L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 17 ottobre 2022

Cina - La Strategia è semplice, consolidare la base industriale, investire sul digitale, puntare sul mercato interno e su quello estero

IL XX CONGRESSO DEL PCC
Chip, la Cina punta alla leadership mondiale: ecco il piano di Xi


Nel discorso di apertura, il presidente ha delineato le azioni chiave: investimenti, anche pubblici, per rafforzare la produzione e rendere più resiliente la supply chain. A Shanghai un hub per il manufacturing

17 Ott 2022
Federica Meta


Raggiungere l’indipedenza tecnologica e la leadership nell’economia digitale. Su questo punto il presidente cinese Xi Jinping ha tenuto alta l’attenzione nel discorso di apertura del 20esimo congresso del Partito Comunista cinese nel quale ha segnalato che il Pil cinese è salito da 54.000 miliardi di yuan a 114.000 miliardi (circa 16.000 miliardi di dollari), pesando per il 18,5% dell’economia mondiale (+7,2%). In questo quadro Xi ha promesso di raddoppiarlo in un decennio, investendo sempre di più nelle tecnologie, soprattutto quelle di ultimissima generazione.

Quasi una risposta ala stime che invece prevedono una brusca frenata: un sondaggio della Reuters pubblicato nei giorni ha rilevato che gli economisti si aspettano che il prodotto interno loro cresca solo del 3,2% quest’anno. Dopo il calo nel 2020, quando il Covid ha colpito per la prima volta il Paese, sarà – si legge nel sondaggio – “la peggiore performance dal 1976”.

Ma la ricetta di Xi per sostenere la crescita è chiara: più investimenti, anche pubblici, nel digitale.

“La Cina deve puntare allo sviluppo di prodotti di qualità elevata, puntando all’hi-tech di alto livello e utilizzando meccanismi di innovazione tecnologica”, ha spiegato Xi.

“Siamo di fronte a cambiamenti epocali che non si vedevano da un secolo e che stanno accelerando in tutto il mondo – ha evidenziato – Si è aperto un nuovo ciclo di rivoluzioni scientifico-tecnologiche e di trasformazioni industriale guidate sempre più dal digitale: si tratta di un cambiamento significativo che avrà impatti anche sugli equilibri internazionali e che offre alla Cina opportunità strategiche”.

I chip settore cruciale per lo sviluppo

Tra i comparti ritenuti strategici, ovviamente, quello dei semiconduttori dove è in corso uno scontro con gli Stati Uniti. Nelle scorse settinane il Dipartimento del Commercio Usa ha introdotto una serie di controlli e restrizioni sulle esportazioni verso la Cina di prodotti per il settore computing e per la fabbricazione di semiconduttori, al fine di proteggere la sicurezza nazionale e gli interessi di politica estera americana.

Consente l'invio di comunicazioni promozionali inerenti i prodotti e servizi di soggetti terzi rispetto alle Contitolari che appartengono al ramo manifatturiero, di servizi (in particolare ICT) e di commercio, con modalità di contatto automatizzate e tradizionali da parte dei terzi medesimi, a cui vengono comunicati i dati.

Le restrizioni hanno l’obiettivo di limitare la capacità della Cina di ottenere chip informatici di fascia alta, sviluppare e mantenere supercomputer e produrre semiconduttori avanzati.

Xi, su questo fronte, ha ribadito che lo “sviluppo economico è la prima priorità” ma che questo target va raggiunto combinando il potenziamento dei consumi interni e la resilienza delle catene di approvvigionamento: il che vuol dire alimentare l’industria nazionale facendo leva su una supply chain il più possibile autonoma anche grazie alla disponibilità di terre rare che la Cina può vantare.
Il piano d’azione per l’industria

La Cina già si sta muovendo sulle direttrici evidenziate da Xi nella giornata di apertura del congresso. La settimana scorsa il governo municipale di Shanghai ha annumciato la strategia per aumentare la produzione manufatturiera di alto livello con l’obiettuvo, appunto, di raggiungere l’indipendenza tecnologica su tutti i livelli. Tre gli i settori chiave dobve dirottare gli investimenti: intelligenza artificiale, sistemi integrati e biomedicina.

Il nuovo mira ad accelerare la trasformazione digitale della città, principale centro di produzione di semiconduttori della Cina, aumentando il valore della produzione dei cluster industriali innovativi a 500 miliardi di yuan (69,7 miliardi di dollari) e ospitando almeno 1.000 imprese hi-tech entro il 2030.

Il governo di Shanghai ha annunciato varie sovvenzioni, a partire da premi fino a 8 milioni di yuan (1,11 milioni di dollari) per progetti di innovazione sull’intelligenza artificiale, il 5G e l’industrial IoT così come nonché la creazione di istituti di ricerca e centri di innovazione industriale. E tutti progetti dovranno essere sviluppati in ottica di sostenibilità ambientale: il piano di Shanghai infatti programma premierà le iniziative che garantiranno a basse emissioni di carbonio con risorse fino a 10 milioni di yuan ciascuno.

Il documento del Consiglio di Stato e il piano quinquennale

Ad inizio anno il Consiglio di Stato cinese ha pubblicato un documento nel quale mette nero su bianco gli obiettivi tecnologici di Pechini per i prossimi anni, precisando che le “principali industrie dell’economia digitale” rappresenteranno il 10% del suo Pil entro il 2025, rispetto al 7,8% nel 2020.

Gli obiettivi fanno parte del quattordicesimo piano quinquennale cinese, un progetto di sviluppo che va dal 2021 al 2025. Pechino, tanto per cominciare, intende far aumentare le vendite al dettaglio online nazionali da 11,76 trilioni di yuan nel 2020 a 17 trilioni di yuan nel 2025. L’industria del software e dell’Information technology raggiungerà i 14 trilioni di yuan nel 2025 dagli 8,16 trilioni di yuan registrati nel 2020. La Cina prevede che nello stesso periodo gli utenti della banda larga gigabit decuplicheranno, passando da 6,4 milioni a 60 milioni.

Lo sviluppo delle tecnologie di frontiera

Il governo inoltre promuoverà lo sviluppo commerciale e l’applicazione su larga scala del 5G, lavorando però su una strategia che contempla già anche l’adozione dei sistemi di connettività di sesta generazione. La Cina prevede infatti di aumentare il supporto per la ricerca e lo sviluppo del 6G, con l’obiettivo dichiarato di essere coinvolta nella creazione di standard internazionali per le nuove tecnologie, rispetto alle quali ha iniziato a gettare le basi nel 2019.

Il piano cinese contempla anche i temi dell’autosufficienza in aree ormai critiche come quella dei semiconduttori e quella del cloud computing, che sarà supportata dalla realizzazione di nuove infrastrutture.

Pechino si è infine impegnata a mantenere il controllo normativo sul settore tecnologico nazionale: nell’ultimo anno, la Cina ha inasprito le normative per le società Internet e ha introdotto nuove leggi in aree dall’antitrust alla protezione dei dati. In questo senso, il documento del Consiglio di Stato afferma che esplorerà la creazione di metodi di governance compatibili con lo “sviluppo sostenibile e sano dell’economia digitale”, chiarendo le responsabilità dei vari regolatori e rafforzando la collaborazione tra le diverse autorità.

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