L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 4 ottobre 2022

La Farnesina, fiore all'occhiello dell'Italia con Draghi-Di Maio, mai scesa così in basso. Sposando l'ideologia degli anglosionististatunitensi non abbiamo più una politica estera con un minimo di autonomia ed indipendenza. L'atto di terrorismo degli Stati Uniti sul Nord Stream va nella direzione dell'implementazione del Reset voluto da Davos e della nuova emergenzialità per il CROLLO CLIMATICO

SPY FINANZA/ L’economia in svendita mentre l’Italia “va in guerra”
Pubblicazione: 04.10.2022 - Mauro Bottarelli
Nel fine settimana sono avvenuti fatti che dovrebbero far riflettere su dove sta andando l’economia italiana in questa difficile fase

Lapresse

Questo è un Paese bizzarro. Ieri l’Ambasciatore russo è stato convocato alla Farnesina, addirittura su contemporanea e concordata iniziativa in ambito Ue, per dare conto su quanto accaduto a Nord Stream, sullo stop dei flussi di Gazprom verso l’Italia via Austria, fermi da sabato e sull’annessione dei quattro territori russofoni alla Federazione. Mancava che gli chiedessero conto del surriscaldamento globale e del perché l’Inter è in crisi. Se nel primo caso ci sarebbe in effetti voluta la fantasia del ministro Di Maio – ancorché sia stato inusualmente il ministro Cingolani a relazionare la stampa sulla convocazione di Serghei Razov e il Segretario generale della Farnesina a ricevere la feluca – per pensare che, in caso fosse stata la Russia ad auto-sabotarsi un’infrastruttura che rappresenta la sua gallina dalle uova d’oro, l’Ambasciatore si potesse recare a confermarlo, nel secondo sarebbe bastato consultare il profilo Twitter di Gazprom. Già sabato scorso. E miracolosamente si sarebbe trovato questo, ovvero il comunicato ufficiale con cui il gigante energetico russo diceva chiaro e tondo come lo stop fosse dovuto a un incaglio burocratico sollevato dalle autorità austriache e non dalla sua volontà.


Bugie? Sarebbe bastato poco a scoprirlo, una telefonata a Vienna. Eppure, il Governo convoca l’Ambasciatore su iniziativa europea e i media prima titolano a tutta pagina sul taglio del gas da parte di Mosca e poi fanno scivolare via la notizia alla chetichella. D’altronde, c’è da capirli. Perché nell’arco delle 48 ore in cui si è sostanziato il fine settimana da poco concluso, i motivi di imbarazzo per chi ancora sostiene la tesi di Mosca colpevole dell’esplosione non sono mancati. A partire da questo, ovvero il fatto che proprio sabato 1 ottobre, giorno dello stop dei flussi russi via Tarvisio, la Polonia abbia inaugurato Baltic Pipe, ovvero il gasdotto che la collega direttamente alla Norvegia e le garantisce forniture indipendenti da quelle del Cremlino.


Una storia interessante quella del progetto in questione: fermo per 33 mesi di fila a causa di una disputa sull’impatto ambientale, miracolosamente è stato sbloccato con buona pace delle foche monache e i lavori riavviati all’inizio dello scorso mese di marzo. Dieci giorni dopo l’inizio dell’operazione speciale russa in Ucraina. E completati a tempo di record, tanto da garantire al Presidente polacco, Andrzej Duda, la possibilità di inaugurarlo in pompa magna e proprio in contemporanea con lo stop forzato a Nord Stream. Coincidenze, ovviamente. E che dire, poi, della straordinaria onestà intellettuale con cui il Segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha ammesso come quanto accaduto alla pipeline che forniva il gas russo alla Germania rappresenti un’enorme opportunità per ridurre enormemente le importazioni europee di gas dalla Russia? E il capo della diplomazia Usa non si è fatto sfuggire quel pensiero nel corso di un discorso fra amici, bensì nel corso della conferenza stampa congiunta con la sua omologa canadese, Mélanie Joly, la quale a sua volta ha utilizzato il termine opportunità tre volte in quattro frasi. A detta di Blinken, poi, ad oggi gli Stati Uniti sono diventati il maggiore fornitore di gas liquefatto dell’Europa. Inoltre, l’Amministrazione Biden sta aiutando i leader europei a diminuire la domanda e velocizzare la transizione verso fonti rinnovabili. Lo stesso bizzarro concetto espresso dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco.

La corsa a chi è più atlantista ormai pare divenuta una disciplina più diffusa e popolare del padel. Preparatevi, perché tra poco occorrerà ringraziare ufficialmente Washington per i contatori intelligenti che scattano se osiamo asciugarci i capelli, mentre scaldiamo l’acqua nel bollitore per il caffè. E forse, persino per le bollette che stanno falciando attività commerciali come un’epidemia. Una sana decrescita darwinista, se vogliamo guardare al bicchiere mezzo pieno evocato da Blinken.

Il problema è quando una tesi tanto delirante, quanto insultante viene sostenuta dal Governatore della tua Banca centrale. Senza che il Governo abbia nulla da ridire.

Ora, ognuno è libero di pensare ciò che vuole. Ma quelli che ho messo in fila solo fatti. Accaduti tutti nell’arco di 48 ore. Avete sentito al riguardo una sola voce sui tg o letto una riga sui giornali? Ovviamente, no. La versione ufficiale e condivisa è quella di Mosca che ha fatto esplodere Nord Stream attraverso i robot usati per le manutenzioni e di Gazprom che ci ha tagliato proditoriamente il gas. Tanto che il Governo, ineffabile nella sua tutela dell’interesse nazionale, ha immediatamente convocato l’Ambasciatore russo su iniziativa Ue. Dobbiamo andare avanti ancora molto a farci prendere per i fondelli, a vostro avviso? Non so se vi siete accorti, ma la Spoon River di aziende e di interi settori che vi preannunciavo almeno dalla scorsa estate è cominciata e prosegue a pieno ritmo. E non si tratta più di bar e ristoranti, chiudono intere catene di hotel.

Cosa dite, ci sarà qualcuno interessato a cogliere l’enorme opportunità rappresentata da un’economia in ginocchio che si può acquistare con un tozzo di pane? E il fatto che Giorgia Meloni sia ormai accordata in stile metronomo con la linea di politica estera ed energetica del Governo Draghi la dice lunga su chi detti le regole nel nostro Paese, al netto delle panzane sovranista e dell’orgoglio patrio. Chi ha votato Fratelli d’Italia probabilmente cercava Evita, invece sta ritrovandosi con la brutta copia di De Mita. Inutile prendersela, era scritto e ipotecato fin da principio. Fin dallo scioglimento delle Camere e dalla strana indizione a tempo di record di altrettanto irrituali elezioni di fine estate. Serviva offrire al popolino il brivido dell’urna, dopo tanti passaggi a vuoto e Governi del Quirinale. Ma il playbook era già scritto, aperto solo a minime variazioni sul tema. E tutto appare drammaticamente confermato e in via di sviluppo lungo binari dritti e preordinati.

La guerra è tutta un’enorme opportunità. Per tutti. Tranne che per cittadini e imprese. Ma questo non è certo una novità.

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