L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 ottobre 2022

Chi l'ha detto che le donne al potere sono meglio degli uomini? Non è il genere a stabilire i buoni fini, ma la formazione umana e politica, e specialmente la capacità di pensare il proprio tempo storico e di partecipare alla vita degli uomini e delle donne

Donne al potere
di Salvatore Bravo
13 ottobre 2022

Ci avevano detto che le donne al potere avrebbero cambiato le sorti del decadente occidente. Ora al potere vi sono le donne: la von der Leyen in Europa ne è un esempio assieme a Sanna Marin leader della Finlandia, la Truss in Inghilterra, in Italia è a un passo dal potere la Meloni. Se è stato possibile cadere nella trappola artatamente organizzata dal dominio per il quale: donna è sempre meglio, ciò è dovuto al nichilismo genetista che si aggira in Europa e non solo. Gli esseri umani senza fondamento metafisico universale sono solo “tipi” da classificare nella tassonomia del dominio. Al momento le donne appaiono geneticamente superiori, perché utili al potere. Sono altro rispetto agli uomini, il cui unico merito è di partecipare per imitazione e copia al vero essere umano: le donne, il resto è frattaglia.

Senza un comune fondamento universale da declinare nella forma dell’individuo e da “leggere” all’interno del materialismo storico, gli esseri umani sono preda dell’ideologia del potere che distorce la visione della realtà scindendo la relazione tra pensiero ed essere.

Le donne al potere sono lo spot pubblicitario del dominio neoliberista che per celebrarsi come progressista e inclusivo deve “includere” i migliori e ristabilire la sua giustizia cosmica e genetica.

Nel passato gli uomini rissosi e violenti hanno governato, ora, il sistema liberista riequilibra la storia: include le donne, le pone al servizio dell’umanità con le loro qualità eccelse, sono naturalmente superiori.

La Gorgone del potere

Dietro la cortina dell’inclusione si cela un potere gerarchico e profondamente fascista, uso il termine in senso generico, il fascismo è categoria storica dell’autoritarismo gerarchico e razzista. Il passato non vuole morire, ma si è rafforzato e veste la bandiera arcobaleno, non vuole essere riconosciuto, deve necessariamente travestirsi per nascondere la Gorgone che si cela dietro i sorrisi dell’inclusione.

Le qualità di genere sono il nuovo volto del razzismo liberista.

Sono gli individui con la loro storia ad affinarle e a renderle prassi. L’uguaglianza e il riconoscimento della comune natura è profondamente avversata dal neoliberismo, esso deve gerarchizzare all’occorrenza per introdurre faglie e conflittualità orizzontali. In questo momento si usano le donne con ideologia afferente per naturalizzare la gerarchia tra gli esseri umani. Le divisioni consolidano il potere, consentono una incrinatura nell’uso pubblico della ragione a tutto vantaggio dei dominatori.

La von der Leyen nell’ultimo discorso vestita con i colori dell’Ucraina ha dato prova della sua “sensibilità politica”. Vestirsi e farsi fotografare con un nugolo di signore agghindate con i colori della bandiera ucraina inquieta: la guerra è stata trasformata in partita di calcio, in sfilata di moda o se si vuole in club esclusivo: per entrare bisogna vestirsi in modo adeguato. Incarnare una bandiera e vestirla è un atto di nazionalismo e non certo di imitazione empatica. Si sollecita il nazionalismo e si rafforzano le derive “nazi” presenti già in quell’area ucraina. Nessuno spazio è dato alla mediazione, ma si spinge verso il conflitto. Al dialogo, il cui scopo è salvare vite umane di ogni nazionalità, si contrappone un tifo da stadio e un “Gloria all’Ucraina” pronunciato dalla von der Leyen con il quale il peggior nazionalismo si sente legittimato. Gloria all’Ucraina era il grido di Stepan Bandera.

Lo scopo non detto di questa sensibilità da stadio mortifera e fatale per gli ucraini e per i russi è minacciare l’oriente e fare gli affari con gli Stati Uniti che generosamente ci venderanno gas a prezzo di mercato stabilito da loro.

Tanta mostruosità è rara, ma è tra di noi. L’Ucraina con la sua debole democrazia è ora nello sguardo della Gorgone: è una colonia americana, con questa guerra a prescindere dai risultati sarà il popolo ucraino a perdere. L’agricoltura ucraina è nelle mani delle multinazionali statunitensi, si pensi alla Archer Daniels Midland, Bunge e Cargill che gestiscono la produzione e la vendita del grano ucraino. Le multinazionali forniscono anche le sementi, per cui l’agricoltura ucraina è già colonizzata e non solo geneticamente. Il resto sarà preso dopo la guerra.

Le signore della globalizzazione si stringono intorno all’Ucraina, sono l’immagine gentile di un mondo senza cuore e senza anima, parlano per slogan, educano al semplicismo fascista.

La Presidente della Commissione Europea, inoltre, nel suo discorso ai popoli elogia i ceramisti italiani, i quali per sopravvivere al disastro energetico della guerra sono costretti a turni inauditi, lavorano di notte per evitare la chiusura. L’impudicizia e l’insensibilità non ha limiti: persone che lavorano la notte, modello per noi tutti, secondo la Presidente della Commissione Europea, non hanno le forze fisiche per una normale vita sociale e relazionale. Vivono da alienati.

Alla signora figlia dell’economismo interessa solo il risultato finale. Sembra dirci che se ci sacrificheremo per il liberismo, possiamo farcela. Nello stesso tempo in Ucraina si muore e forse la guerra è entrata in una fase più aggressiva per le armi che arrivano a iosa dal civile occidente. Ai popoli si chiede in nome del liberismo aggressivo di vivere al gelo, di essere disponibili a immolarsi per obbiettivi misteriosi e fatali. Essi sono servi di immensi ingranaggi rappresentati dalle donne:

La Truss è disponibile a lanciare bombe atomiche, la leader finlandese a firmare l’entrata nella NATO senza battere ciglio, la Meloni nell’arco di un tempo nullo ha cambiato idea su tutto, ora che sente l’odore del dominio, è per l’atlantismo e per l’euro, dunque è per la continuità del disastro antropologico.

Nessuna donna verrà a salvarci, dobbiamo uscire dalla chiacchiera affilata e mortifera dell’ideologia per entrare nell’ottica del pensiero complesso. Non è il genere a stabilire i buoni fini, ma la formazione umana e politica, e specialmente la capacità di pensare il proprio tempo storico e di partecipare alla vita degli uomini e delle donne. I personaggi che il dominio osanna, secondo la formula del nuovo che avanza, sono figure dell’astratto e del privilegio lontane in modo siderale dalla vita dei popoli. Il potere, se non è al servizio delle comunità e dei popoli, è sempre un male, per cui l’urgenza è comprendere che non esiste un dominio buono nel caso vi siano donne che lo gestiscono, così come non esistono nazisti buoni. Il dominio dev’essere rovesciato, perché l’umanità possa fiorire.

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