L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 ottobre 2022

La guerra igiene del mondo sta sistemando definitivamente che Euroimbecilandia è solo un coacervo tenuto in piedi con l'elastico e ora si romperà definitivamente, sostanzialmente anche se in apparenza tutto si tiene, ma sicuramente il tempo penserà anche a togliere qualsiasi ragnatela residua

SPY FINANZA/ L’Italia di Draghi e Meloni è con le spalle al muro
Pubblicazione: 06.10.2022 Ultimo aggiornamento: 06:55 - Mauro Bottarelli
L’arrivo di gas russo a Tarvisio è apparso fondamentale per l’Italia. E il Governo Meloni, sul solco di quello Draghi, non sembra saper affrontare la crisi energetica

Palazzo Chigi (LaPresse)

Chi ha detto che gli alleati in Europa occorre saperseli scegliere, sottolineando implicitamente che quelli furbi come lui vanno con la Germania e quelli inaffidabili come la Meloni vanno con Orban? Mario Draghi nella sua conferenza stampa finale, a pochi giorni dal voto. Sembra passato un secolo. Perché – nel frattempo – l’alleato teutonico ha deciso di fare da sé, riattivando il fondo anti-pandemico e dotandolo di 200 miliardi di euro per schermare cittadini e imprese dal caro-energia.

Di fatto, un vulnus devastante per ogni soluzione condivisa a livello Ue e la pietra tombale del mitologico price cap, se non nella versione svuotata, inutile e anzi controproducente appena partorita dal quel Nobel asintomatico e a sua insaputa della von der Leyen. E cos’ha fatto invece Orban? Dopo aver rinnovato il contratto Gazprom a prezzo di favore e bloccato, ha ottenuto dal colosso energetico russo anche una clausola di pagamento dilazionato. Di fatto, Budapest si è garantita anche una straordinaria strategia di hedging del rischio, in caso di taglio dei fondi Ue il prossimo dicembre. Pensate che mezzo Nord-Est produttivo non stia già meditando su delocalizzazioni in Ungheria, giocoforza e suo malgrado?

D’altronde, gli alleati occorre sceglierseli. E in ossequio a questo mantra, ecco che Berlino ha deciso di mettere ulteriormente le cose in chiaro, bocciando senza appello la possibilità di emissioni di debito comune e di uno strumento sullo stile dello Sure usato contro la pandemia. Germania, Austria e Olanda hanno già opposto il loro no preventivo alla proposta avanzata per via epistolare dal commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, insieme a Thierry Breton, francese e commissario Ue al Mercato interno. Un bello smacco per l’Italia. Il secondo, stante il clamoroso fallimento della crociata proprio sul price cap. E c’è di peggio. Perché ecco come il portavoce della Commissione Ue, Eric Mamer, ha liquidato l’accaduto: Gli editoriali sono iniziative personali dei commissari competenti. Non impegnano la Commissione. Una sconfessione totale. Cui, normalmente, sarebbero dovute seguire le dimissioni dei due scrivani. I quali, invece, pare abbiano incassato in silenzio quelle parole, equivalenti a un non fate caso a cosa dicono quei due bambini petulanti. Capite essere furbi e sapersi scegliere gli alleati in Europa a cosa serve?

Ovviamente, la stampa glissa. Tutto è cambiato, affinché nulla cambi. Avete notato come Giorgia Meloni, di colpo, non sia più fascista? Si fa fatica a trovare un articolo che la attacchi, persino su Repubblica. È bastato che la leader di FdI si tramutasse nella passacarte acritica dell’agenda Draghi e tutto si è normalizzato. Niente più marcia su Roma, niente più squadracce pronte a prendersi le strade. Di fatto, il trionfo postumo di Calenda.

La situazione sta letteralmente precipitando. L’Ue come la conosciamo rischia di non sopravvivere. Avendo superato Lehman, la crisi del debito e il Covid, ora quell’impalcatura mal congegnata e peggio manutenuta, ora scricchiola in maniera spaventosa. Europa a due velocità? Quasi certamente, se si vuole continuare. Il Nord con i suoi ritmi e le sue regole, i periferici con altre. In mezzo, l’ibrido per antonomasia. Ovvero, la Francia. Di colpo divenuta amica carissima, stante il titolo farsesco scelto da Il Giornale nella sua edizione di ieri: Fratelli di Francia. Già farebbe sorridere se la tesi fosse reale, ovvero che Roma e Parigi avessero deciso un’offensiva rispetto al fronte guidato dalla Germania. Ma così non è. Roma e Parigi stanno insieme perché messe ai margini dalla Germania e dal suo blitz sul fondo contro il caro-energia.

E poi, scusate: non stiamo parlando della stessa Francia che, ancora oggi, non ha proprio chiarito fino in fondo il dossier sulle forniture di elettricità al nostro Paese da parte di EdF? Non stiamo parlando della Francia che fa shopping di aziende cadute in disgrazia? È incredibile come le valutazioni cambino, quando cambia la prospettiva legata alla sopravvivenza. Perché di questo stiamo parlando, oggi che il segreto di Pulcinella è stato svelato. Esattamente come ha ripetuto fino alla nausea su queste pagine il numero uno di Nomisma Energia, l’Italia è in piena emergenza gas senza Gazprom. Altro che stoccaggi pieni, altro che contratti in Algeria, altro che LNG statunitense. È bastato che si fermasse il flusso in arrivo via Austria perché l’intera narrativa cambiasse di colpo: andate a dare un’occhiata ai titoli dei quotidiani di martedì, ovunque si parla di emergenza gas. Eppure dal Tarvisio passa quello che in ossequio ai nuovi equilibri bellici di fornitura rappresenta solo il 10% del totale del nostro import di gas: peccato che Eni sia stata costretta a definirlo fondamentale per superare l’inverno. E questo comunicato con cui Gazprom annunciava ieri mattina la riattivazione dei flussi, parla chiaro: a bloccare tutto è stata l’Austria. Ovvero, lo stesso alleato di ferro della Germania che ha detto no allo Sure energetico.


Di fatto, questi quattro giorni di paura sono stati uno stress test che Berlino ha inviato come regalo di benvenuto a Giorgia Meloni. Della serie, sappiamo che bluffate sulle scorte. Certo, ora il ministro Cingolani ci delizierà con una delle sue supercazzole in stile Conte Mascetti, parlando come al solito per venti minuti senza dire nulla. Ma la realtà sta in quei titoli di giornali volti al peggio da un giorno con l’altro, sta in quello stop dall’Austria e sta nei roghi di bollette che cominciano a travalicare il mero profilo di atto simbolico di testimonianza. E ora, cosa si fa? Qual è l’idea di Giorgia Meloni? Perché per quanto non sia più fascista, il problema è che non si sa proprio cosa sia. Se non il clone al femminile di Mario Draghi.

Non a caso, nel pieno del caos energetico, l’unico atto degno di nota della sua giornata è stato telefonare a Volodymir Zelensky per rassicurarlo ancora una volta sul sostegno acritico dell’Italia all’Ucraina. Insomma, se la bolletta vi fa sudare freddo, siate comunque felici e patriottici: il contatore intelligente è l’equivalente dell’aria condizionata abbassata la scorsa estate. E serve a difendere la libertà.

Non so per quanto ancora gli italiani accetteranno passivamente di farsi prendere in giro. Penso ci vorrà relativamente poco questa volta, perché la situazione è davvero senza via d’uscita. E per quanto oggi si venda all’opinione pubblica come senso di responsabilità quello che in realtà è solo un inciucio di fatto, imposto come conditio sine qua non per palazzo Chigi dal Quirinale alla vincitrice delle elezioni, se cominciassero a chiudere le fabbriche e staccare le utenze in massa, la sindrome Gotham City potrebbe prendere il sopravvento. Non a caso, al Viminale si punterebbe a mettere la capo dei Servizi. E, casualmente, il Covid sta tornando in grande stile, contagi quotidiani in aumento esponenziale. Eppure, dal 1° ottobre via la mascherina sui quei vettori di germi e batteri per antonomasia che sono i mezzi di trasporto: siamo alla logica dell’infezione di gregge per necessità politica di lockdown?

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