L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 9 ottobre 2022

Obiettivo raggiunto. La FED sta esportando RECESSIONE in tutti i paesi che usano il dollaro. La reazione dell'OPEC è data dalla necessità della sopravvivenza

L’OPEC non farà il Tacchino di Natale
Il cartello dei Paesi produttori riduce la produzione di petrolio a tutela delle sue entrate

7 ottobre 2022
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa


La crisi energetica che colpisce l'Europa deriva da più fattori: dalle sanzioni comminate alla Russia per aver invaso l'Ucraina, con la conseguente ricerca affannosa di approvvigionamenti alternativi di gas; dalla indisponibilità dei gasdotti North Stream; dalla recentissima decisione di introdurre un price cap sul petrolio che la Russia esporta via mare. Gli oleodotti sono chiusi, fatta eccezione per le forniture all'Ungheria. In giro per il mondo, altri Paesi grandi importatori di fonti energetiche fossili, come la Cina e l'India, non si sono uniti alla decisione di sanzionare la Russia e stanno approfittando di questa situazione per comprare gas e petrolio a sconto.

Gli Usa, che sono ormai autosufficienti dal punto di vista energetico, hanno a loro volta immesso sul mercato aliquote importanti delle scorte petrolifere strategiche per ridurre il prezzo dei carburanti automobilistici.

In Occidente si sta facendo di tutto per ridurre i prezzi al consumo della elettricità, del gas e dei carburanti: occorre ridurre l'inflazione che falcidia i redditi delle famiglie e che aumenta a dismisura i costi di produzione delle imprese. Le Banche Centrali aumentano continuamente i tassi di sconto per raffreddare il ciclo economico: indebitarsi ora, e soprattutto essersi indebitati in passato a tassi variabili costa sempre di più.

Le prospettive di crescita economica in Europa e negli Usa volgono dunque al ribasso. I Paesi esportatori netti come la Cina non possono che risentire di questa congiuntura e dunque devono rivedere al ribasso le previsioni circo l'andamento del pi

La prospettiva di un raffreddamento della crescita mondiale, e corrispondentemente della domanda di energia, ha già influito al ribasso sui prezzi del petrolio.

L'OPEC+, il cartello dei Paesi produttori di petrolio e di gas, ha reagito in modo drastico, decidendo di ridurre di 2 milioni di barili giornalieri la produzione di petrolio.

Non solo si contrasta l'andamento al ribasso del prezzo del barile di petrolio che già si rileva sul mercato per via della contrazione della attività economica, ma si anticipa la decisione - che è stata già annunciata dalla Russia - di non vendere più petrolio ai Paesi che adotteranno il price cap che è stato adottato dal G7 ed ora recepito dalla Ue.

I prezzi dell'energia non scenderanno, nonostante la riduzione della domanda mondiale e la probabile recessione.

La decisione del G7 e del COP 26 di abbandonare le fonti energetiche fossili con l'orizzonte al 2050, per evitare il continuo riscaldamento ambientale, condanna alla povertà i Paesi che le producono.

La loro reazione è ovvia.

Il cartello dei Paesi produttori riduce la produzione di petrolio a tutela delle sue entrate.

L'OPEC non farà il Tacchino di Natale

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