L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 18 ottobre 2022

Le continue conferme che i rialzi dei tassi d'interessi della FED sono funzionali ad esportare RECESSIONE. Quel pezzetto di carta verde dove poggia il vero potere degli Stati Uniti e finché continua l'egemonia del dollaro tutti i paesi che lo usano devono sottostare al suo potere

Giappone: yen ancora in ribasso, nuovo minimo da 32 anni sul dollaro

La valuta giapponese continua a subire le attese di ulteriori aumenti aggressivi dei tassi di riferimento da parte della Federal Reserve
18 Ottobre 2022


Lo yen ha infranto la barriera di 149 sul dollaro durante l’ultima sessione di contrattazioni sulla borsa di New York, toccando un nuovo minimo rispetto al biglietto verde da 32 anni a questa parte. La valuta giapponese continua a subire le attese di ulteriori aumenti aggressivi dei tassi di riferimento da parte della Federal Reserve, mentre la Banca del Giappone (BoJ) mantiene la propria politica monetaria ultra-espansiva in netta controtendenza rispetto alla maggior parte delle maggiori banche di emissioni del Globo. Il ministro delle Finanze giapponese, Shunichi Suzuki, ha ribadito oggi che il Giappone è pronto ad assumere misure “appropriate” per contrastare la volatilità dello yen sui mercati internazionali dei cambi. Tokyo è già intervenuta direttamente sul mercato forex il mese scorso, e gli investitori non escludono nuove operazioni analoghe in risposta alle pressioni speculative contro la valuta giapponese.

Il primo ministro del Giappone, Fumio Kishida, ha dichiarato ieri che intende scegliere il “profilo più adeguato” per la guida della banca del Giappone il prossimo aprile, alla scadenza del mandato dell’attuale governatore della banca centrale, Haruhiko Kuroda. Le parole del primo ministro suonano come un ulteriore attestato di fiducia al governatore uscente, allontanando l’ipotesi di un avvicendamento anticipato alla guida della banca centrale. Domenica il governatore della BoJ ha ribadito che la banca reputa l’attuale politica monetaria ultra-espansiva necessaria a sostenere la ripresa dell’economia, nonostante l’enorme pressione subita dallo yen.

Il ministro delle Finanze del Giappone, Shunichi Suzuki, ha ribadito la scorsa settimana la determinazione del governo e della Banca del Giappone ad agire contro l’eccessiva volatilità dello yen: “Stiamo osservando da vicino gli sviluppi del mercato con un senso di accresciuta vigilanza. Assumeremo passi appropriati contro la volatilità eccessiva”, ha dichiarato il ministro durante una conferenza stampa a margine dell’incontro con gli omologhi del G20 a Washington. Suzuki ha dichiarato che l’eccessiva volatilità effetto delle speculazioni degli investitori “non può essere tollerata”. Il governatore della BoJ, che ha partecipato alla medesima conferenza stampa, ha riaffermato la necessità di mantenere invariata la politica monetaria ultra-espansiva della banca centrale.

Il primo ministro Kishida ha ribadito la scorsa settimana il proprio sostegno alla politica monetaria ultra-espansiva della Banca del Giappone, nonostante le preoccupazioni legate alla volatilità del tasso di cambio dello yen. Intervistato dal quotidiano “Financial Times”, Kishida ha negato la possibilità di una chiusura anticipata del mandato di Haruhiko Kuroda alla guida della banca centrale, e ha invece affermato di voler continuare a lavorare “a stretto contatto” col governatore della BoJ. Secondo il capo del governo giapponese, la politica monetaria della Banca del Giappone “deve essere mantenuta sino a quando i salari saranno aumentati”. Nell’intervista, il premier torna a sollecitare la aziende giapponesi che aumentano i prezzi in risposta all’inflazione a rivedere al rialzo anche i salari, e ha aggiunto che il governo “appronterà misure per aiutare le aziende” che si muoveranno in tal senso.

Le riserve di valuta estera del Giappone sono calate da 1.290 a 1.240 miliardi di dollari alla fine del mese scorso, dopo l’intervento diretto del governo e della banca centrale di quel Paese nel mercato forex per sostenere il tasso di cambio dello yen. E’ quanto emerge dai dati ufficiali pubblicati dal ministero delle Finanze giapponese. Tokyo ha attinto in misura significativa ai suoi depositi di valuta estera, la porzione delle riserve che può essere utilizzata immediatamente per intervenire sul mercato delle valute, e che ora ammonta a 136,11 miliardi di dollari. La componente illiquida delle riserve di valuta estera giapponese è calata da 1.040 miliardi di dollari a 985,27 miliardi di dollari. Il ministro delle Finanze Shunichi Suzuki ha dichiarato che l’intervento diretto di Tokyo sul mercato forex, il 22 settembre scorso, costato probabilmente la cifra record di 2.840 miliardi di yen (20 miliardi di dollari), ha avuto un “certo effetto” nella stabilizzazione del cambio dello yen e nella dissuasione degli attori speculativi che hanno spinto la valuta giapponese ai minimi da 24 anni rispetto al dollaro. Proprio oggi, però, la divisa verde è tornata sopra la soglia psicologica di 145 yen sull’onda delle previsioni di una ulteriore divergenza delle politiche monetarie dei due Paesi.

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