L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 ottobre 2022

e 31 - Afghanistan - Gli Stati Uniti stanno implementando la nuova Strategia nel paese PAURA&TERRORE attraverso i mercenari dell'Isis e le STRAGI DEI CIVILI. L'avevamo detto! Moschee e scuole e non solo

TERRORISMO
Afghanistan: attentato a Kabul. Najafi (scrittore), “studenti vittime sono martiri a causa dell’amore per la cultura”

30 Settembre 2022

Attentato suicida questa mattina in una scuola di Kabul. Oltre 30 morti e decine di feriti. La maggioranza sono studentesse, che pagano con la vita il loro amore per lo studio e la cultura. Il commento del giovane scrittore afghano Gholam Najafi, che dal 2006 vive in Italia con il sogno di costruire una scuola ad Herat.

A general view of the damaged hall pictured at the site of a suicide bomb attack in the learning centre in the Dasht-e-Barchi area in Kabul on September 30, 2022. - A suicide bomb attack at a learning centre in the Afghan capital on September 30 killed 19 people as students prepared for university entrance exams, police said. (Photo by AFP)

“Un orrore! Ancora una volta hanno voluto colpire scuole, luoghi del sapere e della formazione. Vogliono mantenere il Paese nell’ignoranza per poterlo dominare più facilmente. Gli attentati alimentano paura e ignoranza”.

“È risaputo, infatti, che un popolo istruito, che desidera studiare, conoscere e sapere non è facilmente addomesticabile. Molte delle vittime e dei feriti erano studenti che si stavano preparando per l’esame di ammissione all’università. Sono degli eroi, dei martiri a causa dell’amore per la cultura”.

Lo scrittore afghano Gholam Najafi (Foto FMC)

Così lo scrittore afghano Gholam Najafi commenta al Sir l’attentato di questa mattina presto all’interno del Centro formativo Kaaj, nel distretto di Dasht-e-Barchi, a Kabul ovest, in Afghanistan. Secondo una prima ricostruzione l’attentatore, munito di cintura esplosiva avrebbe fatto il suo ingresso nell’istituto uccidendo la guardia all’entrata e dirigendosi in una classe dove avrebbe fatto detonare l’ordigno. I bilanci ufficiali parlano di oltre 30 morti e più di 40 feriti, 22 dei quali sono stati ammessi nel Centro chirurgico per vittime di guerra di Emergency. “18 sono ragazze – spiega Dejan Panic, responsabile delle attività sul campo di Emergency in Afghanistan – Le vittime hanno tutte un’età compresa tra i 18 e i 25 anni, e per la maggior parte sono ragazze che si trovavano in aula per sostenere un esame. Una di loro è arrivata già deceduta, un’altra è morta dopo l’ammissione. Solo negli ultimi due mesi abbiamo gestito nel nostro Centro 11 mass casualties, ovvero procedure di interventi di urgenza straordinaria in seguito ad esplosioni e attentati. E anche quotidianamente continuiamo a ricevere feriti da arma da fuoco, da proiettili a schegge, da arma da taglio, soprattutto coltellate, da esplosioni di mine e ordigni improvvisati. Nel Paese rimane una situazione di forte insicurezza e instabilità”.

“Il popolo afghano è tenace e non demorde – aggiunge Najafi – tanti studenti continuano ad andare a scuola nonostante il grave pericolo di attentati. Non vogliono allontanarsi dallo studio e dalla conoscenza che ritengono tra le risposte migliori alla violenza e strade privilegiate per garantirsi un futuro migliore, anche per l’Afghanistan”. In questa scelta, rivela lo scrittore, “gli studenti sono aiutati da tanti insegnanti che continuano a tenere le loro lezioni dentro le abitazioni, evitando le scuole sempre più bersagli di attentati come stiamo vedendo”. Questi attacchi, secondo lo scrittore – fuggito nel 2000 dal suo Paese a soli 10 anni, dopo l’uccisione del papà da parte dei talebani – rivelano anche “una spaccatura all’interno dei talebani stessi. Alcune fazioni, infatti, propendono per l’apertura delle scuole anche alle ragazze. Altri invece sono per la chiusura. Ad oggi, da quel che trapela, solo alle più piccole è consentito frequentare le lezioni fino al sesto anno. Le più grandi non possono andare a scuola e sono destinate ai lavori domestici e a matrimoni forzati”. Ma c’è di più. Najafi fa notare che il centro attaccato stamattina si trova in una zona a maggioranza sciita di Kabul e che, secondo fonti locali, sarebbe frequentato da studenti di etnia Hazara, una minoranza etnica vessata e perseguitata dai Talebani e anche dallo Stato Islamico. La stessa minoranza cui appartiene lo scrittore che nutre il sogno di costruire una scuola per i bambini vicino a Herat. Gholam Najafi è arrivato in Italia nel 2006, vive a Venezia dove si è costruito una nuova vita grazie allo studio e al suo amore per la letteratura. È autore di tre libri “Il mio Afghanistan”, “Il tappeto afghano” e, l’ultimo – per adesso –, “Tra due famiglie” (Ed. La Meridiana).

La condanna dell’Unicef. Sconcerto per l’attentato è stato subito espresso dall’Unicef che, in una nota, parla di “atto atroce che è costato la vita a decine di ragazze e ragazzi adolescenti e ne ha feriti gravemente molti altri. La violenza all’interno o in prossimità di istituti scolastici non è mai accettabile. Questi luoghi devono essere paradisi di pace dove i bambini possono imparare, stare con gli amici e sentirsi al sicuro mentre costruiscono le competenze per il loro futuro. I bambini e gli adolescenti non sono, e non devono mai essere, l’obiettivo della violenza” aggiunge l’Unicef che ricorda “ancora una volta, a tutte le parti in Afghanistan di aderire e rispettare i diritti umani e di garantire la sicurezza e la protezione di tutti i bambini e i giovani”.

Nessun commento:

Posta un commento