L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 13 ottobre 2022

La guerra igiene del mondo è lo strumento più potente che sovverte le relazioni internazionali. Il terrore delle oligarchie: che saltino gli anelli delle catene Ue e Nato. In Francia gli scricchiolii sono mastodontici. Si comincia larvatamente a prendere coscienza che gli Stati Uniti hanno scatenato la GUERRA FINANZIARIA contro Euroimbecilandia. Si cominciano le prime denunce pubbliche da parte delle istituzioni. Prima Borrell, ora Le Maire

La Francia sta per scoppiare?



Un litro di benzina costa ormai tre euro e gli spacciatori di carburante girano per le strade di Francia a vendere la loro merce visto che ormai un terzo dei distributori è chiuso per mancanza di carburante e che bisogna fare lunghissime file in quelli che ancora hanno carburante nelle cisterne . Che succede? Qualcosa di più complesso di un semplice rialzo dei prezzo e della reazione popolare: in questo caso sono i dipendenti di Total Energies ed Esso-Exxon Mobil sono in sciopero già da tre settimane. facendo mancare oltre il 60 per cento della capacità di raffinazione del Paese , ovvero qualcosa di equivalente come 740 mila barili al giorno. E Parigi è stata costretta ad aumentare le importazioni pagando prezzi molto alti, in effetti quei prezzi folli che sono la logica conseguenza di due anni e passa di gestione del gas e del petrolio da parte di Bruxelles. La protesta è stata organizzata per ottenere degli aumenti di stipendio che sono rimasti al palo a fonte di un’inflazione che gli istituti di statistica cercano di tenere bassa più o meno al al 6% mensile, ma che in realtà arriva anche al doppio specie per quanto riguarda i generi alimentari. Secondo uno studio il 61% dei francesi stima di aver perso oltre la metà del proprio potere d’acquisto. Naturalmente il governo ha tentato di forzare la situazione, ma è riuscito a fare peggio: l’ordine di ritornare la lavoro emesso dal primo ministro Elisabeth Borne sotto la minaccia di multe e di procedimenti penali, come se si fosse in una qualunque dittatura sudamericana, è caduto nel vuoto e i sindacati proseguono nella protesta, non hanno ceduto di fronte alla minacce.

Questa è in un certo senso la vera novità nel senso che per oltre due anni i governi sono stati abituati ad imporre l’obbedienza almeno a gran parte della popolazione, con gli spauracchi sanitari e forse si aspettano che l’abitudine all’obbedienza, il richiamo del gregge continui anche oltre tale ambito, ma questa volta il governo francese si è trovato completamente spiazzato. Anche perché lo sciopero nelle raffinerie ha messo in moto un effetto valanga per cui molti camionisti hanno annunciato il fermo forzato, infermieri e medici annullano le visite a domicilio, mentre le imprese dell’industria manifatturiera, dell’agricoltura, dell’estrazione mineraria e della produzione di petrolio e gas incontrano difficoltà a mandare avanti l’attività anche a causa dei prezzi altissimi dell’energia. La deputata verde Sandrine Rousseau ( i verdi francesi non hanno nulla a che vedere con quelli tedeschi) ha chiesto uno sciopero generale: “Spero che questo sciopero nelle raffinerie sia la scintilla che provocherà uno sciopero generale. Il livello di rabbia nel Paese è così alto che penso ci sia una reale opportunità per bloccare e cambiare le politiche liberali perseguite da il governo”, Se si arrivasse davvero a uno sciopero generale , il governo del primo ministro francese Elisabeth Borne potrebbe dimettersi, ma Macron non ha la maggioranza in parlamento. Una coalizione di forze sovraniste e di altre contrarie alla guerra potrebbe anche arrivare alla guida del Paese. E’ questo il terrore delle oligarchie: che saltino gli anelli delle catene Ue e Nato.

D’altronde anche i ministri francesi scalpitano: per esempio ieri Il ministro dell’Economia e delle Finanze Bruno Le Maire ha criticato gli Stati Uniti per aver venduto GNL a quattro volte il prezzo che fa ai fornitori statunitensi. “È fuori questione che permettiamo al conflitto in Ucraina di portare al dominio economico americano e all’indebolimento dell’Europa” ha detto in Parlamento. Ma non si sa quale possibilità effettiva ci sia di sfuggire a questa morsa visto che si è messa volontariamente la testa nella tenaglia. Probabilmente solo una vera rivolta popolare è in grado di cambiare davvero le cose.

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