L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 ottobre 2022

Stati Uniti schizofrenici

 AMERICA LATINA

 


NYT: piaccia o no agli Stati Uniti, Nicolás Maduro è il presidente del Venezuela


La farsa Guaidò sembra da tempo giunta al termine. Adesso però possiamo dire che abbiamo il sigillo di garanzia. Infatti, in un editoriale l’ex corrispondente del New York Times (NYT) in Venezuela, William Neuman, ha riconosciuto che l'unico a governare il Paese è il presidente Nicolás Maduro, "che agli Stati Uniti piaccia o meno".

Il giornalista ha ricordato le recenti trattative che hanno portato al rilascio da parte degli Stati Uniti dei cittadini venezuelani Efraín Antonio Campo e Francisco Flores de Freitas. Su questo punto il giornalista ha segnalato da parte del governo di Joe Biden una "incoerenza della politica statunitense verso il Venezuela". Ha aggiunto che "anche durante i negoziati con Maduro, la Casa Bianca continua a insistere che Juan Guaidó, un politico dell'opposizione, è il vero presidente del Venezuela".

Ha inoltre ricordato che dal 2019 Washington ha interrotto le relazioni diplomatiche con Caracas, dopo la chiusura dell'ambasciata statunitense nella capitale venezuelana. Questo in seguito al riconoscimento da parte dell'ex presidente Donald Trump di Juan Guaidó come presidente "ad interim" del Venezuela.

A questo proposito, l'ex giornalista del New York Times ha suggerito che "è tempo che l'amministrazione Biden accetti che la mossa Guaidó è fallita”. E che la maggior parte dei venezuelani, e la maggior parte della comunità internazionale, hanno voltato pagina".

Allo stesso tempo, Neuman ha sottolineato che "la Casa Bianca ha bisogno di una politica sul Venezuela basata sui fatti, non sulla finzione". E il fatto è che Maduro è il presidente del Venezuela e Guaidó no".

Nel suo articolo, il giornalista ha anche riconosciuto lo scarso sostegno internazionale di cui gode attualmente l'ex deputato Guaidó: "Oggi, solo un numero esiguo di persone continua a riconoscere Guaidó come presidente del Venezuela". Ha aggiunto che "Guaidó è sempre stato un presidente solo di nome: non aveva un governo e non aveva il potere di agire all'interno del Venezuela".

Pertanto, l'ex giornalista del NYT Neuman ha dichiarato che "oggi Maduro è più forte di tre anni fa e l'opposizione è allo sbando".

Dure contestazioni a Guaidó

Se viene riconosciuto che all’estero il golpista Guaidó non goda più di grande sostegno. In patria non va meglio. Solo nei giorni scorsi, senza andare troppo indietro nel tempo, il golpista venezuelano ha subito in meno di 24 ore due dure contestazioni. Un vero e proprio record mondiale. 

L’ultima in ordine di tempo è avvenuta nello Stato di Anzoátegui dove gli abitanti di Puerto La Cruz hanno ripudiato la presenza di questo individuo lanciando uova e pomodori contro il SUV ultimo modello con cui si è presentato. Un gruppo di persone del luogo si è avvicinato all'hotel in cui alloggiava Guaidó per lamentarsi con lui delle sanzioni che è andato a chiedere in tutto il mondo contro il Venezuela; e quando l’ex deputato ha deciso di sottrarsi al confronto fuggendo a bordo del suo veicolo, le persone infuriate gli hanno lanciato delle uova al grido di “Fuera, fuera!”. 

Nemmeno 24 ore prima Juan Guaidò - dai soliti noti alle nostre latitudini descritto come un popolare combattente per la libertà del proprio popolo - aveva ricevuto un trattamento simile nello Stato di Sucre dove la popolazione locale aveva mostrato di non gradire la presenza in loco del burattino manovrato da Washington. 

Guaidó che si trovava nello stato di Sucre per partecipare a una presunta assemblea di pescatori nel settore di El Peñón, si è trovato di fronte alle sue responsabilità quando un gruppo di cittadini infuriati gli ha gridato: "Sei un assassino!”. 

Insomma, il ripudio verso questo personaggio ampiamente squalificato nel proprio paese, dimostra che non si può andare in giro per il mondo a chiedere sanzioni draconiane contro il proprio paese e il proprio popolo dopo aver scatenato una brutale violenza golpista nel tentativo di abbattere il legittimo governo, senza poi pagarne le conseguenze politiche.   

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