazione in termini della propria valuta locale e deflazione in termini di dollari. È IL PEGGIORE SCENARIO POSSIBILE! Il dollaro forte potrebbe addirittura portare alla deflazione. Ma non mi importa se sarà inflazione o deflazione. Quello che è certo è che ci sarà una crisi. Non c'è via d'uscita. I dadi sono stati lanciati ed è solo questione di tempo per vedere come cadono quando finiscono di ruzzolare. Alla fine ci sarà una crisi valutaria. Questa crisi valutaria porterà inevitabilmente ad un evento talmente devastante da rendere necessario un qualche tipo di RESET, tipo una nuova Bretton Woods. Quello che vedo più probabile è un nuovo tipo di valuta digitale sponsorizzata dallo stato. Non credo che ci sarà un Bitcoin standard. Non credo che sarà Bitcoin la valuta di riferimento, anche se continuerà ad esistere come anche le altre criptovalute. Ma quello che vedo molto probabile è un mondo in cui il potere monetario sarà ancora più centralizzato attraverso il controllo di valute digitali. Non è ciò che voglio, ma è ciò che accadrà. Man mano che ci portiamo avanti in questa enorme crisi valutaria, vedremo che il potere sarà sempre più consolidato e il controllo sarà mantenuto ben saldo da chi rimane al vertice dei meccanismi monetari globali. Non vedo assolutamente possibile una cessione del controllo monetario ai mercati privati.

Quello che vorrei aggiungere, per concludere l'ottimo ragionamento di Brant Johnson è il fatto che l'aumento dei tassi d'interesse da parte della Federal Reserve, pur non avendo avuto nessun effetto pratico e visibile sull'inflazione, ha tolto liquidità in dollari dal mercato interbancario quotidiano. Questo ha scatenato il visibile fenomeno detto pan-selling dove gli operatori/scommettitori dei mercati dei derivati, vendono tutto ciò che è liquido e disponibile per cercare dollari per coprire le scommesse in scadenza. Il crollo del valore degli asset innesca crolli a catena. È come nei film quando lo strozzino con l'energumeno bussano alla porta del debitore. Prima gli spezzano una gamba e poi gli portano via tutto quello che si può rivendere. Adesso, per non finire con le ossa rotte, gli operatori degli hedge fund, stanno vendendo tutto: oro, euro, Yen, sterline, azioni, obbligazioni, eccetera, per prendere dollari e rimandare l'inevitabile.

Siamo all'arrivo dell'uragano descritto da Charles Goyette nel pezzo che ho riportato all'inizio di questa newsletter. La gente, che era a fare festa, vede che stanno arrivando le nuvole nere, ma ancora non ha capito che è la fine. Come quelli imbambolati sul bagnasciuga davanti all’onda dello tsunami.


Chi ha buon senso, l'ha già capito. Il dollaro è un blando riparo temporaneo. L'unico solido riparo adesso è l'oro fisico. È solo questione di tempo. Meglio prenderlo un po’ prima che troppo tardi.

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