L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 9 ottobre 2022

La reazione della NATO in Ucraina è “diventata brutta.” L’escalation verso una guerra condotta dalla NATO in quel Paese, allo scopo di preservare il suo “momento” unipolare, rischia di trasformarsi in una guerra più ampia – anche se potrebbe essere una guerra che l’Occidente non è in grado di combattere.

Cina, India e Iran si schierano con la Russia
di Alastair Crooke*
28 settembre 2022

La Russia e la Cina hanno avvertito l'Occidente che l'Iran non sarà più trattato come uno Stato paria

La geografia spaziale del mondo è cambiata. La sua capitale si è spostata da Washington e la scorsa settimana si è stabilita con successo – anche se temporaneamente – a Samarcanda. La “NATO-sfera” occidentale, in fase di contrazione, si sta rivolgendo verso l’interno, concentrandosi sul “nemico interno.”

L’Occidente cerca di irregimentare la propria popolazione in una politica di conformità alla “guerra” con la Russia e la Cina, mentre usa palesemente il nemico interno come “pretesto” per “chiudere i boccaporti” in vista di un’imminente tempesta di inquietudine interna in Europa e negli Stati Uniti provocata dal disagio economico.

Nel suo discorso sullo stato dell’Unione al Parlamento Europeo, la Von der Leyen è stata esplicita: “Non permetteremo a nessun cavallo di Troia [menzogna] dell’autocrazia di attaccare dall’interno le nostre democrazie.” Il discorso fa eco a quello dello stesso Biden sulla lotta alle minacce interne negli Stati Uniti.

Per l’Europa, l’Ucraina si è visibilmente trasformata da supposta, presunta aggiunta all’eurocoesione atlantica, a simbolo universale della “difesa avanzata” della NATO nel confronto con la Russia. Questo era il gioco finale fin dall’inizio.

A Samarcanda, il mondo ha ascoltato una dichiarazione di sfida: i Paesi che rappresentano oltre la metà della popolazione mondiale non sono più disposti a sottomettersi agli Stati Uniti. Tra i partecipanti vi erano Russia, Cina, India, Turchia, Iran, Pakistan, Egitto e Arabia Saudita, che rappresentano poco più della metà dell’umanità e che “si stanno sviluppando molto più velocemente di altri Paesi del mondo.”

Il presidente cinese Xi Jinping ha presentato la Cina e la Russia come “potenze globali responsabili,” impegnate a garantire l’emergere del multipolarismo e a rifiutare l’arbitrario “ordine” imposto dagli Stati Uniti e dalla loro visione unipolare del mondo.

Questo costrutto di multipolarismo riflette il gemellaggio di Samarcanda con la SCO, L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, la cui carta costitutiva del 2001 riflette i “tre no”: nessuna alleanza, nessun confronto e nessuna presa di posizione contro una “terza parte,” fusi con i precedenti valori del Movimento dei Non Allineati di rispetto per la sovranità, l’autonomia e la non interferenza negli affari degli altri Stati.

Il Global Times (cinese) ha riassunto così la questione: “Cina e Russia si sono unite per resistere al virus politico degli Stati Uniti e dell’Occidente, opponendosi all’egemonismo… Lo scoppio del conflitto Russia-Ucraina è fondamentalmente la conseguenza del fallimento del blocco militare e politico occidentale nel gestire correttamente le relazioni paritarie con una potenza regionale.”

Quest’ultimo commento riassume la posizione cinese sull’Ucraina: “Quest’ultima è nata come una questione controversa, a causa del rifiuto occidentale della diplomazia – ed è un costrutto artificiale montato dagli Stati Uniti.”

Sì, Cina e India sono contrarie e sensibili al secessionismo, ma entrambe accettano il fatto che l’attacco ucraino alla DLRP era stato architettato. Tuttavia, il passaggio, come ha sottolineato chiaramente Putin, “agli attacchi terroristici è una questione seria.” Putin ha avvertito: “In effetti, si tratta di usare metodi terroristici. Lo vediamo nell’uccisione di funzionari nei territori liberati, vediamo persino tentativi di perpetrare attacchi terroristici nella Federazione Russa, compresi – non sono sicuro che questo sia stato reso pubblico – tentativi di compiere attacchi terroristici vicino alle nostre strutture nucleari, alle centrali nucleari della Federazione Russa. E non sto parlando della centrale nucleare di Zaporozhye.”

Sia la Cina che l’India, infatti, sono più preoccupate del terrorismo che della secessione. Questa “svolta”, paradossalmente, ha avuto l’effetto di cementare il loro sostegno alla Russia.

Samarcanda – contrariamente a quanto sostenuto dall’Occidente – ha sottolineato l’emergere di partnership politiche strategiche tra Stati chiave, in particolare tra Russia e India (Modi l’ha definita un’amicizia indissolubile). Cosa è successo quindi nel bi-laterale tra Putin e Xi? Beh, “niente di fondamentale, per quanto possa sembrare strano,” secondo le parole dello stesso Putin. “Si è trattato di un incontro di routine. Era da un po’ che non ci incontravamo di persona.”

Una serie di progetti energetici e commerciali (come la richiesta di un gasdotto fatta dal Pakistan a Mosca) sono stati “siglati” all’interno di una struttura commerciale al di fuori della sfera del dollaro, utilizzando le rispettive valute. La sfida alle sanzioni è stata un messaggio che è risuonato forte e chiaro.

La Russia e la Cina hanno avvertito l’Occidente che l’Iran non sarà più trattato come uno Stato paria. L’Iran è stato accolto con calore sia da Putin che da Xi come membro della SCO. In futuro, ciò significa che l’Iran avrà rapporti commerciali con tutti i membri della SCO, sotto l’egida di un nuovo ordine finanziario organizzato da Russia, Cina, India e Brasile.

C’è stata tuttavia una nota cupa che è risuonata all’interno di questo ottimistico incontro: Il Presidente Putin ha avvertito che la reazione dell'”Ordine Unipolare” a questi “cambiamenti fondamentali e irreversibili” è diventata “brutta.” Ha ammonito sul fatto che questa reazione degli Stati Uniti è fonte di preoccupazione per i partecipanti e che deve essere affrontata. In particolare, il Presidente russo ha sottolineato l’aumento del “terrorismo” in Ucraina e proveniente dall’Ucraina (lasciando intendere che, se continuerà, sarà oggetto di una seria risposta). E il Presidente Xi ha aggiunto che l’Occidente sta pianificando una raffica di rivoluzioni colorate.

Infatti, mentre le forze ucraine continuano a vacillare, le azioni terroristiche – come l’assassinio di amministratori civili di nomina russa – sono evidentemente destinate a sostituire la mancanza di successi nella sfera militare e a proiettare l’immagine di una “Ucraina all’offensiva.” Putin ha commentato:

“Per quanto riguarda la nostra cosiddetta risposta contenuta, non direi che è stata contenuta, anche se, dopo tutto, un’operazione militare speciale non è solo un altro avvertimento, ma un’operazione militare. Nel corso di questa operazione, stiamo assistendo a tentativi di perpetrare attacchi terroristici e di danneggiare le nostre infrastrutture civili. In effetti, la nostra risposta è stata piuttosto contenuta, ma questo non durerà per sempre. Di recente, le forze armate russe hanno sferrato un paio di colpi sensibili in quell’area. Chiamiamoli colpi di avvertimento. Se la situazione continuerà così, la nostra risposta sarà più incisiva.”

È in questo contesto di deterioramento della sicurezza che il Global Times cinese fa il punto sul “cosa succederebbe se,” una riflessione che potrebbe rivelarsi foriera di cambiamenti futuri:

“Immaginate se la comunità internazionale non avesse un’altra forza abbastanza potente per intervenire davvero, bilanciare, coprire e persino ribaltare la situazione nella direzione del mantenimento della pace e della stabilità mondiale.”

Ecco, quindi, il punto di Putin: La reazione della NATO in Ucraina è “diventata brutta.” L’escalation verso una guerra condotta dalla NATO in quel Paese, allo scopo di preservare il suo “momento” unipolare, rischia di trasformarsi in una guerra più ampia – anche se potrebbe essere una guerra che l’Occidente non è in grado di combattere.

Arriviamo quindi al secondo ordine di cambiamenti nella geografia spaziale che si sta sviluppando di pari passo. Anch’esso utilizza l’Ucraina come pretesto: per “salvare l’Ucraina” come simbolo dei valori “contemporanei” che l’Europa immagina di difendere, l’Unione Europea si è politicamente subordinata a Washington. Ha messo la sua autonomia e la sua politica di sicurezza nelle mani della NATO.

L’Europa è di fatto un’appendice, una provincia all’interno della più ampia politica americana.

Il pretesto dell’Ucraina alimenta anche un gruppo di fanatici europei del clima, che vedono nella crisi energetica un’opportunità per imporre la de-fossilizzazione dell’Europa, attraverso un’economia autoritaria imposta dall’alto, ponendo così anche la politica energetica europea sotto la tutela di Washington.

Quest’ultima posizione – che abbraccia il razionamento dell’energia – consente di fatto agli Stati Uniti di assimilare completamente l’Europa all’economia americana. Non è una coincidenza che oggi l’euro e il dollaro viaggino alla pari. La crisi dell’euro, dell’eurodollaro e del debito sovrano si sta sviluppando insieme alla crisi energetica ed economica e, in secondo luogo, sta imponendo al sistema euro pressioni strutturali tali da provocarne la frattura definitiva.

Non si tratta tanto di una decisione politica volontaria da parte degli Stati membri di uscire dalla zona euro (anche se una cosa del genere potrebbe accadere), quanto di pressioni strutturali che non danno alternative – nel senso di puntare una “pistola alla testa.” Sì, potrebbe esserci un euro più ridotto e più ristretto, con il debito degli Stati più deboli trasferito in una “Bad Bank,” mentre gli asset di valore vengono venduti per pochi spiccioli. In sostanza, chiamatelo Euro, se volete, ma in futuro, in realtà, sarà del dollaro.

* Alastair Crooke CMG, ex diplomatico britannico, è fondatore e direttore del Conflicts Forum di Beirut, un’organizzazione che sostiene l’impegno tra l’Islam politico e l’Occidente.In precedenza è stato una figura di spicco dell’intelligence britannica (MI6) e della diplomazia dell’Unione Europea.
Fonte: english.almayadeen.net

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