L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 5 ottobre 2022

Incompetenza e insipienza questa è la Liz Truss

04 ottobre 2022
LIZ TRUSS FA DIETROFRONT

Dopo una settimana di panico sui mercati, Liz Truss fa marcia indietro. Basterà aver ritirato il piano di tagli alle tasse a salvare il suo governo?


Quella del governo di Liz Truss sulle tasse è “un’umiliante marcia indietro”: è un fuoco di fila quello della stampa britannica che non fa sconti alla premier conservatrice costretta, dopo una settimana di panico sui mercati londinesi, a ritirare il pacchetto di tagli fiscali annunciato pochi giorni prima. Una decisione dettata dal fatto che il provvedimento – che includeva, tra le altre cose, il taglio di cinque punti dell’aliquota fiscale sui redditi più alti, riducendo allo stesso tempo di un solo punto quella sui redditi più bassi – non aveva alcuna possibilità di passare alla Camera dei Comuni vista la contrarietà di molti parlamentari anche conservatori. L'annuncio del pacchetto di tagli fiscali aveva innescato una crisi di fiducia degli investitori che aveva colato a picco la sterlina e spinto il rendimento dei titoli di stato britannici a dieci anni sopra il 4% per la prima volta dalla crisi finanziaria del 2008, con un aumento da 131 punti base che non si vedeva dal 1979. Una reazione avversa che aveva obbligato la Banca d'Inghilterra a intervenire, comprando titoli di stato per calmare i mercati e salvare i fondi pensioni inglesi, pieni di buoni del tesoro il cui valore stava precipitando. In un intervento a gamba tesa, il Fondo Monetario Internazionale aveva espressamente criticato il piano, evidenziando il rischio di alimentare ulteriormente l’inflazione, attualmente all’8,6%, e di esacerbare le disuguaglianze sociali, consigliando di fatto al governo di ritirarlo.

Un azzardo che fa paura?

Presentato dal ministro delle Finanze Kwasi Kwarteng come una “mini-finanziaria”, il piano fiscale del governo prevedeva un volume di tagli alle tasse che non si vedeva nel Regno Unito dal 1972. Sebbene l'eliminazione dell'aliquota fiscale massima costituisse solo circa 2 miliardi su un piano di riduzione complessivo da 45 miliardi di sterline, era l'elemento più iconico di un pacchetto fiscale che doveva essere finanziato in deficit. Kwarteng ha anche illustrato un piano da sessanta miliardi di sterline per limitare il costo dell’energia elettrica di aziende e famiglie britanniche nei prossimi sei mesi. In pratica proponeva di fare nuovo debito per finanziare la crescita, rilanciare l’economia e sostenere famiglie e imprese. Il tutto a carico delle casse pubbliche, sperando che il ricavato “sgocciolasse” sul resto della popolazione. Un meccanismo, questo del “trickle-down”, su cui negli anni Ottanta si basarono le politiche ultraliberiste di Margaret Thatcher, principale riferimento politico di Truss. Un ricorso massiccio all'indebitamento senza aver presentato un contestuale piano di rientro nel medio periodo che non è piaciuto per niente alla City e che ha ricordato a Truss una lezione valida per tutti i governi, compreso il suo, che i governi non possono operare senza il consenso dei mercati a cui chiedono i soldi per farlo.

Il dietrofront sarà abbastanza?

“È chiaro che l'abolizione dell'aliquota fiscale per i redditi più elevati è divenuta una distrazione dalla nostra missione prioritaria di affrontare le sfide che il nostro paese deve affrontare”. Con queste parole Kwarteng ha annunciato ieri su Twitter il dietrofront del governo. “Abbiamo capito e abbiamo ascoltato. Questo ci consentirà di concentrarci sulla realizzazione delle parti principali del nostro pacchetto di crescita”, ha aggiunto. Ora si aspetta che pubblichi entro il mese le nuove misure fiscali e la lista delle relative coperture mentre i mercati – come osserva Politico – continuano ad essere preoccupati per la politica fiscale del governo britannico che, “pur senza il taglio delle tasse per i più ricchi continua a prevedere sgravi finanziati con aumento del 4% del già elevato debito pubblico” in un paese nella morsa dell’inflazione e con il rischio di una recessione che si fa via via più probabile. Una ribellione interna ai Tory però sembra essere scongiurata, almeno per il momento. Ma sono in pochi a credere che si tratti dell’ultima che Liz Truss dovrà affrontare nelle settimane e nei mesi a venire.

I Laburisti puntano al rilancio?

L’inizio ‘col botto’ di Liz Truss a Downing Street potrebbe rivelarsi politicamente fatale per la premier e la sua squadra di governo. Rachel Reeves, cancelliera ombra, ha dichiarato che i Tory hanno “distrutto la loro credibilità” e danneggiato la fiducia nell'economia britannica. “Ormai è troppo tardi per le famiglie che pagheranno mutui più alti e prezzi più alti negli anni a venire”, ha aggiunto Reeves, che ha definito quella tentata dalla premier una “manovra kamikaze”. Arrivata a Downing Street pochi giorni prima che il paese si trovasse in lutto per la morte della sua sovrana più longeva, Truss è riuscita in meno di tre settimane a scatenare un effetto panico sui mercati deludendo i suoi sostenitori e spaccando un partito già dilaniato dagli scandali che hanno messo Boris Johnson alla porta. Hanno di che rallegrarsi i laburisti che, all’opposizione da 12 anni, stanno raggiungendo livelli di popolarità che non si vedevano dagli anni Novanta e puntano ora al rilancio in vista delle elezioni del 2024. Nel suo discorso a Liverpool, il leader Sir Keir Starmer ha tenuto il discorso del rilancio del ‘nuovo Labour’: un partito che punta a tornare “al centro” della politica britannica, dopo la parentesi socialista, ed elettoralmente disastrosa del predecessore Jeremy Corbyn.

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