L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 ottobre 2022

Eurasia si sta formando e capirla è una necessità

SCENARI/ Se ora è Xi (e non Putin) a “proteggere” Kazakistan e Kirghizistan
Pubblicazione: 07.10.2022 - Edoardo Canetta
La Cina approfitta dell’impegno russo in Ucraina per per estendere la sua influenza sulle repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale

Xi Jinping, presidente della Cina (LaPresse)

Dopo le diatribe, per la verità non nuove, del Caucaso, si aprono nuovi conflitti anche in Asia Centrale. Mi riferisco al contenzioso tra Kirghisia e Tajikistan. Una volta che avete individuato, suppongo a fatica, dove si trovano, dovete sapere che per capire la questione bisogna fare un passo, un passettino indietro.

Il 14 settembre, nel suo viaggio verso Samarcanda, il leader della Cina ha fatto tappa ad Astana, capitale del Kazakistan. Ha voluto precisare che d’ora in poi la Repubblica Popolare Cinese garantirà l’integrità territoriale del Paese, così come finora aveva fatto la Federazione Russa nei confronti dei cinesi. Questa protezione, ovviamente, anche se non detto, si estende anche alle repubbliche ex sovietiche dell’Asia Centrale. Il fatto è che queste repubbliche non solo non sono più unite nell’Unione Sovietica, ma cominciano a mostrare le loro differenze. Il Tajikistan, ad esempio, non è un paese di lingua e tradizione turco-mongola, ma persiana. La Kirghisia è da sempre legata per molti aspetti al Kazakistan. L’Uzbekistan è una repubblica di lingua e tradizione turca, ma con zone importanti, come quella di Samarcanda e Bukara, che sono tradizionalmente tajike.

Ora è noto come l’Iran collabori, ad esempio fornendo i propri droni, con la Federazione Russa. La Kirghisia, invece, come il Kazakistan, sta chiaramente prendendo le distanze da Putin.

E se questo nuovo conflitto, per ora per fortuna limitato a contendersi i confini su desolate montagne per lo più pietrose, non fosse segno di nuovi rapporti non proprio cordiali tra Russia e Cina?

In gioco, è ovvio, ci potrebbero essere le risorse dell’Asia Centrale, scarse in Kirghisia e Tajikistan, ma preziose lungo le sponde e nelle vicinanze del Caspio.

In attesa di informazioni più chiare e di un inevitabile adeguamento del tabellone del Risiko, non vale la pena di mandare qualche inviato ad osservare ciò che sta veramente succedendo in Asia Centrale?

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