L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 maggio 2022

L'esercito ucraino si sfalda, le contraddizioni mettono gli uomini di fronte a realtà incontenibili

CHI COMANDA DAVVERO LE FORZE ARMATE DELL’UCRAINA
By Verdiana Siddi On 28 Maggio 2022 6,386


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Di Svyatoslav Knyazev, stoletie.ru

I canali Telegram e i media interni ucraini hanno iniziato a parlare di un conflitto che si sta sviluppando tra la leadership politica di “indipendenza” (il riferimento è a Piazza Indipendenza di Kiev, quindi alle forze legate alla rivolta di Maidan ndr.) e il comandante in capo delle Forze Armate Ucraine Valerij Zaluzhnyj. Nonostante i tentativi dell’entourage di Vladimir Zelenskyj di nascondere ciò che sta accadendo, qualcosa sta trapelando.

Nello stato maggiore [ucraino] da tempo agisce un gruppo di consiglieri della NATO che pianificano le operazioni militari. Negli ultimi tempi è iniziato un forte confronto a causa dell’atteggiamento dei generali statunitensi nei confronti delle nostre truppe come carne da cannone, che vengono inviate al macello sul fronte orientale. Su questa questione, il punto di vista di Zaluzhnyj si allontana da quello della leadership politica del Paese, che sostiene l’opinione dei consiglieri [della NATO]

scrive il canale ucraino Telegram “Resident”.

Come già affermato dal canale Telegram “Leghitimnyj”, in Ucraina è dislocato un gruppo di ufficiali delle forze armate statunitensi che hanno pieni poteri d’impartire direttamente ordini alle unità e alle formazioni ucraine, persino di annullare ordini del comando delle Forze Armate Ucraine e della Guardia Nazionale. In caso di insubordinazione agli ordini degli americani, Kiev rischia di rimanere senza il supporto finanziario e militare di Washington. Allo stesso tempo, gli americani richiedono azioni sempre più decisive da parte delle Forze Armate Ucraine: controffensive e di non “rimanere seduti nelle città”. Secondo la direzione dello stato maggiore ucraino, al Pentagono nemmeno si rendono conto delle reali possibilità delle Forze Armate Russe. Finora, i consigli militari dall’altra parte dell’oceano hanno portato le Forze Armate Ucraine alla sconfitta.

Tutto questo va a sovrapporsi al conflitto personale tra Zelenskyj e Zaluzhnyj.

Il conflitto è divampato dopo la pubblicazione dei risultati di un’indagine sociologica condotta dall’agenzia “Rating” che mostra come, tra la popolazione dei territori controllati da Kiev, la popolarità del comando dell’esercito è superiore alla stima verso Zelenskyj.

L’attività di Zaluzhnyj sui social network e la creazione di un proprio fondo pubblico è stata interpretata dal “team-Ze” (la squadra di Zelenskyj ndr.) come un tentativo di tirare un brutto colpo al presidente. Da quel momento Zaluzhnyj è quasi completamente scomparso dagli eventi pubblici e dai social network e le sue dichiarazioni ai media sono ora esclusivamente spersonalizzate.

Secondo gli addetti ai lavori, il confronto tra Zaluzhnyj e Zelenskyj con gli americani alle sue spalle sta raggiungendo un nuovo livello. Come sostiene l’autore del canale “Resident”, Zaluzhnyj insiste sul ritiro del raggruppamento ucraino da Severodonetsk, dove per le Forze Armate Ucraine, nel prossimo futuro, potrebbe ripetersi la storia di Azovstal. Tuttavia, Zelenskyj non ne vuole sentir parlare, affermando che dopo la resa dell’esercito ucraino a Mariupol, l’Ucraina ha bisogno di un nuovo esempio di “coraggio ed eroismo”. Gli americani stanno inculcando a Zelenskyj che Severodonetsk deve essere trattenuto a qualsiasi costo.

Il fatto che l’esercito ucraino serva al regime e ai suoi padroni americani solo come “carne da cannone” è stato dimostrato dal tentativo delle Forze Armate Ucraine di impadronirsi dell’Isola dei Serpenti. Che questa impresa fosse senza speranza lo si sapeva fin dall’inizio, secondo il ministro della Difesa russo, il generale Sergej Shojgu, tale impresa è costata all’Ucraina più di 50 soldati delle forze speciali d’élite, quattro aerei, dieci elicotteri, 30 droni e tre mezzi navali. Questi militari sono stati sacrificati a favore dell’illusoria speranza di sbloccare i porti della regione di Odessa per iniziare ad esportare grano verso i clienti occidentali.

Ora, a giudicare dai dati dei corrispondenti militari, i soldati delle Forze Armate Ucraine, a decine, stanno lasciando le loro posizioni e si stanno arrendendo. Anche i combattenti della difesa territoriale si stanno ribellando registrando video-appelli per Zelenskyj, dove si rifiutano di combattere.

La questione sta nel fatto che nei giorni scorsi il regime di Kiev ha iniziato a gettare in prima linea unità della difesa territoriale dell’Ucraina occidentale e centrale che non dispongono di armi pesanti e non hanno avuto alcun addestramento.

Alle proteste stanno già partecipando i soldati della 101° e 115° Brigata della difesa territoriale. I parenti dei militari della 103° e 57° Brigata stanno assediando gli uffici militari e le autorità nelle retrovie. Il comando delle Forze Armate Ucraine guarda a ciò che sta accadendo attraverso le dita, e lascia man libera ai partecipanti delle proteste.

In questo contesto, il “team-Ze” è passato alle minacce verso il comando delle Forze Armate Ucraine. Aleksej Arestovich, portavoce dell’ufficio del presidente, ha affermato la necessità di “capire il perché le Forze Armate della Federazione Russa tanto rapidamente hanno conquistato il sud dell’Ucraina”. Tra i motivi di quanto accaduto, ha richiamato “l’incompetenza e il tradimento”. In risposta, l’attivista Taras Chmut, molto vicino al comando delle Forze Armate Ucraine, ha accusato il “team-Ze” di “cercare gli estremi”, ricordando che l’esercito ucraino sotto Zelenskyj non si è sviluppato e che l’ordine di difesa è fallito.

Pare che qualcosa nell’esercito ucraino stia cominciando a muoversi.

L’ordine di difesa è fallito.

Di Svyatoslav Knyazev, stoletie.ru

25.05.2022


Titolo originale: Украинские военные и Зеленский – Кто на самом деле командует Вооружёнными силами Украины

Titolo originale in italiano: Militari ucraini e Zelensky – Chi in realtà comanda le forze armate dell’Ucraina

Traduzione di Eliseo Bertolasi

Suggerimento non richiesto. Nicola Gratteri non ha scelta deve scendere in politica, certamente non con la Meloni, ma deve organizzare un suo movimento, difficilissimo, strada nuova e in salita, è l'unico modo per uscire dall'angolo dove le istituzioni TUTTE dello stato lo hanno messo

Eco mediatica - Gratteri smentisce la sua discesa in campo con Fratelli d’Italia: «Voglio fare il magistrato»


27/05/2022 - 15:30 

Noi vogliamo sapere cosa intende fare, quali norme intende proporre o modificare o migliorare per contrastare concretamente le mafie».

Il titolo non c’entra nulla con il corpo dell’articolo ed esce il giorno dopo che io sono andato dalla Gruber e da Costanzo.

Gratteri ha quindi sottolineato di non essere mai stato tenero con alcun Governo: «Ho sempre criticato e contestato tutti, ma allo stesso tempo sono stato il consulente gratuito di tutti

A tale proposito, il procuratore ha smentito una sua discesa in campo con Fratelli d'Italia e ha aggiunto: «Prendo atto che il giornale di De Benedetti cambia linea editoriale nei miei confronti. (LaC news24)

Ne parlano anche altri media

Lo dice Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica Catanzaro intervenendo a ‘Piazza Pulita’. commentando le indiscrezioni pubblicate sul quotidiano ‘Il. Domani’. Troppe coincidenze» (Il Reggino)

Adesso siamo lontani anni luce dalle battaglie politiche della Associazione magistrati contro la riforma Castelli o le leggi di Berlusconi. Anche perché nella desolazione dell’Anm – peraltro guidata oggi da una delle figure più equilibrate tra le leadership degli ultimi anni, Giuseppe Santalucia – emerge inevitabilmente l’uomo forte. (Il Dubbio)

Giancarlo Pittelli in una foto d’archivio con la toga. di Antonio Alizzi. . Nel Distretto giudiziario di Catanzaro, si registra un’aria pesante. Una cosa, però, è certa: Nicola Gratteri è fortemente tentato nel fare questa esperienza (come ha confermato a “Otto e mezzo” su La7) (Il Vibonese)


Se dovesse andar male anche l’elezione al Csm rimarrebbe la Procura di Napoli che si è liberata. Rimasto scottato per l’incarico di procuratore nazionale antimafia, l’elezione al Csm sarebbe per Gratteri l’occasione della rivincita nei confronti dei colleghi che non hanno voluto valorizzare la sua professionalità. (Il Riformista)

Una cosa, però, è certa: Nicola Gratteri è fortemente tentato nel fare questa esperienza (come ha confermato a “Otto e mezzo” su La7). Gratteri, dunque, potrebbe essere il secondo magistrato ad ambire a far parte del Csm, senza aver mai aderito a una corrente associativa (LaC news24)

Gratteri ribadisce che il governo Draghi sulla giustizia non ha prodotto niente. Io non mi candido con nessuno, io voglio fare il magistrato, io voglio avere la possibilità di continuare a fare bene, con serenità e con gli strumenti idonei il lavoro di magistrato e di dirigere una squadra di eccellenti giovani magistrati”. (Il Fatto Quotidiano)

La guerra igiene del mondo rende gli uomini impotenti e disperati che crea profondi solchi nella catena di comando soprattutto quando la narrativa si discosta sempre di più dalla realtà

In un cambiamento sbalorditivo, WaPo ammette condizioni catastrofiche, morale al collasso delle forze di prima linea dell'Ucraina

Tyler Durden's Photo
DI TYLER DURDEN
VENERDÌ 27 MAGGIO 2022 - 20:14

Con la guerra della Russia in Ucraina ora al suo quarto mese, i consumatori dei media mainstream sono stati trattati con titoli e analisi apparentemente infiniti delle ingenti perdite militari della Russia. Allo stesso tempo, le forze ucraine hanno teso ad essere lionizzate e la loro abilità sul campo di battaglia romanzata, con essenzialmente zero informazioni pubbliche finora fornite che dettagliano le vittime delle forze ucraine aggiornate, le battute d'arresto e le perdite di equipaggiamento.

Ma per la prima volta il Washington Post è uscito con una valutazione sorprendentemente terribile e negativa di come le forze ucraine sostenute ed equipaggiate dagli Stati Uniti stiano effettivamente carenate. È finita la rosea lente idealizzante attraverso la quale ogni incontro con i russi è tipicamente ritratto. Il corrispondente di WaPo e autore del nuovo rapporto Sudarsan Raghavan sottolinea la vera situazione che "i leader ucraini proiettano un'immagine di invulnerabilità militare contro la Russia. Ma i comandanti offrono un ritratto più realistico della guerra, in cui i volontari armati di armi da fuoco descrivono di essere stati abbandonati dai loro militari e di affrontare la morte certa al fronte.."

Come molti osservatori attenti e meno idealisti hanno sospettato per tutto il tempo, un flusso costante di propaganda di guerra e feed unilaterali sui social media in cui sembra che gli unici carri armati fatti saltare in aria siano quelli russi è servito a presentare una rappresentazione molto distorta del campo di battaglia al pubblico occidentale. Mentre è forse più facile essere risucchiati in questo pregiudizio pro-Ucraina basato sugli innumerevoli cosiddetti "esperti" auto-unti di intelligence open source su Twitter, questo è meno vero se si guada in Telegram, dove un'ondata di video non censurati da entrambe le parti dà un quadro più vero, come sembra suggerire anche il nuovo rapporto.

Il rapporto del Washington Post ammette tardivamente la valanga di propaganda basata su una narrativa pro-Kiev e filo-occidentale fin dall'inizio: "Video di assalti ai carri armati o alle posizioni russe vengono pubblicati quotidianamente sui social media. Gli artisti stanno creando poster patriottici, cartelloni pubblicitari e magliette. Il servizio postale ha persino rilasciato francobolli che commemorano l'affondamento di una nave da guerra russa nel Mar Nero.

Il rapporto si rivolge quindi alla realtà di una forza sottoaddestrata, mal comandata ed equipaggiata, composta per lo più da volontari nell'Est che si trovano sempre più circondati dall'esercito russo numericamente superiore che è penetrato in quasi tutta la regione del Donbass. "L'Ucraina, come la Russia, ha fornito scarse informazioni su morti, feriti o perdite di equipaggiamento militareMa dopo tre mesi di guerra, questa compagnia di 120 uomini è scesa a 54 a causa di morti, feriti e diserzioni", si legge nel rapporto mentre segue un particolare battaglione.

Le fonti del rapporto parlano nonostante la minaccia di essere corte marziale in mezzo a un flusso di informazioni fortemente controllato:

"La guerra distrugge le persone", ha detto Serhiy Haidai, capo dell'amministrazione regionale della guerra nella provincia di Luhansk, riconoscendo che molti volontari non sono stati adeguatamente addestrati perché le autorità ucraine non si aspettavano che la Russia invadesse. Ma ha sostenuto che tutti i soldati sono curati: "Hanno abbastanza forniture mediche e cibo. L'unica cosa è che ci sono persone che non sono pronte a combattere".

Il rapporto fa riferimento a un video ampiamente diffuso online questa settimana in cui un gruppo delle dimensioni di un plotone dichiara di non poter combattere per mancanza di armi, munizioni, cibo e supporto di comando adeguato.:

"Siamo stati mandati a morte certa", ha detto un volontario, leggendo da una sceneggiatura preparata, aggiungendo che un video simile è stato girato dai membri della 115a Brigata 1 ° Battaglione. "Non siamo soli così, siamo tanti".

L'esercito ucraino ha confutato le affermazioni dei volontari nel loro video pubblicato online, dicendo che i "disertori" avevano tutto ciò di cui avevano bisogno per combattere: "Pensavano di essere venuti per una vacanza", ha detto un membro del servizio. Ecco perché hanno lasciato le loro posizioni".

Sulla scia del video, le truppe ucraine presenti sono accusate di "diserzione":

Altri video sono emersi che sono simili: le unità si lamentano persino di essere state lasciate a combattere in condizioni già impossibili con fucili della prima e della seconda guerra mondiale, che possono fare poco contro la potenza di fuoco di gran lunga superiore della Russia.

Lo straordinario rapporto WaPo documenta ulteriormente gruppi volontari di uomini che in precedenza erano tecnici di pozzi petroliferi, venditori o altri lavori ordinari come gli agricoltori inviati in posizioni di prima linea nel sud e nell'est - anche se pensavano di essere prima legati a semplici posti di sicurezza in ambienti molto meno intensi come Leopoli.

"Abbiamo sparato 30 proiettili e poi hanno detto: 'Non puoi ottenere di più; troppo costoso", ha descritto un volontario. E ancora: "Quando siamo venuti qui, ci è stato detto che saremmo stati in terza linea in difesa", ha detto Lapko. Invece, siamo arrivati alla linea zero, la prima linea. Non sapevamo dove stavamo andando".

La situazione è diventata più terribile in quanto anche l'acqua scarseggia in mezzo alla più intensa spinta russa per circondare le posizioni ucraine nel Donbas fino ad oggi:

E nelle ultime settimane, ha detto, la situazione è peggiorata molto. Quando le loro catene di approvvigionamento furono tagliate fuori per due giorni dal bombardamento, gli uomini furono costretti ad accontentarsi di una patata al giorno..

Trascorrono la maggior parte dei giorni e delle notti in trincee scavate nella foresta ai margini di Toshkivka o all'interno degli scantinati di case abbandonate. "Non hanno acqua, niente lì", ha detto Lapko. "Solo l'acqua che porto loro a giorni alterni."

Nel frattempo, la retorica mutevole molto evidente emessa da importanti funzionari ed esperti di recente ha fortemente suggerito che non tutto va bene per l'esercito ucraino ...

Il WaPo include inoltre la seguente testimonianza e valutazione devastante:

"Molti hanno subito uno shock da proiettile. Non so come contarli", ha detto Lapko.

Le vittime qui sono in gran parte tenute segrete per proteggere il morale tra le truppe e il pubblico in generale.

"Sulla TV ucraina vediamo che non ci sono perdite", Lapko ha detto. "Non c'è verità."

Molte delle vittime subite dall'unità di volontari di cui sopra erano dovute alla mancanza di logistica disponibile per trasportare i feriti negli ospedali dietro le linee del fronte. Il rapporto sottolinea che l'insieme delle condizioni catastrofiche delle forze di prima linea ha portato gli ufficiali e gli arruolati a rifiutarsi sempre più di seguire gli ordini del comando superiore..

Con questo nuovo e inaspettato rapporto del Washington Post, il mainstream sembra ora ammettere tardivamente ciò che solo poche settimane fa potrebbe far bandire una persona da Twitter ...

"Lapko e i suoi uomini sono diventati sempre più frustrati e disillusi con i loro superioriLa sua richiesta per i premi non è stata approvata", rileva il rapporto. "Il suo comandante di battaglione gli chiese di inviare 20 dei suoi soldati su un'altra linea del fronte, il che significava che non poteva ruotare i suoi uomini fuori da Toshkivka. Rifiutò l'ordine."

https://www.zerohedge.com/military/wapo-stunning-first-admits-catastrophic-conditions-collapsing-morale-ukraine-forces-front?utm_source=&utm_medium=email&utm_campaign=690

Italexit è ora di aprire gli occhi, assumere almeno un milione di giovani nella pubblica amministrazione, moneta fiscale da subito

Zero Spread!
Una nuova crisi dei debiti pubblici polverizzerebbe euro ed UE

27 maggio 2022
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa


Sono davvero dei Sonnambuli, a Bruxelles ed a Francoforte: pur sapendo di andare incontro ad un precipizio, hanno paura di aprire gli occhi.La situazione è drammatica, e se sfugge di mano non basteranno né il MES, il Fondo Salva Stati, né gli interventi disperati della BCE con l'OMT, con l'acquisto illimitato di titoli di Stato quando non vi sia più accesso ai mercati in condizioni di sostenibilità finanziaria: l'euro andrebbe in frantumi. La Unione europea, pure, evaporerebbe.

Bisogna trovare un meccanismo idoneo a bloccare gli spread sui debiti pubblici, decidendo subito, visto che la BCE ha già deciso di chiudere l'ombrello della liquidità e che la Commissione ha ripreso ad agitare il bastone.

Da una parte, infatti, i debiti pubblici negli scorsi due anni sono cresciuti a dismisura per le misure volte a contrastare la emergenza pandemica e poi sono stati imbottiti, soprattutto in Italia, di nuovi impegni di spesa per finanziare il PNRR. Dall'altra, la BCE ha già dichiarato concluso il programma di emergenza PEPP e si appresta ad alzare i tassi di interesse.

Per l'Italia si prospettano tempi duri: il costo del finanziamento del debito pubblico salirà e sarà ancora più difficile rispettare gli obiettivi di riduzione del rapporto debito/PIL.

Paradossalmente, solo l'inflazione ci verrebbe incontro: essendo un parametro basato su grandezze nominali, in euro correnti, l'aumento dei prezzi andrebbe a gonfiare artificialmente il PIL e dunque il rapporto migliorerebbe.

Se i tassi non salissero affatto rispetto ai livelli attuali, ci troveremmo nel paradosso di essere in una situazione di stagnazione o anche di contrazione del PIL reale, cioè in recessione, con una inflazione che taglieggia comunque i redditi, e con tassi di interesse che non remunerano il capitale investito: una situazione in cui perdono tutti.

Ma con la libertà di movimento dei capitali, è difficile fermare i disinvestimenti e dunque le vendite dei titoli che rendono troppo poco: lo spread, che è misurato sul mercato secondario, salirebbe comunque. E quindi, al momento delle emissioni per il rinnovo del debito in scadenza, sarebbe gioco forza adeguarvisi.

Quale che sia la decisione della BCE in materia di tassi, le prospettive sono queste.

C'è una incognita, però: se i costi del servizio del debito, e quindi i tassi di interesse, crescono in modo troppo rapido come è successo negli anni Ottanta, in questo caso i debiti pubblici crescono ad una velocità superiore anche a quella del PIL nominale, e quindi il rapporto debito/ PIL peggiora. La situazione sfuggirebbe di mano rapidamente.

C'è un altro aspetto da considerare: poiché si tratta di inflazione importata, come successe con la seconda crisi petrolifera degli anni Ottanta, una stretta monetaria non avrebbe altro effetto se non quello di far piantare l'economia.

Questo è il dilemma per tutti: Commissione europea, BCE, governi, investitori.

A Bruxelles fanno i cerchiobottisti: mentre hanno rinviato di un altro anno ancora la operatività del Fiscal Compact, la Commissione ha mandato segnali di forte preoccupazione per la situazione italiana: ripete il solito mantra delle riforme, liberalizzazioni e fisco, mentre ha tolto il piede dall'acceleratore per la giustizia e le pensioni. Fanno politica pure loro, visto che sono temi divisivi dal punto di vista istituzionale e sociale.

Il catenaccio sull'Italia è stato chiuso a tripla mandata: se non fa le riforme concordate non ottiene i fondi per gli investimenti programmati con il PNRR; e se non ottiene questi fondi per investimenti la economia va subito in recessione.

Le spese per investimenti iscritte nel bilancio dello Stato sono infatti prevalentemente finanziate dal NGUE, i 209 miliardi di fondi europei legati alla attuazione del PNRR attraverso la erogazione di prestiti condizionati alla attuazione delle riforme.

Niente scostamenti ulteriori di bilancio, dunque, cioè niente maggiori deficit per affrontare le sempre nuove emergenze, controllo ferreo della spesa corrente che ha ripreso a crescere, impegno a ridurre il debito.

Non possiamo andare avanti ad occhi chiusi: nella misura in cui si rispettano i vincoli europei, quali che essi siano ed anche se non ci piacciono affatto, abbiamo tutto il diritto a pretendere una garanzia di protezione rispetto alle ubbie dei Mercati ed alle tempeste finanziarie che hanno origini ed obiettivi spesso oscuri.

Bloccare gli spread, prima che sia troppo tardi

Allacciare le cinture non basta

La Russia sta lottando per la sua sopravvivenza

Lavrov: "Occidente ha dichiarato guerra totale a Russia"
27 maggio 2022 | 13.03

L'accusa rilanciata dal ministro degli Esteri russo, che denuncia come si stiano "cancellando la Russia e tutto quanto è collegato" con il Paese. Putin denuncia "pressione da Paesi ostili"

Afp

L'Occidente ha mosso contro la Russia "una guerra totale". E' l'accusa rilanciata dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, che denuncia come le potenze occidentali stiano "cancellando la Russia e tutto quanto è collegato" con il Paese, anche scrittori, compositori e altre figure culturali.

"L'Occidente ha dichiarato guerra contro di noi - ha detto Lavrov - contro tutto il mondo russo. La cultura di cancellare la Russia e tutto quanto è collegato con il nostro Paese sta già raggiungendo un punto di assurdità". Secondo il capo della diplomazia di Mosca, gli Stati Uniti e "i loro satelliti stanno raddoppiando, triplicando, quadruplicando gli sforzi per contenere il nostro Paese", usando "la più ampia gamma di strumenti, dalle sanzioni economiche unilaterali ad una diffusa falsa propaganda nello spazio mediatico globale".

Intanto, il Presidente russo Vladimir Putin denuncia le pressioni "di fatto aggressive" da parte di alcuni Paesi ostili, nel suo intervento, in video conferenza, al Consiglio supremo dell'Unione economica euroasiatica organizzato a Bishek. Putin ha detto inoltre che Mosca sostiene l'iniziativa per estendere all'Iran l'accordo di libero scambio dell'Unione economica euroasiatica.

L'atlantismo degli euroimbecilli li porterà nel burrone e la guerra sarà lunga, la Federazione Russa sarà costretta a prendere Odessa



27 Maggio 2022 di: Redazione
Nato contro Russia. E adesso?

di Pepe Escobar

A tre mesi dall’inizio dell’Operazione Z della Russia in Ucraina, la battaglia dell’Occidente (12%) contro il resto del mondo (88%) continua a metastatizzarsi. Eppure la narrazione – stranamente – rimane la stessa.

Lunedì, a Davos, il presidente esecutivo del World Economic Forum, Klaus Schwab, ha presentato il comico-presidente ucraino Volodymyr Zelensky, all'ultima tappa del suo tour per la raccolta di armi, con un tributo entusiasta. Herr Schwab ha sottolineato che un attore che impersona un presidente che difende i neonazisti è sostenuto da “tutta l’Europa e dall'ordine internazionale.”

Intendeva, ovviamente, tutti tranne quell’88% del pianeta che sottoscrive lo Stato di diritto – invece di quella finta costruzione che l’Occidente chiama “ordine internazionale basato sulle regole.”

Nel mondo reale, la Russia sta lentamente ma inesorabilmente riscrivendo l’arte della guerra ibrida. Eppure, in tutto il carnevale delle psyops della NATO, dell’infiltrazione cognitiva aggressiva e dello stupefacente servilismo dei media, si parla molto del nuovo pacchetto di “aiuti” statunitensi all’Ucraina da 40 miliardi di dollari, che dovrebbe ribaltare le sorti della guerra.

Questa narrativa “del cambiare le carte in tavola” arriva per gentile concessione delle stesse persone che avevano bruciato trilioni di dollari per mettere in sicurezza l’Afghanistan e l’Iraq. E abbiamo visto com'era andata a finire.

L’Ucraina è il Santo Graal della corruzione internazionale. Quei 40 miliardi di dollari possono cambiare le carte in tavola solo per due categorie di persone: in primo luogo, per il complesso militare-industriale degli Stati Uniti e, in secondo luogo, per un gruppo di oligarchi ucraini e di ONG neoconservatrici, che sfrutteranno il mercato nero delle armi e degli aiuti umanitari, per poi riciclare i profitti nelle Isole Cayman.

Una rapida analisi dei 40 miliardi di dollari rivela che 8,7 miliardi andranno a ricostituire le scorte di armi degli Stati Uniti (quindi non andranno affatto all’Ucraina); 3,9 miliardi di dollari per l’USEUCOM (l’”ufficio” che detta le tattiche militari a Kiev); 5 miliardi di dollari per una confusa e imprecisata “catena di approvvigionamento alimentare globale”; 6 miliardi di dollari per le armi vere e proprie e per l’”addestramento” dell’Ucraina; 9 miliardi di dollari in “assistenza economica” (che spariranno in tasche selezionate) e 0,9 miliardi di dollari per i rifugiati.

Le agenzie di rischio statunitensi hanno declassato Kiev trasferendola nel bidone della spazzatura delle entità che non rimborsano i prestiti, quindi i grandi fondi di investimento americani stanno abbandonando l’Ucraina, lasciando l’Unione Europea (UE) e i suoi Stati membri come unica opzione per il Paese.

Pochi di questi Paesi, a parte entità russofobiche come la Polonia, possono giustificare ai propri cittadini l’invio di ingenti somme in aiuti diretti ad uno Stato fallito. Quindi spetterà alla macchina dell’UE, con sede a Bruxelles, fare quanto basta per mantenere l’Ucraina in coma economico, indipendentemente da qualsiasi contributo da parte degli Stati membri e delle istituzioni.

Questi “prestiti” dell’UE – per lo più sotto forma di spedizioni di armi – potranno sempre essere rimborsati dalle esportazioni di grano di Kiev. Questo avviene già su piccola scala attraverso il porto di Costanza, in Romania, dove il grano ucraino arriva ogni giorno su chiatte attraverso il Danubio per poi essere caricato su decine di navi da carico. Oppure, attraverso convogli di camion che alimentano il racket delle armi in cambio di grano. Tuttavia, il grano ucraino continuerà a nutrire il ricco Occidente, non gli Ucraini impoveriti.

Inoltre, aspettatevi che quest’estate la NATO se ne esca con un’altra mostruosa psyop per difendere il suo diritto divino (non legale) ad entrare nel Mar Nero con navi da guerra per scortare le imbarcazioni ucraine che trasportano grano. I media pro-NATO la faranno passare come la “salvezza” dell’Occidente dalla crisi alimentare globale, che, guarda caso, è causata proprio dai continui e isterici pacchetti delle sanzioni occidentali.

La Polonia punta ad un’annessione morbida

La NATO sta effettivamente aumentando in modo massiccio il suo “sostegno” all’Ucraina attraverso il confine occidentale con la Polonia. Questo è in sintonia con i due obiettivi generali di Washington: primo, una “guerra lunga,” in stile insurrezione, proprio come nell’Afghanistan degli anni ’80, con mercenari e neonazisti al posto degli Jihadisti. Secondo, le sanzioni, appositamente studiate per “indebolire” la Russia, militarmente ed economicamente.

Gli altri obiettivi rimangono invariati, ma sono subordinati ai due principali: assicurarsi che i Democratici siano rieletti alle elezioni di metà mandato (non succederà); irrigare il complesso industriale-militare con fondi che verranno riciclati come tangenti (sta già succedendo); mantenere l’egemonia del dollaro statunitense con ogni mezzo (difficile: il mondo multipolare si sta organizzando).

Un obiettivo chiave che sta venendo raggiunto con sorprendente facilità è la distruzione dell’economia tedesca – e di conseguenza dell’UE – con la svendita agli interessi americani di gran parte delle aziende sopravvissute.

Per esempio, Milan Nedeljkovic, membro del consiglio di amministrazione della BMW, ha dichiarato alla Reuters che “la nostra industria rappresenta circa il 37% del consumo di gas naturale in Germania,” e questa industria affonderà senza le forniture di gas russo.

Il piano di Washington è di mantenere la nuova “guerra lunga” ad un livello non troppo incandescente – si pensi alla Siria degli anni intorno al 2010 – alimentata da file di mercenari e caratterizzata da escalation periodiche della NATO, non importa da chi, dalla Polonia, dai nani baltici o dalla Germania.

La settimana scorsa, quel pietoso eurocrate che si spaccia per l’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Josep Borrell, ha svelato il gioco durante l’anteprima della prossima riunione del Consiglio Affari Esteri dell’UE.

Borrell ha ammesso che “il conflitto sarà lungo” e che “la priorità degli Stati membri dell’UE” in Ucraina “consiste nella fornitura di armi pesanti.”

Il presidente polacco Andrzej Duda ha poi incontrato Zelensky a Kiev. La sfilza di accordi che i due hanno firmato indica che Varsavia intende trarre profitto dalla guerra per rafforzare la sua influenza politico-militare, economica e culturale nell’Ucraina occidentale. I cittadini polacchi potranno essere eletti negli organi di governo ucraini e persino ambire a diventare giudici costituzionali.

In pratica, ciò significa che Kiev sta trasferendo alla Polonia la gestione dello Stato ucraino fallito. Varsavia non dovrà nemmeno inviare truppe. Chiamatela annessione morbida.

Il rullo compressore in movimento

Allo stato attuale, la situazione sul campo di battaglia può essere esaminata in questa mappa. Le comunicazioni del comando ucraino intercettate [dai Russi] rivelano che l’obiettivo è quello di organizzare una difesa a strati, da Poltava attraverso Dnepropetrovsk, Zaporozhia, Krivoy Rog e Nikolaev – che si dà il caso sia uno scudo per la già fortificata Odessa.

Nulla di tutto ciò garantisce il successo contro l’assalto russo in arrivo.

È sempre importante ricordare che l’Operazione Z era iniziata il 24 febbraio con circa 150.000 combattenti – e sicuramente non si trattava delle forze d’élite della Russia. Eppure hanno liberato Mariupol e distrutto il battaglione neonazista d’élite Azov in soli cinquanta giorni, ripulendo una città di 400.000 persone con perdite minime.

Combattendo una vera guerra sul terreno – non quei bombardamenti indiscriminati degli Stati Uniti dall’aria – in un Paese enorme, contro un esercito numeroso, affrontando molteplici sfide tecniche, finanziarie e logistiche, i Russi sono riusciti anche a liberare Kherson, Zaporizhia e praticamente l’intera area delle “gemelline,” le Repubbliche Popolari di Donetsk e Luhansk.

Il comandante delle forze di terra russe, il generale Aleksandr Dvornikov, ha messo il turbo agli attacchi missilistici, di artiglieria e aerei, portandoli ad un ritmo cinque volte superiore a quello della prima fase dell’Operazione Z, mentre gli Ucraini, nel complesso, hanno poco o pochissimo carburante, munizioni per l’artiglieria, specialisti addestrati, droni e radar.

Quello che i generali americani in poltrona e in TV non riescono a capire è che nella visione russa di questa guerra – che l’esperto militare Andrei Martyanov definisce “operazione di polizia e armi combinate” – i due obiettivi principali sono la distruzione di tutti i mezzi militari del nemico e la salvaguardia della vita dei propri soldati.

Quindi, mentre perdere carri armati non è un grosso problema per Mosca, perdere vite umane lo è. E questo spiega i massicci bombardamenti russi: ogni obiettivo militare deve essere definitivamente distrutto. Gli attacchi di precisione sono cruciali.

Tra gli esperti militari russi infuria il dibattito sul perché il Ministero della Difesa non punti ad una rapida vittoria strategica. Avrebbero potuto ridurre l’Ucraina in macerie – in stile americano – in pochissimo tempo. Ma questo non accadrà. I Russi preferiscono avanzare lentamente e con sicurezza, come una sorta di rullo compressore. Avanzano solo dopo che i genieri hanno esaminato a fondo il terreno; dopo tutto ci sono mine ovunque.

Lo schema generale è inconfondibile, a prescindere dal fuoco di fila della propaganda NATO. Le perdite ucraine stanno diventando esponenziali – anche 1.500 tra morti e feriti ogni giorno, tutti i giorni. Se ci sono 50.000 Ucraini nei vari calderoni del Donbass, entro la fine di giugno saranno scomparsi.

L’Ucraina potrebbe aver perso anche 20.000 uomini solo a Mariupol e dintorni. Si tratta di una enorme sconfitta militare, che supera ampiamente quella di Debaltsevo, nel 2015 e, in precedenza, quella di Ilovaisk, nel 2014. Le perdite nei pressi di Izyum potrebbero essere addirittura superiori a quelle di Mariupol. E ora arrivano le perdite nell’angolo di Severodonetsk.

Stiamo parlando delle migliori forze ucraine. E non importa che solo il 70% delle armi occidentali inviate dalla NATO arrivi sul campo di battaglia: il problema principale è che i migliori soldati se ne stanno andando… se ne sono andati… e non saranno rimpiazzati. I neonazisti di Azov, la 24esima brigata, la 36esima brigata, varie brigate d’assalto aviotrasportate – hanno tutte subito perdite superiori al 60% o sono state completamente distrutte.

Quindi la domanda più importante, come hanno sottolineato diversi esperti militari russi, non è quando Kiev “perderà,” come punto di non ritorno; ma quanti soldati Mosca è disposta a perdere per arrivare a questo punto?

L’intera difesa ucraina si basa sull’artiglieria. Quindi le battaglie chiave che ci attendono coinvolgeranno l’artiglieria a lunga lunga gittata. Ci saranno problemi, perché gli Stati Uniti stanno per consegnare i sistemi M270 MLRS con munizioni a guida di precisione, in grado di colpire obiettivi a una distanza di 70 chilometri o più.

La Russia, però, ha un asso nella manica: il piccolo complesso operativo-tattico Hermes, che utilizza munizioni ad alta precisione, con la possibilità di guida laser ed una gittata di oltre 100 chilometri. E può funzionare insieme ai sistemi di difesa aerea Pantsir, già prodotti in serie.

La nave che affonda

L’Ucraina, all’interno dei suoi attuali confini, è già un ricordo del passato. Georgy Muradov, rappresentante permanente della Crimea presso il Presidente della Russia e vice primo ministro del governo della Crimea, è categorico: “L’Ucraina nella forma in cui era, credo, non rimarrà più. Questa è già l’ex Ucraina.”

Il Mar d’Azov è ora diventato un “mare ad uso congiunto” della Russia e della Repubblica Popolare di Donetsk (DPR), come confermato da Muradov.

Mariupol sarà ricostruita. La Russia ha molta esperienza in questo campo sia a Grozny che in Crimea. Il corridoio terrestre Russia-Crimea è già attivo. Quattro ospedali su cinque a Mariupol sono già stati riaperti e sono tornati a funzionare i trasporti pubblici, così come tre stazioni di servizio.

L’imminente perdita di Severodonetsk e Lysichansk farà suonare seri campanelli d’allarme a Washington e Bruxelles, perché rappresenterà l’inizio della fine dell’attuale regime di Kiev. E questo, a tutti i fini pratici – e al di là di tutta l’altezzosa retorica su “l’Occidente è con voi” – significa che i grossi giocatori non saranno esattamente incoraggiati a scommettere su una nave che affonda.

Sul fronte delle sanzioni, Mosca sa esattamente cosa aspettarsi, come spiega il ministro dello Sviluppo economico Maxim Reshetnikov: “La Russia parte dal presupposto che le sanzioni nei suoi confronti sono una tendenza a lungo termine e dal fatto che il perno verso l’Asia, l’accelerazione del riorientamento verso i mercati orientali, verso i mercati asiatici è una direzione strategica per la Russia. Faremo ogni sforzo per integrarci nelle catene commerciali con i Paesi asiatici, insieme ai Paesi arabi, insieme al Sud America.”

Per quanto riguarda gli sforzi per “intimidire la Russia,” i giocatori farebbero bene ad ascoltare il suono ipersonico dei 50 missili di ultima generazione Sarmat, pronti al combattimento già in autunno, come ha spiegato il capo di Roscosmos, Dmitry Rogozin.

Gli incontri di questa settimana a Davos portano alla luce un altro allineamento che si sta formando nella battaglia mondiale dell’unipolarità contro la multipolarità. La Russia, le “gemelline,” la Cecenia e gli alleati, come la Bielorussia, sono ora contrapposti ai “leader di Davos” – in altre parole, l’élite occidentale combinata, con alcune eccezioni, come il primo ministro ungherese Viktor Orban.

Zelensky se la caverà. È protetto dalle forze speciali britanniche e americane. Secondo quanto riferito, la famiglia vive in una villa da 8 milioni di dollari in Israele. Possiede una villa da 34 milioni di dollari a Miami Beach e un’altra in Toscana. I comuni cittadini ucraini sono stati ingannati, derubati e, in molti casi, uccisi dalla banda di Kiev da lui presieduta – oligarchi, fanatici dei servizi di sicurezza (SBU), neonazisti. E gli Ucraini rimasti (10 milioni sono già fuggiti) continueranno ad essere considerati sacrificabili.

Nel frattempo, il presidente russo Vladimir “il nuovo Hitler” Putin non ha assolutamente fretta di porre fine a questo dramma più grande della vita, che sta rovinando e facendo marcire fino al midollo un Occidente già in decadenza. Perché dovrebbe? Ha provato di tutto, dal 2007, sul fronte del “perché non possiamo andare d’accordo?” Putin è stato sempre respinto. Quindi, ora è il momento di sedersi, rilassarsi e guardare il declino dell’Occidente.

Pepe Escobar

FONTE

thecradle.co

comedonchisciotte.org

La Russia lotta per la sua sopravvivenza è obbligata a prendersi Odessa. E la guerra sarà infinita

  

Si apre il secondo atto della tragedia ucraina. Ipotesi e previsioni 

Si apre il secondo atto della tragedia ucraina. Ipotesi e previsioni 

di Roberto Buffagni

Raccomando di seguire con attenzione l'intervista a Scott Ritter, (ex ufficiale di intelligence militare del Corpo dei Marines) che linko sotto.

Ritter risponde alle critiche che gli sono state rivolte da Più parti, nel campo dei media dissidenti, per la sua recente analisi della situazione militare e politica in Ucraina. Replicando ai suoi critici, Ritter precisa e articola le sue posizioni, che a mio avviso sono sostanzialmente corrette.

Le riassumo con la massima brevità, integrando con mie considerazioni:

  1. Si sta concludendo la seconda fase delle ostilità in Ucraina con la conquista russa del Donbass e della striscia costiera del Mar Nero. La Russia raggiunge uno degli obiettivi politico-strategici dichiarati: sicurezza del Donbass, e dal pdv militare l’importante obiettivo di garantirsi un passaggio terrestre tra Crimea e Donbass e rendere il Mar Nero un mare interno russo.
  2. Non sono stati raggiunti gli obiettivi di “denazificazione” e “demilitarizzazione dell’Ucraina, né è stato raggiunto l’obiettivo politico-strategico essenziale della “neutralizzazione” dell’Ucraina, o l’altro obiettivo politico-strategico più complessivo di ridisegnare il sistema di sicurezza europeo così che tenga conto delle esigenze russe.
  3. La “denazificazione” non è stata raggiunta; anzi, il governo ucraino ha messo fuori legge tutti i partiti non di estrema destra, e le milizie di destra radicale integrate nelle FFAA ucraine continuano ad esistere nell’Ucraina occidentale. L’influenza delle formazioni politico-militari di destra radicale sul governo ucraino è aumentata, non diminuita rispetto alla situazione precedente l’attacco russo.
  4. La “demilitarizzazione”, ossia la distruzione o lo sbandamento delle FFAA ucraine non è stata raggiunta; anzi il governo ucraino, con l’appoggio della NATO, sta formando, addestrando, armando su territorio ucraino, polacco e tedesco numerosi contingenti di nuove truppe, calcolabili nell’ordine delle centinaia di migliaia tra veterani e coscritti.
  5. Per di più, la Polonia a quanto pare disporrà la partecipazione diretta alle ostilità in Ucraina di due battaglioni di volontari polacchi, formati da truppe polacche addestrate a livello NATO che si dimettono dalle FFAA nazionali e prendono parte al conflitto ucraino. Probabilmente, altre truppe polacche seguiranno.
  6. La legge Lend-Lease varata dal Congresso e dal Senato americano invierà agli ucraini 50 miliardi di dollari circa in armamenti, parte dei quali sarà composta da materiale bellico NATO state of the art. L’enorme quantità di rifornimenti consentirà agli ucraini anche di trascurare il serio problema della capacità di manutenzione del materiale bellico, compromessa dalle distruzioni di fabbriche e depositi (quando qualcosa non funziona, la sostituisci). Parte di questo materiale bellico sarà intercettato dai russi prima di giungere sul campo di battaglia, ma un’altra parte vi giungerà, come già vi giunge. Su territorio polacco e tedesco, veterani ucraini si stanno addestrando all’impiego dei nuovi sistemi d’arma.
  7. Perduto il Sudest, l’Ucraina conserva la profondità strategica per continuare la guerra; una profondità strategica accresciuta in modo qualitativamente importante dal fatto che i santuari logistici ucraini si trovano in territorio NATO (Polonia, Germania, Stati baltici), intoccabile per i russi senza rischiare un conflitto diretto con la NATO, con la possibilità di escalation nucleare.
  8. La NATO accerchia la Russia di più, non di meno rispetto alla situazione precedente l’attacco preventivo russo. Finlandia e Svezia hanno chiesto di entrare nell’Alleanza Atlantica. Fallito dunque anche l’obiettivo politico-strategico russo di ridisegnare in proprio favore il sistema di sicurezza europeo.
  9. Dunque, se la Russia concluderà le ostilità con la conquista del Sudest ucraino e si disporrà alla sola difensiva del Donbass, otterrà una vittoria tattica e subirà una sconfitta strategica, esponendosi a una guerra interminabile che la dissanguerà. Il progetto americano è proprio questo: dissanguare la Russia per destabilizzarla e infine frammentarla politicamente.
  10. Dal pdv strettamente militare, la risposta simmetrica russa a questa situazione sarebbe la mobilitazione generale, e la dichiarazione di guerra all’Ucraina. Questo provvedimento consentirebbe alla Russia di schierare sul campo fino a tre milioni di uomini, e di sferrare un’offensiva generale in Ucraina volta a distruggere le FFAA nemiche e a rovesciare il governo ucraino. Ovvie le conseguenze negative sull’economia russa, e i contraccolpi politici negativi sia all’interno, sia soprattutto all’esterno, con un prevedibile consolidamento dell’Alleanza Atlantica e dell’Occidente.
  11. Ritter avanza l’ipotesi che la direzione russa preferisca reagire gradualmente, per così dire “al rallentatore” alla minaccia. Consolidamento difensivo del Sudest ucraino, mobilitazione parziale e progressiva dei riservisti e dei coscritti; attesa del decisivo summit NATO di fine giugno, quando si constaterà se la Turchia resterà ferma nella sua scelta di opporsi all’ingresso nell’Alleanza di Finlandia e Svezia oppure no; tentativo di far leva sulle linee di faglia dell’Occidente, soprattutto in Europa, dove il prossimo autunno-inverno farà toccare con mano alle popolazioni europee il costo devastante delle sanzioni economiche alla Russia. (Mi sembra un’ipotesi ben fondata, il presidente Putin è uno statista molto cauto).
  12. In sostanza (mia considerazione), dopo la conclusione delle due prime fasi della guerra con la conquista del Sudest ucraino, che formano il Primo Atto della guerra, si apre il Secondo Atto. La Russia si trova di fronte a una vera e propria minaccia esistenziale, e lo sa. Reagirà di conseguenza, sul piano politico e sul piano militare; probabilmente, la reazione russa sarà graduale, e tenterà di evitare un impegno militare totale contro l’Ucraina e i suoi alleati. Se sarà impossibile evitarlo, si impegnerà a fondo, con tutte le sue risorse. In quest’ultimo caso, si aprirà il Terzo Atto di questa tragedia.