L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 ottobre 2022

Guerra illimitata - Si combatte su tanti livelli anche nella capacità produttiva industriale. E la controffensiva ucraina che le sta costando perdite umane pesantissime, ma di cui non interessa a nessuno, non viene neanche menzionato questo piccolo grande particolare.

06 Ottobre 2022 14:00
Guerra e produzione industriale: un binomio inscindibile? 
Piccole Note


Nel dedicare pagine intere alle magnifiche sorti e progressive della controffensiva ucraina, la stampa occidentale dimentica sia la parola pace, ormai sinonimo di filo-putinismo, sia la realtà. E la realtà vuole che una guerra si sa quando inizia e non si sa quando finisce. Anzi, nel caso specifico, se ingoierà il mondo in un Armageddon nucleare.

Ucraina, Iran, Taiwan… il programma delle guerre infinite

Gli analisti occidentali, i tanti pseudo-esperti, derubricano quest’ultima possibilità a un evento impossibile, come se un conflitto del genere possa essere tenuto sotto controllo alla stregua di uno dei tanti interventi militari di questi anni di guerre infinite.

Una distrazione di massa necessaria per evitare che i cittadini dei Paesi occidentali si pongano domande vere su questa guerra: se cioè sia il caso di continuare ad armare l’Ucraina rischiando una guerra atomica e se sia il caso di preoccuparsi per quest’ultima eventualità, preoccupazione che farebbe apparire la retorica bellicista – mascherata da alti ideali – per quel che è, cioè una follia. E urgerebbe l’apertura di un negoziato.

Al di là di tale eventualità, resta la spinta per rendere questo conflitto una guerra infinita, uno dei tanti anelli di quella catena che da anni sta costringendo il mondo in vincoli sempre più ferrei (con una stretta ulteriore, in un prossimo futuro, in Iran e Taiwan). Questo il senso della dinamica con cui si dispiega la propaganda, che persevera nel raccontare il conflitto alla stregua di quelli precedenti e con la stessa sicurezza nella vittoria della Nato-Ucraina.

La Russia come la Libia o l’Iraq?

Le differenze rispetto alla guerra contro l’Iraq di Saddam e la Libia di Gheddafi sarebbero solo nelle dimensioni del campo di battaglia e nell’impegno dei Paesi partecipi del conflitto. Si va, cioè, in uno scenario in cui si dispiega una guerra su ampia scala. E Il fatto che la Russia non userà mai le armi nucleari dà garanzie di vittoria, come starebbe dimostrando la controffensiva ucraina. Ma è davvero così?

Anzitutto va puntualizzato che la controffensiva in questione, che sta costando perdite umane pesantissime agli attaccanti (ma, a quanto pare, tale particolare non importa a nessuno, non viene nemmeno accennato…), è solo un capitolo di questo conflitto, che non è certo prossimo a finire, dal momento che l’esercito russo si sta riorganizzando e rafforzando.

Ma al di là del particolare, resta che anche l’idea che in una guerra su larga scala contro la Russia l’Occidente ha la vittoria in tasca, potrebbe essere una tragica illusione. Sul punto ci pare interessante quanto riporta Larry Johnson.

“L’Occidente non ha più la base industriale per eguagliare la produzione russa di materiale bellico. Questa debolezza è aggravata dal doppio smacco dell’inflazione e del collasso economico che sta devastando l’Europa e iniziando a danneggiare gli Stati Uniti. Il Royal United Services Institute (RUSI), il più antico think tank del mondo nel settore della difesa e della sicurezza del Regno Unito, ha recentemente pubblicato un importante saggio che descrive in dettaglio questo declino:

"La guerra in Ucraina ha dimostrato che l’era della guerra industriale è ancora attuale. Il consumo massiccio di attrezzature, veicoli e munizioni richiede una base industriale su larga scala per il necessario rifornimento: la quantità ha ancora una qualità propria. Il combattimento di massa ha contrapposto 250.000 soldati ucraini, sommati a 450.000 soldati cittadini recentemente mobilitati contro circa 200.000 soldati russi e separatisti. Lo sforzo per armare, nutrire e rifornire questi eserciti è un impegno enorme. Il rifornimento di munizioni è particolarmente oneroso. Per l’Ucraina, ad aggravare questo compito ci sono le capacità russe di attacchi profondi, che prendono di mira l’industria militare ucraina e le reti di trasporto in tutto il paese. L’esercito russo ha subito a sua volta attacchi e sabotaggi transfrontalieri da parte dell’Ucraina, ma su scala ridotta. Il tasso di consumo di munizioni e attrezzature in Ucraina può essere sostenuto solo da una base industriale su larga scala”.

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