L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 6 ottobre 2022

Karl Korsch
di Salvatore Bravo
3 ottobre 2022

La filosofia è libertà, è capacità critica che coniuga la teoria con la prassi. La relazione teoria-prassi attraversa la storia della filosofia, essa è concretezza, in quanto la filosofia è implicata nella realtà storica, ma nel contempo la contempla per trasformarla. La pone tra parentesi per leggerla e decodificarla secondo categorie che consentono di coglierne le contraddizioni e le potenzialità del “non ancora”. Metafisica umanistica e relazione teoria-prassi sono un corpo unico e dinamico, poiché pongono al centro del movimento della storia l’essere umano, il quale non è un assoluto, pertanto può emanciparsi ma mai totalmente dalle forze e dalle strutture della reificazione, può pensarle per ridefinirle e può scegliere tra possibilità storicamente condizionate. Si pone in atto, quindi, l’ontologia dell’essere: il soggetto pensa dialetticamente la realtà storica con la mediazione del logos, in tal modo si rende “oggettiva”. Gradualmente pensiero e realtà si approssimano senza coincidere, se vi fosse coincidenza e perfetta corrispondenza il lavoro dello spirito-concetto terminerebbe.

La filosofia non vive all’ombra del potere, perché lo pensa per fluidificarlo e riportarlo alla sua condizione umana e storica. Dove vi è filosofia, non può che esservi uno “sbattere di sciabole” tra pensiero filosofico e potere.

Karl Korsch1 è stato un eretico del marxismo, non si è riscaldato alla corrente fredda del potere, ma ha criticato il marxismo e il suo strutturarsi in scuola di pensiero dogmaticamente ancorata a una lettura del pensiero di Marx organica al partito comunista. Filosofo dialettico ha conservato e innovato l’impianto filosofico marxiano difendendolo dallo scientismo marxista. Filosofi borghesi e marxisti raggiunto il potere hanno cercato di neutralizzare la dialettico con il pensiero adialettico e astratto.

La dialettica è spinta rivoluzionaria, è analisi trasformativa della realtà storica, è contropotere che riporta la storia nell’alveo della critica divergente:

“Nella seconda metà del XIX secolo i filosofi borghesi, oltre ad avere completamente dimenticato la filosofia hegeliana, avevano del tutto perduto la visione «dialettica» del rapporto tra filosofia e realtà, tra teoria e prassi che nell’epoca di Hegel aveva costituito il principio vivente della filosofia e della scienza nel suo complesso; nello stesso periodo anche i marxisti avevano progressivamente dimenticato l’originaria importanza del principio dialettico che, negli anni quaranta, i due giovani hegeliani di sinistra Marx ed Engels avevano coscientemente salvato, trasponendolo «dalla filosofia idealista tedesca» nella concezione «materialistica» del processo dello sviluppo storico e sociale2”.

“La colpa filosofica e politica” di Karl Korsch è l’aver interpretato il materialismo storico marxiano non in termini scientifici, ma nell’aver colto lo spirito filosofico del materialismo. Esso non è imitazione delle scienze positive, per cui non analizza la realtà per frantumarla in specialismi irrelati, non la sottopone alle leggi dell’economicismo dialettico, per il quale la rivoluzione è decisa dalle leggi economiche che guidano fatalmente la storia. Gli esseri umani non possono che adattarsi alle leggi della storia, per cui continueranno ad essere scissi da se stessi e dalla realtà . L’antiumanesimo della scuola marxista diviene fatalismo, la storia coincide con le sue leggi inesorabili. Le leggi fatali del determinismo dogmatico marxista sono l’altro volto del liberismo economicistico. La realtà frana sotto la gravità degli specialismi nei quali si riflette la scissione della coscienza umana. Il materialismo marxiano, invece, è filosofico, perché risolve la scissione. L’unità della realtà sociale è riorientamento gestaltico della coscienza, la prassi è la teoria nel corpo vivo della comunità:

“Mentre secondo la concezione materialistica della storia intesa in termini corretti, vale a dire dialettici nella teoria e rivoluzionari nella prassi, non possono esistere singole scienze indipendenti le une dalle altre, come non può esistere una ricerca puramente teorica, distinta dalla prassi rivoluzionaria e del tutto priva di premesse scientifiche, i marxisti moderni hanno finito effettivamente col concepire sempre più il socialismo scientifico come somma di conoscenze puramente scientifiche, priva di nessi immediati con la prassi, politica o di altro genere, della lotta di classe3”.



Materialismo dialettico e filosofia

Il materialismo storico marxiano è dialettico nel senso che smaschera l’ideologia che vorrebbe eternizzare il potere e il dominio di classe mediante un’operazione ideologica di separazione delle parti e delle discipline. Correlare in senso olistico è smascheramento dell’ideologia, poiché si rivela quale “verità”posta dalla classe al potere che occulta i legami tra le parti.

La lotta di classe è movimento corale del popolo che partecipa all’operazione di ribaltamento dell’ideologia. La lotta di classe coniuga ciò che il potere vorrebbe dividere ponendo con l’isolamento tra le parti l’oscuramento ideologico. La storia appare, in tal modo ipostatizzata, non vi sono soggetti, ma solo adeguamenti, si può cambiare se stessi ma non la realtà storica. La speranza lascia il passo all’adeguatio re et intellectus.

Con il materialismo marxiano i sussunti possono diventare agenti pensanti della rivoluzione contro ogni forma di dominio:

“Anche per questa ragione, nel nuovo periodo di lotte di classe rivoluzionarie in cui siamo entrati deve essere posta nuovamente la grande questione parziale del rapporto tra rivoluzione proletaria e ideologia che i teorici social-democratici hanno trascurato quanto il problema politico rivoluzionario della dittatura del proletariato; anche in questo caso si tratta di ristabilire la concezione vera, vale a dire dialettico-rivoluzionaria del marxismo originario. Ma questo compito può essere portato a termine solo se cominciamo con l’analizzare prima di tutto la domanda che si sono posti anche Marx ed Engels nell’affrontare il problema dell’ideologia in generale: quale rapporto esiste tra la filosofia e la rivoluzione sociale del proletariato e quale tra la rivoluzione sociale del proletariato e la filosofia? Il tentativo di dare a questa domanda, sulla base delle indicazioni degli stessi Marx ed Engels, la risposta che discende necessariamente dai princìpi della dialettica materialistica marxiana, ci condurrà poi a porre una domanda ancor più vasta: quale rapporto intercorre tra il materialismo marxiano-engelsiano e ogni ideologia in generale?4”.

Se il partito comunista “tradisce” lo spirito filosofico del materialismo marxiano non è rivoluzionario, ma semplicemente diviene partito ideologico. Gramsci similmente a Kar Korsch indicava il materialismo storico con “filosofia della prassi”, con essa si trascendono le scissioni e la coscienza diviene il soggetto della storia.

Lo spirito rivoluzionario del materialismo è dialettico, poiché favorisce i nessi tra le parti, e dunque, il proletariato partecipa ad una immensa operazione filosofica di lotta di classe contro la conservazione ideologica. La rivoluzione è magmatica, opera dal basso, è teoria e prassi in attività con le quali le forze proletarie trasformano il mondo storico decodificandolo e razionalizzandolo in senso olistico:

“Già nell’editoriale del numero 79 della «Kölnische Zeitung» del 1842, Marx si era espresso in questi termini: «la filosofia non si colloca fuori dal mondo, così come il cervello non si colloca fuori dall’uomo per il semplice fatto di non trovarsi nello stomaco». Più tardi, nell’introduzione alla Critica della filosofia del diritto di Hegel — e dunque in uno scritto di cui quindici anni dopo, nella Prefazione alla Critica dell’economia politica, ha detto che in esso aveva compiuto il trapasso definitivo al suo successivo punto di vista materialistico! — egli sostiene una posizione analoga quando afferma che «la stessa filosofia trascorsa appartiene a questo mondo di cui, anche sul piano ideale, costituisce l’integrazione». E il dialettico Marx, che sta compiendo il passaggio dalla concezione idealistica a quella materialistica, sottolinea proprio in quest’occasione che l’errore che il partito politico pratico compie rigettando ogni filosofia è altrettanto grave quanto l’errore in cui cade il partito politico teorico non negando la filosofia in quanto filosofia5”.

Ricongiungere ciò che l’ideologia ha separato e ossificato è già prassi e sovvertimento della conservazione. La coscienza diviene attività critica, si forma la coscienza di classe, si esce dal torpore della storia per iniziare la lotta di liberazione. Con il materialismo marxiano lo spirito filosofico entra nella storia, essa è corpo vivente in movimento grazie alla coscienza di classe che pone in relazione ciò che l’ideologia ha separato:

“Così articolata, la storia dello sviluppo della teoria marxista offre il quadro seguente: nella sua prima forma fenomenica (in cui continua naturalmente a sopravvivere nella coscienza di Marx ed Engels anche nell’epoca più tarda, quando nei loro scritti il suo carattere appare non del tutto immutato !), nonostante il suo rifiuto della filosofia, essa è una teoria, totalmente impregnata di pensiero filosofico, dello sviluppo sociale visto e inteso come totalità vivente, o più precisamente: della rivoluzione sociale intesa e applicata come totalità vivente. In questa fase, una suddivisione in singole discipline degli elementi economici, politici e spirituali di questa totalità vivente, per quanto sul piano storico tutte le particolarità concrete di ogni elemento vengano comprese, analizzate e criticate, non è neppure presa in considerazione. Naturalmente, non solo l’economia, la politica e l’ideologia, ma anche il divenire storico e l’azione sociale cosciente fanno parte di questa unità vivente della «prassi rivoluzionaria» (Tesi su Feuerbach). Il Manifesto del partito comunista è il migliore esempio di questa prima forma giovanile della teoria marxista come teoria della rivoluzione sociale6”.



Rivoluzione e filosofia della prassi

La critica economica in Marx ed Engels è la struttura che unisce gli elementi: economia, politica, ideologia, teoria scientifica e prassi sociale in una unità complessa nella quale si svela l’ideologia. I marxisti hanno interpretato il materialismo dialettico in termini scientisti ed economicisti, hanno separato ciò che è unito, e specialmente hanno riposto nelle leggi economiche della storia l’oracolo da cui trarre previsioni per il futuro ridimensionando “pericolosamente” non solo la relazione teoria-prassi, ma anche la lotta di classe. Il proletariato è nella loro ottica agito dalle forze supreme della storia, per Marx ed Engels, invece, la rivoluzione è prassi nella storia, sviluppo qualitativo della coscienza collettiva:

“Anche nella sua forma fenomenica più sviluppata di socialismo scientifico, il marxismo di Marx ed Engels rimane la totalità complessiva di una teoria della rivoluzione sociale. La trasformazione consiste soltanto nel fatto che nella fase più tarda i singoli elementi di questa totalità: economia, politica, ideologia, teoria scientifica e prassi sociale, si sono maggiormente staccati gli uni dagli altri. Servendoci di un’espressione marxiana, possiamo dire che è stato reciso il cordone ombelicale della loro connessione naturale. Ma Marx ed Engels alla totalità non sostituiscono mai una molteplicità di elementi autonomi; essi si limitano a creare una connessione scientificamente più approfondita e sempre basata sulla critica dell’economia politica — che serve da struttura — tra i singoli elementi che compongono il sistema. Nell’opera dei suoi creatori il sistema non si dissolve mai in una somma di scienze singole, cui si aggiunge, dall’esterno, un’applicazione pratica dei loro risultati7”.

La separazione sclerotizza il movimento emancipativo e contribuisce a irrigidire le coscienza nella separazione degli elementi. Il materialismo adialettico e astratto separa e non ricongiunge, la realtà precipita in un esito irrazionale con effetto paralizzante sulla lotta di classe:

“Nelle Tesi su Feuerbach il giovane Marx ha contrapposto il suo nuovo materialismo non soltanto all’idealismo filosofico, ma con lo stesso vigore anche a tutto il materialismo trascorso; anche in tutti i loro scritti successivi Marx ed Engels hanno sottolineato l’opposizione del loro materialismo dialettico al comune materialismo astratto e adialettico; erano inoltre perfettamente coscienti del fatto che questa opposizione era particolarmente rilevante ai fini della comprensione teorica e dell’attitudine pratica da assumere nei confronti delle cosiddette realtà spirituali (ideologiche)8”.

Le coscienze sono all’interno dei rapporti di produzione, ma la separazione degli elementi favorisce la loro dipendenza dalle sacre leggi della storia. Il materialismo marxiano, invece, pone al centro la lotta di classe e le coscienze in movimento che mediante le categorie marxiane divengono il soggetto della storia. L’esserci della storia non è subito ma compreso, e in al modo il proletariato ne diventa attore e non il semplice esecutore del partito in cui è riposta la verità. Il nuovo dogmatismo insito nel partito comunista trasforma il comunismo in religione laica indiscutibile a cui bisogna credere e obbedire”. Per Karl Korsch l’obbedienza non era né una virtù filosofica né politica:

“E ancor oggi, la maggioranza dei teorici marxisti concepisce la realtà di tutti i fatti cosiddetti spirituali in senso puramente negativo, del tutto astratto e adialettico, invece di applicare coerentemente anche a questa parte della realtà sociale complessiva il solo metodo materialistico e quindi scientifico sostenuto da Marx ed Engels. Invece di comprendere, accanto al processo della vita sociale e politica anche quello spirituale, accanto all’essere e al divenire sociale in senso lato (come economia, politica, diritto, ecc.) anche la coscienza sociale nelle sue differenti forme fenomeniche come componente reale, anche se ideale (o «ideologica») della realtà sociale complessiva, costoro definiscono ogni forma di coscienza in termini del tutto astratti, e in fondo addirittura dualistici e metafisici, come riflesso del tutto dipendente o solo parzialmente indipendente, ma in ultima analisi sempre come riflesso dipendente del processo materiale di sviluppo, il solo cui attribuiscano un’effettiva realtà9”.

La rivoluzione è capacità di decodificare la realtà storica come una totalità vivente, per cui l’arte, la religione e la filosofia sono i prodotti dello spirito storico. Essi hanno la loro razionalità che li attraversa, li unisce in una rete di rimandi. Il proletariato in movimento può liberarsi dal giogo del potere razionalizzandoli con il processo dialettico di emancipazione e liberazione da ogni forma di reificazione:

“Lo stesso dicasi dell’arte, della religione e della filosofia. Tutte assieme esse formano quella struttura spirituale della società, nello stesso senso in cui sopra questa struttura economica si eleva la sovrastruttura giuridica e politica. La critica sociale rivoluzionaria del socialismo scientifico, materialistico-dialettico, comprensiva della realtà sociale nella sua totalità, deve criticarle tutte sul piano teorico e rovesciarle sul piano pratico come nel medesimo tempo fa con la struttura economica, giuridica e politica della società10”.



Critica e liberazione

I filosofi devono trasformare il mondo, ma tale prassi del proletariato non può che essere debitrice all’Idealismo, ma nel contempo l’Idealismo hegeliano è stato liberato dall’ideologia di classe che “conteneva” la prassi in funzione borghese. Marx ha radicalizzato con la critica filosofica il suo presente storico per aprire ad un futuro liberato dai rapporti di sussunzione borghese. Marx ed Engels hanno portato a termine il movimento dialettico dell’Idealismo con il materialismo. Karl Korsch ha interpretato il materialismo come una forma di Idealismo, l’aver posto in relazione Marx ed Hegel in una continuità evolutiva, gli è stato fatale. Il partito marxista ha decontestualizzato il pensiero di Marx per poterlo rendere “dogma”:

“In terzo luogo e soprattutto, questo contrasto non è soltanto teorico, ma al contempo pratico-attivo. «I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo; si tratta però di trasformarlo», ecco ciò che afferma a questo proposito in termini conclusivi l’ultima delle Tesi su Feuerbach. Ma questo superamento del punto di vista puramente filosofico ha esso stesso ancora un carattere profondamente filosofico; e ce ne rendiamo conto chiaramente se ci sovveniamo brevemente di quanto poco questa nuova scienza del proletariato, che Marx ha sostituito alla filosofia idealistica della borghesia cui per l’indirizzo e nei fini si contrappone radicalmente, si differenzia dalla filosofia nella sua essenza teorica. Già tutta la filosofia dell’idealismo tedesco aveva sempre avuto la tendenza anche teorica, a essere più che una teoria e più che una filosofia — e se ne comprende facilmente la ragione se ci si sovviene della sua connessione dialettica, cui abbiamo fatto cenno, con il contemporaneo movimento rivoluzionario pratico; questo problema sarà in futuro oggetto di una mia trattazione specifica11”.

Karl Korsch ha terminato la sua esistenza in esilio, ma ha dimostrato che la filosofia non è mai all’ombra del potere, essa evapora e si dilegua, se diviene serva del dominio. La filosofia, per sua natura razionale, è eretica, non conosce la mordacchia del potere, è attività di critica e prassi senza le quali il potenziale dialettico si impaluda in ideologia. La genetica filosofica “libera” ciò che il potere ha paralizzato con la rimozione degli interessi di classe.

La filosofia di cui necessita ogni tempo storico è filosofia della prassi la quale con la sua capacità di sintesi e critica svela l’ideologia, ma anche la natura umana: il logos comunitario.

Karl Korsch fu ministro della giustizia nel 1923 della Turingia, partecipò alla fondazione dell’Unione Sovietica e alla rivoluzione spartachista del 1919. I suoi rapporti col partito comunista “furono difficili”: riteneva prioritaria l’educazione dei lavoratori e l’attività delle associazioni, in quanto il materialismo marxiano doveva diventare pratica di libertà dal basso. La rivoluzione per essere realtà solida e dialettica non può che nutrirsi della partecipazione del proletariato e della rete dialogica tra le strutture di potere e la base sociale.

Rileggere Karl Korsch significa capire il presente con la sua cultura specialistica che irrigidisce le parti e i saperi per celare i rapporti di dominio in atto. Alla passività degli specialismi bisogna contrapporre l’unità dialettica del materialismo marxiano con cui riportare la razionalità nella passività dei nostri giorni. Il fatalismo economicistico è una forma di irrazionalità che consolida il dominio. Dare nuova vita agli eretici con la loro rilettura è un modo per resistere ad un presente fosco e omologato che vorrebbe spezzare lo spirito del pensiero e del logos.

Note
1 Karl Korsch (Tostedt 15 agosto 1886 – Cambridge 21 ottobre 1961) è stato un filosofo e politico tedesco.
2 Karl Korsch, Marxismo e filosofia, PGRECO, 2012, pag. 37
3 Ibidem pag. 53
4 Ibidem pag. 60
5 Ibidem pag. 63
6 Ibidem pag. 51
7 Ibidem pag. 52
8 Ibidem pag. 65
9 Ibidem pp. 66, 67
10 Ibidem pag. 76
11 Ibidem pag. 63

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