L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 ottobre 2022

L'opzione a senso unico del CROLLO CLIMATICO proibisce divulgare le notizie che l'estensione del ghiaccio è in aumento

Vietato dire che il ghiaccio aumenta



E’ fin troppo chiaro che la scienza sta per essere espropriata dei suoi diritti e del suo metodo, per diventare un fatto politico. Ci sono un sacco di ragioni che hanno fatalmente portato a questo, ma il fattore principale è in sostanza la privatizzazione del sapere, delle accademie dell’editoria di settore e nella proprietà dei media che hanno trasformato la “revisione tra pari” in una revisione tra complici come emerge in modo chiarissimo dalle troppe porcherie che ancora si vedono per salvare tutto ‘insieme dei tragici errori sul covid e sulle vaccinazioni geniche. E questa catena di comando che trasforma la volontà di élite ormai fuori di testa in verità indiscutibili, sulle quali tutti devono giurare, pena il silenzio. E questo accade ormai in ogni campo nel quale ci siano interessi rilevanti o strategici. Adesso per esempio è fatto divieto di parlare del fatto che lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia non aumenta, ma va sempre più rallentando negli ultimi di anni.

Il cane da guardia è in questo caso nientemeno che la gloriosa France Presse, ridotta a una suburra di leccapiedi e leccaculo i quali si sono scagliati contro tutti quelli che hanno osato riportare i risultati di una ricerca condotta da tre scienziati giapponesi che hanno fatto misurazioni del ghiaccio groenlandese con i mezzi più avanzati a disposizione e che mostra una marcata diminuzione dello scioglimento dei ghiacci. Gli autori dello studio attribuiscono il fenomeno al “frequente verificarsi di eventi El Niño del Pacifico centrale ha probabilmente svolto un ruolo chiave nel rallentamento del riscaldamento della Groenlandia e forse nell'aumento di ghiaccio marino artico”. Ovviamente non è che il “divieto” di pubblicazione venga giustificato con qualche argomentazione, nemmeno la più stravagante , ma semplicemente con il fatto che questa è “disinformazione”, vale a dire qualcosa che non si adatta agli ordini del giorno del discorso pubblico. Ovviamente se il ghiaccio si scioglie di meno in presenza di un aumento dell’anidride carbonica in atmosfera significa che si trova di fronte a una fallacia più che evidente e dunque a una teoria che fa acqua da tutte le parti. Disgraziatamente è proprio la teoria grazie alla quale le oligarchie di comando pensano di introdurre una nuova logica sociale di servitù e di diseguaglianza, dunque non se ne può. anche la più piccola contraddizione rispetto all’emergenza climatica diventa un problema e un’eresia.

A dire la verità in questi mesi è tutto un fiorire di studi seri che stanno ridicolizzando la teoria del riscaldamento globale di origine antropica che peraltro si appoggia a vecchi modelli che sono davvero un armamentario da soffitta. Per esempio e ne parlerò nei prossimi giorni, uno studio tedesco condotto sulla più ampia dati di basi delle temperature prese a terra ( che di solito mostrano aumenti dovuti all’estensione delle zone urbane) mostra una diminuzione di temperature dell’ultimo decennio in Europa, Asia, Africa, una assoluta costanza in Nord America addirittura dal 1980 e piccoli aumenti in Australia ovvero sul 6% della superficie continentale terrestre . Inutile sottolineare come anche questi dati si oppongono al quella sorta di misticismo della Co2 inventata per favorire i grandi gruppi su quelli minori non in grado di pagare le assurde quote di anidride carbonica. Ovviamente il sospetto che viene immediatamente è che le teorie del riscaldamento globale catastrofico nascano anche da alterazioni non innocenti dei dati reali come di quelli stimati che spesso sono il 50 per cento del totale se è vero che è stato scoperto che il 96% delle stazioni meteo negli Stati Uniti non è conforme a ciò che la stessa NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) considera standard accettabili e imparziali.

Il fatto è che che quando uno scienziato comincia a mentire, magari all’inizio in maniera veniale per avere i soldi per la tale ricerca, o compiacere il proprio caposcuola e dunque avere una carriera accademica più sicura o per altri mille motivi che è inutile ripercorrere tutti, , scopre poi di non potersi più fermare e riesce a diventare anche peggio di un politico.

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