L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 ottobre 2022

La guerra igiene del mondo ristabilisce scale di gerarchie, soprattutto di valori, per nulla scontati

Putin promuove Kadyrov a Generale: come cambia la guerra


La guerra in Ucraina si avvia verso il compimento dell’ottavo mese. Una gravidanza isterica che non può che non partorire qualcosa di orribile. I media occidentali fanno passare l’esercito russo come in difficoltà e autore di diversi errori.

Ma, probabilmente, la Russia ci sta andando volutamente piano per combattere anche una guerra di nervi con gli avversari, al fine di tenere sempre aperta la via diplomatica. La resistenza ucraina, foraggiata da Usa e Ue, va comunque applaudita.

Tuttavia, le recenti scelte di Vladimir Putin lasciano presagire la volontà del presidente russo di voler dare un’accelerata al conflitto. Ha infatti promosso a Generale Colonnello dell’esercito russo il leader ceceno Ramzan Kadyrov proprio nel giorno del suo compleanno.

Un bel regalo, non c’è dubbio, come premio alla fedeltà che Kadyrov ha sempre dimostrato a Putin. Come nel primo conflitto ucraino del 2014 e ancora prima contro la Georgia.

Chi è Ramzan Kadyrov

Per capire chi è Ramzan Kadyrov, basta solo dire che, come riporta Il Messaggero, sulla sua testa pendono ben 15 sanzioni. Lui stesso si era vantato di avere a carico più restrizioni del presidente siriano Bashar al Assad, di quello bielorusso Aleksandr Lukashenko e del leader nordcoreano Kim Jong-Un. Vale a dire almeno 70, considerando anche quelle a carico di familiari e collaboratori.

Di recente ha poi dichiarato di voler mandare sul fronte i suoi 3 figli minorenni, per insegnare loro come proteggere la propria famiglia, le persone e la patria. Certo, su di lui se ne dicono tante e quanto avviene per Kim Jong-Un dovrebbe lasciare qualche dubbio che spesso non si tratti di fake news.

Ma, aiutandoci con Wired, cerchiamo di capire chi è Kadyrov. Viene chiamato in 2 modi: Warlord, cioè signore della guerra. Ma anche Wardog, il cane da guerra di Putin, per il sostegno militare garantitogli da quando è alla guida della Cecenia.

Nell’ultimo decennio è stato più volte condannato per il suo governo autoritario e per le continue violazioni dei diritti umani, tra cui l’omicidio di un’importante giornalista e attivista per i diritti umani: Natalya Estemirova, uccisa nel 2009.

Ma facciamo un passo indietro. Approfittando del dissolvimento dell’Urss, negli anni ’90 la Cecenia tentò più volte di rendersi indipendente. Dando vita ad un primo conflitto nel 1994, quando alla guida della Russia c’era Boris Eltsin. E Putin volle chiudere la pratica soprattutto perché nel paese imperversava l’integralismo islamico (come oggi dice di voler eliminare i nazisti dall’Ucraina).

All’inizio del conflitto, Putin ricevette l’aiuto di Achmat Kadyrov, padre di Razman, musulmano sufi che vide nella collaborazione con la Russia un modo per salire al potere e contrastare il fondamentalismo islamico che andava diffondendosi nella regione. Allora come oggi, Putin definì quella una “operazione speciale“. Di fatto, fu il primo atto rilevante da presidente russo.

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