L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 13 ottobre 2022

Scripta Manent - Le guerre si vincono con i soldi e le armi

La battaglia delle Dune, 1639. La flotta olandese trionfa sulle navi spagnole


08Ott, 2022di Roberto Trizio

La battaglia delle Dune, del 31 ottobre 1639, fu una battaglia navale svoltasi nel corso della guerra dei 30 anni presso la rada delle Dune tra la flotta olandese delle Province Unite dei Paesi Bassi, comandata dall’ammiraglio Maarten Tromp e la flotta ispano-portoghese al comando di Antonio de Oquendo, che ottenne una sonora sconfitta. La battaglia delle Dune segnò un passo importante verso il definitivo tracollo della potenza navale spagnola e, al contrario, la superiorità economica e bellica olandese.

La rivalità fra Spagna e Francia durante la guerra degli ottannt’anni

All’inizio del 1635, la Spagna, il regno europeo con le maggiori risorse militari e finanziarie del continente, era impegnato su più fronti di guerra. Il primo, nella “Guerra degli 80 anni” contro la Repubblica olandese, e il secondo nel sostegno all’imperatore del Sacro Romano Impero, Ferdinando II, nella “Guerra dei 30 anni.”

Uno dei problemi fondamentali per la Spagna del tempo consisteva nelle linee di rifornimento per sostenere il suo esercito, impegnato su diversi fronti europei. La via più importante era la cosiddetta “Strada spagnola”, che permetteva di trasportare truppe e rifornimenti attraverso le Fiandre per giungere infine in Italia. Questa strada rappresentava un percorso di importanza tattica fondamentale, dal momento che la superiorità navale olandese rendeva difficile l’utilizzo del mare.

Nel dicembre del 1638, un esercito francese al comando di Bernardo Di Sassonia – Weimar, riuscì tuttavia a catturare la città di Breisach, in Alsazia, interrompendo il percorso della “Strada spagnola”. Nonostante questo, gli spagnoli riuscirono a reagire e a sconfiggere gli attacchi olandesi a Dunkerque e a Ostenda.

La battaglia delle Dune: La creazione di una grande flotta nelle Fiandre

Incoraggiato dalle vittorie, il primo ministro spagnolo Olivares maturò l’idea di riconquistare la leadership navale ai danni degli olandesi, inviando un grande contingente per rafforzare le Fiandre. Reimpiegando 22 galee presenti nel Mediterraneo e lavorando con grande velocità, nell’agosto del 1639 Olivares era stato in grado di assemblare una flotta di 50 navi da guerra, oltre ad altre navi di supporto più piccole, con 6500 marinai e 8000 soldati di fanteria.

Inoltre, grazie alla collaborazione e all’alleanza di Carlo I, re d’Inghilterra, Olivares ottenne un finanziamento di 3 milioni di scudi e altri 9000 uomini di rinforzo.

Gli inglesi utilizzarono un percorso noto come “Strada inglese”, che sfruttava la neutralità dell’Inghilterra rispetto a tutti i contendenti della guerra dei 30 anni, per far passare uomini e armi indisturbati attraverso l’Europa, dove i rifornimenti, caricati su navi piccole e veloci, viaggiavano attraverso la Manica, sbarcando a Dunkerque.

Inoltre, nel ottobre del 1637, Lope de Hoces, comandante dell’armata di Coruna, trasportò altri 5000 soldati fino a Dunkerque, e catturò 20 navi mercantili olandesi che vennero messe a disposizione degli spagnoli.

Sicuro di poter vincere una battaglia navale su vasta scala, Olivares offrì il comando dell’operazione militare ad Hoces, ma quest’ultimo si dimostrò scettico sulle possibilità di vittoria, soprattutto perché riteneva che le galee spagnole fossero meno maneggevoli ed efficaci rispetto a quelle olandesi.

Così, Hoces rifiutò l’incarico, che passò ad Antonio de Oquendo, ammiraglio nel Mediterraneo.

Olivares era convinto che gli olandesi avrebbero inviato delle navi per impedire l’arrivo di rinforzi ad Oquendo, il che avrebbe dato a quest’ultimo l’opportunità di giungere ad una battaglia navale decisiva.

La battaglia delle Dune: La reazione degli olandesi

Avvistati questi movimenti, gli Stati Generali dei Paesi Bassi, iniziarono ad allestire la loro flotta per contrapporsi al nemico spagnolo. Mentre si preparavano alla guerra, uno squadrone di navi guidato da Marteen Tromp prese il mare per monitorare e ostacolare gli spostamenti marittimi degli Spagnoli.

Tuttavia, a Tromp venne proibito di ingaggiare battaglia, fino a quando un contingente di 50 navi, al comando di Johan Evertsen, non si fosse aggiunto al suo schieramento.

Così, Tromp divise la sua forza in tre: 12 navi al comando di Joost Banckert furono posizionate a nord, nell’eventualità che gli spagnoli intraprendessero una rotta intorno alle isole britanniche, 5 navi al comando di Witte de With pattugliavano la sponda inglese della Manica, mentre le restanti 12 navi rimasero sotto il suo diretto comando, per monitorare la costa francese.

La battaglia delle Dune: le azioni preliminari dal 16 al 18 settembre

L’ammiraglio francese Henri de Sourdis, alleato degli olandesi, tentò di interrompere i preparativi di Oquendo, ma le sue azioni fallirono e la flotta spagnola salpò il 27 agosto, entrando nello stretto della Manica l’11 settembre. Le navi più piccole dello squadrone vennero affiancate alle imbarcazioni più grandi, affinché fossero supportate durante lo scontro. L’avanguardia spagnola era composta da 13 navi dell’armata delle Fiandre, al comando di Miguel de Horna, che aveva maggiore esperienza della zona.

Il 15 settembre, i francesi appresero da una nave inglese di passaggio che uno squadrone olandese era ancorato vicino a Calais e il giorno successivo presero contatto con Tromp. Oquendo, seguendo le sue istruzioni, adottò una formazione a mezzaluna, posizionando la nave ammiraglia sul fianco destro nonostante fosse in inferiorità numerica, mentre Tromp dispose il suo squadrone in linea di battaglia e attaccò.

La battaglia delle Dune: Il primo scontro tra Oquendo e Tromp

Oquendo reimpiegò le stesse tattiche navali che aveva utilizzato nella sua vittoria del 1631 ad Abrolhos, dove aveva distrutto l’ammiraglia olandese in un combattimento nave contro nave. Cercando così il contatto e lo scontro diretto con la nave di Tromp, Oquendo non sfruttò adeguatamente la sua superiorità numerica e non diede ordini chiari ai suoi ufficiali. Inoltre, non informando il resto della flotta dei suoi movimenti, il suo schieramento navale cadde in confusione.

La formazione a mezzaluna spagnola venne rapidamente disintegrata e solo lo squadrone di Dunkerque e il Galeone “San Juan” riuscirono ad inseguire Tromp. Se Oquendo avesse dato istruzioni più precise, l’immensa flotta spagnola sarebbe probabilmente riuscita ad accerchiare la flotta olandese in poche ore.

E invece Oquendo continuò ad inseguire Tromp, e quando alla fine decise per l’attacco contro la nave ammiraglia nemica, la manovra venne eseguita troppo tardi.

Cercando di correggere il suo errore, Oquendo tentò di salire a bordo di una seconda nave della colonna olandese, ma anche quest’ultima fu in grado di evitare l’abbordaggio.

La nave ammiraglia di Oquendo, e una delle navi del distaccamento di Dunkerque, la “Santiago”, si trovavano ora sottovento ed esposte ai colpi di cannone della colonna olandese. Tromp fece allora voltare la sua colonna di navi, mettendo in pericolo la Santiago.

Oquendo, assieme ad altre sei navi di Dunkerque e alla “San Juan”, incapaci di sfruttare il vento per virare, provarono ad utilizzare l’artiglieria come potevano, ma i colpi fecero pochi danni, tanto che la maggior parte dei caduti olandesi avvenne per colpa dei moschetti spagnoli utilizzati dai soldati di fanteria che si trovavano sui ponti delle navi.

La battaglia durò complessivamente 3 ore, nel corso delle quali la nave olandese Groot Christoffel esplose accidentalmente. A mezzogiorno, 6 navi guidate da Witte de With avevano finalmente raggiunto Tromp. Sebbene il resto della flotta spagnola fosse disperso e disorganizzato, molte unità si erano finalmente voltate e si stavano avvicinando al nemico.

Per Tromp la situazione stava diventando pericolosa, dal momento che le unità spagnole sopravento avrebbero interrotto la sua fuga e avrebbero costretto lo squadrone olandese ad arenarsi nelle secche della Baia di Boulogne, dove quasi sicuramente sarebbero rimaste in preda ai nemici. Tuttavia, proprio in quel momento, Oquendo diede ordine alla flotta spagnola di riprendere la formazione a mezzaluna: così le navi spagnole si voltarono, consentendo anche allo squadrone di Tromp di virare, prendere il vento e sfuggire al pericolo.

Il blocco olandese presso le Dune

La battaglia, per quel giorno, era terminata. Le flotte furono ancorate e il giorno successivo giunsero rinforzi dall’Olanda, al comando del contrammiraglio Joost Banckert, portando il totale della flotta di Tromp a 32 navi. Poi si svolsero ulteriori preparativi per quella che sarebbe stata nota come “L’azione del 18 settembre 1639”.

Gli spagnoli, la cui priorità era proteggere le truppe, si rifugiarono presso Le Dune, un punto di ancoraggio tra i porti inglesi di Dover e di Deal, sotto la protezione di uno squadrone comandato dal viceammiraglio inglese John Pennington.

La sera del 28 settembre, sia Tromp che De With si ritirarono per rifornirsi di polvere da sparo. Entrambi temevano di essersi fatti sfuggire la flotta spagnola, fino a quando non scoprirono la presenza del nemico presso le Dune, il giorno 30. Così insieme, bloccarono gli spagnoli e richiesero urgentemente rinforzi ai Paesi Bassi per chiudere la partita.

Gli ammiragli olandesi, infervorati dalla possibilità di battere il nemico, iniziarono a requisire qualsiasi nave mercantile che riuscirono a trovare per convertirle in navi militari da mandare a rinforzo di Tromp, e molti uomini si arruolarono volontariamente, sperando in un ricco bottino. Entro la fine di ottobre, Tromp poteva contare su 95 navi.

Nel frattempo, gli spagnoli avevano nascosto diverse truppe su 14 fregate battenti bandiera britannica, allora neutrale, che riuscirono a superare il blocco olandese, con l’obiettivo di attraccare nei porti delle Fiandre. Tromp, sospettando il trucco, inseguì e bloccò le navi inglesi, perquisendole ed arrestando tutte le truppe spagnole che trovò.

Temendo però di aver compromesso i rapporti con l’Inghilterra, Tromp cercò di giustificarsi con Pennington fingendo di aver ricevuto un ordine segreto dagli Stati Generali dei Paesi Bassi, che gli imponeva di attaccare le armate spagnole ovunque le avesse trovate e di evitare con la forza delle armi l’interferenza di qualsiasi esercito terzo.

La battaglia delle Dune: la vittoria olandese

Il 21 ottobre, Tromp prese il comando diretto di 30 navi di De With, per prevenire qualsiasi interferenza da Pennington, mentre due squadroni, comandati da Cornelis Jol e Jan Hendriksz de Nijs, bloccarono le vie di fuga per gli spagnoli, rispettivamente a nord e a sud. Dopodiché, Tromp attaccò con le restanti navi il nemico.

Gli equipaggi di alcune navi spagnole, troppo grandi e poco manovrabili, si fecero prendere dal panico già alla vista dell’avvicinamento della flotta olandese e decisero di affondare volontariamente le loro imbarcazioni, che furono subito depredate dal popolo inglese, accorso in gran numero per assistere a uno spettacolo decisamente fuori dal comune.

La nave ammiraglia di Oquendo, la “Santiago”, fu la prima ad uscire, seguita dall’ammiraglia portoghese, la “Santa Teresa”. La nave di Oquendo riuscì a disimpegnarsi e ad evitare il fuoco che arrivava da tre delle navi da guerra avversarie, ma queste furono in grado di colpire la “Santa Teresa”, che seguiva immediatamente, e che riuscì a malapena a reagire all’attacco.

Troppo grande, troppo lenta nelle manovre e senza i giusti tempi di reazione, la “Santa Teresa” venne colpita da proiettili incendiari. Il suo Ammiraglio, Lope de Hoces, morì per le ferite, e la gran parte dell’equipaggio perì tra le fiamme.

Le navi portoghesi, alleate degli spagnoli, vennero intercettate dallo squadrone del vice ammiraglio olandese Johan Evertsen, che aprì il fuoco delle sue artiglierie: la maggior parte delle navi vennero distrutte o catturate, lasciando circa 15000 morti e 1800 prigionieri nelle mani del nemico, anche se questi numeri potrebbero essere stati esagerati.

Oquendo riuscì a fuggire nella nebbia con una decina di navi, la maggior parte delle quali si diresse a Dunkerque. Probabilmente altre nove navi spagnole, che erano state spinte in secca dalla flotta olandese, furono recuperate per raggiungere anch’esse Dunkerque.

Tromp al suo ritorno in patria, venne salutato come un eroe e premiato con 10.000 fiorini, provocando la gelosia di De With, che ne ottenne solamente 1000. Lo stesso De With cercò di vendicarsi scrivendo alcuni opuscoli anonimi che dipingevano Tromp come un avaro e che attribuivano a lui il vero merito della vittoria.

Le conseguenze della battaglia delle Dune

La vittoria dell’Olanda nella battaglia delle Dune, segnò un momento significativo nella geopolitica navale del tempo. Tuttavia non fu esattamente questa sconfitta a causare il tracollo spagnolo, dal momento che la gran parte della flotta e dei denari furono tratti in salvo.

In realtà la Spagna, già gravata finanziariamente dall’impegno militare nella guerra dei 30 anni, fu stroncata dall’ulteriore esborso dovuto alla guerra con i Paesi Bassi, che aveva letteralmente dissanguato le finanze asburgiche spagnole, gettandole in una situazione economica altamente precaria.

Dall’altro lato, olandesi, inglesi e francesi si affrettarono ad approfittare della debolezza spagnola, strappando diversi possedimenti insulari spagnoli nei Caraibi.

Ma soprattutto gli olandesi ottennero vantaggi consistenti, in termini di risparmio. La Spagna stava perdendo gradualmente la sua dominanza navale, l’Inghilterra attraversava un momento di debolezza e la Francia non era ancora dotata di una Marina Militare di sufficiente potenza: così gli olandesi furono abbastanza tranquilli da dismettere un gran numero di navi da guerra, anche grazie alla firma del Trattato di Pace del 1648.

Dirottando gli investimenti da obiettivi militari a commerciali, gli olandesi furono così in grado di accrescere il loro grande vantaggio mercantile, specie sugli inglesi, entrando in un periodo di crescente superiorità economica.

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