L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 6 luglio 2022

i fatti sul campo e la narrazione del clero televisivo, del Circo Mediatico

 05 luglio 2022

I media "occidentali" diffondono copium per prolungare la guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina sta chiaramente progredendo a favore della Russia. Questo è il motivo per cui sono inorridito dalle descrizioni incompetenti nei media "occidentali" delle operazioni passate e attuali in quella guerra.

Considera questa mappa del 21 giugno del calderone di Lysichansk mentre si stava sviluppando. La linea del fronte si estendeva per oltre 125 chilometri (78 miglia).


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Quattordici giorni dopo e la mappa si presenta così.


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La linea del fronte è stata accorciata a 25 chilometri (15 miglia). Domenica il ministero della Difesa russo ha annunciato di aver "liberato" 184 chilometri quadrati nelle ultime 24 ore.

Quando ero nell'esercito, ci si aspettava che il mio battaglione di carri armati operasse su una linea del fronte larga generalmente cinque chilometri (3 miglia). Questa era ovviamente solo una regola empirica a seconda del terreno e di altre circostanze. Ma possiamo aspettarci che un gruppo tattico di battaglione russo (BTC) abbia capacità simili di copertura in prima linea.

La Russia aveva bisogno di circa 25 BTC per coprire la linea del fronte il 21 giugno. Ora ha bisogno solo di 5 BTC per coprire la linea corrente. C'erano e ora ci sono ovviamente ulteriori truppe di riserva e alcuni BTC vengono ruotati mentre quelli riposati entrano proprio come il presidente russo ha ordinato loro di fare:

Shoigu ha detto a Putin che "l'operazione" è stata completata domenica dopo che le truppe russe hanno invaso la città di Lysychansk, l'ultima roccaforte delle forze ucraine a Luhansk.

Putin, a sua volta, ha detto che le unità militari "che hanno preso parte alle ostilità attive e hanno raggiunto il successo, la vittoria" a Luhansk "dovrebbero riposare, aumentare le loro capacità di combattimento".

Tra una settimana o due quei BTC che ora riposano e si riforniscono torneranno. Creeranno un nuovo calderone intorno a Siversk e forse Bakhmut, decimeranno le forze ucraine al suo interno per poi catturare l'intera area.

Nonostante questo ovvio percorso di progresso per la parte russa, l'Associate Press titola:

L'alto costo dei guadagni della Russia in Ucraina potrebbe limitare il nuovo avanzamento

L'unica presunta prova di alti costi russi sono le affermazioni di un "analista militare in Ucraina" che afferma che alcune unità russe hanno perso metà dei loro soldati. Non ho visto nulla che possa sostenere una tale affermazione.

Il writer AP aggiunge quindi questo:

La limitata manodopera ha costretto i comandanti russi a evitare ambiziosi tentativi di circondare vaste aree nel Donbas, optando per manovre più piccole e facendo affidamento su sbarramenti di artiglieria pesante per costringere lentamente gli ucraini a ritirarsi.

Per favore. Guarda le mappe sopra. Che cosa ha appena fatto la Russia? Aveva fatto un ambizioso tentativo di circondare un grande are nel Donbas e ci è riuscito con lo sforzo in pochi giorni. L'esercito ucraino gettò tutto ciò che aveva a disposizione nel calderone e perse migliaia di uomini mentre l'esercito russo evitava uomini diretti contro uomini che combattevano per ridurre al minimo le proprie perdite.

Quindi, mentre gli ucraini beneficeranno anche della linea del fronte ora più corta, hanno perso molti soldati e abbandonato molte attrezzature nelle ultime settimane e avranno difficoltà a creare riserve.

Non c'è assolutamente motivo di credere che le forze russe non siano in grado di ripetere il processo più e più volte.

Pezzi di copium come quello dell'AP hanno lo scopo di affermare che l'Ucraina può ancora vincere la guerra e merita un ampio sostegno per raggiungere questo obiettivo.

La realtà di Battlefield parla contro questo. Non c'è alcuna possibilità che l'Ucraina possa ottenere la superiorità sull'esercito russo. Nessuna consegna di armi aiuterà.

Sì, il sistema di artiglieria HIMARS, diretto dall'intelligence statunitense, può colpire malamente i depositi di armi russe mimetizzati alcuni chilometri dietro la linea del fronte, come ha fatto in due occasioni finora. Ma la Russia non ha carenza di munizioni e prenderà contromisure per proteggerla meglio. Gli eserciti funzionanti si adattano sempre a tali sfide.

Qualsiasi prolungamento della guerra porterà solo a più morti di soldati ucraini, più feriti che avranno bisogno di cure e più distruzione. L'unica cosa sana che si può fare ora è fare pressione sul presidente ucraino Zelensky per riavviare i negoziati con la Russia e ammettere la sconfitta delle sue truppe.

È molto meglio capitolare ora invece di aspettare che il leader ceceno Ramsan Kadyrov venga a Kiev e gli faccia fare così..

Pubblicato da b il 5 luglio 2022 alle 12:10 UTC | Permalink ·

https://www.moonofalabama.org/2022/07/western-media-spread-copium-to-prolong-the-war-in-ukraine.html#more

Ucraina esporta il NUOVO NAZISMO che piace tanto al clero televisivo, al Circo Mediatico italiano

Brigata Azov: chi sono i neo-nazisti che piacciono alla stampa italiana?


All’indomani della rivoluzione Ucraina del 2013 il Paese ha visto l’emergere di vari gruppi di milizie e fra queste quella che in questi mesi ha fatto più discutere è la milizia Azov fondata nel Maggio del 2014 da Andriy Biletsky. L’importanza di questo movimento non è da poco visto che una delle motivazioni citate dalla Russia per l’attacco è stata proprio l’emergere di tendenze definite come “naziste” con espliciti riferimenti in merito a ciò proprio al movimento Azov (Gotev, 2022).

La velocità dei cambiamenti in Ucraina all’indomani della rivoluzione chiamata Euromaydan ha reso difficile il compito degli esperti di analizzare in modo chiaro la realtà sociale e politica. Il flusso di informazioni veritiere è difficile da carpire in quanto queste informazioni si sono viste costrette a passare attraverso il filtro della propaganda principalmente Russa o Ucraina ed oggi anche quella Occidentale.

Una delle ragioni della nascita delle milizie paramilitari ucraine è stata l’incapacità del governo e dell’esercito Ucraino di competere con la Russia. Le prime operazioni militari compiute da queste milizie dal 2014 sono state quelle contro i separatisti del Dombas supportati dalla Russia. Sebbene molte di queste milizie sono state integrate all’interno della struttura militare statale, alcune mantengono elementi di autonomia rispetto allo Stato. Incidentalmente queste sono le stesse che hanno più forti elementi di nazionalismo radicale, in questo contesto la milizia Azov è degna di un interesse particolare presentata nei media Occidentali sotto una luce relativamente neutrale e spesso anche positiva. I suoi membri vengono infatti descritti in alcuni casi come eroi e come i protagonisti della resistenza anti-Russa da supportare dal blocco Occidentale (Brera, 2022).

La rappresentazione della brigata Azov come gruppo di resistenza eroico è giustificata o meno? Rispondere a al quesito non è l’oggetto di questo articolo nonostante la forte rilevanza politica nel dibattito internazionale e nazionale in Italia. Certo è che, almeno sulla carta, il supporto Occidentale non è senza condizioni e la narrazione politica infatti ha investito molto sulla narrazione di Ucraina come bastione della democrazia contro il “regime anti-democratico” russo.

Discutere dunque delle posizioni politiche di movimenti come Azov, protagonisti del conflitto Russo-Ucraino, così come dei simboli da loro adottati ed in generale della componente ideologica che guida il gruppo, può essere utile a notare la complessità del conflitto e promuovere un avvicinamento delle parti verso una narrazione pacifista e di soluzione diplomatica piuttosto che una posizione bellicista, che ad oggi ha sortito l’effetto opposto di quello desiderato. Perchè la Russia è indebolita sì ma tutto fuorché in ginocchio, mentre l’Ucraina si trova in difficoltà la montagna di armi Occidentali la sta trasformando sempre più una polveriera.

I ruoli politici di spicco ottenuti da alcuni membri della leadership di Azov e la formazione di un’ala politica della milizia Azov nonostante le posizioni pro-fasciste e accompagnate da un crescente supporto popolare sono da contestualizzare in un’ottica di tensioni crescenti nei confronti della Russia. La narrazione della minaccia esterna ha contribuito non poco a rendere sempre più legittimo il movimento Azov non solo nonostante le loro posizioni ma anche grazie alle loro posizioni che con la loro narrazione militarista e nazionalista hanno soddisfatto le paure e le insicurezze della popolazione (Walker, 2014).

Dall’inizio del conflitto nel Dombass nel 2014, il successo politico dei movimenti di estrema destra fu molto limitato così come la loro presenza fra le file dei combattenti Ucraini impiegati nell’operazione militare nell’Est del Paese che non raggiungeva il 10% del totale delle truppe impiegate (Umland, 2019).

Fu il ministro degli Interni Arsen Avakov ad iniziare a promuovere la creazione di milizie volontarie con l’intenzione di inserirle in seguito all’esercito statale. Questa tendenza si diffuse poi agli altri organi di sicurezza ucraini incluso il Ministero della difesa. Al 2014 il numero dei battaglioni delle milizie dei volontari, fra cui vi era la brigata Azov, era 38 e di queste ben 10 erano finanziate dall’oligarca ucraino-ebreo Kolomoys’kyy (Umland, 2019).

Ma come nasce la brigata Azov? Verso la fine della rivoluzione Euromaydan l’allora deputato e leader del Partito radicale Oleh Lyashko avanza assieme ad altri deputati una proposta per concedere l’amnistia totale ai prigionieri politici. La proposta di amnistia passò e fra i prigionieri liberati vi erano coloro che avrebbero formato il nucleo della brigata Azov: i terroristi di Vasyl’kiv Ihor Mosiychuk, Serhiy Bevz e Volodymyr Shpara arrestati fra le altre cose perché pianificarono di far saltare una bomba nella città di Boryspil per distruggere la statua di Lenin, di preparare un attacco terroristico e di aver trafficato illegalmente armi ed esplosivi, e con loro furono liberati anche i loro stretti collaboratori Andriy Bilets’kyy e Oleh Odnorozhenko. (Interfax-Ukraine, 2011) (Umland, 2019)

Umland riporta l’analisi dell’investigatore sull’estremismo post-sovietico Likhachev che a sua volta documentò le posizioni neo-naziste di uno di questi leader che sarebbe diventato comandante Azov, Bilets’kyy:

Come è noto, si può ripristinare quasi tutto: l’economia, l’ordine nelle strade, la demografia, un esercito e una marina forti, armi nucleari, ma l’unica cosa che non può essere ripristinata è la purezza del sangue. […] Il nazionalismo sociale ucraino crede che la nazione ucraina [sic] sia una comunità razziale e basata sul sangue… La razza è tutto per la naziogenesi. La razza è il fondamento su cui si sviluppa una sovrastruttura nella forma di una cultura nazionale, che di nuovo deriva dalla natura razziale delle persone, e non dalla lingua, religione, economia ecc.. (Umland, 2019).

Confrontato con queste affermazioni Bilets’kyy negò di averle fatte ma Umland stesso rimarca che un ricercatore ed esperto come Likhachev non avrebbe citato falsamente affermazioni del genere e definisce inconcepibile che questo possa essere avvenuto.

Quanto ad un altro dei terroristi di Vasyl’kiv, Mosiychuk, egli ebbe il ruolo di segretario stampa della brigata Azov ottenne il ruolo di rappresentante locale di Vasil’kiv sotto il controllo di Ivashchenko che con l’aiuto di fascisti a lui leali avrebbe truccato le elezioni del 2010 ottenendo il controllo della città. Nella sua scalata al potere politico Mosiychuk arrivò a divenire parlamentare all’interno del partito Verkhovna Rada diretto dal radicale Lyashko.

Quanto al terzo dei terroristi, Odnorozhenko, egli fu vice-comandante degli affari politici del battaglione Azov ed il ricercator Likhachev riporta che Odnorozhenko avrebbe affermato posizioni fortemente neo-naziste:

La limitazione e il controllo saranno attuati su tutti i gruppi etno-razziali stranieri e seguiti dalla deportazione nelle loro terre d’origine storiche. Sulla base del fatto che noi nazionalisti sociali consideriamo le cosiddette “razze umane” come specie biologiche separate, e l’essere umano intelligente (Homo Sapiens), in senso biologico, solo la Razza Europea Bianca [sic] (esclusa la nozione delle cosiddette “europeidi del sud”, ovvero le razze mediterranee, caucasiche, del Pamir-Fergana o di altre razze biologicamente diverse dalla nostra specie biologica) e riteniamo nostro principale dovere prevenire qualsiasi tipo di contatto interrazziale (tra specie) che porti alla mescolanza interrazziale (tra specie) e, infine, alla morte della Razza Bianca (Umland, 2019).

Nel 2014 a Kharkiv, attivisti ultra-nazionalisti diretti proprio da Bilets’kyy si scontrarono con attivisti appartenenti al movimento separatista e di questi due furono uccisici dagli ultra-nazionalisti con armi da fuoco fomentando i separatisti pro-russi e permettendo al Kremlino di giustificare la necessità di operazioni militari nell’Est dell’Ucraina.

Il gruppo di ultra-nazionalisti si sarebbe organizzato col il nome di “piccoli uomini neri” e avrebbe dichiarato di voler combattere in Crimea per impedire l’annessione da parte della Russia. Questo movimento si sarebbe trasformato nella brigata Azov col il supporto ed il finanziamento del radicale nazionalista Lyashko ed altri. Il battaglione si forma ufficialmente a sud-est della città di Berdyan’sk vicino il mare Azov il 5 Maggio 2014 che sarebbe stato definito due anni dopo la sua formazione da Anton Herashchenko, un consigliere ufficiale del Ministro degli Interni dell’Ucraina, come “leggendario ed eroico”. Umland riporta la lunga narrazione di Herashckenko che parla di come la Difesa Ucraina era in difficoltà nello sconfiggere i separatisti e di come l’arrivo della brigata Azov fu il Deux ex Machina. Nel 2014, racconta Herashchenko, Bilets’kyy e Odnorozhenko proposero un’operazione di “espulsione” dei separatisti che avevano il controllo di Mariupol (Umland 2019):

Insomma, è stata presa la decisione di sostenere l’iniziativa dei ragazzi e tentare di liberare un’altra città del Donbas, strategicamente importante, dal contagio separatista diffuso da Mosca (Umland, 2019).

In seguito all’operazione, il movimento ottenne il riconoscimento ufficiale come associato al servizio di Guardia di pattuglia e lo stesso Herashchenko sottolinea il ruolo vitale che Oleh Lyashko ebbe nella creazione della brigata. L’emblema della brigata Azov inizia a divenire sempre più conosciuto con le lettere “I” ed “N” che stanno per “Idea di Nazione” sovrapposte una sull’altra in riferimento al Wolfsangel usato dalle SS durante la seconda guerra mondiale. La componente neo-nazista della brigata Azov è difficilmente negabile e Bilets’kyy stesso sottolineò che l’anima del movimento era e sarebbe sempre rimasta attaccata all’ideologia di estrema destra. Il fattore neo-nazista della brigata era tale che famigerati neonazisti russi come Roman Zheleznev Aleksei Kozhemyakin, Aleksandr Parinov affiliati anche al più famigerato movimento neo-nazista russo BORN si avvicinarono ad esso (Mirovalev, 2015).

Nel frattempo gli impegni militari della brigata portarono al graduale successo politico di alcuni dei suoi leader. Lyashko e Mosiychuk era in parlamento così come Bilets’kyy che fu promosso anche a luogotenente. Azov era considerata parte dell’infrastruttura statale a tutti gli effetti e gradualmente sempre più membri di spicco dello scenario di estrema destra ucraino ottennero ruoli di leadership politica nel paese.

Il portavoce della brigata al 2015 Andriy Diachenko ammise che il movimento conteneva già allora una consistente fetta di aderenti apertamente nazisti pari a circa il 20% dell’intera brigata (al-Jazeera, 2022) e nonostante Diachenko avesse sottolineato che questo non significava che il movimento nella sua interezza era da considerarsi nazista, il nazismo è sicuramente tollerato.

D’altro canto il curriculum sul terreno della brigata Azov sul terreno presenti forti problematiche. Il report pubblicato nel 2016 dall’ Ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissario per i diritti umani (OCHA) analizzò la situazione dei diritti umani in Ucraina nel biennio 2015-2016 denunciando alcuni crimini di guerra commessi dalla brigata Azov (ONU, 2016).

La vicinanza al neo-nazismo della brigata Azov appare come difficilmente negabile così come ancora meno negabile è l’attaccamento della brigata all’ideologia dell’estrema destra. Il fatto che oggi questo movimento venga lodato dai media e dalla politica europea ed italiana su tutto lo spettro da destra e sinistra (salvo rare eccezioni) è un fatto interessante. La narrazione in questo contesto nei media mainstream occidentali e più in particolare quelli italiani non ha neanche supportato la brigata Azov in un’ottica del “nemico del mio nemico è mio amico” ma più in un’ottica positiva. La brigata Azov viene oggi raffigurata come il bello e maledetto che è caratterizzato da “qualche problema” trascurabile rispetto al nemico russo. Un’analisi dei fatti più nel dettaglio mostra che la realtà è più complessa e che il bisogno di creare una narrazione mediatica e politica in chiave anti-russa in tempi brevi abbia portato a goffe e gravi mistificazioni che stanno avvelenando il dibattito pubblico e l’informazione mediatica.

Il risultato di queste mistificazioni è ad oggi un dibattito polarizzato ed in favore di una posizione bellicista da un establishment che attivamente tenta di soffocare le voci critiche espresse in Italia e altrove da vari studiosi, opinionisti e leader politici che vengono oggi tacciati di essere filo-putiniani per non essere allineati. Un focus su una analisi più accurata dei fatti sul terreno è invece più auspicabile per permettere un sano dibattito che tenga a mente gli interessi nazionali ed Europei, la promozione della pace e la risoluzione del conflitto, e che contribuisca a mostrare che l’Italia, l’Europa e l’Occidente sono pronti a redimersi dai gravi errori compiuti fino ad ora dall’inizio del secolo in politica estera e che ha portato a centinaia di migliaia di morti con le sue scellerate scelte in particolare in medio-oriente.

Solo riparando con umiltà l’immagine politica fortemente danneggiata si potrà auspicare una coerente e bilanciata soluzione che possa mettere fine al conflitto fra Russia ed Ucraina e che possa sancire l’inizio di una nuova era nella politica internazionale.

Riferimenti:

Al-Jazeera (2022), Who are the Azov regiment, https://www.aljazeera.com/news/2022/3/1/who-are-the-azov-regiment accesso 07/05/2022.

Brera P. (2022), Ultrà della Dinamo Kiev, al fronte contro i russi come il nonno: chi è il comandante Denis Prokopenko, l'”eroe” del discusso Reggimento Azov, La Repubblica, https://www.repubblica.it/esteri/2022/05/05/news/denys_prokopenko_redis_azov_guerra_ucraina_russia_mariupol_azovstal-348221867/ accesso 05/05/2022.

Gotev G. (2022), Russia says Israel supports neo-Nazis in row over Ukraine, https://www.euractiv.com/section/global-europe/news/russia-says-israel-supports-neo-nazis-in-row-over-ukraine/ accesso 07/05/2022.

Interfax-Ukraine, SBU opens criminal case against ‘Vasylkiv terrorists’, Interfax-Ukraine news agency, https://en.interfax.com.ua/news/general/77439.html accesso 07/05/2022

Mirovalev M. (2015), Behind Russia’s ultra-nationalist crackdown, https://www.aljazeera.com/features/2015/9/23/behind-russias-ultra-nationalist-crackdown accesso 07/05/2022.

ONU (2016), Report on the human rights situation in Ukraine 16 November 2015 to 15 February 2016, https://www.ohchr.org/sites/default/files/Documents/Countries/UA/Ukraine_13th_HRMMU_Report_3March2016.pdf .

Saul D. (2022), Russia-Ukraine War’s Mounting Death Toll: Latest Estimates Suggest Russian Troops Have Been Hit Harder, https://www.forbes.com/sites/dereksaul/2022/04/26/russia-ukraine-wars-mounting-death-toll-latest-estimates-suggest-russian-troops-have-been-hit-harder/ accesso 07/05/2022.

Umland A. (2019), Irregular Militias and Radical Nationalism in Post-Euromaydan Ukraine: The Prehistory and Emergence of the “Azov” Battalion in 2014, Terrorism and Political Violence, 31:1, 105-131, DOI: 10.1080/09546553.2018.1555974. https://www.researchgate.net/publication/331360561_Irregular_Militias_and_Radical_Nationalism_in_Post-Euromaydan_Ukraine_The_Prehistory_and_Emergence_of_the_Azov_Battalion_in_2014 accesso 07/05/2022

Walker S. (2014), Azov fighters are Ukraine’s greatest weapon and may be its greatest threat, https://www.theguardian.com/world/2014/sep/10/azov-far-right-fighters-ukraine-neo-nazis accesso 07/05/2022.

Racconti estivi del 2022 - 1 - Hanno liberato l'inflazione dalle pastoie in cui l'avevano legata (covid) adesso la stanno sciogliendo piano piano per cercare di farla mangiare i debiti e con esso i redditi da lavoro e risparmi. Chiunque dice che combatte l'inflazione è un bugiardo o ingenuo, scegliete VOI

PERCHÉ I PREZZI AUMENTANO?

Pochi lo sanno veramente.

Con il mio pezzo più famoso, IL VIRUS GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO,

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IL VIRUS GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO
Può un virus arrivare proprio nel momento esatto per essere considerato come una vera e propria benedizione? Sarebbe quasi un’eresia rispondere di si. Invece, per gli operatori finanziari, è proprio ciò che è accaduto. Ricapitoliamo. A giugno 2019 il mercato dei REPO stava iniziando a collassare mostrando segnali di pericolo sistemico. La maggior parte d…
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pubblicato su questa newsletter a maggio del 2020, e poi utilizzato dall’editore: Aurora Boreale Edizioni, come capitolo del libro  OPERAZIONE CORONA, ho voluto portare l'attenzione, forse per primo in Italia, sul fatto che l'emergenza fosse in realtà un'emergenza di tipo economico.

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La necessità di domare il fuoco inflattivo che iniziava a divampare dentro i complessi meccanismi di controllo della finanza globale che per cause di eccesso di debito e di misure straordinarie e trucchi di vario tipo,esasperati nella creazione di ogni sorta di prodotti tossici, non poteva più essere contenuto e rischiava di esplodere come una stella neutronica, portandosi via tutta la realtà conosciuta.
Essendo il mondo economico un'unica realtà fatta di intrecci finanziari e commerciali, le decisioni vengono ormai prese globalmente per cercare di gestire alla meno peggio il disastro inevitabile.
É ormai evidente che la strada adottata è stata quella della demolizione controllata attraverso il rilascio progressivo dell'inflazione.
A titolo organizzativo, pratico, sul campo, è stato implementato l'esperimento dell'utilizzo dei lockdown come strumento necessario per rallentare la velocità di circolazione della moneta. Infatti, minore è la velocità di circolazione della moneta minore sarà l'impatto inflattivo dell'immensa quantità di trilioni di debito aggiuntivo che è stata creata per tamponare l'imminente deflagrazione dei mercati finanziari, come ho ben spiegato nella newsletter sopra linkata e anche nel mio libro PERCHÉ COMPRARE ORO ADESSO e in molte altre newsletter.


La mia opinione non è cambiata, anche perché ogni giorno, queste mie tesi vedono conferma in quello che avviene.
Basta notare come, da quando le attività prima proibite siano tornate lecite, l'inflazione si sia impennata verticalmente.


Tutto calcolato. Più o meno bene.  
Un altro strumento adottato per il controllo dell'inflazione è stato quello di tentare tiepide manovre sul controllo dei tassi d'interesse ad abbiamo visto cosa è successo. I tassi d'interesse non possono e non devono aumentare. Ogni tentativo di ritoccare anche di pochissimo i tassi provoca inevitabili disastri. Un po' come cercare di vedere quanta benzina c'è nel serbatoio della benzina guardando nel buco con un fiammifero acceso.
Inutile scrivere a quanto ammonta il debito complessivo globale, perchè il contatore, consultabile qui:
https://www.usdebtclock.org/world-debt-clock.html
sale continuamente ad una velocità vertiginosa. Su quel debito maturano interessi e oneri passivi che ogni istante devono essere ripagati, in qualche modo, per mantenere in essere il regolare funzionamento dell'economia e degli scambi tra aziende, nazioni e privati, in un mondo globalizzato la cui linfa vitale è proprio il denaro di natura debitoria che, come si vede dal link sopra, aumenta in maniera esponenziale, sempre e sempre di più!
Se i tassi aumentano, gli oneri passivi sul debito complessivo agiscono come il pulsante del Turbo Boost di Supercar, accelerando massicciamente la velocità del problema.



 
Nella mia precedente newsletter:

ANDREA CECCHI Newsletter
RAPIDAMENTE
RAPIDAMENTE 1. Luglio-agosto 2019: iniziano a manifestarsi gravi problemi strutturali quando il Tesoro Americano preleva a sorpresa 190 miliardi di dollari dai conti denominati Treasury General Accounts, accesi presso la filiale della Federal Reserve di New York e gestiti dalle principali banche denominate Primary Dealers. https://www.newyorkfed.or
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2 years ago · 16 likes · 24 comments · ANDREA CECCHI


ripercorro in modo molto riassuntivo le tappe che si sono rese necessarie per gestire la drammatica situazione economica in cui ci troviamo.


Si capisce quindi come le attività di svago tipiche dell'estate contribuiscono ad una maggiore velocità di circolazione di moneta e ad una conseguente maggiore inflazione.

Quello che si sta tentando di fare è cercare di demolire il problema di eccesso di debito lasciando che sia l'inflazione a farlo, non i fallimenti a catena del mondo finanziario e corporativo. Quindi si spalma il problema dell'eccesso di debito sulla collettività e soprattutto sul ceto medio del mondo occidentale che sta pagando caramente, e in modo subdolo, attraverso il progressivo impoverimento dovuto all'aumento del prezzo di tutto ciò di cui ha bisogno, soprattutto energia e cibo.

Veniamo quindi alla risposta: perché i prezzi aumentano?

I prezzi aumentano perché aumenta la massa monetaria.
L'INFLAZIONE È SEMPRE UN FENOMENO MONETARIO!
Non lo dico io, che non sono nessuno, ma lo dice il premio Nobel Milton Friedman.


Molto attuale anche la canzone Svalutation di Adriano Celentano.

Eh la benzina ogni giorno costa sempre di più
E la lira cede e precipita giù
Svalutation, svalutation”

Sono sempre i soliti problemi. La svalutazione del potere di acquisto della valuta dovuto alla sua natura debitoria e quindi al circolo vizioso, poi mortale di stampare sempre di più.

Affinché le masse non arrivino mai a capire le dinamiche monetarie dell'inflazione, vengono creati a tavolino gli spauracchi da diffondere in modo stagionale, sui quali dirottare le colpe dei mali di tutto il mondo, soprattutto legati all'aumento dei prezzi: Osama Bin Laden, Saddam Hussein, Gheddafi, Al Baghdadi, e adesso il terribile Putin, colpevole di tutte le crisi di adesso.
Il gregge umano, che in questi giorni è stato lasciato libero di pascolare senza lockdown, si dedica alle sue attività di sempre, come nulla fosse, ma con un po' più di circospezione, perché sente ancora il laccio del guinzaglio al collo. Ormai, da animale domestico ammaestrato, è pronto e docile a tutte le nuove restrizioni: mascherine, museruola, confinamento, iniezioni castranti e letali, sudore obbligatorio d'estate e geloni d'inverno, bastoncini nel naso, ecc. Il livello di plagio è talmente totale che il semplice dichiarare di non desiderare di essere torturato diventa elemento istantaneo di condanna: praticamente, la bocca priva di bavaglio viene immediatamente tappata dal manganello.
Le cose andranno peggiorando ancora, ma non per sempre.
L'inflazione è come un fuoco che si estingue quando ha finito di bruciare. La sua esistenza, come quella del fuoco, è limitata alla presenza di combustibile.
Il combustibile che alimenta l'inflazione, come abbiamo visto, è l'enorme mole di debito cartaceo presente nel sistema. Un debito sempre crescente e "cartolarizzato", ovvero carta che garantisce carta in modo esponenziale. I contratti derivati, che sovrastano l'intero castello di scommesse, stimati essere milioni di miliardi, altro non sono che contratti scritti anch'essi sulla carta.
Tutta carta che viene gettata a palate nel falò dell'inflazione, che brucia lentamente il valore di questo schema piramidale, a cominciare proprio dalla parte piu facilmente attaccabile, ovvero i risparmi e il potere d'acquisto del ceto medio occidentale, tra cui gli italiani, grandi e infaticabili lavoratori, che, con mille sacrifici, hanno risparmiato somme importanti e che adesso perdono potere d'acquisto per la "svalutation" , perché ogni istante nuovi euro vengono creati diluendo il valore di quelli già esistenti.


Mi dispiace dire queste cose, ma bisogna giudicare, non ciò che ci piace o che ci piacerebbe, ma ciò che avviene. 
Fortunatamente esiste una soluzione e c'è ancora tempo per mettere in salvo quei risparmi accumulati con tanta fatica sia da noi che dai nostri genitori e nonni.
Anche io ho una figlia di 22 anni e ho dei risparmi.
Invece di lasciarle dei calzini pieni di banconote di euro, le ho preso delle monete d'oro. Sono sicuro che tra dieci anni, esse avranno ancora valore ed avranno conservato il potere d'acquisto. Nessuno in TV o sui giornali consiglia di fare questo. L'oro se lo tengono stretto le banche che hanno infatti le riserve auree. Bisogna avere tutti delle riserve auree perché l'oro è ricchezza. L'oro è valore.
La fiammata dell'inflazione brucerà tutta la carta sarà, qualcosa di estremamente doloroso per chi non si è preparato. Saranno anni terribili, Ma quando il fuoco inflattivo (sempre accompagnato dalla guerra) si sarà spento, il mondo ripartirà per un nuovo ciclo economico, come ha sempre fatto.
Bisogna essere pronti per quel nuovo ciclo economico con della prosperità messa in salvo dalla fiammata inflattiva. La storia dimostra che chi ha oro se l'è sempre cavata meglio di chi non ce l'ha. Una Sterlina d’oro adesso può essere acquistata con circa 450 euro. La moneta d’oro nella tasca non ha spese tenuta conto. La stessa cifra, tenuta in deposito su un conto corrente, costa mediamente sei euro al mese, se la banca vi vuole bene (+ il tasso d'inflazione). Dove si compra l’oro? Un ottimo riferimento è MONETA AUREA SPA, lo sponsor del mio libro.


Serbia (1999), Afghanistan (2001), Iraq (2003), Siria (2011), Libia (2011), Ucraina (2014)

L’Ucraina è l’ultimo disastro neocon
di Jeffrey D. Sachs
28 giugno 2022

La guerra in Ucraina è il culmine di un progetto trentennale del movimento neoconservatore americano. L'amministrazione Biden è gremita degli stessi neocon che hanno sostenuto le guerre degli Stati Uniti in Serbia (1999), Afghanistan (2001), Iraq (2003), Siria (2011), Libia (2011) e che hanno fatto così tanto per provocare l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Il track record dei neocon è uno di disastri assoluti, eppure Biden ha dotato la sua squadra di neocon. Di conseguenza, Biden sta guidando Ucraina, Stati Uniti e Unione Europea verso l'ennesima debacle geopolitica. Se l'Europa ha qualche intuizione, si separerà da queste debacle della politica estera degli Stati Uniti. Il movimento neocon è emerso negli anni '70 attorno a un gruppo di intellettuali, molti dei quali sono stati influenzati dal politologo dell'Università di Chicago Leo Strauss e dal classicista dell'Università di Yale Donald Kagan. I leader neocon includevano Norman Podhoretz, Irving Kristol, Paul Wolfowitz, Robert Kagan (figlio di Donald), Frederick Kagan (figlio di Donald), Victoria Nuland (moglie di Robert), Elliott Cohen, Elliott Abrams e Kimberley Allen Kagan (moglie di Frederick ).

Il messaggio principale dei neocon è che gli Stati Uniti devono predominare come potenza militare in ogni regione del mondo e devono confrontarsi con le crescenti potenze regionali, e le più importanti sono Russia e Cina, che un giorno potrebbero sfidare il dominio globale o regionale degli Stati Uniti. A tal fine, la forza militare statunitense dovrebbe essere preposizionata in centinaia di basi militari in tutto il mondo e gli Stati Uniti dovrebbero essere preparati a condurre guerre di scelta, se necessario. Le Nazioni Unite devono essere utilizzate dagli Stati Uniti solo se utili per gli scopi statunitensi. Questo approccio è stato esplicitato per la prima volta da Paul Wolfowitz nella sua bozza di Defence Policy Guidance (DPG) scritta per il Dipartimento della Difesa nel 2002. La bozza prevedeva l'estensione della rete di sicurezza guidata dagli Stati Uniti all'Europa centrale e orientale nonostante l'esplicita promessa del ministro degli Esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher nel 1990 che l'unificazione tedesca non sarebbe stata seguita dall'allargamento verso est della NATO. Wolfowitz ha anche sostenuto le guerre americane, difendendo il diritto dell'America di agire in modo indipendente, anche da sola, in risposta alle crisi che preoccupano gli Stati Uniti. Secondo il generale Wesley Clark, Wolfowitz aveva già chiarito a Clark nel maggio 1991 che gli Stati Uniti avrebbero guidato le operazioni di cambio di regime in Iraq, Siria e altri ex alleati sovietici. I neocon hanno sostenuto l'allargamento della NATO all'Ucraina anche prima che diventasse la politica ufficiale degli Stati Uniti sotto George W. Bush, Jr. nel 2008. Consideravano l'adesione dell'Ucraina alla NATO come la chiave per il dominio regionale e globale degli Stati Uniti. Robert Kagan ha spiegato il caso neocon per l'allargamento della NATO nell'aprile 2006: [I] russi e cinesi non vedono nulla di naturale nelle [rivoluzioni colorate" dell'ex Unione Sovietica], ma solo colpi di stato sostenuti dall'Occidente e progettati per far avanzare l'influenza occidentale in parti strategicamente vitali del mondo. Hanno così torto? La riuscita liberalizzazione dell'Ucraina, sollecitata e sostenuta dalle democrazie occidentali, non potrebbe essere solo il preludio all'incorporazione di quella nazione nella NATO e nell'Unione Europea – in breve, e di conseguenza l'espansione dell'egemonia liberale occidentale? Kagan ha riconosciuto le terribili implicazioni dell'allargamento della NATO. Cita un esperto il quale ha affermato: "il Cremlino si sta preparando per la 'battaglia per l'Ucraina' in tutta serietà". I neocon hanno cercato questa battaglia. Dopo la caduta dell'Unione Sovietica, sia gli Stati Uniti che la Russia avrebbero dovuto cercare un'Ucraina neutrale, come cuscinetto prudente e valvola di sicurezza. Invece, i neocon volevano l'"egemonia" statunitense, mentre i russi hanno intrapreso la battaglia in parte in difesa e in parte anche per le loro stesse pretese imperiali. Sfumature della guerra di Crimea (1853-6), quando Gran Bretagna e Francia cercarono di indebolire la Russia nel Mar Nero in seguito alle pressioni russe sull'impero ottomano. Kagan ha scritto l'articolo come privato cittadino mentre sua moglie Victoria Nuland era l'ambasciatrice degli Stati Uniti presso la NATO sotto George W. Bush, Jr. Nuland è stata l'operatrice neocon per eccellenza. Oltre a servire come ambasciatrice di Bush presso la NATO, Nuland è stata vicesegretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici di Barack Obama nel 2013-17, dove ha partecipato al rovesciamento del presidente filo-russo dell'Ucraina Viktor Yanukovich, e ora serve come sottosegretario di Stato di Biden alla guida della politica statunitense nella guerra in Ucraina. La prospettiva neocon si basa su una premessa falsa prevalente: che la superiorità militare, finanziaria, tecnologica ed economica degli Stati Uniti gli consente di dettare i termini in tutte le regioni del mondo. È una posizione di notevole arroganza e di notevole disprezzo dell'evidenza. Dagli anni '50, gli Stati Uniti sono stati ostacolati o sconfitti in quasi tutti i conflitti regionali a cui hanno partecipato. Eppure nella "battaglia per l'Ucraina", i neocon erano pronti a provocare uno scontro militare con la Russia espandendo la NATO, nonostante le veementi obiezioni della Russia, perché credono fermamente che la Russia sarà sconfitta dalle sanzioni finanziarie statunitensi e dagli armamenti della NATO. L'Institute for the Study of War (ISW), un think tank neocon guidato da Kimberley Allen Kagan (e sostenuto da un gruppo di appaltatori della difesa come General Dynamics e Raytheon), continua a promettere una vittoria ucraina. Per quanto riguarda i progressi della Russia, l'ISW ha offerto un tipico commento: "Indipendentemente da quale parte detiene la città [di Sievierodonetsk], l'offensiva russa a livello operativo e strategico sarà probabilmente culminata, dando all'Ucraina la possibilità di riavviare la sua controffensiva di alto livello per respingere le forze russe”. I fatti sul campo, tuttavia, suggeriscono il contrario. Le sanzioni economiche dell'Occidente hanno avuto scarso impatto negativo sulla Russia, mentre il loro effetto “boomerang” sul resto del mondo è stato ampio. Inoltre, la capacità degli Stati Uniti di rifornire l'Ucraina di munizioni e armi è seriamente ostacolata dalla limitata capacità di produzione dell'America e dalle catene di approvvigionamento interrotte. La capacità industriale della Russia ovviamente fa impallidire quella dell'Ucraina. Il PIL della Russia era circa 10 volte quello dell'Ucraina prima della guerra e l'Ucraina ha ora perso gran parte della sua capacità industriale durante la guerra. Il risultato più probabile degli attuali combattimenti è che la Russia conquisterà una vasta fetta dell'Ucraina, forse lasciando l'Ucraina senza sbocco sul mare o quasi. La frustrazione aumenterà in Europa e negli Stati Uniti con le perdite militari e le conseguenze stagflazionarie della guerra e delle sanzioni. Gli effetti a catena potrebbero essere devastanti, se un demagogo di destra negli Stati Uniti salisse al potere (o, nel caso di Trump, tornasse al potere) promettendo di ripristinare la gloria militare sbiadita dell'America attraverso una pericolosa escalation. Invece di rischiare questo disastro, la vera soluzione è porre fine alle fantasie neocon degli ultimi 30 anni e che Ucraina e Russia tornino al tavolo dei negoziati, con la NATO che si impegna a porre fine al suo impegno per l'allargamento verso est all'Ucraina e alla Georgia in cambio di una pace praticabile che rispetti e protegga la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina.

Il mondo rifiuta la rapina che l'Occidente ha fatto e continua a fare

Il nuovo concetto strategico
di Pierluigi Fagan
1 luglio 2022

Siamo entrati in un nuovo periodo storico di transizione, a livello mondiale, non più animato solo da stati ma da sistemi con più stati.

Il primo sistema ha al suo cuore una alleanza che lega due sponde dell’Atlantico. Originariamente creata da Stati Uniti e Regno Unito, paesi di comune antropologia e diversa geografia, quindi storia. Questa fratellanza antropologica è fatta di discendenti dei barbari continentali del Mare del Nord, angli, sassoni, frisoni, juti, poi danesi e varie fazioni normanne che si impossessarono di parte dell’isola britannica (spingendo ai margini o sottomettendo celti, britanni e scoti). Poi migrarono nel nord del continente americano, in Australia e Nuova Zelanda e si allargarono in Canada sottomettendo e segregando nativi americani, ispano messicani, aborigeni. Nel grande conflitto euro-continentale coi germani metà Novecento vennero salvati dai cugini d’oltremare mentre i germani incappavano in una forma delirante di volontà di potenza che incautamente aveva allargato il conflitto alle vaste pianure russe che, com’è noto, sono troppo profonde per esser conquistate.

Saldato in un accordo del 1941 detto Carta Atlantica, il rapporto speciale tra popoli di comune discendenza, lingua e religione, fece da base alla successiva formalizzazione del successivo Trattato del Nord Atlantico e relativa organizzazione operativa (la “O” di NATO) nel 1949. I cinque paesi anglosassoni pesano oggi il 6% del mondo in termini di popolazione, ma il 31% in termini di Pil. Poco meno del 59% è il totale delle riserve valutarie del mondo in dollari e poco meno del 5% in sterline. La loro lingua è la lingua franca internazionale, la loro cultura in certi campi vastamente egemone anche se non da sola e sempre meno, la loro forza militare ancora primeggia.

Se questo è cuore antropologico del primo sistema da cui una mentalità dominante ben precisa, intorno si è condensata una corona di popoli affiliati al sistema. Tale corona è fatta dagli europei continentali a loro volta frazionati tra scandinavi, germanici, balto-slavi, latino-mediterranei ed altri del complesso mondo del Vecchio Continente, più, in Asia il Giappone e talvolta la Corea del Sud. Questo “sistema” si è affermato negli ultimi settanta anni come sistema politico-economico. Fondato sui principi dell’economia moderna sviluppati dagli inglesi già alla fine del XVII secolo che qualcuno chiama “capitalismo”, si basa però anche su un sistema politico chissà perché chiamato “democrazia” quando in effetti è il triplo potere statale (legislativo, giudiziario ed esecutivo) al servizio degli interessi economici e finanziari che ordinano il sistema. Così come gli anglosassoni condividono parte del loro potere mondiale con occidentali e orientali non antropologicamente del tutto affini, così le élite economiche e finanziarie cooptano al loro servizio parti di funzionariato di sistema che non originano direttamente dalla macchina economica e finanziaria.

Questo sistema è oggi sulla china calante della classica curva a campana che connota la vita di ogni sistema. La sua demografia è in vistosa contrazione percentuale sul totale mondo, la sua anagrafe è sempre più anziana (gli “occidentali” ed affini sono l’esatto ultimo quarto dei 200 paesi del mondo per età media), l’idea di ringiovanirla e rinvigorirla con etnie diverse da subordinare ma anche cooptare funziona in teoria ma per niente in pratica (vedi casi americano, inglese, francese, giapponese). Questa sempre maggior relativizzazione demografica (oggi gli “occidentali” sono scarsi il 16% del mondo), porta a traino la relativizzazione culturale che si manifesta in diversi aspetti. Ma ancora forte è il peso economico-finanziario sebbene con tre grossi problemi. Il primo è che, in quanto sistema ipersviluppato, l’Occidente fa sempre più fatica a trovare ragioni di ulteriore sviluppo per crescere. Visioni molto poco realistiche dell’economia, sottovalutano che il sistema di economia moderna serve a fare cose, ma le cose da fare sono nel dominio del finito e gli ipersviluppati sono coloro che sono arrivati ai margini delle potenzialità del sistema, l’hanno sfruttato tutto e bene e gli rimane davvero poco per alimentare il proprio impeto di crescita. Il secondo problema è l’enorme debito parallelo al funzionamento del sistema economico, viepiù inquietante laddove non si cresce per ripagarlo almeno in parte o dar la vaga impressione di poterlo fare. Il terzo è che questo primato economico-finanziario che molti pensano dovuto a chissà quali leggi ferree che governerebbero i sistemi economici come quelle newtoniane governavano l’Universo, è un sistema aperto, aperto all’ambiente naturale ed all’ambiente economico e politico mondiale. Cattive notizie però provengono dall’ambiente naturale quanto ad ulteriore sfruttamento, ma ancor più cattive notizie provengono da un ambiente politico ed economico mondiale dove, nel frattempo, sono nati e si stanno sviluppando nuovi attori potenzialmente potenti o indisponibili ad esser spazio gregario e passivo di possibilità per l’alimentazione dell’ipertrofico benessere occidentale.

Questo secondo altro sistema è molto più ampio, meno formalizzato e con al centro una unione almeno di intenti generali tra i paesi compresi nell’acronimo BRICS: riservarsi sempre maggiori condizioni di possibilità per il proprio sviluppo. Sono quasi tutti paesi in traiettorie di sviluppo, alcuni ancora demografico, molti se non altro economico e finanziario, altri ancora ribelli alle forme del dominio occidentale sotto altri aspetti. Ma oltre al nucleo di questa unione finora poco formalizzata ma forse in via di maggior formalizzazione (come recitano loro: 41% demografico del mondo, 25% del Pil globale e il 50% della crescita globale dell’ultimo anno con una crescita interna del 33% degli scambi commerciali tra loro cinque), praticamente ogni altro paese non compreso direttamente nei due sistemi è per molti versi dalla parte di questi sfidanti che vorrebbero ridurre il peso del primo sistema in modo da garantirsi maggiori condizioni di possibilità da poi disputarsi tra loro. Questa posizione terza, invero, tenderà ad usare il conflitto tra i due sistemi affinché l’uno contenga l’altro alternativamente e ponendosi come partner al miglior offerente per singole iniziative. Questa stessa posizione anima, in parte, anche il Brasile, il Sud Africa e l’India cuore del sistema BRICS. Cina e Russia sono in effetti il cuore di questo sfocato sistema alternativo ed infatti sono loro i nemici più nitidamente definiti come tali dal primo sistema.

Questo è, in breve, lo scenario della storia del mondo che si svolgerà nei prossimi anni/decenni. Il primo sistema è in una traiettoria di contrazione e proviene da ampio potere, il secondo di espansione e vuole ampliare il proprio potere. Il primo sistema pesa solo meno di un sesto del Mondo ma è più compatto ed ancora molto forte in molti aspetti, il secondo è il resto dei cinque-sesti ma assai meno compatto ed ancor di forza relativa sebbene crescente. Il primo si sente accerchiato dall’impeto del secondo e si unisce sempre più in forme difensive-aggressive per non perdere troppo o troppo velocemente, le condizioni di possibilità che ne hanno sino a qui garantito il potere, quindi il benessere. O anche per non esser costretto a cambiare le proprie forme interne per adattarsi ai nuovi equilibri del mondo. Il secondo ha vari gradi di contrasto col primo e più crescerà, più vedrà formarsi al suo interno concorrenze interne inedite come quella tra Cina ed India. La sua gran parte però, non ha interesse al conflitto diretto col primo sistema, vorrebbe semmai una transizione morbida di peso ed è sfruttando questa ritrosia ad iscriversi a forme di conflitto diretto generanti attriti non voluti e negativi per il proprio sviluppo che il cuore del primo sistema alzerà la tensione militare cercando di infilarsi nella differenza di intenti tra Russia e Cina da una parte e tutti gli altri dall’altra. Infine, il primo sistema ha intenti molto ambiziosi ancorché contrari all’andamento naturale del mondo e se il dover reagire oggi lo tiene unito, viepiù si passerà a dettagliare il come-quanto-quando, viepiù potrebbe screpolarsi. Non solo nella composizione della sua forma sistemica, anche nelle composizioni delle forme politiche e sociali interne ad ogni stato. Il secondo ha da sé la dinamica del mondo e quindi il tempo dalla sua parte, ha ambizioni forse più contenute e parte rischiando meno.

“Noi” ci troviamo in mezzo a tutto ciò. Una avvertenza, se mi posso permettere. Il tutto va compreso nella sua dinamica che è concreta, ogni forma di giudizio di valore non aggiunge nulla e rischia di non far comprendere l'esatta logica della dinamica.

L'emergenza d'accatto del Nord

L’emergenzialismo status symbol della regione Lombardia
di comidad
30 giugno 2022

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha proclamato lo stato di emergenza idrica, le altre Regioni del Nord si sono accodate, mentre il governo vara a riguardo l’ennesimo decreto emergenziale. Una volta le emergenze idriche, e le emergenze in genere, erano roba da “Terroni”, da Regioni sottosviluppate del Sud. L’Italia si “meridionalizza”, cioè sempre più aree svolgono il ruolo di colonia deflazionista, quindi vengono pauperizzate per tenere bassa la domanda di beni e l’inflazione in Europa. Ciò non vuol dire affatto che le gerarchie interne all’Italia, tra Regioni di serie A e Regioni di serie B, non vengano preservate.

Dal 2020 la Lombardia, la “Regione modello”, si è appropriata della bandiera dell’emergenzialismo, imponendo a tutto il Paese un’emergenza sanitaria basata sull’impedire le cure ordinarie. Se l’emergenza pandemica fosse nata in qualche parte del Sud, sarebbe rimasta una vergogna locale; invece nel marzo del 2020 il governo impose il lockdown a tutta Italia in ossequio alla Regione leader. Da quando Milano è diventata la capitale delle emergenze, queste non sono più considerate un marchio di infamia o una prova di arretratezza civile, bensì uno status symbol, un’occasione per dimostrare determinazione ed efficienza.

I servizi televisivi ci mostrano la popolazione lombarda che si sottopone responsabilmente alla disciplina emergenziale dando prova del proprio grado di civiltà. La siccità non è più roba da sottosviluppati meridionali perché ora c’è il riscaldamento globale, il nuovo mantra del politicamente corretto, e quindi il razionamento idrico rientra tra i luminosi destini dell’Umanità, perciò Fontana (proprio il nome adatto) è un pioniere. Non che il politicamente corretto sia un ombrello molto affidabile: i Curdi erano i beniamini del politicamente corretto, ma questo non li ha salvati dalle grinfie di Erdogan. Quando un giornalista ha chiesto conto a Draghi del mercimonio della NATO sulla pelle dei Curdi, il nostro mirabolante Presidente del Consiglio ha farfugliato qualcosa, cavandosela con un: chiedetelo a Svezia e Finlandia. Finissimo, come sempre.

Non si può dire che la questione dell’approvvigionamento idrico al Nord si sia affacciata di colpo. Dopo le grandi secche del Po del 2017, anche nel 2019, già in pieno inverno, la situazione appariva compromessa e la necessità di un riassetto idrogeologico appariva un impegno ineludibile per la giunta di Attilio Fontana. Gli anni invece sono passati ed in questo mese di giugno l’emergenza idrica è stata annunciata con toni trionfali. Il dio Po, tanto celebrato dall’Umberto Bossi in versione para-nazista degli anni ’90, nei fatti è stato bistrattato dagli amministratori leghisti. Mentre il buco in Val di Susa ci veniva spacciato come indispensabile per non essere costretti a superare le Alpi a dorso di mulo, ci si è invece “dimenticati” della vera priorità per il Nord, il riassetto idrogeologico del bacino del Po. Anni di incuria nella gestione ordinaria del territorio ora vengono premiati con lo strapotere assicurato dalla gestione emergenziale; uno strapotere che non assicura affatto prestazioni migliori rispetto a una gestione ordinaria, ma solo minore trasparenza e maggior margine di abuso.

La Lombardia è una Regione a guida leghista, e sin dagli anni ’90 la Lega era presentata dai media mainstream come “l’erede della buona amministrazione austro-ungarica”. Per anni il gioco delle parti interno alla Lega ha consentito di far leva elettorale sia sul “sovranismo”, sia sul nostalgismo austriacante. Mentre il Matteo Salvini “sovranista” era regolarmente crocifisso dai media, gli amministratori leghisti si sono quasi sempre giovati di un trattamento di favore da parte degli opinionisti che contano. Ovviamente la “buona amministrazione austro-ungarica” non è mai esistita; neppure però vi sono riscontri storici per affermare che quell’amministrazione fosse una forma di gangsterismo come quella praticata da Attilio Fontana e soci. Nel 2011 Fontana si dichiarava difensore dell’acqua pubblica e invitava a votare il sì al referendum, mentre oggi con l’emergenzialismo pone le condizioni per una gestione arbitraria delle risorse idriche. Come ha insegnato la mafia, l’acqua è strumento di ricatto per prendere per la gola un territorio.

In un articolo sul “Manifesto” del 25 giugno scorso, si denuncia la riproposizione del tema dell’autonomia differenziata, indicata come esempio di egoismo dei ricchi e di negazione dei diritti di eguaglianza. Tutto giusto, ma la critica rischia di rimanere sul piano dell’astrazione dei “diritti”, con il classico tira e molla che si conclude ogni volta col solito “costituzionalista” pronto a spiegarci che il nostro unico diritto è di non avere diritti. Anche negli USA la Corte Suprema ha avviato lo stesso gioco, palleggiandosi la questione se l’aborto sia un diritto o meno. Il vero problema in realtà è il potere materiale che si esercita sui corpi delle persone. Per questo potere i pretesti possono cambiare: le destre invocano i tabù religiosi, mentre le finto-sinistre politicorrette strumentalizzano la “solidarietà”. Il politicorretto si indignerà per un Green Pass religioso o etnico (a meno che non si tratti di discriminare i Russi), mentre andrà in brodo di giuggiole per un Green Pass solidal-sanitario. Anche l’autonomia differenziata potrà avere un uso trasversale, col PD che ce la farà digerire vestendola in una versione solidaristica.

Anche quando si fustiga l’egoismo dei ricchi, bisogna capire dove si va effettivamente a parare, perché alla fine i ricchi se la cavano sempre, mentre ad essere colpito è solo l’egoismo dei poveri, perché a volte, si sa, i poveri sono un po’ riluttanti a sacrificarsi per il bene dei ricchi. Il vero pericolo dell’autonomia differenziata sta nella modificazione dei rapporti di potere, nella proliferazione di dispotismi locali in gara tra loro con l’arma del mettere tutti ogni volta di fronte al fatto compiuto. Le emergenze diventano le vere prove tecniche dell’autonomia differenziata. Anche le Regioni del Sud, per ora escluse dall’emergenza idrica, probabilmente vorranno partecipare alla festa.

L’emergenzialismo è uno schema di potere che riscuote un successo incontrastato, poiché non necessità di particolari attività cospirative per funzionare; anzi, si basa sull’emulazione, sulla competizione, sullo scavalcarsi l’un l’altro nel procurare sempre più allarme. L’emergenza è una grande arena di scontro in cui ognuno cerca di ridefinire i rapporti di forza a proprio vantaggio e dove ognuno può esibire la propria capacità di controllare, di “tener sotto”, gli altri. L’emergenza crea euforia poiché è un contenitore che ognuno può riempire con le proprie istanze, che possono andare dal business più squallido agli “ideali di solidarietà” più puri ed elevati. L’emergenza è una magnifica opportunità per gli affaristi di ogni risma, ma anche per gli educazionisti che vogliono redimere le masse e convertirle a valori di solidarietà. Si crea perciò un’ottima sinergia tra affarismo e moralismo.

Romano Prodi disse che l’emergenza Covid era un’occasione per rilanciare l’europeismo. L’emergenza santifica qualsiasi secondo fine. Vissuta come “occasione”, l’emergenza non è più quella dichiarata, diventa qualcos’altro. Agli hegeliani della domenica tutto ciò apparirà molto “dialettico”, mentre in effetti è solo fraudolento esigere disciplina dagli altri in nome di un superiore interesse comune, riservando però le mani libere a se stessi. In un libro, fatto poi opportunamente sparire, anche l’attuale ministro della Sanità dichiarò che l’emergenza Covid era una “occasione” per la sinistra. Poi si è visto che gli ideali di “sinistra” e gli affari delle multinazionali si facevano molto bene da sponda a vicenda.

Ringraziamo “Cassandre”.