L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 9 ottobre 2022

Lo SPREAD dipende dalla BCE. L'inflazione è stata creata dalle medesime banche centrali occidentali creando miliardi e miliardi di liquidità con un clic e facendola circolare nel circuito finanziario. Impossibile fare una politica monetaria unica per diciannove paesi con interessi confliggenti

Per i titoli di stato italiani arriva dalla BCE una notizia buona e una cattiva
I dati aggiornati della BCE rappresentano per i titoli di stato una notizia al contempo buona e cattiva. Vediamo di cosa si tratta.
di Giuseppe Timpone , pubblicato il 06 Ottobre 2022 alle ore 06:53


Capita a volte, specie quando bisogna interpretare il significato di una notizia sui mercati finanziari, che un dato assuma una doppia valenza. Esso può risultare positivo da un certo punto di vista, negativo da un altro. Ed è quanto possiamo affermare con riferimento ai dati sul PEPP aggiornati al 30 settembre, pubblicati dalla BCE in questi giorni. Per i titoli di stato italiani, sono arrivate novità rilevanti. Come sapete, il PEPP fu un programma monetario varato nel marzo 2020, quando la pandemia arrivò in Europa. E’ rimasto attivo fino al 31 marzo scorso e in due anni ha consentito all’istituto di acquistare obbligazioni per un controvalore di 1.690 miliardi di euro, di cui 1.640 relativi ai titoli di stato.

Dopo la cessazione degli acquisti, la BCE si è impegnata a mantenere gli asset in portafoglio almeno fino al 2024. Cosa significa? Man mano che arrivano a scadenza, sono riacquistati. In questo modo, il valore del portafoglio rimane costante, cioè la liquidità sui mercati non si riduce. Tuttavia, grazie alla flessibilità garantita dalle condizioni del programma, tra giugno e luglio la BCE acquistò titoli di stato italiani per 9,8 miliardi di euro in più rispetto alle scadenze rinnovate, al contempo vendendo 14,3 miliardi di Bund.

BCE riduce la liquidità sui mercati

Così facendo, Francoforte cercava in piena estate di mantenere contenuti gli spread. La brutta notizia allora fu che, malgrado tale mossa, i rendimenti italiani volarono rispetto a quelli tedeschi. Il differenziale sul tratto a 10 anni saliva a luglio fino a 250 punti base o 2,50%, il massimo da inizio pandemia. I nuovi dati suggeriscono che tra agosto e settembre, la BCE non ha continuato a comprare BTp oltre alle scadenze rinnovate.
Anzi, il loro ammontare in portafoglio risulta diminuito di 1,2 miliardi di euro. Quanto ai Bund, altri -3,1 miliardi. Saliti, invece, di 1,97 miliardi i titoli di stato francesi acquistati.

Nel complesso, la BCE possedeva al 30 settembre scorso titoli di stato per 1.660,60 miliardi di euro, in calo di 4,32 miliardi rispetto al 31 luglio precedente. Qual è la buona notizia per i BTp? Malgrado le lievi vendite nette, lo spread non è esploso, pur essendo tornato a tratti a 250 punti. E questo accadeva nelle settimane di campagna elettorale, quando le tensioni sui mercati erano state maggiori. La notizia cattiva, però, è che per l’appunto la BCE avrebbe iniziato a chiudere i rubinetti della liquidità anche tramite i reinvestimenti con il PEPP. Il saldo totale diminuisce, segno che l’istituto stia testando la riduzione graduale del portafoglio, la quale ben presto potrebbe essere ufficialmente annunciato per i reinvestimenti con il “quantitative easing”. Ad oggi, sono senza scadenza.

Titoli di stato italiani a rischio rating “spazzatura”

Con un’inflazione esplosa al 10% nell’Eurozona a settembre, urge ridurre la liquidità sui mercati. E’ inevitabile che accada. Per i nostri titoli di stato, tutto sommato si tratta di un test superato per il momento. In prospettiva, potrebbero essere guai, a meno che la BCE non stia mettendo un po’ di fienile in cascina per usarlo all’occorrenza nei prossimi mesi. Moody’s è stata chiara: rating confermato, ma sempre sull’orlo dell’area “spazzatura” per i nostri bond sovrani. E senza riforme, ha spiegato, ci precipiterebbe.

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