L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 ottobre 2022

La 'ndrangheta è ben presente a Roma, nel Lazio

Le mani della ‘ndrangheta su Roma: ecco la mappa dei clan che comandano nella Capitale
10 Ottobre 2022


Per le sue peculiarità uniche nel panorama nazionale il Lazio è una delle Regioni più esposte agli interessi delle organizzazioni criminali le quali “si atteggiano quali associazioni di matrice autoctona che, diversificate tra loro quanto al modello strutturale adottato e ai modelli operativi praticati, oltre che sotto il profilo dell’origine della forza di intimidazione (talora esclusivamente di derivazione locale talora promanante anche dall’ostentato richiamo a risalenti radici delle figure di vertice nelle mafie tradizionali) appaiono tuttavia accomunate dall’utilizzo del metodo mafioso per conquistare e dividersi il mercato illegale ed intervenire attivamente su quello legale”. Il report della Direzione investigativa antimafia relativo al secondo semestre 2021 riporta le parole pronunciate dal procuratore generale della Corte d’appello di Roma Antonio Mura in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario per spiegare l’infiltrazione delle varie organizzazioni criminali nel tessuto produttivo del Lazio, Roma inclusa. In particolare il territorio metropolitano ma anche quello delle aree limitrofe e del basso Lazio continua a caratterizzarsi oltre che per la presenza di organizzazioni mafiose di matrice autoctona anche per l’operatività di una composita galassia criminale che raccoglie singoli o gruppi che costituiscono altrettante proiezioni, in senso lato, di ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra. Si tratta di realtà che “operano secondo modelli non necessariamente omogenei quanto a natura, complessità, stabilizzazione e autonomia della struttura, tanto da non poter essere sempre qualificate in termini di autonoma associazione di tipo mafioso”.

La mappa della ‘ndrangheta a Roma

Secondo la fotografia scattata dalla Dia, nel territorio laziale la coesistenza apparentemente pacifica di tali agglomerati criminali ha come principale obiettivo “quello di raggiungere una progressiva penetrazione nel tessuto economico ed imprenditoriale del territorio soprattutto della città di Roma onde riciclare e reimpiegare con profitto capitali di provenienza delittuosa”. Le indagini condotte negli ultimi anni hanno documentato l’operatività e la presenza sul territorio romano di organizzazioni mafiose di matrice ‘ndranghetista segnatamente delle ‘ndrine Alvaro di Sinopoli legate anche ai Penna originari della stessa area del territorio calabrese, i Gallico di Palmi, i Pelle-Vottari e Nirta di San Luca, Fiarè di San Gregorio di Ippona federata ai Mancuso di Limbadi, nonché famiglie originarie di Cosoleto, i Bruzzoniti di Africo, i Mammoliti di Oppido Mamertina, i Molè e Piromalli della Piana di Gioia Tauro. In particolare nell’area di Roma Nord sarebbe stata accertata la presenza di soggetti appartenenti e/o contigui alla ‘ndrina Morabito di Africo Nuovo segnatamente a Morlupo, Rignano Flaminio, Riano, Castelnuovo di Porto e Capena mentre nella zona del Prenestino, Primavalle e Torpignattara si concentrerebbero i principali affari ed interessi della storica consorteria degli Alvaro di Sinopoli. Nella zona dei Castelli Romani sarebbero state invece registrate presenze e attività di soggetti organici alle ‘ndrine Molè di Gioia Tauro e Mazzagatti di Oppido Mamertina.
Sempre nella Capitale sarebbero presenti insediamenti delle ‘ndrine Gallace-Novella di Guardavalle storicamente radicate anche nella zona di Anzio, Nettuno e Ardea, grazie anche a legami con alcune influenti famiglie anch’esse originarie di Guardavalle come quella dei Perronace, presenti ad Anzio da oltre cinquant’anni. Si conferma inoltre la presenza dei Pelle-Pizzata di San Luca, dei Marando di Platì, Strangio di San Luca e Bellocco di Rosarno. “A conferma di tale consolidata realtà delinquenziale anche sulle coste laziali di sodalizi legati a organizzazioni criminali calabresi si evidenzia – ricorda il dossier della Dia – la recentissima operazione eseguita dai Carabinieri del 17 febbraio 2022 denominata ‘Tritone’ che sarà più diffusamente trattata nella Relazione del prossimo semestre. L’inchiesta ha portato all’arresto di 65 soggetti che avrebbero costituito una ‘locale di ‘ndrangheta’ assumendo, secondo le ipotesi investigative, il controllo delle zone del litorale a sud della Capitale in particolare Anzio, Nettuno e Ardea, nonché gestendo operazioni di narcotraffico internazionale e arrivando ad infiltrarsi finanche nelle pubbliche amministrazioni”.

Le infiltrazioni delle ‘ndrine nell’alto Lazio

Anche nell’alto Lazio le infiltrazioni mafiose sarebbero caratterizzate dalla presenza di organizzazioni autoctone attive nel narcotraffico, nell’usura, nelle estorsioni e nella commissione di reati predatori. Sarebbero inoltre presenti soggetti contigui alle tradizionali organizzazioni mafiose in particolare alla ‘ndrangheta con attività e cointeressenze di soggetti riconducibili ai Mollica, Trovato, Giampà, Mammoliti, Libri, Zumbo-Gugliotta, Nucera, nonché ai Piromalli e alle compagini autoctone dei Casamonica che sono orientate principalmente verso l’area di Tarquinia e Montalto di Castro, due centri in provincia di Viterbo. Anche il territorio del basso Lazio – secondo quanto sostiene la Dia nel suo report – è stato oggetto di una espansione via via sempre più profonda e ramificata non soltanto ad opera di clan camorristici ma anche di cosche di ‘ndrangheta, la cui presenza si è con il tempo estesa e strutturata, “fino a determinare la compresenza sul territorio di un coacervo di gruppi, la cui attività, fortemente caratterizzata dal metodo mafioso, ne ha segnato profondamente il tessuto economico- sociale ed anche politico”.

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