L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 21 ottobre 2022

Non si comprende come si stia formano un nuovo mondo che avrà l’Asia al centro e non più il nord America e le sue estensioni dell’anglosfera.

Ue: il disavanzo commerciale sale a 300 miliardi



Nei primi 8 mesi del 2022 il disavanzo del commercio estero europeo è stato di 304 miliardi di euro, rispetto a un avanzo di 98 miliardi di euro nel 2021 e un avanzo di 118-120 miliardi di euro nello stesso periodo del 2019-2020. Prima di adesso, il disavanzo record per i primi 8 mesi dell’anno si era verificato nel 2008, l’anno della grande crisi con di 91,4 miliardi di euro, vale a dire meno di un terzo di quello attuale. E si calcola che alla fine dell’anno potranno essere raggiunti i 500 miliardi deficit. Nel continente ci sono situazione variegate con la Germania che da massimo esportatore mondiale è arrivata a zero, con la Francia che sta sotto di 18 miliardi e con l’Italia che è più o meno nelle stesse condizioni essendo arrivata a un deficit di 10 miliardi, da un attivo di 5 o 6. Tuttavia il rapido passaggio da un surplus di 120 miliardi all’inferno delle centinaia di miliardi col segno meno dimostra chiaramente che non si tratta di un declino economico, ma di uno choc improvviso dovuto interamente ai costi dell’energia, ovvero alla decisione dell’ élite continentale di agire in maniera da arrivare a questo disastro. Una catastrofe artificialmente innescata per tenere bordone agli Usa proprio mentre questi vengono abbandonati dai vecchi amici di sempre e sembrano in preda a un declino inarrestabile: l’Arabia Saudita nella persona del principe ereditario Mohammed bin Salman Al Saud ha espresso al presidente del Sudafrica, il desiderio di unirsi ai Brics come membro a pieno titolo.

Russia, Cina e Brasile insieme producono circa il 22% della fornitura mondiale di petrolio. Quando ai Brics si unirà l’Arabia Saudita rappresenteranno circa il 35% del mercato mondiale. Aggiungendo l’Iran (un paese candidato), Libia, Venezuela, Messico, Emirati Arabi Uniti come più stretti alleati dell’Arabia Saudita, e Nigeria, Angola, Congo, dove l’influenza della Cina è molto forte, la proporzione di paesi che vogliono staccarsi dall'influenza di gli Usa e i loro alleati rappresentano circa il 57% della produzione mondiale e il 70% delle riserve di idrocarburi. Chissà, magari l’invenzione della Co2 e il catastrofismo climatico, sono nati proprio dalla consapevolezza di non essere più i padroni dell’oro nero e dei petrodollari, cercando così una strada per sostituire frettolosamente gas e petrolio con forme di energia non ancora mature, ma per la cui realizzazione concreta occorrono tuttavia enormi quantità di energia che attualmente possono venire solo dai combustibili fossili o considerati tali. Ma francamente non credo proprio: la sensibilità storica e politica è ormai così consumata che non si comprendere come si stia formano un nuovo mondo che avrà l’Asia al centro e non più il nord America e le sue estensioni dell’anglosfera. Che ubbidire a Washington non rappresenta più alcun vantaggio visto che ormai Washington per sopravvivere deve distruggere le sue stesse appendici: il mondo arabo sta rendendosi conto di essere all'inizio di un nuovo rinascimento di cui sarà tra i protagonisti e non si lascerà scappare l’occasione. e il fatto che l’Arabia abbia rifiutato di invitare partecipanti americani alla Conferenza mondiale sugli investimenti a Riyadh, significa che il processo di distacco è ormai molto avanzato.

Ad ogni modo l’entità della deindustrializzazione che seguirà alle folli sanzioni contro la Russia condannando l’Europa a doversi procurare l’energia a prezzi che comunque non le consentiranno di essere concorrenziale non può ancora essere stimata visto anche che questi processi si manifestano con ritardo: ma se la crisi petrolifera degli anni ’70 provocò la distruzione del 15 per cento delle industrie si può pensare a un effetto tre o quattro volte maggiore: un vero e proprio armageddon. Mi chiedo come sia possibile evitarlo in un mondo in cui si criminalizzano le persone che osano essere fuori del coro, che si pongono domande ed esprimono dubbi, che si assumono la responsabilità delle proprie idee e delle proprie azioni. Quelle che adesso si rifiutano di armare un regime ufficialmente nazista e di adorarne le simbologie. Per cui alla fine ci si dovrebbe domandare che senso avrebbe salvare un un insieme di Paesi che si suicida come i membri di certe sette. Che cosa rappresenta più questo continente che ha un grande avvenire dietro le spalle?

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