L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 2 ottobre 2022

E dunque una parte fortemente maggioritaria del pianeta non intende più farsi sfruttare e ricattare dagli Stati uniti e dalle sue corporation

Europa: l’assurda calma del naufragio



Tutto sembra finalmente calmo, mortalmente calmo come in uno stato comatoso: con il sabotaggio dei gasdotti che tanto rassomiglia all’incendio del negozio di chi non vuole pagare il pizzo, in Germania sono cessate le manifestazioni, le polemiche, le speranze di un rovesciamento del governo di traditori che si è insediato a Berlino. Non c’è più possibilità di scelta: il gas russo non potrà comunque più arrivare in Germania anche se ciò fosse imposto da una rivolta popolare. Gli Stati Uniti gli Usa sono finalmente al sicuro perché con un’Europa in via di rapida rapida deindustrializzazione, dal momento che in qualunque geometria possibile l’energia, anche ammesso di trovarne a sufficienza, costerà molto più rispetto alle aree concorrenti. non c’è più da temere che gli scambi commerciali e tecnologico con la Russia creino una nuova concorrenza per Washington: in pochi anni la produzione europea sarà fuori gioco, così come del resto qualsiasi conquista sociale: tutto ciò che rimane andrà via e rimarranno solo le rovine.

Purtroppo i tedeschi come del resto gli altri abitanti del continente, sottoposti a un lavaggio del cervello quotidiano, resi stupidi da decenni di propaganda tossica, non hanno compreso subito dove si andava a parere con la gloriosa guerra in Ucraina che si è risolta con il ritorno alla grande madre Russia di tutti gli oblast russofoni, salvo Odessa che alla fine si ricongiungerà alla sua vera patria. Adesso solo pensare di fare uno sforzo militare per respingere i russi significherà immediatamente entrare in conflitto con Mosca e con la sua enorme potenza militare. Dunque una sonora, bruciante sconfitta che ha finito per tagliare i ponti con il passato e con la diplomazia: è troppo tardi per fare marcia indietro e ritornare sui propri passi perché anche volendo i gasdotti invasi dall’acquea salata finiranno per corrodersi e diventare del tutto inutili in breve tempo. Insomma qui non ci troviamo di fronte a un periodo di difficoltà da quale ci si potrà tirare fuori con operazioni di stabilizzazione di vario tipo perché la dipendenza energetica è strutturale. A peggiorare le cose, le regole economiche della zona euro limitano i suoi disavanzi di bilancio a solo il 3% del PIL. Ciò impedisce ai suoi governi nazionali di sostenere l’economia con la spesa in deficit. L’aumento dei prezzi dell’energia e del cibo – e il servizio di debito in dollari – lasceranno molto meno entrate da spendere per beni e servizi che alla fine verranno aboliti o dati in pasto a qualche multinazionale, E in fondo si può intravvedere la fine dell’euro, moneta ormai inservibile da cui tutto il resto del mondo si terrà ben lontano e che in definita è stato il veleno che ha ucciso il continente.

Certo fossimo in un altro mondo e in un altro momento si potrebbe anche pensare che i Paesi distrutti umiliati e schiacciati dal debito si potrebbero unire finalmente e davvero oltre la grottesca messa inscena della Ue, anch’essa ormai lisa e in via di diventare superflua, per elaborare modi per ripristinare prezzi accessibili del petrolio, del gas, dei fertilizzanti, del grano e di altri prodotti alimentari, dei metalli e delle materie prime forniti da Russia, Cina e dai loro vicini eurasiatici, senza le “condizionalità” statunitensi che hanno posto fine alla prosperità europea. Può essere possibile, anzi è una delle grandi incognite per l’ordine neoliberista degli Usa. Non si può risolvere il problema così facilmente come sabotare il Nord Stream 1 e 2. e il fatto che le aspettative di Washington su come avrebbero funzionato le sanzioni anti-russe siano state del tutto sconfessate dalla realtà fa sperare in un futuro meno miserabile: non c’è stato affatto quell’allineamento totale che ci si aspettava. E dunque una parte fortemente maggioritaria del pianeta non intende più farsi sfruttare e ricattare dagli Stati uniti e dalle sue corporation . Anzi ora chi è determinato a non cedere e a unirsi al progetto in qualche modo delineato da Putin nel suo discorso del 30 settembre, sulla sovranità e sulla collaborazione, potrà avere sotto gli occhi l’esempio perfetto di cosa voglia dire obbedire a un padrone fino in fondo e senza alcun sussulto di sovranità: basterà guardare la fine che ha fatto l’Europa. finalmente pacificata dalla sua definitiva sconfitta.

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