L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 3 ottobre 2022

Crollo della sterlina, interessi sui titoli di stato inglesi insostenibili, fondi pensioni costretti a vendere tutto il possibile per coprire scommesse in perdita, nonostante ciò è dovuto intervenire la Banca centrale d'Inghilterra per impedire il crac e mandare in fallimento i pensionati. Obiettivo della FED raggiunto esportare RECESSIONE ai paesi che usano il dollaro come punto di riferimento

Pensioni a rischio: il terremoto finanziario scuote Londra, Banca d’Inghilterra in campo
Il terremoto finanziario che scuote Londra ha imposto l'intervento della Banca d'Inghilterra. Pensioni a rischio nel Regno Unito.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 02 Ottobre 2022 alle ore 06:35


Quella che si è conclusa venerdì è stata una settimana a dir poco eclatante sui mercati, dove si è registrato un terremoto finanziario dalle ricadute future ancora non perfettamente prevedibili, ma che certamente non saranno positive. La settimana era iniziata con il crollo della sterlina ai minimi storici contro il dollaro. A causa di un cosiddetto “flash crash”, il tasso di cambio sprofondava all’istante da 1,085 a 1,035. Due giorni dopo, la Banca d’Inghilterra è costretta a scendere in campo per difendere i Gilt, i titoli di stato di Sua Maestà, da un collasso preoccupante. Comunica che tornerà ad acquistarli in asta dal 14 ottobre, quando fino a poco prima aveva promesso che li avrebbe venduti per ridurre liquidità sui mercati e combattere l’inflazione. Tali vendite sono state posticipate dalla fine di ottobre.

Pensioni a rischio per i lavoratori UK

Cos’era successo? I rendimenti UK erano esplosi. Il decennale stava al 3,15% a fine seduta del 19 settembre, mentre mercoledì 28 saliva al 4,60%. Nel frattempo, il crollo della sterlina sopra menzionato. Gli operatori della City hanno temuto, ad un certo punto, che nel giro di poche ore i Gilt sprofondassero al punto da mandare i rendimenti in orbita al 7-8%. E, soprattutto, la Banca d’Inghilterra ha dovuto soccorrere la City per via delle pensioni a rischio.

Il terremoto finanziario aveva fatto scattare già il giorno prima “margin call” per circa 100 milioni di sterline a carico di ciascun fondo pensione. Di cosa parliamo? Quando un investitore punta su un titolo, di solito non impiega l’intera liquidità richiesta per acquistarlo, bensì solo una parte. Il resto lo mette il broker, sebbene l’investitore rimanga esposto per l’intera cifra.
Qualora i prezzi andassero nella direzione opposta alla scommessa, superata la soglia di perdita massima tollerabile, la stanza di compensazione o “clearing house” invita l’investitore a rimpinguare il margine depositato.

E’ quanto accaduto a Londra nei giorni scorsi. I prezzi dei Gilt erano caduti così tanto insieme alla sterlina, che molti dei fondi pensione erano stati oggetto di “margin call”. Al fine di trovare la liquidità richiesta, avevano dovuto disinvestire in azioni e obbligazioni, tra cui Gilt stessi. In questo modo, il terremoto finanziario stava auto-alimentando una spirale negativa e che metteva il mercato delle pensioni a rischio. Esso vale nel Regno Unito tra il 120% e il 125% del PIL, qualcosa come circa 3.000 miliardi di sterline. A titolo di confronto, in Italia viaggia poco sopra il 10% del PIL, comunque più di Francia e Germania.

Dal terremoto finanziario allo stop alla stretta sui tassi

Perché proprio i fondi pensione? Essi sono tipicamente investitori di lungo periodo. Per questo, sono soliti comprare molti bond governativi sul tratto a 30 anni. Negli anni passati, le scadenze lunghe offrivano rendimenti bassi e si acquistavano a prezzi alti. Nel giro di pochi mesi, con il rialzo dei tassi i rendimenti si sono impennati e i prezzi sono crollati. I fondi pensione si ritrovano così in portafoglio asset svalutati. Le perdite di questi giorni hanno, pertanto, colpito particolarmente questo segmento del mercato.

Quanto accaduto a Londra vale come monito al resto dei mercati. Sebbene le pensioni di italiani, francesi e tedeschi risultino molto meno esposte alle turbolenze finanziarie, il segnale arrivato dalla Banca d’Inghilterra sembra chiaro: non sarà possibile continuare ad alzare i tassi senza provocare in gigantesco terremoto finanziario con esiti disastrosi per l’economia reale. Per questo dovremmo accontentarsi di un compromesso al ribasso: un po’ di alta inflazione e un po’ di crisi. Ci aspettano tempi difficili. Il mese di settembre del 2022 rischia di passare alla storia come quello del 2008, quando divampò la crisi finanziaria mondiale con il crac di Lehman Brothers.

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