L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 ottobre 2022

La follia di Euroimbecilandia è diventata paranoica

ALLEVAMENTI/ Ecco l’assurda Direttiva Ue che condanna le stalle italiane
Pubblicazione: 11.10.2022 - Manuela Falchero
Assocarni e Coldiretti lanciano l’allarme sull’ipotesi di equiparare le stalle alle fabbriche. De Castro: pronti a migliorare una proposta sproporzionata

Pixabay

“Un errore concettuale equiparare il settore zootecnico a quello industriale”. Così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Stefano Patuanelli ha commentato la proposta della Commissione Ue che, attraverso la direttiva sulle Emissioni industriali, propone di adottare per le stalle le stesse regole ambientali che valgono per le produzioni più inquinanti. E che vorrebbe obbligare anche gli allevamenti di minori dimensioni a sottomettersi a un regime di autorizzazioni e a implementare pratiche produttive sempre più stringenti.

Un’ipotesi che, secondo Assocarni, metterebbe a rischio una filiera dell’allevamento bovino che in Italia vale oltre 6 miliardi di euro, senza sapere – rimarca l’associazione – che il sistema italiano è già a emissioni zero. Secondo Ispra, infatti, le emissioni prodotte dagli allevamenti, che negli ultimi 10 anni hanno incassato un calo del 10%, rappresentano solo il 5% del totale. E a questo va aggiunto – fa notare il Sole 24 Ore – l’aumento di sequestro di carbonio compiuto dalle aree nelle quali si pratica l’allevamento. Il che porta, secondo le nuove metriche, a un saldo dell’allevamento bovino negativo.

“Condividiamo l’obiettivo dell’esecutivo Ue di ridurre i gas serra e l’inquinamento nel suolo e nell’acqua – afferma Paolo De Castro, relatore per il Gruppo S&D in commissione Agricoltura del Parlamento europeo sulla direttiva sulle Emissioni industriali -, ma non permetteremo che questo obiettivo degeneri nell’ideologia, paragonando i nostri allevamenti a ciminiere e mettendo a repentaglio la sostenibilità del settore zootecnico, che si trova oggi a dover affrontare numerose sfide. I nostri allevatori si distinguono già a livello globale per l’utilizzo di tecniche innovative capaci di migliorare costantemente le loro performance ambientali e devono essere supportati nella transizione verso modelli produttivi capaci di coniugare ancora meglio i tre livelli di sostenibilità: sociale, ambientale ed economica. Al contrario, un sistema di autorizzazioni, come quello proposto dalla Commissione Ue, imporrà anche alle aziende più piccole l’utilizzo di pratiche calate dall’alto, senza adattarsi alle varie esigenze produttive né garantendo loro alcun sostegno”.

Uno scenario allarmante per il settore zootecnico che il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, definisce “bersaglio di politiche europee sbagliate, a partire proprio dalla proposta della Commissione di revisione della Direttiva sulle emissioni”.

Uno scenario che occorre insomma scongiurare. “Siamo pronti a metterci al lavoro – conclude De Castro – per migliorare una proposta sproporzionata da parte dall’esecutivo Ue, che allo stato attuale non può essere sostenuta dalla commissione Agricoltura, se non con sostanziali aggiustamenti che salvaguardino le nostre produzioni e la sicurezza alimentare dei nostri cittadini. Non possiamo permetterci di mettere a rischio la sostenibilità dei nostri agricoltori e allevatori, con oneri poco sensati che aggiungerebbero incertezza a un settore già sotto pressione, ma che continua a dimostrarci la sua resilienza facendo arrivare ogni giorno cibo sulle nostre tavole”.

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