L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 18 ottobre 2022

Inflazione+RECESSIONE= STAGFLAZIONE. In Italia solo il 10,9% a settembre 2022, di pari entità è sceso il potere d'acquisto dei redditi

Quando si fermerà l’inflazione? Secondo gli esperti non prima del 2026

18 Ottobre 2022 - 13:40

Secondo una ricerca, l’inflazione che sta colpendo l’economia mondiale avrà conseguenze a lungo termine. Tra quattro anni farà ancora parte delle nostre vite.


Uno studio ha previsto che l’inflazione che sta imperversando nelle economie di tutto il mondo potrebbe durare fino al 2026. Il rincaro dei prezzi caratterizzerà sicuramente il resto dell’anno in corso e di quello successivo, ma potrà protrarsi per un periodo decisamente più lungo.

L’inflazione durerà fino al 2026

Secondo l’ultimo sondaggio trimestrale condotto dall’Istituto Ifo di Monaco di Baviera e dall’Institut für Schweizer Wirtschaftspolitik (IWP), istituto di ricerca dell’Università di Lucerna, il rincaro mondiale si è assestato attualmente al 9,5%. Lo studio, che ha visto la partecipazione di 1687 specialisti di oltre 100 paesi, ha lo scopo di analizzare i valori dell’aumento dei prezzi sia attuale che dei prossimi anni, in modo da capire quanto potrà protrarsi l’attuale inflazione.
I risultati hanno visto un’ennesima crescita dei valori inflazionistici mondiali, con un aumento dell’1,8% riscontrato negli ultimi tre mesi. Le previsioni a lungo termine sono tutt’altro che confortanti. Nonostante ci si aspetti prima o poi un declino del rincaro, questo potrebbe avvenire in modo molto lento e graduale: le stime parlano di un’inflazione al 7,5% per il 2023, che scenderà fino al 5% nel 2026.

Il rincaro non è omogeneo

Le cifre raccolte dagli istituti di ricerca si riferiscono alla mediana dei tassi inflazionistici medi previsti nei vari Paesi presi in considerazione. Questo approccio è stato dettato dal fatto che l’inflazione, seppure presente a livello globale, colpisce in modo diverso le varie realtà del mondo. Per esempio, i valori inflazionistici in Africa orientale raggiungono in certi casi il 60% nel 2022, mentre in altri contesti come quelli di Europa occidentale e Stati Uniti, questi si limitano a poco più del 7%. In Svizzera, uno degli Stati meno colpiti dall’inflazione grazie alla solidità della sua economia, l’inflazione a settembre 2022 si è assestata al +3,3% rispetto al 2021.
Tuttavia, anche in occidente il rincaro dei prezzi sta gravando come non si vedeva da decenni, colpendo duro anche le principali economie mondiali. Ne è un esempio l’Italia, che a settembre 2022 ha registrato un’inflazione del 10,9%, un dato che non si riscontrava dall’agosto del 1983.

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