L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 13 settembre 2022

Vi sono però alcuni aspetti militari poco chiari circa l’impatto dell’offensiva ucraina

I russi si ritirano anche dal settore di Kharkiv
12 settembre 2022


L’offensiva lanciata con successo dalle forze ucraine sul fronte settentrionale ha costretto le truppe russe a ritirarsi non solo dall’asse Kupjansk-Izyum ma anche dalle posizioni che tenevano a est della città di Kharkhiv (per i russi Kharkov) su linee ben protette e facilmente rifornibili dal vicino confine russo.

Le due mappe dell’Institute for the Study of the War che pubblichiamo qui sotto mostrano con chiarezza il ritiro russo dalle postazioni più settentrionali controllate in territorio ucraino tra il 10 e l’11 settembre.

Le unità militari ucraine hanno raggiunto quindi il confine russo con la regione di Belgorod, frontiera che fonti russe definiscono “blindato” come ha detto Vitaly Ganchev, governatore dei territori dell’oblast di Kharkiv controllati da Mosca e ora riparato in Russia. Le forze armate ucraine hanno annunciato oggi di aver liberato un’altra ventina di insediamenti nelle regioni di Kharkiv e Donetsk, dove continua la ritirata dei soldati di Mosca, che in alcune aree hanno ripiegato in territorio russo.


Kiev conferma quanto annunciato il 10 settembre dal ministero della Difesa di Mosca rilevando che i russi si stanno concentrando sulla difesa del Donetsk, “tenendo i territori temporaneamente catturati e interrompendo l’offensiva delle nostre truppe in determinate direzioni”.

Le truppe ucraine rivendicano di aver riconquistato villaggi anche nell’oblast di Luhansk, oltre che in quello di Donetsk dove sostengono di aver raggiunto la periferia di Lysychansk e dove però il leader della repubblica popolare (DPR) Denis Pushilin, ha affermato che le milizie della DPR avanzano nella regione di Bakhmut, uno dei punti chiave della resistenza ucraina.


Come avevamo scritto ieri, l’impressione è quindi che Mosca punti a difendere per il momento nuove linee difensive nel Donbass lungo i fiumi Oskil e Seversky Donetsk, accorciate rispetto a prima dell’offensiva vincente ucraina, in attesa di rinforzi e mantenendo ove possibile i centri logistici oltre il confine russo, fuori dal raggio d’azione (effettivo e “politico”) dei lanciarazzi campali a lungo raggio degli ucraini.

Le forze di Kiev cercano di sfruttare il momento favorevole premendo sulle linee russe nel Donbass. Le autorità della Repubblica popolare di Donetsk segnalano attacchi nemici sull’omonimo capoluogo e i villaggi di Karlo-Marksovo e Chasiv Yar mentre continuano i combattimenti a Lyman, a sud-est di Izyum, dove i russi sembrano voler istituire il caposaldo della nuova linea difensive.

Ucraini all’attacco anche sul fronte meridionale dove le autorità filorusse di Kherson assicurano che la situazione è “sotto controllo” e che “non è possibile per le truppe ucraine” lanciare nella regione meridionale una controffensiva come quella sferrata a Kharkiv.


Il comando ucraino riferisce però oggi di aver liberato in questo settore 500 chilometri quadrati di territorio in due settimane di controffensiva nella quale, secondo Mosca, le perdite degli attaccanti sarebbero state altissime: oltre 10 mila militari morti e feriti.

Sempre oggi i filorussi riferiscono che le forze ucraine hanno lanciato 3 razzi con i sistemi HMARS forniti dagli Stati Uniti contro i ponti ferroviario e stradale di Antonivsky sul fiume Dniepr e che da tempo è stato chiuso al traffico. L’obiettivo ucraino sembra essere quello di farlo crollare per impedirne la riparazione ostacolando l’afflusso di rinforzi e rifornimenti russi alle truppe, circa 20 mila uomini, schierate a difesa della testa di ponte russa oltre il fiume.

L’intelligence ucraino ha reso noto che lo stato maggiore russo avrebbe rimosso il comandante del Distretto militare occidentale, tenente generale Roman Berdnikov, che aveva guidato per un periodo la missione militare russa in Siria ed aveva assunto l’incarico solo il 26 agosto. Berdnikov sarebbe stato rimpiazzato dal tenente generale Aleksandr Lapin, un altro veterano della guerra in Siria che ha guidato finora il Gruppo d’armate “Centro” nel conflitto in Ucraina.

La notizia non ha finora trovato conferme da fonti russe ma è ovviamente plausibile considerata la portata della sconfitta che ha permesso agli ucraini di riprendere il controllo di un’area di almeno 4mila chilometri quadrati considerando anche i territori a est della città di Kharkiv da cui i russi si sono ritirati di loro iniziativa nelle ultime ore.

Alcune perplessità

Come abbiamo ricordato anche ieri su queste pagine, la cronica carenza di truppe nella campagna ucraina (si stimano circa 120 mila militari russi per sostenere 1.300 chilometri di fronte) viene considerata la causa principale della sconfitta e della ritirata delle forze russe.

Ganchev ha detto alla TV Rossiya 24 che le truppe ucraine erano numericamente superiori di 8 volte a quelle russe. Probabile quindi che il dibattito in Russia verta proprio sulla necessità di incrementare gli organici con nuovi richiami di volontari e una mobilitazione più estesa di riservisti.


Vi sono però alcuni aspetti militari poco chiari circa l’impatto dell’offensiva ucraina.

Come riferiscono fonti militari sentite da Analisi Difesa, due soli battlegroup russi, per lo più a quanto pare appartenenti alla Guardia Nazionale (Rosvguardia), erano schierati a presidiare circa 50 chilometri di prima linea dopo che altri 5 reparti di quella entità erano stati ritirati da quel settore e inviati a rafforzare il fronte meridionale.

Così come appare grave o improbabile che i russi non abbiano visto i preparativi dell’attacco ucraino che avrebbe mobilitato ben 7 brigate meccanizzate e di fanteria o non ne abbiano intuito gli obiettivi, specie se si tiene conto che la scorsa settimana una brigata ucraina schierata lungo il fronte a sud di Izyum, probabilmente per condurre un attacco a sorpresa, era stata rapidamente individuata e colpita con forze aeree e di artiglieria.

Colpisce che la falla determinatasi dopo la caduta di Balaklya non abbia indotto i russi a inviare rinforzi per tamponarla e contrattaccare benché a Izyum fossero presenti oltre una dozzina di battlegroup e altri si trovassero nel vicino territorio russo di Belgorod, impiegati da ieri per “sigillare” il confine.


Neppure gli interventi aerei tesi a rallentare l’avanzata ucraina avrebbero raggiunto un’intensità significativa nonostante la vicinanza delle basi in territorio russo.

Il quartier generale russo (difficile dire se per non aver saputo valutare la situazione, per carenze nella catena di comando e controllo o seguendo precise direttive) dopo aver lasciato sguarnita la prima linea sembra aver puntato soprattutto a far ripiegare le truppe lasciando alcune sacche di resistenza per rallentare il nemico e abbandonando a quanto sembra un centinaio di mezzi corazzati e artiglierie, in parte non operativi perché sottoposti a riparazione o manutenzione nelle basi logistiche delle retrovie.

Secondo le fonti sentite le perdite russe sarebbero limitate a 4 o 5 battlegroup mentre il ministero della Difesa di Mosca ha elogiato ieri il coraggio dei reparti d’artiglieria che hanno protetto il ripiegamento del grosso delle forze.

Reazioni e valutazioni

L’indiscutibile successo ucraino secondo diversi osservatori militari ha permesso a Kiev di riprendere il controllo di un rilevante area di territorio ma non risulta decisivo per gli esiti del conflitto.

Certo i russi perdono ancora una volta terreno, dopo il ritiro dei mesi scorsi dal nord dell’Ucraina e dalla regione di Kiev, ma le loro forze non sono state indebolite in modo significativo se non forse nel morale, elemento rappresentato almeno in parte sui social media e che in Occidente molti auspicano possa avere un impatto politico a Mosca indebolendo Vladimir Putin.


Sui canali Telegram russi non sono infatti mancate critiche feroci ai vertici militari di Mosca.

“Ci stanno prendendo in giro, non è il momento di tacere e di non dire nulla, questo danneggia gravemente la causa”, ha scritto Rybar un noto canale Telegram vicino ai secessionisti del Donbass, criticando il tentativo di Mosca di negare la sconfitta subita.

Alcuni corrispondenti di guerra e militari in congedo che hanno accumulato un ampio seguito popolare su Telegram hanno accusato il ministero della Difesa di minimizzare la sconfitta. Il reporter Semyon Pegov ha definito “schizofrenico” il rifiuto delle autorità russe di intraprendere una guerra su vasta scala. “O la Russia vedrà nascere una nuova élite politica o cesserà di esistere”.

Ieri il leader ceceno Ramzan Kadyrov aveva detto che “se oggi o domani non verranno apportate modifiche allo svolgimento dell’operazione militare speciale, sarò costretto a parlare con i vertici del ministero della Difesa e del Paese per spiegare loro la situazione sul campo”, I militari ceceni hanno svolto un ruolo chiave in diverse operazioni nel Donbass e sarebbero ora schierati con 1.300 effettivi nella regione di Kherson.


Kadyrov ha lamentato che il ministero della Difesa non abbia affrontato apertamente la controffensiva ucraina ma ha assicurato che la Russia riprenderà le città perdute fino a “prendere Odessa” e che dalla Cecenia giungeranno altri 10 mila combattenti.

Diversi i toni usati invece oggi dallo stesso Kadyrov, che ha annunciato una “interessante sorpresa” per le forze ucraine impegnate nella controffensiva nei territori occupati dai russi, senza aggiungere dettagli per non “svelare le sue carte”. Quanto alle valutazioni degli osservatori militari in Occidente, da Washington a Londra si esprime soddisfazione per il successo ucraino ma senza rinunciare alla cautela circa gli sviluppi futuri.

Il generale Giorgio Battisti, veterano dell’Afghanistan e opinionista di Analisi Difesa ha detto all’Adnkronos che “noi eravamo abituati a vedere gli ucraini che sapevano difendersi bene, ma ciò che stupisce è come siano stati capaci di condurre questa operazione da manuale: hanno fatto un grande salto di qualità grazie, verosimilmente, all’aiuto di consiglieri occidentali. Questi sono i primi grandi frutti positivi di questo supporto”.


Il generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica militare ed attuale Presidente della Fondazione ICSA non crede “ci sia uno stravolgimento né che siamo davanti a una svolta decisiva. Questa controffensiva degli ucraini è un fatto tattico che non porterà a una debacle russa in tempi medio-brevi.

Siamo, tuttavia, in una fase in cui gli ucraini stanno riconquistando con grande rapidità i territori. Questo è dovuto a più fattori: a un armamento con guida di precisione, a un’intelligence che consente di selezionare meglio gli obiettivi, all’addestramento degli occidentali sia nell’uso degli armamenti sia nell’interpretazione delle operazioni belliche. L’ottimismo, però, non è giustificato in questa fase, piuttosto occorre una cauta prudenza.

Meglio preoccuparsi per una fase così delicata: la capacità militare di Mosca è ancora molto forte” ha detto all’Adnkronos. “Ora proprio perché Russia e Ucraina sono a un punto di logoramento significativo, è giunto il momento che qualcuno li separi e li conduca ad un negoziato serio affinché la Russia non perda la sua dignità: Putin infatti rimarrà un nostro interlocutore in altre aree, come la Libia e il Sahel, e umiliarlo rischia di non giovarci sul fronte dei nostri interessi nazionali”.


In Germania il generale a riposo Egon Ramms, che, dal 2007 al 2010 guidò il Comando NATO di Brunssum, ritiene che i successi delle forze ucraine non segnino “un punto di svolta” poiché in Ucraina vi sono “ancora troppi militari russi” e Putin ha ancora l’opportunità di inviarvi rinforzi.

Intervistato dall’emittente televisiva ZDF (ripresa in Italia da Agenzia Nova), Ramms ha aggiunto che, “non si sarebbe arrivati a questo punto senza le armi occidentali, senza l’appoggio dei Paesi d’Europa e soprattutto degli Stati Uniti” esortando a continuare le forniture di armi a Kiev.

Tema quanto mai caldo a Berlino dove esponenti della maggioranza hanno chiesto a Olaf Scholz di fornire mezzi corazzati all’Ucraina dopo che il cancelliere ha respinto la richiesta in tal senso di Kiev, come ricordato ieri nell’editoriale di Analisi Difesa.

Il presidente della commissione Difesa del Bundestag, Marie-Agnes Strack-Zimmermann (FDP), ha sostenuto che “la Germania deve immediatamente fare la sua parte nei successi dell’Ucraina e fornirle mezzi corazzati, veicoli da combattimento per fanteria Marder e carri armati Leopard 2”.


Immagini: Telegram, Ministero Difesa Ucraino, Ministero Difesa Russo e ISW

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