L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 22 gennaio 2022

e non dite che non l'avevamo detto - inoculare i bambini con farmaci sperimentali chiamati erroneamente vaccini è da criminali e le televisioni sono complici

Incredibile intervista al grande virologo Geert Vanden Bossche “Vaccinare i bambini non solo è stupido. E’ criminale.”

di “Alessandrino” da MittDolcino:

. Il Dottor Vanden Bossche ci ha illustrato i pericoli legati alla vaccinazione da Covid e in particolare della vaccinazione contro la cosiddetta variante Omicron.

Voglio mostrare attraverso una breve bio chi è il Dottor Vanden Bossche:

Ha lavorato per numerose compagnie (GSK Biologicals, Novartis Vaccines, Solvay Biologicals) e ha ricoperto vari ruoli nella ricerca e sviluppo dei vaccini. Ha lavorato per la Bill & Melinda Gates Foundation’s Global Health Discovery team a Seattle (USA) come Senior Program Officer; con la Global Alliance for Vaccines and Immunization (GAVI) a Ginevra come Senior Ebola Program Manager. Dopo l’esperienza in GAVI il Dottor Vanden Bossche è passato al Centro tedesco per la ricerca sulle infezioni di Colonia come capo dell’ufficio per lo sviluppo dei vaccini. Attualmente lavora principalmente come consulente per lo sviluppo di biotecnologie e vaccini, mentre conduce anche le sue ricerche sui vaccini basati sulle cellule Natural Killer.

Ci ha spiegato perché una buona fetta della popolazione vaccinata è a rischio ADE e che questo potrebbe essere confuso con una maggiore virulenza del virus.

Ci ha poi parlato non solo dell’inutilità di vaccinare i bambini, che hanno un forte sistema immunitario innato, ma anche del fatto che c’è qualcosa di criminale in quest’azione.

Un grande uomo, oltre a un grande virologo e scienziato che conduce indipendentemente le sue ricerche e attraverso il suo sito Voice for Science and Solidarity.

Abbiamo poi parlato della vaccinazione ai bambini che, Paesi come l’Italia, hanno abbracciato come se fosse la panacea a ogni male, addirittura discriminando attivamente i bambini e i ragazzini che non hanno ricevuto l’inoculazione.

Il grande virologo (prima di parlare, consiglio a tutti di guardare il suo curriculum e poi di parlare) non solo ha detto che è una scemenza, ma ha addirittura definito questo progetto come un crimine.

I bambini hanno già un sistema immunitario ben funzionante, infatti sono ben equipaggiati dagli anticorpi innati, che proteggono i più piccoli da una serie di patologie immunodeficienti e molto aggressive.

Per questo i bambini si ammalano raramente e spesso contraggono l’infezione, ma non la malattia.

E’ importante capire come funziona il nostro sistema immunitario e qual è la reale funzione delle vaccinazioni.

Inoltre è ormai chiaro che la variante Omicron altro non è che un raffreddore e molto probabilmente (così la definisce il Dottor Vande Bossche) una finestra di opportunità per uscire dalla pandemia.

Perché se non raggiungiamo l’immunità di gregge (che questi vaccini malfunzionanti non danno) non se ne uscirà mai. Addirittura il fatto che i vaccini stimolino la produzione di anticorpi sostanzialmente inutili, ma competitivi con gli anticorpi naturali, è un grave problema che potrebbe portare a conseguenze catastrofiche nel medio e lungo periodo, alterando i sistemi immunitari di coloro che si sono sottoposti a questo esperimento di massa.

Il Dottor Vanden Bossche ci ha chiaramente indicato che la soluzione più plausibile a tutti questo altro non sono che le cure. Perché fortunatamente questa non è una malattia pericolosa come vogliono farci credere.

E soprattutto le persone devono tenere a se stesse, fare esercizio fisico e mangiare sano. E non avere paura, perché la paura è una minaccia per il nostro sistema immunitario.

Ringraziamo il Dottor Geert Vanden Bossche per questa bellissima interviste, forse una delle migliori che abbiamo mai fatto.

Sarà sempre benvenuto qui su MittDolcino.

Per informazioni sul lavoro e sulle ricerche del Dottor Vanden Bossche:

https://www.voiceforscienceandsolidarity.org/

https://www.voiceforscienceandsolidarity.org/

NEOLINGUA da  adottare

Orwell aveva previsto tutto al millimetro

 

Italia, il Carcere

carcere-italia

 https://www.maurizioblondet.it/ncredibile-intervista-al-grande-virologo-geert-vanden-bossche-vaccinare-i-bambini-non-solo-e-stupido-e-criminale/

e si deve passare alla crescita economica limitata dalla sostenibilità ambientale, quella secondo cui "non ce n'è più abbastanza per tutti", e dalla competizione basata sull'uso sempre più limitato e razionale delle risorse naturali

Se l’Inflazione diventasse Super Green
Cambierebbero i modelli di crescita e di competizione
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21 gennaio 2022
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa



Non esiste uno strumento più convincente del prezzo di una merce: quando è basso, siamo tutti ovviamente più disposti a comprarla. Tutto dipende, in fondo, dalla disponibilità di denaro che abbiamo e dalle alternative di impiego, per consumi o per risparmio: questioni di cui gli economisti discutono da secoli.C'è un punto di convergenza, oggi, tra le istanze di coloro che sostengono la necessità di ridurre il "consumo" di ambiente perché la natura, il Pianeta Terra, non riesce a rinnovare le risorse che vengono progressivamente prelevate dall'Uomo per produzione e consumi.

L'aria, l'acqua, i minerali sono risorse finite. Un terreno coltivato senza sosta si isterilisce, ha bisogno di sempre più concime, ma ad un certo punto diviene completamente inerte, rimane solo sabbia e pietra.

Il paradigma della sostenibilità ambientale comporta dunque un limite alla crescita, allo sfruttamento illimitato delle risorse naturali. C'è naturalmente il tema demografico: più la popolazione aumenta, più aumenta il consumo delle risorse naturali.La combinazione della duplice crescita incontrollata, demografica da una parte ed economica dall'altra, porta alla insostenibilità ambientale: questo è il limite di fronte a cui ci si trova.

Il tema del riscaldamento atmosferico, che dipende dall'uso dei combustibili fossili, da cui deriva la prospettiva di una completa decarbonizzazione della produzione industriale, si pone come preminente anche per via delle catastrofi che sarebbero scatenate dal cambiamento climatico indotto dall'attività umana: desertificazione e scioglimento dei ghiacciai polari, innalzamento del livello degli Oceani, sommersione delle Città costiere e via discorrendo. Viene preannunciata una catastrofe che metterebbe a repentaglio la stessa sopravvivenza degli uomini sulla Terra: scompariremmo, come accadde ai Dinosauri.

L'inflazione dei prezzi delle materie prime e dei prodotti energetici ha una influenza con il processo di riorientamento della produzione e dei consumi.

Se i prezzi del petrolio, del gas, del carbone e conseguentemente dell'energia elettrica che viene prodotta con questi combustibili diventano stabilmente più cari, non c'è altra soluzione che ridurne i consumi o trovare delle fonti alternative. Fonti naturali rinnovabili come quella solare, eolica o delle maree.

Se, come sta accadendo in questi mesi, aumentano contemporaneamente anche i prezzi di tutti minerali, dal rame all'alluminio, delle derrate agricole come il grano ed il mais, e delle altre coltivazioni come il cotone, è evidente che il sistema è messo sotto stress: bisogna cambiare abitudini di produzione e di consumo. Con l'inflazione a due cifre che stiamo sperimentando, cambia il paradigma di crescita: da quello secondo cui "c'è sempre tutto per tutti" si passa a quello in base al quale "non ce n'è più abbastanza per tutti".

Cambierebbero contemporaneamente i due paradigmi fondamentali, quello della crescita economica e quello della competizione.

Terminata la lunga fase della crescita economica illimitata, quella secondo cui "c'è sempre tutto per tutti", e della competizione mercantilistica basata sulla riduzione dei costi del lavoro, essendo quest'ultimo l'unica "merce" che non ha un prezzo uniforme a livello globale, si passerebbe alla crescita economica limitata dalla sostenibilità ambientale, quella secondo cui "non ce n'è più abbastanza per tutti", e dalla competizione basata sull'uso sempre più limitato e razionale delle risorse naturali.

C'è un limite insuperabile a questa prospettiva: ci sarebbe una redistribuzione caotica delle potenzialità produttive e della ricchezza tra i vari paesi, così come è successo finora con la disponibilità nel sottosuolo delle risorse energetiche. Solo se "qualcuno" fosse in grado di monopolizzare le risorse, acquisendone la disponibilità e stabilendone il prezzo globale, si potrebbe gestire questo processo: ma, più che una utopia, sarebbe un incubo.

Cambierebbero i modelli di crescita e di competizione

Se l'Inflazione diventasse Super Green

ma in Italia c'è Draghi la testa di legno della finanza internazionale che ha il compito di schiacciare l'economia italiana e consegnare i gioielli di famiglia agli avvoltoi occidentali che anelano ad annettersi il meglio delle terre d'Italia


Addio al green pass e stop a tutte le restrizioni. Resta solo l’isolamento dei sintomatici

22 Gennaio 2022 - 12:58

La variante Omicron è diventata dominante negli stati dell’Unione europea. Ma dopo il Regno Unito e la Francia, anche un altro Paese elimina green pass e restrizioni.


La corsa di Omicron continua in Europa. Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), la variante sudafricana è diventata dominante nei paesi dell’Unione europea. Secondo i dati dell’Ecdc, la variante Omicron è «ormai prevalente nella maggioranza dei Paesi Ue e dello Spazio economico europeo con un tasso del 69,4%».

Per quanto riguarda la gravità della variante, «alla luce del maggior numero di prove disponibili che dimostrano un rischio minore di ospedalizzazione associato a Omicron», l’impatto della variante viene classificato dall’Ecdc come «ridotto».

I paesi europei stanno fronteggiando la variante in ordine sparso. Se l’Austria ha introdotto l’obbligo vaccinale e l’Italia il super green pass per partecipare a una serie di attività, Regno Unito e Francia hanno annunciato l’eliminazione delle restrizioni. E a stretto giro arriva anche la comunicazione dell’Irlanda: «Stop green pass». Entriamo nel dettaglio.

Stop alle restrizioni anti Covid in Irlanda

L’Irlanda segue il Regno Unito ed elimina a partire da oggi quasi tutte le restrizioni anti Covid, che erano state introdotte per fronteggiare la variante Omicron. Il picco dei contagi, adesso, sarebbe stato superato e per questa ragione il governo ha deciso di allentare la presa.

Ad annunciarlo in un discorso televisivo, il primo ministro Micheal Martin. Da oggi, sabato 22 gennaio, stop all’obbligo di green pass per accedere ai luoghi di ristoro, intrattenimento e tempo libero. I pub e i ristoranti potranno restare aperti oltre le ore 20. Vengono inoltre eliminati i limiti di pubblico per la partecipazione a eventi pubblici o sportivi e il distanziamento sociale. Da lunedì 24 gennaio cesserà anche l’indicazione di smart working e ci sarà un graduale ritorno ai posti di lavoro.

Da oggi in Irlanda resta solo una piccola parte di restrizioni anti Covid. Almeno fino a febbraio, obbligo di mascherine in ambienti come negozi, scuole e trasporti pubblici. Permane, ovviamente, l’autoisolamento per le persone sintomatiche e l’uso di green pass per i viaggi internazionali.

Nel discorso televisivo, il primo ministro Micheal Martin ha dichiarato al paese che è «tempo di essere di nuovo noi stessi». Il premier ha avvertito che la pandemia da Covid-19 non è finita, ma aggiunto: «La primavera sta arrivando. Non so se l’ho mai aspettata tanto quanto questa».

Omicron, la situazione in Italia

Diversa la situazione in Italia, in piena quarta ondata. Con il decreto del 5 gennaio, il governo ha introdotto un pacchetto di restrizioni per fronteggiare la corsa della variante Omicron. Le misure riguardano l’obbligo vaccinale per gli over 50, il super green pass sul lavoro e l’estensione del certificato base per una serie di attività aperte al pubblico.

A partire dal primo febbraio, scatta la sanzione di 100 euro per gli over 50 che non si sono vaccinati. Non è tutto. Diventa obbligatorio il green pass base per l’accesso a una serie di attività:
uffici pubblici;
posta;
banca;
uffici finanziari;
negozi (con l’eccezione delle attività essenziali come farmacie e supermercati).

Non solo. Sempre dal primo febbraio, la durata del green pass vaccinale viene ridotta a 6 mesi. Mentre dal 15 febbraio, scatta l’obbligo di super green pass per tutti i lavoratori (pubblici e privati) e i liberi professionisti di almeno 50 anni.

Friulì friulià, l'inflazione "transitoria" si mangia i redditi

Economia e Finanza>Economia italiana
Italia: la ripresa del 2022 ora è a rischio, i motivi

Violetta Silvestri
22 Gennaio 2022 - 12:53

La crescita e lo slancio economico sono a rischio in Italia: l’inizio del 2022 si sta mostrando ricco di insidie per la ripresa. La preoccupazione dominante resta l’inflazione.



Si addensano nubi nell’orizzonte economico dell’Italia: il 2022 non è iniziato nel migliore dei modi.

Tra il picco dei contagi, pur ammortizzati dai vaccini, e l’alto livello dell’inflazione, soprattutto energetica, l’incertezza è tornata a dominare gli scenari.

Il momento è cruciale per il Belpaese, considerando anche la fibrillazione politica con l’imminente elezione del nuovo Capo dello Stato. La figura di Draghi potrebbe perdere il ruolo di garante per il Paese, gettando ulteriori ombre su riforme e investimenti pianificati nel PNRR.

Cosa aspettarsi dalla ripresa economica in Italia in questo inizio 2022?

Perché l’inflazione minaccia l’Italia

Nel sua ultima Congiuntura Flash di gennaio, il Centro Studi di Confindustria è stato chiaro:

“La risalita del PIL italiano a inizio 2022 è a forte rischio e il balzo dell’inflazione sarà transitorio solo se si raffredderà l’energia. Il rincaro dell’energia colpisce l’industria italiana, la cui produzione è attesa in flessione, e gli elevati contagi frenano i consumi di servizi, che vanno di nuovo giù. Per gli investimenti le attese delle imprese sono diventate pessimiste...”

Le stime sul Prodotto Interno Lordo potrebbe cambiare al ribasso, considerando che le stime valutano un impatto da -0,8% sulla crescita del primo trimestre 2022 a causa dei prezzi energetici alle stelle.

“Margini erosi, la scarsità di commodity e l’aumento dei contagi” sono un mix rischioso per Confindustria, soprattutto perché segnali di frenata già si sono palesati.

A dicembre, pur in espansione, il PMI manifatturiero ha avuto un calo seppure lieve e quello dei servizi è diminuito in modo più marcato.

Gli investimenti, più deboli nel terzo trimestre 2021 (+1,6% da +2,4% nel 2°), potrebbero ulteriormente calare considerando che le imprese hanno manifestato un sentiment più pessimista sulle condizioni di investimento del quarto trimestre e quelle economiche del primo 2022.

Anche Confcommercio ha suonato il suo allarme: l’inflazione a gennaio può aumentare “dell’1,5% su base mensile (che non si registrava dagli anni ottanta) e del 4,7% su base annua. Seppure guidato dagli ingenti incrementi autorizzati per gli energetici regolamentati, cominciano a manifestarsi con sempre maggiore evidenza su altri segmenti di consumo le pressioni indotte dai costi della materie prime e dell’energia.”

A risentirne, ovviamente, saranno anche i consumi, ancora al di sotto dei livelli 2019.

Bankitalia rivede - al ribasso - la stime del 2022

Anche da Via Nazionale le previsioni per il 2022 sono peggiorate.

Per Bankitalia, infatti, il PIL vedrà una correzione al ribasso dello 0,2% con una crescita del 3,8%, mentre a salire sarà l’inflazione dello 0,7% al 3,5%.

Ci vorrà la metà del 2022 per rivedere uno slancio più robusto. A pesare si questo inizio anno il ritorno più aggressivo dei contagi, il caro-bollette e, in termini più finanziari e di credibilità, l’instabilità politica.

L’elezione del nuovo presidente della Repubblica sta riportando ombre sulla tenuta del Governo. Con vari segnali non incoraggianti per spread e debito.

Paolo Savona costretto a ricorrere ai social per denunciare i casini della Consob su Generali, la cassaforte d'Italia e di conseguenza gli impicci e imbrogli del Mes

Tempesta in arrivo e Consob ammutinata. Più che PNRR, siamo al Risiko senza dadi

22 Gennaio 2022 - 13:00

Con mossa senza precedenti, il numero uno dell’ente di vigilanza ammette la sua impotenza di fronte alle faide interne sul caso Generali e si dichiara «in scacco». Raiders e speculatori ringraziano


Lungi dal sottovalutare l’iperbole di irrazionalità contenuta nelle norme attuative dell’ultimo Dpcm sulle restrizioni anti-Covid, occorre essere molto seri: fossero questi i problemi del Paese, potremmo festeggiare. E avremmo lo spread a livello spagnolo e non più in linea a quello greco. Il contenuto di questa immagine,
Il testo del tweet del professor Paolo Savona Fonte: Twitter

infatti, è il tweet comparso sull’account Twitter personale del presidente della Consob, Paolo Savona, in risposta a un articolo de Il Foglio nel quale si metteva in evidenza l’immobilismo dell’organismo di vigilanza sotto la guida dell’ex ministro degli Affari europei del governo giallo-verde, in particolare rispetto alla delicatissima vicenda di Generali e della lista del Cda.

Al netto del casuale timing con cui proprio ieri sera è giunto il via libera di liceità a quest’ultima, appare in realtà inutile e noiosissimo entrare nel merito delle critiche. Impossibile, invece, non cogliere la gravità istituzionale dell’accaduto. Non solo il professor Savona ha utilizzato un profilo social personale per denunciare faide interne a un’istituzione collegiale come la Consob ma ha palesemente ammesso la propria impotenza di fronte allo scontro in atto. Insomma, il Paese sta andando incontro al redde rationem relativo alla governance della sua vera cassaforte - il Leone triestino - e più in generale all'esiziale transizione da Pepp e MES per quanto riguarda il concambio dei BTP in detenzione con un’ente di vigilanza in modalità Bounty ammutinato.

Ora, la Consob non ha mai brillato per particolare attenzione e tempismo, basti ricordare la vicenda Alitalia o certi bandi sullo short selling che parevano all’oscuro della possibilità di operare al ribasso attraverso le opzioni. Ma la scelta occorsa tre anni fa di dirottare l’ex ministro euroscettico alla guida dell’ente di vigilanza, compiuta dopo pedissequa consultazione del manuale Cencelli da parte di un esecutivo a parole rivoluzionario, ora rischia di far pagare al Paese un prezzo altissimo. Al netto del caso Generali, gravissimo, come approcciare l’altro capitolo aperto, quello di Tim-KKR?

Invochiamo il golden power, agitiamo spade di sovranità stile Braveheart e nel contempo abbiamo una Consob nel caos più totale? Una cosa è certa: l’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi deve essere stato vissuto dal professor Savona come un diretto di Mike Tyson al mento. Lui, l’uomo che da ministro del governo Lega-M5S propose pubblicamente la sua versione di riforma della governance Bce in nome della coltissima politeia e ottenne per tutta risposta l’utilizzo del suo report come fermacarte da parte dell’allora numero uno dell’Eurotower, da tempo probabilmente covava dentro di sé l’inconfessabile volontà di gettare la bomba nello stagno. Probabilmente, il breve ma devastante testo di quel tweet era pronto da settimane. Forse, mesi.

Resta un fatto: spetta alla Consob di concerto con Tesoro e Bankitalia, prendere decisioni drastiche come appunto il bando sulle vendite allo scoperto o l’extrema ratio di sospendere temporaneamente le contrattazioni di titoli o dell’intero mercato equity italiano, in caso di turbolenze eccessive. Il 2011 pare lontano ere geologiche ma è dietro l’angolo. In tutti i sensi. Se questo si rendesse necessario ancora, chi lo farà? E con quale autorità e credibilità? Ma, soprattutto, quale messaggio giunge a partner, cavalieri bianchi e potenziali raiders da quel tweet?

E’ inutile che i servizi segreti continuino a monitorare le mosse di soggetti esteri, temendo scalate ostili verso settori strategici, se poi l’Ente di vigilanza del mercato non sa fare altro che ampollosi studi teorici sulle criptovalute o guerre di retroguardia in nome e per conto dei vecchi poteri forti contro i nuovi. O il contrario, stante il vuoto di potere negli strati intermedi del Paese. Perché a fronte di una fine del PEPP che sicuramente invierà ulteriori scossoni sul nostro spread già agitato, a meno di un colpo di mano di Christine Lagarde il 2-3 febbraio (atto che, di converso, scatenerebbe comunque la reazione della Bundesbank, inviando quindi tremori di segno opposto su tutta l’eurozona), questi grafici

Andamento del sotto-indice bancario dello Stoxx 600 Fonte: Bloomberg
Correlazione della ratio di utile per azione del sotto-indice bancario sullo Stoxx 600 Fonte: Bloomberg
Controvalori di dividendi e buybacks dei principali istituti bancari europei (2021) Fonte: Bloomberg

mostrano quale sia la prospettiva per il sistema bancario europeo nei mesi a venire.

Come mostra la prima immagine, il sotto-indice del credito dello Stoxx 600 è il top performer da inizio anno, un +10% che segna il miglior esordio di sempre, incluso il primato per la più lunga striscia vincente dal 2018. Di più, il canale ribassista in atto dal 2015 ha subito una rottura di trend al rialzo. Più bullish di così, si muore. Oltretutto con il comparto che ancora offre un 40% di sconto sui prezzi del mercato in generale, grazie a un aumento di dividendi e buybacks che stanno ingolosendo gli investitori e aumentando animal spirits verso multipli potenzialmente da favola.

Con più di un capitolo aperto, in primis il futuro di Monte dei Paschi e il nodo Carige-Bper e a fronte di uno scenario simile per il settore bancario in Borsa , l’Italia può permettersi di non avere un organismo di vigilanza del mercato? No. Tanto vale arrendersi e smetterla di millantare volontà di nascita del Terzo polo del credito e approcci difensivi contro eventuali scalate ostili, perché quel tweet ha fatto il giro delle sale trading. Ancorché, in realtà, rappresenti nulla più che un mero segnale di fine ufficiale delle ipocrisie rispetto a una guerra interna nota da tempo. E a tutti. Ma una cosa è la percezione diffusa o la presa d’atto ufficiosa, un’altra l’ammissione en plein air di un unicum inaccettabile in un mondo finanziarizzato. E nel cuore di un Paese membro del G7.

Teniamoci pure stretto il titolo di Paese dell’anno dell’Economist, il totem del PNRR da mostrare agli ospiti in visita e la chimera del 6% di Pil creato a colpi di SuperBonus, ancorché spacciato per crescita sostenibile e strutturale: stiamo andando incontro alla tempesta senza ente di controllo della Borsa. Anzi, in piena guerra fra bande al suo interno. Per stessa ammissione del suo numero uno. Praticamente, un Paese emulo di Will Coyote nella sua corsa verso il burrone del canyon, fantasticando la cattura di Bip Bip. E se la prospettiva apparirebbe devastante anche in condizioni di normalità democratica, diviene qualcosa di inquietante per contorni e tempistica nel momento in cui a Palazzo Chigi risieda un uomo di mercato e finanza come Mario Draghi. Qualcosa bolle in pentola. Certi messaggi, così come i messaggeri che li recapitano, non sono mai casuali. In Italia, soprattutto.

"Senza Green pass niente pensione. Il governo dei migliori raggiunge un altro traguardo memorabile sulla strada delle libertà. Il prossimo passo quale sarà? Senza green pass ti portano via la casa? I risparmi? O ti impalano direttamente?"

Green pass, Mario Giordano "sbrana" Mario Draghi: "La prossima volta ti impalano direttamente?"



Sullo stesso argomento:

"Senza uccidere libertà e diritto". Mario Giordano scatenato contro Draghi: Covid, quello che non dice agli italiani
"Siamo carichi?" Mario Giordano fa impazzire Mediaset, delirio e urla selvagge: choc su Rete 4 | Video

21 gennaio 2022

Mario Giordano polemico nei confronti del governo. Il conduttore di Fuori dal Coro, il programma in onda su Rete 4, non ha mai nascosto la sua disapprovazione nei confronti delle nuove limitazioni imposte da Mario Draghi e ministri. Così, in attesa dell'ufficializzazione del nuovo Dpcm, cinguetta al vetriolo. "Senza Green pass niente pensione. Il governo dei migliori raggiunge un altro traguardo memorabile sulla strada delle libertà. Il prossimo passo quale sarà? Senza green pass ti portano via la casa? I risparmi? O ti impalano direttamente?". A differenza di quanto era stato previsto, il certificato verde sarà richiesto anche per ritirare la pensione.



"Il caffè della mattina illegale? Mette in salvo la moka": Mario Giordano svela l'ultima follia dell'Europa

Una norma che a Giordano non va proprio giù. La posizione del giornalista è chiara e ribadita nei tweet precedenti: "Misure necessarie? Draghi stasera spiegherà perché in Gran Bretagna, Svezia o Sudafrica la curva dei contagi scende senza bisogno di uccidere diritto e libertà? Se non lo farà, lo faremo noi domani sera. Chi non urla è complice". Proprio per le sue idee, Giordano è stato al centro di diversi rumors: tutti davano il suo programma vicinissimo alla chiusura.


"Vita breve, c'è chi lo giura". Voci da incubo su Mario Giordano ai piani alti di Mediaset: "Non è un caso..."

"C'è chi giura - scriveva Giuseppe Candela - che, al netto delle smentite del caso, la trasmissione potrebbe non avere vita lunga. Sarà vero?". I retroscena parlavano di malumori ai piani alti per la presenza di No vax nel programma. Retroscena smentiti poi con i fatti: Fuori dal Coro è andato in onda come di consueto l'11 gennaio e si prepara a una lunga edizione fino a giugno.


"Con questo decreto l'ha persa". Mario Giordano una furia contro Draghi. E davanti a tutti volano insulti | Guarda

https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/30179769/green-pass-mario-giordano-mario-draghi-pensionati-prossima-volta-impalano.html


Due anni di Paura&Violenza sono tanti, hanno tirato troppo la corda e questa in varie parti di Euroimbecilandia, incluso il Regno Unito, si sta sfilacciando e ognuno corre a difendere i propri interessi chiaramente escluso la testa d'ariete di Draghi, lo stregone maledetto/coniglio mannaro/vile affarista che continua a difendere gli interessi della finanza internazionale sul suolo italico

SPY FINANZA/ Generali, Tim e i problemi “nascosti” dalla corsa al Quirinale
Pubblicazione: 21.01.2022 - Mauro Bottarelli
La corsa al Quirinale rappresenta una resa dei conti partitica, ma le questioni cruciali per il destino dell’Italia sono altre

Il Quirinale visto dalla Consulta (Lapresse)

Per una volta, cominciamo con una buona notizia. L’Europa pare aver finalmente preso atto del pericolo rappresentato dall’inflazione e ha deciso di intervenire, operando in tandem con la Bce. Ricordate Pina Picierno, l’eurodeputata Pd che nel pieno dell’ubriacatura renziana disse che gli 80 euro mensili elargiti dal Governo a lei erano sufficienti per una spesa al supermarket in grado di durare due settimane? Esatto, proprio lei. È stata nominata vice-presidente del Parlamento europeo. Con una tale preparazione in fatto di prezzi, sicuramente Christine Lagarde ne sfrutterà l’esperienza. Ironia a parte, devo fare pubbliche scuse a Mario Giordano, il cui modo di condurre è stato più volte oggetto delle mie critiche. Ben inteso, continua a non essere nelle mie corde. Ma quando un giornalista si comporta come tale e assesta un diretto nei denti al presunto intoccabile di turno, svelandone gli altarini, si mette da parte ogni differenza, ci si toglie il cappello e si dice bravo. E aver costretto la magistratura milanese a convocare l’ineffabile dottor Pregliasco, chiedendogli conto del suo strano criterio di priorizzazione degli interventi al Galeazzi, significa aver reso un servizio alle gente. Di fatto, ciò per cui il giornalismo – quello vero – è nato. Anche perché – e ve lo dice uno che sta esaurendo la pazienza verso la categoria dei camici bianchi -, se si fosse aspettato l’Ordine dei Medici per avere qualche chiarimento su certo apartheid ammazza-Ippocrate, campa cavallo.

Che strano, stando alla vulgata generale, tutte le disgrazie e le magagne della sanità lombarda erano legate al potere formigoniano. Roberto Formigoni mi pare ampiamente fuori dai giochi da tempo, eppure qualcosina non funziona. E mi fa ben sperare il fatto che l’assessore Moratti abbia preso a cuore la vicenda dei medici di base in modalità free agent della NBA di basket, più preoccupati di operare in modalità Professor Dottor Guido Tersilli che di dare una mano alla comunità nel momento più necessario. Chissà che la fine della pandemia non porti con sé anche la fine di certi protagonismi e mitomanie pericolose. Perché se la mia bistrattata categoria può arrecare danno con un articolo, un medico che non fa il suo dovere può farne molto di peggio. E alla collettività, non solo al singolo o al partito finito nel tritatutto dell’informazione. Quindi, ancora una volta, bravo a Mario Giordano e cenere sul capo per il sottoscritto. Il quale, nel frattempo, vi invita a seguirlo in un’attività apparentemente iconoclasta, quasi alle soglie del vilipendio: fregatevene beatamente della cosiddetta corsa al Colle. Non è quello il problema. Perché il Quirinale, così come stanno le cose, rappresenta soltanto l’OK Corrall di una poco edificante e onorevole resa dei conti partitica, dopo la dieta forzata del governo ammucchiata e della falsa concordia nazionale.

I problemi sono altri. Ad esempio, vi invito a rendervi conto del silenzio tombale calato su una partita realmente esiziale per il futuro del Paese come Generali, il cui Consiglio è stato terremotato da dimissioni che somigliano a una chiamata alle armi finale da parte dei pattisti Caltagirone e Del Vecchio. Piaccia o no e con il massimo rispetto per il Capo dello Stato, il Leone di Trieste rappresenta la cassaforte del Paese. Btp in testa. E non sono decisamente tempi per avventure. E che dire della pratica Tim-Kkr? Abbandonata. O, quantomeno, così prezza il mercato, stante l’andamento del titolo del gigante della telefonia. Altra partita fondamentale, quantomeno a livello di Rete. Ma non se ne parla. Se non nelle segrete stanze o nelle pagine di economia di giornali, spesso in modalità messaggio in codice.

Sembrano argomenti distanti, da addetti ai lavori. Ma non è così. Perché in un Paese che dipende totalmente dalla Bce a livello di sostenibilità del debito, le mosse e la governance del prestatore di ultima istanza interno appaiono vitali. Bankitalia non potrà più correre in soccorso dello spread come sta facendo ormai da due mesi abbondanti, ogni qualvolta questo si avvicini a un livello di rischio o di soglia psicologica. Il concambio di titoli in detenzione all’Eurotower verso il Mes non scherma più il nostro differenziale dal reale premio di rischio e il re-investimento equivale a un bicchiere d’acqua fresca. Le strade sono due. O si punta tutto sul Mes, il quale però emetterà bond per finanziare prestiti ma certamente non a garanzie zero come la Bce o la nostra Banca centrale di concerto con il Tesoro dovrà far ricorso al backdoor funding, alla versione all’amatriciana del Plunge Protection Team statatunitense. Ovvero, operare moral suasion su banche e assicurazioni affinché comprino e detengano a bilancio Btp.

Direte voi, siamo il Paese dei 209 miliardi di Recovery Fund, del Pnrr e del 6% di Pil: chi non vorrebbe avere in portfolio titoli di Stato? Nessuno. Nel senso che, a parte la Bce, non li vuole nessuno. E dovrebbe far riflettere il fatto che alcuni players di primo piano di questo doom loop come Unipol abbiano deciso di alleggerire le proprie detenzioni di Btp già da tempo, al netto della Bce. Il motivo? Garantire ai clienti l’investimento migliore e più sicuro. Capite perché Generali rappresenta la vera partita, molto più di quella del Quirinale? Non a caso, il nervosismo in seno al Governo è ogni giorno più palpabile. E lo è anche quello di un uomo apparentemente di ghiaccio come Mario Draghi, il cui futuro è appeso a equilibri ben più profondi, radicati e paralleli di quelli dello scontro fra nani in atto nella politica. Non è un caso che Financial Times e Wall Street Journal continuino a inviare segnali in tal senso, veri e propri avvertimenti sotto le mentite spoglie di analisi politico-economiche. Ma qui tutto ruota attorno al Colle. E al Covid. Il quale in mezza Europa ormai è trattato come endemico, tale da non rappresentare più un ostacolo alla fine delle restrizioni. Certo, c’è da stare attenti e continuare a mantenere la guardia alta. Ma anche tornare a un barlume di normalità. Reale e non mediata da un green pass che come unico risultato concreto ha quello di aver imposto uno stato di lockdown de facto in tutto il Paese, quantomeno a livello economico: alberghi chiusi, ristoranti e locali vuoti, negozi semi-deserti nonostante i saldi. Addirittura, vip messi alla porta perché con il passaporto vaccinale scaduto. I nostri concorrenti a livello di turismo ad alto reddito e location per film e spot pubblicitari, ringraziano sentitamente.

Stiamo scherzando con il fuoco. Perché quel 6%, il cui mirabolante effetto-boost nessuno sembra più interessato a rivendicare ogni piè sospinto, era soltanto un bluff, crescita gonfiata da SuperBonus che alla fine rappresentano credito concesso e che dovrà rientrare: non esistono pasti gratis, nemmeno con Draghi al Governo. Intanto, l’industria e l’impresa muoiono di caro bollette, visto che la politica è stata così intelligente da ascoltare come unico consulente nel settore una sedicenne svedese con evidenti problemi di ossessione per le foche e i pinguini. L’importante era che Greta non piangesse e non strepitasse e quei fenomeni dei FridaysforFuture la smettessero di paralizzare il traffico delle metropoli ogni venerdì che Dio mandava in Terra. Quindi, tutti a spingere per una transizione verso il presunto verde che non tenesse minimamente conto delle realtà. Ora godiamoci il gas alle stelle e il Cremlino che gioca al gatto con il topo. Ma anche in questo caso, stranamente il Governo tedesco – nientemeno che nella persona della ministra degli Esteri e leader dei Verdi – ha cominciato a fare qualche passo indietro, minacciando sì di bloccare Nord Stream 2 del tutto se Mosca invaderà l’Ucraina, ma, al contempo, prendendo atto che con la Russia occorre ristabilire rapporti di collaborazione. Il motivo? Lo mostra questo grafico: i cittadini tedeschi, soprattutto all’Est, hanno paura della bolletta e non di Nord Stream 2 o di Putin. E per un Governo appena salito in carica dopo 20 anni di opposizione, certi segnali vanno colti al volo. E il mercato comincia a prezzare quanto sta accadendo, ben prima della politica.


È tempo di andare short sull’intera narrativa pandemica? In molti pensano di sì. Alla luce di prezzi e revenues di Pfizer e Moderna che paiono dire adesso basta, il rally è durato fin troppo. Attenti a non farvi cogliere con la guardia abbassata. E, soprattutto, dalla parte sbagliata del trade.

Quello che gli euroimbecilli non vogliono capire che Mosca del cancro Ucraina non gli ne frega niente e che sarebbe ben felice che l'Occidente tutto se ne facesse carico. Eurasia è una realtà e si vuole ostinatamente nascondere la testa nella sabbia se ancora si rispolvera Yalta

La finzione occidentale sotto scacco
21 Gennaio 2022


Mentre sull’Ucraina e sulle mire russe Joe Biden incespica nelle sue stesse parole e nei concetti sottostanti, l’Unione europea torna a recitare il ruolo che meglio le riesce: ambire a fissare standard e sanzioni sin quando la realtà non la prende a ceffoni. Nel mezzo, i soliti tentativi egemonici di chi non rinuncia a gonfiarsi come una rana di Fedro e credere di “guidare” con testa e muscoli quello che resta un riluttante blocco mercantilista.

L’antefatto: durante una lunga conferenza stampa, l’ammaccato presidente degli Stati Uniti ha detto che si attende che la Russia “muoverà” sull’Ucraina, dopo aver ammassato circa centomila uomini attorno al confine orientale del vicino. Biden ha promesso una reazione rapida e senza precedenti in caso di invasione, tale da procurare a Mosca un dolore mai provato prima.

Teneteci o rispondiamo

Non che si potesse dire qualcosa di realmente differente. Il problema è sorto quando, subito dopo, Biden si è messo a graduare l’ipotesi di reazione occidentale (quale Occidente, lo vedremo tra poco) in caso di “incursione minore” dei russi in Ucraina. E quale potrebbe essere, tale incursione minore?

Ad esempio, un attacco hacker simile a quello di alcuni giorni fa che ha defacciato i siti governativi di Kiev? Un’operazione coperta in cui paramilitari senza insegne ( i famosi “omini verdi”) colpiscono le truppe russe di là dal confine per darne la colpa agli ucraini e legittimare ritorsioni militari? Altro?

La Casa Bianca si è immediatamente precipitata a precisare che nessuno stava graduando alcunché. Lo stesso Biden ha ripreso il tema dicendo che qualsiasi incursione di là dal confine incontrerebbe la durissima risposta occidentale. Ma, come si nota, pare siamo ancora al superamento del confine fisico e non altro.

Che in Europa aleggi l’aria pesante della Conferenza di Yalta o peggio, di quella di Monaco del 1938, con suddivisioni in zone di influenza delle grandi potenze, se ne sono accorti praticamente tutti. Forse se ne sono accorti anche a Berlino, malgrado una coalizione di governo molto eterogenea in cui la ministra degli Esteri, la Verde Annalena Baerbock, va a Mosca a parlare con quella vecchia volpe del suo omologo Sergej Lavrov e fa la faccia assertiva anche se i tedeschi (e con essi l’Europa) sono pesantemente minacciati di ritorsione a mezzo gas.

Tedeschi strattonati dalla realtà

Baerbock minaccia dunque di non far partire la nuova pipeline Nord Stream 2, che sembra la stessa minaccia che un aspirante suicida rivolge al mondo puntandosi la pistola alla tempia. Il Cancelliere Olaf Scholz tace, per ora. Forse ricordando che fu un suo predecessore e compagno di partito a diventare il primo piazzista di gas russo in Europa.

Nel frattempo Emmanuel Macron va a Strasburgo per inaugurare col solito tono solenne la sua campagna elettorale per le presidenziali francesi di aprile, spacciandola per il discorso di avvio del semestre di presidenza a rotazione della Ue, e butta lì che l’Europa deve negoziare con la Russia.

Che sarebbe cosa buona e giusta, visto che ogni blocco ha proprie funzioni di utilità e gli americani hanno la loro. Se non fosse che i russi fanno sapere che per loro sarebbe meglio trattare con gli americani e con la Nato, e che il “Format Normandia” sull’Ucraina, cioè il quartetto Parigi-Berlino-Mosca-Kiev, per ora non è opzione preferenziale a Mosca.

Lo scenario è noto e per nulla inedito: Putin sfrutta le divisioni occidentali e il ventre molle europeo. Che poi, precisiamo: sarà pure ventre molle nel senso di scarsa attitudine a darsi una difesa autonoma comune ma non scordiamo mai che parliamo di ventisette paesi, di peso differente e obiettivi nazionali non omogenei. Fatale che il risultato siano estenuanti negoziati interni per raggiungere una esangue posizione esterna di compromesso. In economia come, a maggior ragione, in politica estera.

Tra egemoni e gregari, Putin gode

Non ci vuole un esperto di teoria dei giochi per comprenderlo. Se mai in Europa dovesse emergere un egemone assertivo (per qualsivoglia motivo), egli perseguirebbe in primo luogo la propria funzione di utilità e, in subordine, il denominatore comune altrui. Ricordate gli stupidi e antistorici piagnistei degli italiani, durante la fase acuta della crisi del debito pubblico? “Basta con l’egemonia della Bundesbank, maestra!”. Forse volevano tornare a quella della Federal Reserve, che esisteva in passato e prima che si giungesse alla costruzione europea nella forma attuale, cioè con una banca centrale propria.

Ci sarà sempre un egemone, assertivo o riluttante, manifesto o più o meno dissimulato. E ci saranno dei gregari che lo seguiranno. Su questo gregariato, Mosca potrà sempre agire. Oltre che usare rilevanti leve come quella energetica sull’intero continente. Se poi aggiungiamo che il modello economico della Ue pare essere quello mercantilista tedesco, basato su surplus commerciali, ecco che le vulnerabilità geopolitiche si amplificano ulteriormente.

Un continente che, malato del suo abituale irenismo, si è dato gli obiettivi della transizione energetico-ambientale e (forse) della protezione sociale durante la medesima ma non quello della sicurezza energetica. Sono “sbadataggini” che si pagano molto care, di solito. E forse sono anche dolose nel senso di conseguenti a interessi di singole parti del sistema, sufficientemente porose da essere infiltrate dagli interessi russi. Ogni riferimento alla Germania è puramente voluto.

Arrivano i nostri, e costano caro

Veniamo alla famosa reazione alla “invasione” russa dell’Ucraina: che forme prenderà? Da tempo si vocifera della cosiddetta “opzione nucleare”, cioè tagliare fuori Mosca dal circuito di pagamento internazionale SWIFT. Ottimo, se non fosse che un’azione del genere impedirebbe agli europei di pagare il gas russo, di cui continuano ad aver bisogno.

A meno di sviluppare e usare una propria architettura di pagamenti, esponendosi a ritorsioni americane per violazione delle sanzioni. E fine della celebrata “alleanza”. Certo, gli americani potrebbero unire l’utile al dilettevole e giocare al piccolo Piano Marshall delle navi gasiere che arrivano in soccorso dell’Europa al gelo. La cavalleria navale del Mondo Libero, in pratica.

Se non fosse che ovviamente in Europa mancano rigassificatori per gestire una simile sostituzione di importazioni, che peraltro andrebbe a tutto vantaggio delle imprese americane e non sarebbe gratis et amore dei.

Potreste obiettare: ma la Russia a qualcuno dovrà pur venderlo, questo maledetto gas. Certo, ad esempio alla Cina? Anche se questa parte del business non è ancora sviluppata come dovrebbe, visto che sinora l’export di gas russo alla Cina viene solo da campi di gas di nuovo sviluppo, nell’est del paese, che non servirebbero comunque l’Europa.

La Russia guarda a Est, ma serve tempo

Anche alla Russia serve tempo: entro la fine del decennio potrebbe entrare in esercizio la pipeline per collegare i campi di gas della Siberia occidentale, che oggi riforniscono l’Europa, alla Cina, passando attraverso la Mongolia. Il famoso progetto Power of Siberia 2 di cui si parla tuttavia da molti, forse troppi, anni.

Tutto questo scenario suggestivamente terrificante ci lascia con la domanda delle domande: Putin invaderà l’Ucraina? O magari solo il Donbass, aumentando il cuscinetto a protezione dei confini occidentali russi, scontando “sanzioni” che potrebbero mordere relativamente poco, come quelle imposte dopo l’annessione della Crimea, considerando che la Russia oggi ha ancora più munizioni valutarie proprio grazie al prezzo di petrolio e gas e a una politica di bilancio domestica effettivamente austera?

Torna quella spiacevole sensazione che il cosiddetto Occidente sia non solo privo di leve strategiche contro l’abilità tattica e strategica del Cremlino (o di Pechino), ma che il concetto stesso di Occidente sia un’invenzione letteraria che transenna una lasca, dispersa e ferocemente eterogenea espressione geografica.

I preparati ad mRna vaccini si sono ben presto rivelati completamente inutili oltre che dannosi, così che è toccato ai governanti complici imporre con la forza il meccanismo di auto alimentazione della vaccinazione che non è potuto partire da solo.

La trappola dell’imperialismo vaccinale



Confesso di aver esitato a lungo sull'opportunità di scrivere qualcosa sui vaccini in generale. Se una massa ottenebrata della quale evidentemente fanno parte anche molti intellettuali, per non dire un arco politico formato da vere e proprie scorie sociali, non sa distinguere l’ovvio, ossia la differenza che passa tra l’avversione generale ai vaccini e quella a singoli preparati genici sperimentali, chissà quale confusione potrebbe portare allargare di un po’ la complessità del discorso e inserire l’assidua creazione di un culto vaccinale dentro un disegno di bio potere al principio piuttosto naif e senza precise intenzioni, ma successivamente diventato un arma politica. L’inizio risale agli anni ’90 durante i quali un ultra capitalismo euforico per la vittoria sul socialismo reale e deciso a smantellare le conquiste del dopoguerra mise gli occhi sui due settori fonte di debito pubblico, ma soprattutto di autonomia delle persone: la sanità e le pensioni. Così si cominciò ad erodere progressivamente l’assistenza medica con strumenti peculiari in ogni società, in Italia attraverso i ticket e la corruzione che creava un mal servizio appositamente creato per spostare verso il settore privato quante più persone possibile. E in questo contesto che è si è formato del culto del vaccino, fondato sull'indubbio successo nello sconfiggere alcune malattie cosa che nessuno potrebbe essere così pazzo da contestare, ma ben presto spinto oltre ogni ragionevolezza come succedaneo di un sistema sanitario efficiente.

Tuttavia una cosa è servirsi con criterio di questa arma, un’altra è quella di pensare che si possa vaccinare contro qualsiasi cosa: l’accumulo di “punture” (in Usa sono addirittura 50 entro i sei anni, potrebbe portare a conseguenze che tuttora rimangono inesplorate, specie se poi si vuole vaccinare a tutti i costi contro malattie, comprese quelle esantematiche, che in società evolute costituiscono un rischio molto relativo. L’esempio che mi è capitato di fare in altre occasioni è quello del morbillo che in situazione di carenza alimentare, di povertà o di guerra provoca vittime essenzialmente per lo sviluppo di complicanze, ma che in condizioni di relativo benessere è assolutamente poco pericoloso. Per esempio in Italia dagli anni ’70 la mortalità era zero ancora molto prima della formulazione del vaccino apposito e mezzo secolo prima della sua obbligatorietà. Questo implica qualcosa che la scienza di modello americano e capitalista non concepisce o meglio non vuole ideologicamente riconoscere, ovvero il fatto che la salute riguarda certamente i farmaci e la cura, ma dipende principalmente dalle condizioni sociali come questo grafico, relativo agli Usa illustra molto bene mostrando come il grosso del miglioramento dello stato di salute generale della popolazione nell'ultimo secolo è migliorato in maniera decisiva assai prima delle vaccinazioni di massa o dell’introduzione degli antibiotici. Ma a parte le resistenze ideologiche a vedere queste cose il pan vaccinismo prometteva di poter ridurre le spese sanitarie, sparando una pletora di vaccini e lasciando al minimo il resto dell’assistenza. Molte volte si sono trovati accenni alla necessità di ridurre l’assistenza nei documenti delle grandi banche d’affari, o dell’Fmi o della Banca mondiale, abbastanza comunque per suscitare deliri vaccinali in personaggi purtroppo molto potenti come Bill Gates che poi hanno via via imposto questa visione presso l’oligarchia occidentale.

Naturalmente se si fosse trattato solo di vaccini non si sarebbe arrivati al punto in cui siamo: il fatto è che il vaccino porta con sé non solo una promessa di immensi e certi guadagni per un tempo indefinito, ma anche una possibilità di conquistare un biopotere assoluto sulle società, cose che i semplici farmaci ancorché miracolosi non possono ottenere. E mi spiego facendo sempre l’esempio del morbillo: per ragioni che non sono ancora ben conosciute prendere il morbillo da bambini sviluppa difese molto più forti e prolungate rispetto al vaccini e così accade che mentre le madri che hanno avuto il morbillo passano anticorpi attraverso la placenta e poi attraverso il colostro, quelle vaccinate e che dunque non hanno sviluppato a pieno la reazione immunitaria non lo fanno o lo fanno in maniera molto più debole. Così i bambini nati da madri vaccinate hanno molto più bisogno del vaccino degli altri. Rendere obbligatorio un vaccino contro una malattia poco pericolosa, almeno in certe condizioni, significa in sostanza creare un meccanismo che si autoalimenta e che certamente offre un potere formidabile perché dopo un po’ si è dipendenti dal vaccino e una malattia tutto sommato lieve rischia di diventare più pericolosa. . Il medesimo meccanismo, sia pure per il momento non ancora riferito al rapporto madre -bambino, ma solo al singolo individuo è quello che si è voluto creare con i cosiddetti vaccini contro il covid: più dosi di fanno e più si ha bisogno di una nuova dose con un meccanismo che nel nostro caso è enfatizzato dal fatto che ogni dose contribuisce a indebolire il sistema immunitario e quindi a rendere le persone dipendenti. Ciò che non ha funzionato è che i preparati ad mRna vaccini si sono ben presto rivelati completamente inutili oltre che dannosi, così che è toccato ai governanti complici imporre con la forza il meccanismo di auto alimentazione della vaccinazione che non è potuto partire da solo.

Quindi non ci si può stupire se in maniera totalmente anomala da vent’anni a questa parte è di fatto quasi impossibile fare uno studio serio sui vaccini, sfidando troppi interessi e non soltanto sanitari. Anzi l’obbligatorietà dei vaccini stessi rende impossibile trovare “campioni” sufficienti di non vaccinati precludendo perciò qualsiasi possibilità di capire se l’aumento di certi disturbi, in particolare la vera e propria esplosione dei disturbi auto immuni, abbia una qualche correlazione o meno con le pratiche vaccinali massicce. La scienza legata al denaro diventa ben presto impotente, divenendo uno strumento per aumentare i profitti piuttosto che la conoscenza e per aiutare un potere, anche quello più folle. Quello, per intenderci che potrebbe anche voler prendere due piccioni con una fava e risolvere il problema delle pensioni, attraverso un regime sanitario. Intelligenti pauca.

Lo Spalanzani attesta che i vaccini statunitensi non vaccinano a differenza dello Sputnik V

EUROPA
20 Gennaio 2022 19:00
Omicron, Sputnik nettamente più efficace di Pfizer. Lo Spallanzani certifica il fallimento vaccini mRNA



Questo comunicato dello Spallanzani è stato diramato pochi minuti fa tramite la pagina Facebook del principale istituto di malattie infettive di Italia.

Lo riproduciamo nella sua interezza:

Tutti i vaccini attualmente autorizzati perdono parte dell’efficacia nei confronti di Omicron. I risultati degli esperimenti di laboratorio, condotti in collaborazione tra Istituto Spallanzani e Istituto Gamaleya, hanno documentato che oltre il 70% delle persone vaccinate con Sputnik V mantengono un'attività neutralizzante contro Omicron, e tale attività si mantiene in buona parte anche a distanza di 3-6 mesi dalla vaccinazione.
Questi risultati, appena usciti in preprint, risultano estremamente incoraggianti e utili per definire nuove strategie vaccinali in rapporto alla evoluzione delle varianti di SARS-CoV-2.
Il team tecnico scientifico Covid 19 – INMI Spallanzani


Riporta Reuters: "Lo studio preliminare è stato condotto dagli scienziati dell'Istituto Spallanzani in Italia e dell'Istituto Gamaleya di Mosca, lo sviluppatore del vaccino Sputnik V. I ricercatori hanno affermato che i campioni prelevati da tre a sei mesi dopo la seconda dose di un vaccino hanno dimostrato che i livelli di anticorpi nei destinatari di due dosi di Sputnik V erano più resistenti all'Omicron rispetto a quelli vaccinati con Pfizer.

E ancora da Reuters: "Lo studio, che richiederà la certificazione tramite peer review, ha mostrato che anticorpi neutralizzanti specifici per Omicron sono stati rilevati nel siero del sangue del 74,2% delle persone vaccinate con Sputnik e nel 56,9% di quelle vaccinate con Pfizer/BioNtech."

In altre parole quello che gli scienziati italo-russi hanno certificato è che con due dosi di Sputnik V vengono forniti titoli medi geometrici (GMT) di anticorpi neutralizzanti il virus contro la variante omicron di covid-19 due volte superiori rispetto alla doppia dose del vaccino di Pfizer (2,1 volte superiori in totale e 2,6 volte superiore, tre mesi dopo la vaccinazione).


Lo Spallanzani, per dirlo con parole ancora più semplici, ha testimoniato come lo Sputnik sia molto più efficace di quello a mRNA imposto come unico al nostro paese attraverso contratti segreti firmati dalla Commissione europea e da Big Pharma. Se ancora non vedete il fallimento drammatico e criminale nella gestione della pandemia in Italia e in Europa in generale siete offuscati da due anni di becera propaganda o parte del problema.

e non dite che non l'avevamo detto - i vaccini non vaccinano ammazzano

Lettera aperta di scienziati, medici e un Nobel: i vaccini ammazzano
Maurizio Blondet 21 Gennaio 2022

il Premio Nobel Mike Levitt (Biologia Molecolare, Stanford, Nobel per la Chimica 2013) segnala la lettera aperta al governo inglese degli scienziati che mostrano come i vaccini causano morti tra bambini e giovani

Lettera aperta all’MHRA sui dati sulla morte infantile

I vaccini Covid-19 potrebbero aver causato la morte di bambini e giovani adulti
Datato 19 gennaio 2022

A:
Dott.ssa June Raine, amministratore delegato, MHRA
Professor Lim, Presidente, sottocommissione JCVI COVID-19
On. Sajid Javid, Segretario di Stato per la salute e l’assistenza sociale
Professor Sir Chris Whitty, Chief Medical Officer per l’Inghilterra
Sir Patrick Vallance, consigliere scientifico capo del governo
Dott.ssa Jenny Harries OBE, amministratore delegato, UKHSA

Egregio dottor Raine, professor Lim, signor Javid, professor Whitty, Sir Patrick Vallance e dottor Harries,
URGENTE
RE: Segnali che i vaccini Covid-19 potrebbero aver causato la morte di bambini e giovani adulti

Scriviamo per chiedere un’indagine immediata e urgente per determinare se i vaccini Covid-19 siano la causa di un numero significativo di decessi osservati di recente nei bambini maschi e nei giovani adulti.

Chiediamo inoltre che i dati anonimi e le informazioni note per essere disponibili, che mostrino quanti bambini sono morti a seguito di un vaccino Covid-19 ed entro quanti giorni, siano pubblicati per piena trasparenza, nell’interesse pubblico.

Giovedi ’13 ° gennaio 2022, nel corso di un’udienza presso l’Alta Corte [1] a Londra, la prova è stata presentata mostrando un significativo aumento del numero di giovani morti di sesso maschile in seguito all’entrata in esercizio delle Covid-19 vaccinazioni rispetto alla prima di cinque anni media tra il 2015 e il 2019. È importante esaminare separatamente i decessi maschili, dato ciò che è noto sui rischi più elevati di miocardite nei giovani maschi.

Tra il 1 ° maggio al 24 ° dicembre 2021 ci sono stati
402 decessi registrati nei maschi di età compresa tra 15 e 19 anni, 65 in più rispetto alla media di 337 in cinque anni;
al contrario, 163 decessi registrati nelle femmine, 12 in meno rispetto alla media quinquennale di 175; e
sommando questi, 565 decessi tra maschi e femmine registrati in totale, 53 in più del previsto.

L’Office for National Statistics ha accettato che l’aumento dei decessi di giovani maschi sia un aumento statisticamente significativo, con il tasso di mortalità che cade al di fuori degli intervalli di confidenza previsti dai dati degli anni precedenti.

Ancora più preoccupante è il fatto che è probabile che il numero effettivo di decessi che si verificano tra i giovani maschi in questo periodo sia significativamente superiore a quelli registrati. Questo perché l’ONS stima che a causa dei ritardi nella registrazione, in media i decessi registrati nel periodo rappresentino solo il 62% dei decessi effettivi verificatisi. Qualsiasi morte in cui c’era incertezza sulla causa sarà stata deferita al medico legale e tali decessi possono richiedere molto tempo per essere registrati. Il fatto che un segnale sia già evidente nei decessi registrati è quindi una grande preoccupazione.

Tenendo conto della stima dell’ONS, i 65 decessi maschili in eccesso potrebbero rappresentare 105 decessi in eccesso di questi giovani uomini, supponendo che la percentuale di decessi riferiti al medico legale sia simile agli anni precedenti. Se ci sono stati più rinvii del medico legale quest’anno, la cifra potrebbe essere più alta.

Almeno dal 13 ottobre 2021, il Segretario di Stato e JCVI sono stati informati di questo aumento delle morti maschili attraverso la loro rappresentanza da parte dell’Ufficio legale del governo nei procedimenti dell’Alta Corte. Inoltre, la stessa ONS ha ora riconosciuto che potrebbe essere intrapreso più lavoro per esaminare i tassi di mortalità dei giovani nel 2021 e ha confermato per iscritto che intende intraprendere quel lavoro “quando saranno disponibili dati più affidabili”.
Ci sono già segnali di rischio

L’incidenza di una maggiore mortalità nei giovani maschi nel 2021 in coincidenza con l’introduzione dei vaccini Covid-19 non può essere liquidata come una coincidenza, poiché ci sono già stati segnali di allarme di gravi eventi avversi in questa fascia di età. Per questo la decisione di offrire il vaccino Covid-19 ai minori di 18 anni non è stata senza polemiche.

Il JCVI in precedenza aveva rifiutato di raccomandare che i vaccini Covid-19 fossero somministrati a bambini sani di età compresa tra 12 e 15 anni poiché il rapporto beneficio-rischio era nella migliore delle ipotesi solo marginale di fronte al rischio molto basso per i bambini di malattie gravi o morte per Covid -19, la notevole incertezza sui potenziali danni dei vaccini Covid-19, i noti segnali di danno dei vaccini già identificati e l’assenza di dati di sicurezza completi ea lungo termine in circostanze in cui i vaccini sono stati immessi rapidamente sul mercato, molto prima che i normali studi clinici di fase III utilizzati per valutare la sicurezza siano stati completati. Il 3 settembre 2021 il JCVI ha dichiarato:

“ Nel complesso, il comitato è del parere che i benefici della vaccinazione siano leggermente maggiori dei potenziali danni noti (tabelle da 1 a 4), ma riconosce che vi è una notevole incertezza riguardo all’entità dei potenziali danni. Il margine di beneficio, basato principalmente su una prospettiva sanitaria, è considerato troppo piccolo per supportare i consigli su un programma universale di vaccinazione di bambini di età compresa tra 12 e 15 anni, altrimenti sani, in questo momento. Man mano che si accumulano dati a lungo termine sulle potenziali reazioni avverse, una maggiore certezza può consentire una riconsiderazione dei benefici e dei danni. Tali dati potrebbero non essere disponibili per diversi mesi ”.

La decisione della JCVI è stata ribaltata dai quattro chief medical officer di Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord, non perché abbiano riscontrato un beneficio per la salute dei bambini rispetto ai vaccini Covid-19 ma perché, sulla base di analisi di modelli, hanno concluso che il Covid-19 i vaccini avrebbero probabilmente ridotto le assenze scolastiche. Nonostante la prevenzione teorica di alcuni giorni di assenza per sintomi lievi simili al raffreddore non potesse mai essere ragionevolmente considerata una giustificazione per la somministrazione di vaccini con effetti a lungo termine sconosciuti, questa era la giustificazione data per la vaccinazione dei bambini in età scolare. Da allora, i dati devono essere ottenibili e dovrebbero essere raccolti e riesaminati per determinare se le vaccinazioni abbiano effettivamente ridotto le assenze scolastiche,

Inoltre, il 4 agosto 2021 il JCVI ha inizialmente raccomandato una sola dose a soggetti sani di età compresa tra 16 e 17 anni, riconoscendo che esisteva un aumentato rischio di miocardite nei giovani maschi a causa dei vaccini Covid-19, soprattutto dopo una seconda dose, poiché identificato dalla FDA negli Stati Uniti e dai dati emersi in Israele. È da notare che quando, nel novembre 2021, il JCVI ha consigliato di somministrare una seconda dose ai ragazzi di età compresa tra 16 e 17 anni, lo ha fatto senza includere alcuna dichiarazione esplicita secondo cui riteneva che i benefici del vaccino contro il Covid-19 fossero superiori ai rischi in quella fascia di età. Al contrario, ha riconosciuto che le informazioni sui rischi a lungo termine (da mesi ad anni) di miocardite non erano chiare e sarebbero diventate disponibili solo con il passare del tempo.

Il rischio: beneficio relativo all’introduzione dei vaccini ai minori di 18 anni era stato detto dal Segretario di Stato e da coloro che gli consigliavano di essere finemente equilibrato. Sono trascorsi diversi mesi e i dati sui decessi registrati e le assenze scolastiche, insieme al rischio ridotto di Omicron, devono far riflettere se quel sottile equilibrio debba aver deviato dal raccomandare la vaccinazione nei giovani.

Deve essere condotta un’indagine

Alla luce dell’aumento dei decessi nei giovani maschi e dei noti problemi di sicurezza, è necessario condurre un’indagine. Non è suggerito che l’aumento della mortalità osservato dimostri che i vaccini Covid-19 stiano causando la morte, sia per miocardite che per qualche altro meccanismo, ma non si può escludere una connessione. Il segnale potenziale è abbastanza forte che le indagini urgenti dovrebbero iniziare immediatamente per escludere tale possibilità. Ogni destinatario di questa lettera ha il dovere di indagare. Sarebbe una grave inosservanza del dovere non farlo.

Il JCVI ha il dovere continuo di tenere sotto controllo i suoi consigli con l’emergere di nuovi dati. Ha espressamente affermato in diverse occasioni che sono necessari o attesi più dati.

L’MHRA è responsabile della sorveglianza del vaccino in tempo reale e ha il dovere di monitorare i dati del vaccino Covid-19 per i segnali di sicurezza. Lo fa attraverso il sistema di segnalazione della Yellow Card, ma il suo ruolo non dovrebbe essere limitato a un solo sistema di sorveglianza passiva. È accettato dal gruppo di lavoro di esperti della Commissione sui medicinali per uso umano, che è stato istituito per consigliare l’MHRA sulla sua strategia di monitoraggio della sicurezza per i vaccini Covid-19, che la sorveglianza passiva si basa su qualcuno che sospetta o che “stabilisce una connessione” tra il medicinale o il vaccino e una malattia inspiegabile, e poi denunciarla, e che quindi è importante che vengano inserite altre forme di vigilanza ad integrazione del regime della Yellow Card.

È quindi fuori dubbio che l’MHRA ha il dovere di indagare sull’incidenza dell’eccesso di mortalità nei giovani maschi all’interno dei dati detenuti dall’ONS, indipendentemente dal fatto che siano state presentate o meno segnalazioni di cartellino giallo.

Il Segretario di Stato, in quanto responsabile del programma di vaccinazione del governo, ha anche un dovere fondamentale nell’interesse pubblico di monitorare la sicurezza e l’efficacia dei vaccini Covid-19.

I dati sono disponibili e possono essere facilmente esaminati

Queste preoccupazioni non dovrebbero essere difficili da indagare. L’ONS ha confermato (alla Corte) di essere in grado di fornire dati anonimi precisi tra cui il numero di giorni tra la vaccinazione e il decesso. Non è stato suggerito che vi siano difficoltà nella raccolta o nell’analisi dei dati. Se, ad esempio, i dati rivelano una concentrazione di decessi che si verificano in prossimità della data della vaccinazione, ciò potrebbe rafforzare i timori di un nesso causale positivo (ad esempio secondo i criteri di Bradford Hill) e sarebbero necessarie ulteriori indagini più dettagliate. Una maggiore incidenza di mortalità nei bambini dopo la vaccinazione è un importante motivo di preoccupazione e potrebbe indicare la necessità di sospendere immediatamente il programma di vaccinazione. Se non è evidente alcuna indicazione di connessione causale, ciò può aiutare a rassicurare il pubblico sulla sicurezza dei vaccini.

Sebbene l’arresto del programma di vaccinazione contro il Covid-19 nei bambini sia ciò che una sfida legale dell’Alta Corte ha cercato di ottenere, finora i tribunali hanno ritenuto che l’introduzione di massa ai minori di 18 anni sia stata una decisione politica per il Segretario di Stato con cui la magistratura non è in grado di intervenire. Tale parere della corte, che si occupa di particolari principi giuridici del controllo giurisdizionale, non ostacola in alcun modo l’indagine da noi richiesta. In effetti, l’onorevole giudice Jay ha osservato durante un’audizione, in cui era rappresentato il Segretario di Stato, che si aspettava che il JCVI avrebbe “chiesto a gran voce i dati” relativi all’incidenza dei decessi dopo la vaccinazione.

Le informazioni sono già state richieste e promesse dal Segretario di Stato

Questa richiesta di informazioni relative ai decessi a seguito di vaccinazione non è nuova. In diverse occasioni la questione è stata sollevata alla Camera dei Comuni. Ad esempio, il 25 marzo 2021, in risposta alle domande di William Wragg MP e Sir Christopher Chope MP sull’incidenza dei decessi entro tre settimane dalla vaccinazione contro il Covid-19, l’allora Segretario di Stato, Matt Hancock, ha assicurato al Parlamento che si trattava esattamente il genere di cose che stava guardando e che, se c’erano dei dati non pubblicati, avrebbe cercato di pubblicarli perché il governo voleva essere completamente aperto e trasparente per rassicurare le persone che i rischi sono estremamente bassi.

È estremamente preoccupante che i dati relativi ai decessi a seguito della vaccinazione contro il Covid-19 non sembrino essere stati raccolti e analizzati o, se lo è stato, si sia deciso di non pubblicarli. Sfortunatamente, l’impressione che si ha non è di trasparenza, ma piuttosto di nascondere le informazioni. L’impatto a lungo termine sulla fiducia nei rappresentanti eletti e negli organismi di regolamentazione che li consigliano non può essere sottovalutato. Nemmeno il potenziale significato dei segnali di dati che apparentemente stanno emergendo.

La nostra richiesta e richiesta

Alla luce di quanto sopra e in tutte le circostanze, si prega di confermare quanto segue a mezzo ritorno:
Che ciascuno di voi indaghi sull’aumento della mortalità nel periodo dal 1 maggio 2021 al 24 dicembre 2021 (e oltre) nei giovani maschi come registrato dall’ONS , per determinare il motivo dell’aumento e se il nesso causale con il Covid- 19 vaccini possono essere ragionevolmente esclusi.
Quali misure sono state prese finora, se del caso, per condurre l’indagine richiesta e se tale indagine è già iniziata, si prega di confermare quando è iniziata l’indagine, qual è la sua portata, a che punto è raggiunta e quando dovrebbe essere conclusa. Se non sono stati ancora presi provvedimenti, spiega perché no.
Che ora cercherete di ottenere dall’ONS, senza indugio, i seguenti dati per tutti i decessi di età compresa tra 12 e 19 anni avvenuti dal 1° maggio 2021 in poi ad oggi:

a. Età (se nella fascia di età 12-15 o 16-19)
b. Sesso
c. Se l’individuo aveva la dose 1 di un vaccino Covid-19 (e se Moderna o Pfizer)
d. Se l’individuo aveva la dose 2 di un vaccino Covid-19 (e se Moderna o Pfizer)
e. Se applicabile, il numero di giorni di morte dopo la dose 1 (se la dose 2 non è stata somministrata) o il numero di giorni di morte dopo la dose 2 (se somministrata)

Che il Segretario di Stato pubblichi i dati ottenuti o che faccia in modo che l’ONS pubblichi tali dati.
Se hai concluso, e in caso affermativo quando, che un nesso causale con i vaccini Covid-19 possa essere escluso o considerato una possibilità trascurabile, e su quali basi.
Ciò che lei suggerisce potrebbe essere la spiegazione dell’aumento statisticamente significativo dei decessi nei giovani maschi nel periodo dal 1 maggio 2021 al 24 dicembre 2021 diverso da un possibile nesso causale con i vaccini Covid-19 .
Che lei fornisca le principali fonti di prova su cui si è fatto affidamento, nel rispetto di ogni spiegazione fornita, per sostenere e spiegare perché questo aumento non si è visto anche in altri periodi (ad esempio, nel 2020, quando è scoppiata la pandemia e quando sono morti i giovani maschi erano inferiori alla media).

Fermo restando che non accettiamo che i dati modellati sulle assenze possano aver giustificato la decisione di distribuire i vaccini ai bambini in età scolare, si prega di confermare anche per ritorno:
Che ciascuno di voi adotti misure per indagare sui dati disponibili dopo la decisione del 13 settembre 2021, su consiglio del primario, in merito a (a) il livello delle assenze scolastiche (b) se il beneficio modello di evitare le assenze scolastiche è stato raggiunto e (c) la misura in cui l’assenza è stata causata da ciascuna delle (i) somministrazione del programma di vaccinazione e (ii) reazioni avverse al programma di vaccinazione.
Quali iniziative sono state adottate finora per indagare sui dati relativi alle assenze scolastiche dopo tale decisione del 13 settembre 2021 e, se tale indagine è già iniziata, si prega di confermare quando è iniziata l’indagine, qual è la sua portata, in quale fase ha raggiunto e quando dovrebbe concludersi. Se non sono stati ancora presi provvedimenti, spiega perché no.

Pubblicazione dei dati

Non vediamo alcuna barra alla pubblicazione dei dati richiesti. L’ONS ha espresso preoccupazione in tribunale sul fatto che la pubblicazione dei dati richiesti potesse essere divulgativa, in quanto consentirebbe l’identificazione delle persone interessate se associate a notizie e altre informazioni di pubblico dominio. Tuttavia, non capiamo come ciò sia anche concettualmente possibile vista la generalizzazione dei dati richiesti. Si segnalano inoltre i dati regionali e giornalieri pubblicati dall’ONS in relazione ai decessi per Covid-19.

Non sono richiesti nominativi, dati regionali, data di nascita o data di morte. Con l’assistenza dell’ONS, si prega di fornire un esempio in modo che noi e il pubblico possiamo capire perché i dati richiesti potrebbero essere nascosti perché potrebbero essere divulgativi.
Urgenza assoluta

Infine, l’attuale messaggio del governo ai bambini rimane ‘fatevi vaccinare’. Un tempo era “ogni vita conta”. Se fosse stabilita la probabilità di un nesso causale tra l’aumentata incidenza di decessi e i vaccini Covid-19, sarebbe una questione molto seria. La morte anche di un solo bambino per un vaccino contro il Covid-19 sarebbe una tragedia. È quindi logico che un’indagine sia di fondamentale urgenza.

Non si può ignorare che 65 decessi nei giovani maschi al di sopra della media normale equivalgono a 2 decessi a settimana ogni settimana tra il 1 maggio e il 24 dicembre 2021. Tenendo conto della stima del 38% di decessi non registrati, la cifra effettiva potrebbe essere almeno 3 a settimana . Questo, ovviamente, è solo per la fascia di età 15-19. Nello stesso periodo sono stati registrati solo 2 decessi nella stessa fascia di età registrati come ‘coinvolgenti’ il Covid.

Restiamo in attesa di una sua risposta sostanziale il prima possibile e comunque entro 7 giorni.

Questa lettera è stata pubblicata apertamente e speriamo che sia ampiamente condivisa insieme a qualsiasi risposta.

Cordiali saluti,

Dr Jonathan Engler, MBChB, LlB (hons), DipPharmMed e Dr Clare Craig, BM BCh FRCPath

Co-presidenti di HART (Health Advisory & Recovery Team, www.hartgroup.org )
Firmatari di HART:


Professor Richard Ennos, MA, PhD. Professore onorario, Università di Edimburgo
John Collis, RN, specialista infermiere professionista
Dr Elizabeth Evans, MA, MBBS, DRCOG, medico in pensione
Dr John Flack, BPharm, PhD. Direttore in pensione della valutazione della sicurezza presso Beecham Pharmaceuticals dal 1980 al 1989 e vicepresidente senior per la scoperta di farmaci dal 1990 al 1992 SmithKline Beecham
Dr Ali Haggett, Lavoro di comunità per la salute mentale, 3° settore, già docente di storia della medicina
Sig. Anthony Hinton, MBChB, FRCS, Consulente chirurgo ORL, Londra
Dr Keith Johnson, BA, D.Phil (Oxon), consulente IP per test diagnostici
Dott.ssa Rosamond Jones, MD, FRCPCH, pediatra consulente in pensione
Dott.ssa Tanya Klymenko, PhD, FHEA, FIBMS, docente senior in scienze biomediche
Sig. Malcolm Loudon, MB ChB, MD, FRCSed, FRCS (Gen Surg), MIHM, VR. Chirurgo Consulente
Dr Alan Mordue, MBChB, FFPH (in pensione). Consulente in pensione in Medicina ed Epidemiologia della Sanità Pubblica
Sue Parker Hall, CTA, MSc (consulenza e supervisione), MBACP, EMDR. Psicoterapeuta
Rev Dr William JU Philip MB ChB, MRCP, BD, Senior Minister The Tron Church, Glasgow, ex medico specializzato in cardiologia
Dr Gerry Quinn, PhD, microbiologo
Dr Jon Rogers, MB ChB (Bristol), medico di medicina generale in pensione
Natalie Stephenson, Audiologa Pediatrica BSc (Hons).
Ulteriori firmatari

Il professor Anthony J Brookes, professore di genomica e scienza dei dati sanitari, Università di Leicester
Professor Angus Dalgleish, MD, FRCP, FRACP, FRCPath, FMedSci, Professore di Oncologia, St George’s Hospital, Londra
Professor John A Fairclough, BM BS, BMed Sci, FRCS, FFSEM (UK), Professore emerito, chirurgo ortopedico consulente onorario
Professor Martin Neil, BSc PhD, Professore di Informatica e Statistica
Professor Keith Willison, PhD, Professore di Biologia Chimica, Imperial, Londra
Lord Moonie, MBChB, MRCPsych, MFCM, MSc, House of Lords, ex sottosegretario di stato parlamentare 2001-2003, ex consulente in medicina della salute pubblica
Julie Annakin, RN, infermiera specializzata in immunizzazione
Dott. Michael Bazlinton, MBCHB MRCGP DCH
Dr David Bell, MBBS, PhD, FRCP (Regno Unito)
Dr Mark A Bell, MBChB, MRCP(UK), FRCEM, Consultant in Emergency Medicine, UK
Dr Michael D Bell, MBChB, MRCGP, medico di medicina generale in pensione
Dr Alan Black, MBBS, MSc, DipPharmMed, medico farmaceutico in pensione
Dr David Bramble, MBChB, MRCPsych, MD. Consulente Psichiatra
Dott.ssa Emma Brierly, MBBS, MRCGP, medico di base
Kim Bull, laurea in scienze paramediche, paramedico
Dott.ssa Elizabeth Burton, MB ChB, medico di medicina generale in pensione
Dr Peter Chan, BM, MRCS, MRCGP, NLP, medico di medicina generale, professionista di medicina funzionale, formatore GP
Michael Cockayne Master, PG Dip, SCPHNOH, BA, RN Professionista della salute sul lavoro
Sig. Ian F Comaish, MA, BM BCh, FRCOphth, FRANZCO, Consulente oculista
James Cook, infermiera registrata nel NHS, laurea in infermieristica (Hons), Master of Public Health (MPH)
Dr Zac Cox, BDS, LCPH, dentista
Dr David Critchley, BSc, PhD, 32 anni in ricerca e sviluppo farmaceutici come ricercatore clinico
Dr Damien Downing, MBBS, MRSB, medico privato
Mr Christian Duncan, MB BCh, BAO, MPhil, FRCSI, FRCS (Plast), Consulente Chirurgo Plastico
Dr Chris Exley, PhD FRSB, professore in pensione in Chimica Bioinorganica
Dr Charles Forsyth, MBBS, BSEM, medico indipendente
Dott.ssa Jenny Goodman, MA, MBChB, Medicina Ecologica
Dott.ssa Catherine Hatton, MBChB, medico di base
Dott.ssa Renee Hoenderkamp, ​​medico di base
Dr Andrew Isaac, MB BCh, medico, in pensione
Dott.ssa Pauline Jones MB BS medico generico in pensione
Dr Charles Lane, biologo molecolare
Dr Branko Latinkic, BSc, PhD, Biologo Molecolare
Dott.ssa Theresa Lawrie, MBBCh, PhD, Direttore, Evidence-Based Medicine Consultancy Ltd, Bath
Dr Jason Lester, MRCP, FRCR, consulente oncologo clinico
Dott.ssa Felicity Lillingstone, IMD DHS PhD ANP, dottore, cure urgenti, ricercatore
Katherine MacGilchrist, BSc (Hons) Farmacologia, Master in Epidemiologia, CEO, Direttore della revisione sistematica, Epidemica Ltd
Dr C Geoffrey Maidment, MD, FRCP, medico consulente in pensione
Mr Ahmad K Malik, FRCS (Tr & Orth), Dip Med Sport, Consulente traumatologico e chirurgo ortopedico
Dr Kulvinder S. Manik MBChB, MRCGP, MA(Cantab), LLM, Gray’s Inn
Dott.ssa Dee Marshall, MBBS, MFHom, Medicina nutrizionale
Dott.ssa Julie Maxwell, MBBCh, MRCPCH, Pediatra di comunità specialista associato
Dr S McBride, BSc(Hons) Medical Microbiology & Immunobiology, MBBCh BAO, MSc in Clinical Gerontology, MRCP(UK), FRCEM, FRCP(Edinburgh). NHS Medicina d’urgenza e geriatria
Sig. Ian McDermott, MBBS, MS, FRCS(Tr&Orth), FFSEM(UK), Consulente chirurgo ortopedico
Dr Niall McCrae RMN, PhD Ricercatore di salute mentale e funzionario del sindacato dei lavoratori dell’Inghilterra
Dott.ssa Franziska Meuschel, MD, ND, PhD, LFHom, BSEM, Medicina nutrizionale, ambientale e integrata
Dr. Scott Mitchell, MBChB, MRCS, specialista associato, medicina d’urgenza
Dr David Morris, MBChB, MRCP (UK), medico di medicina generale
Dott.ssa Greta Mushet, consulente psichiatra in pensione in psicoterapia. MBChB, MRCPsych
Dott.ssa Sarah Myhill, MBBS, Dip NM, medico in pensione, medico naturopata indipendente
Dott.ssa Christina Peers, MBBS, DRCOG, DFSRH, FFSRH, specialista in menopausa
Anna Phillips, RSCN, BSc Hons, Clinical Lead Trainer Clinical Systems (Terapia intensiva pediatrica)
Jessica Righart, laurea magistrale, scienziata senior in terapia intensiva
Mr Angus Robertson, BSc, MB ChB, FRCSEd (Tr & Orth), Consulente chirurgo ortopedico
Dott.ssa Jessica Robinson, BSc(Hons), MBBS, MRCPsych, MFHom, psichiatra, dottore in medicina integrativa
Sig. James Royle, MBChB, FRCS, MMedEd, chirurgo colorettale
Dr Rohaan Seth, Bsc (Hons), MBChB (Hons), MRCGP, medico di medicina generale in pensione
Dr Noel Thomas, MA, MBChB, DObsRCOG, DTM&H, MFHom, dottore in pensione
Dr Julian Tompkins, MBChB, MRCGP, medico generico, formatore GP PCME
Dott.ssa Livia Tossici-Bolt, PhD, scienziato clinico del NHS
Dott.ssa Helen Westwood, MBChB (Hons), MRCGP, DCH, DRCOG, medico generico
Dott.ssa Carmen Wheatley, DPhil, Oncologia Ortomolecolare
Sig. Lasantha Wijesinghe, FRCS, chirurgo vascolare consulente
Dott.ssa Ruth Wilde, MB BCh, MRCEM, AFMCP, dottore in Medicina Integrativa e Funzionale
Dott.ssa Stefanie Williams, dermatologa
Gordon Wolffe, BDS (Hons), Master, FDSRCS, Consulente Periodontist (in pensione), Direttore del Master in Parodontologia (in pensione), Università di Nijmegen, Paesi Bassi.
Dott.ssa Holly Young, BSc, MBChB, MRCP, Consulente in Medicina delle Cure Palliative