L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 2 ottobre 2022

Bisogna aver paura della Polonia e dei polacchi - 28 -

LA DERIVA GUERRAFONDAIA DI POLONIA, PAESI BALTICI E COMMISSIONE UE
Aiutare la risoluzione del conflitto in Ucraina e non soffiare sul fuoco: gli europei in primis non hanno imparato nulla dalla storia recente dell'ex Jugoslavia
By Redazione CDC On 01 Ottobre 2022 14,521


Di Belisario per ComeDonChisciotte.org

Alcuni osservatori hanno avanzato l’ipotesi della responsabilità diretta della Polonia per gli attentati che hanno danneggiato il gasdotto North Stream. Nessuno può attualmente giudicare la fondatezza di tale sospetto nei suoi confronti, ma la Polonia si sta confermando come un costante agente destabilizzatore del quadro europeo ed in particolare delle relazioni con la Russia.

E la prima premessa, per chi ne conosca la storia dell’ultimo secolo e mezzo, è “come sempre”! Ogni qual volta la Polonia ha raggiunto una relativa posizione di forza, è finita in una guerra con i vicini.

La seconda premessa è l’enorme gap tra la percezione che i Polacchi hanno di sè stessi e della loro storia e quella invece che ne ha l’Europa Occidentale.

I Paesi dell’ Europa Occidentale non hanno mai considerato la Polonia quale una colonna portante dell’identità storica europea, per la semplice ragione che non lo è mai stata, sotto nessun profilo (politico, economico, culturale). Ma i Polacchi hanno invece una ben diversa concezione: si ritengono uno dei pochi Paesi chiave dell’identità storica dell’Europa e dell’Occidente.

Gli si potrebbe ricordare in che stato pietoso erano quando sono stati colonizzati dai Tedeschi tra il 900 ed il 1100 D.C. Ripeto, tra il 900 ed il 1100 D.C. O come tra il 1921 ed il 1939 si sono comportati con il 30% della popolazione composto da Ucraini, Bielorussi, Ebrei e Tedeschi.

Venendo ad oggi, è dal 2004 che ogni anno, come tutti gli altri Paesi dell’Est, la Polonia riceve un contributo dall’UE oscillante tra il 4% ed il 5% del suo PIL annuale. Come se dal 2004, ogni anno l’Italia avesse ricevuto 80-100 miliardi lire (4-5% del PIL annuale italiano). Attenzione: il discusso reddito di cittadinanza italiano costa 8 miliardi; rimettere a posto le bollette energetiche italiane costa qualche decina di miliardi. Tanto per capire le dimensioni di ciò di cui parliamo.

Quanti nell’opinione pubblica di Germania, Francia, Italia e Olanda – i Paesi che pagano il conto degli enormi importi versati ogni anno ai Paesi dell’ Est – sono a conoscenza e SI RENDONO CONTO di tale realtà? In particolare i Paesi Baltici, che presi insieme non fanno il PIL della Regione Veneto, sono praticamente mantenuti dall’UE.

Per questi Paesi (Polonia e Baltici) sembra però che l’orologio della storia abbia ricominciato a ripartire dal 1948. Più che – come dovrebbero – essere contenti di quello che sono, grazie ai Paesi occidentali dell’UE, Polonia e Paesi Baltici sembrano invece parecchio scontenti di quello che NON sarebbero stati, a causa del comunismo sovietico.

Sembra proprio che abbiano voglia di “sistemare i conti”. Ma c’è un piccolo problemino: il comunismo sovietico è morto e sepolto da decenni e ormai trenta anni fa l’URSS si era ritirata unilateralmente da tutti i Paesi dell’Est. I “conti” finirebbero per essere sistemati in termini di scontro tra culture nazionali, ossia tra le culture polacca e baltica da una parte e quella russa dall’altra.

E qui non ci siamo. Bisognerebbe spiegare ai Polacchi che, solo per fare un esempio, tanti Italiani avrebbero una gran voglia di prendere a pedate i Francesi, e viceversa, ma che esiste un generale e sano accordo post 1945, per cui gli scontri in termini nazionalisti vanno in linea di principio evitati come la peste.

Questi giganteschi fondi versati ogni anno dal 2004 – pagati nell’ordine, da Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Olanda – sono da tempo un grosso errore, perchè, grazie al versamento effettuato formalmente e separatamente da parte della Commissione UE, si sono totalmente collocati al di fuori della normale logica del “do ut des“.

Logica secondo la quale chi riceve un aiuto economico di tali dimensioni dovrebbe almeno mostrare una qualche forma di riconoscenza e rispetto verso chi lo elargisce. E’ un secondo Piano Marshall, e chi lo elargisce sono i Paesi sopracitati, non la Commissione UE, e nemmeno gli USA. Un secondo Piano Marshall che dura dal 2004, e di cui nessuno parla. Si fa finta di niente.

Polacchi e Baltici hanno una linea di scontro nazionalista con la Russia, con l’ovvio sostegno da parte dei Dem USA, ossia della Presidenza Biden e della NATO. I Paesi dell’Europa occidentale, con l’eccezione della GB non piu’ parte dell’UE, non hanno mai avuto una originale linea di scontro nazionalista con la Russia.

Ergo la soluzione sensata appare una sola: iniziare a spiegare a Polacchi e Baltici che la linea di scontro nazionalista con la Russia non puo’ essere finanziata dai contribuenti di Germania, Francia, Italia e Olanda – come attualmente invece è.

Ma apparentemente i Polacchi giocano addirittura d’anticipo. Ancora non si comprende se la nuova richiesta di risarcimento nei confronti della Germania per l’occupazione bellica 1939 – 1945 verrà portata avanti formalmente e seriamente, o se si fermerà , per ragioni di mera decenza, se non di rispetto del senso sia del ridicolo che dell’assurdo.

Questi sono i guai in cui anche noi Italiani siamo finiti per aver rassegnato alla Commissione UE la gestione dei rapporti con questi Paesi, del tutto privi di qualunque riconoscenza e rispetto per chi continua a pagare i loro conti. Paesi che spesso la Commissione ha invece utilizzato per fare maggioranza, nella espansione cronica delle sue competenze, a scapito di quelle dei Governi dei Paesi Membri. Paesi che oggi ricevono il sostegno a spada tratta dei Dem USA e della Nato.

Come si rimette in piedi una situazione del genere, ossia come si ristabilisce la necessaria leadership europea dei Paesi che pagano il conto, sia dei costi enormi delle istituzioni dell’UE (stipendi inclusi) che dei contributi ai Paesi dell’Est?

Questo problema ci conduce ad uno ancora più grande.

Come si riconduce nei suoi ranghi di organo esecutivo della volonta’ dei Governi dei 27 Paesi membri riuniti nel Consiglio Europeo una Commissione UE che con la Von der Leyen e l’attuale gruppo (Michel, Vestager, Solana, etc) è ormai occupata ed ai completi ordini dei Dem USA, nella totale condivisione dell’agenda dell’espansione aggressiva ad Est, in conflitto diretto con la Russia?

E’ evidente a tutti la politica guerrafondaia dell’attuale Commissione UE.

Basta giudicare le inusitate, ripetute dichiarazioni politiche, estremamente aggressive ed ostili della Von der Leyen contro la Russia; dichiarazioni politiche che peraltro istituzionalmente spetterebbero a Michel, Presidente del Consiglio Europeo, non al Presidente della Commissione, mero organo esecutivo delle volonta’ del Consiglio Europeo.

Basta giudicare la politica folle delle sanzioni energetiche, che stanno azzoppando l’economia europea ed attentando al benessere di decine di milioni di contribuenti europei di Germania, Francia, Italia e Olanda, ossia dei contribuenti che pagano il conto, incluso quello degli osceni stipendi dei Commissari UE e del personale della Commissione e del Servizio Relazioni Esterne dell’UE.

L’attuale Commissione scade nell’estate 2024, poco prima delle vitali elezioni presidenziali statunitensi. Ma i danni che può continuare a fare da oggi fino all’estate del 2024 sono enormi.

Urge un radicale CAMBIO DI ROTTA degli equilibri europei, per avviare una concreta politica di pace, o quanto meno frenare l’attuale approccio guerrafondaio, che ha trasformato un conflitto locale tra Russia ed Ucraina in uno scontro globale tra Occidente e Russia, scontro che le opinioni pubbliche di Germania, Francia, Italia, Spagna, Olanda, Austria e Portogallo, nonostante i mass media, non vogliono.

Urge anche chiedersi come è possibile che i mass media europei siano così bassamente schierati nel sostegno alla linea guerrafondaia, in completo contrasto con le opinioni pubbliche nazionali, che i mass media dovrebbero almeno in parte riflettere.

La narrazione della guerra russo-ucraina dei nostri “liberi” media occidentali e’ deficitaria e falsa. L’Ucraina, con il colpo di stato del 2014 e la persecuzione sistematica della minoranza russofona, pari al 30% della popolazione, non è solo una vittima, ma corresponsabile del conflitto.

La guerra russo-ucraina è solo uno dei classici conflitti etnico-nazionalisti tipici e frequenti nel corso degli ultimi tre secoli nell’Europa dell’Est. E’ sempre difficile dar ragione al 100% ad una delle due parti in questi conflitti etnico-nazionalisti, e comunque aizzare una parte (l’Ucraina) a scapito dell’altra (la Russia) è sempre un errore esponenziale – ma è esattamente quello che USA e Commissione UE hanno fatto dal 2013, con la parentesi rappresentata da Trump.

Questi conflitti etnico-nazionalisti nascono nelle ampie aree miste, dovute alla mancanza di confini naturali e definiti, e possono terminare senza il massacro unilaterale di una delle due parti solo quando vengono fissati nuovi confini che separino le due parti (che si odiano a morte) e eliminino o riducano al minimo le minoranze da una e dall’altra parte: vedasi il recente, gigantesco esempio della ex Jugoslavia, di cui non parla più nessuno in Europa.

Il nuovo Governo italiano potrebbe fare molto per iniziare ad invertire la deriva dell’Europa, che non riesce più a distinguere tra i suoi interessi e quelli dei Dem USA e della Commissione UE, proiettati verso l’espansione ad Est, in conflitto diretto con la Russia. Il nuovo “Drang nach Osten”.

Se anche il nuovo Governo italiano non farà nulla, questa deriva continuerà, fino a quando il conto economico e sociale diventerà insostenibile, per sfuggire al controllo delle elites neoglobaliste dominanti.

C’è già una ulteriore, enorme mina vagante all’orizzonte: quella delle elezioni presidenziali americane del 2024, anticipate dalle imminenti elezioni per il parziale rinnovo del Congresso di novembre. I polls parlano chiaro: la maggior parte degli Americani ritiene la possibilità di uno scontro interno armato estremamente alta, sia che vinca Donald Trump, sia che non vinca.

Sarebbe forse il caso che i nostri presunti grandi osservatori della politica internazionale, che non sono stati in grado nemmeno di prevedere lo scontato confronto con la Russia del duo Biden/Blinken (piu’ volte prospettato da Hillary Clinton, attraverso l’attiva destabilizzazione di Bielorussia ed Ucraina), iniziassero a pensare agli interessi europei, invece di coprire senza vergogna alcuna l’agenda guerrafondaia della lobby neoglobalista al comando degli USA e della Commissione UE.

Di Belisario per ComeDonChisciotte.org

01.10.2022

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