L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 26 ottobre 2021

Chi ha stabilito che la partecipazione dello stato nel Monte dei Paschi di Siena deve essere temporanea? Oggi dobbiamo decidere del contrario


Lo Stato torni a fare lo Stato: è ora di nazionalizzare (definitivamente) Mps

Di Filippo Burla
-25 Ottobre 2021

Roma, 25 ott – Dopo la rottura delle trattative tra il ministero dell’Economia e Unicredit si fa sempre più buio attorno al futuro di Mps. L’accordo sembrava ad un passo, ma non per questo era necessariamente una buona notizia. L’istituto milanese chiedeva infatti una dote superiore agli 8 miliardi, oltre a mettere sul piatto una cura dimagrante fatta di 7mila dipendenti in meno. Condizioni che via XX Settembre ha ritenuto, almeno all’apparenza, irricevibili. Dubitiamo che ciò sia accaduto per un qualche scatto d’orgoglio, anzi. Rimane il fatto che ora, per il Monte, una qualche via d’uscita bisogna trovarla.

Così la doppia recessione ha affossato il nostro sistema bancario


Facciamo un passo indietro e torniamo al 2008. E’ in quell’anno che la crisi finanziaria si abbatte sull’Europa, facendo tracollare il Pil. Durerà anche l’anno successivo, con un sordo -5,3%. Mentre il resto del vecchio continente recupera, l’austerità imposta da Bruxelles per mano di Mario Monti ci fa ritornare in territorio negativo: -3% nel 2012, -1,8% nel 2013. Nel 2020 arriva la pandemia: terza recessione nell’arco di poco più di un decennio.

Anche il più onesto e specchiato banchiere di questo mondo, date le circostanze, si sarebbe trovato in difficoltà. In periodi di crisi i bilanci si deteriorano perché aumento fisiologicamente le insolvenze, le aziende chiudono e non rientrano dai fidi, i crediti diventano inesigibili. Una spirale senza fine che, dalle nostri parti, si è tradotta nel cosiddetto “bail-in” orchestrato dal governo Renzi che sacrifica azionisti, obbligazionisti subordinati e correntisti di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara. Tutto perché l’Ue aveva, pochi mesi prima, impedito al Fondo interbancario di tutela dei depositi di intervenire a sostegno di Tercas, configurando ciò come indebito aiuto di Stato. La Corte di Giustizia, cinque anni dopo, condannerà Bruxelles per quell’improvvida decisione. Con tutta calma.

Nel frattempo, il patrimonio più importante dell’intero sistema bancario ne usciva frantumato. Non parliamo di attivi, né di qualcosa tangibile. Parliamo della fiducia, letteralmente crollata ai minimi storici. Figuriamoci nel caso Mps, che per di più viveva di rapporti incestuosi con la sinistra plasticamente rappresentati dall’elenco dei grandi debitori della banca (dall’ex “tessera numero 1 del Pd” Carlo De Benedetti al variegato mondo delle cooperative). Nell’impossibilità di azzerarla – altro che spremuta di sangue delle quattro popolari, anche se azionisti e obbligazionisti sono comunque stati coinvolti nell’operazione – tra 2017 e 2018 l’istituto viene nazionalizzato, con quasi il 70% delle quote che finiscono in mano al Mef.
Fregarsene dell’Ue e mantenere il controllo pubblico di Mps

Qui si apre un’ulteriore partita, sempre con l’Unione. La partecipazione viene infatti presentata come temporanea, volta solo a risanare i conti e con l’esplicito impegno nei confronti di Bruxelles a dismetterla: ultima data utile per perfezionare l’operazione il 31 dicembre di quest’anno. Peccato che, al netto delle pulizie di bilancio, gli obiettivi non siano tra loro compatibili. Com’è possibile pensare che una banca possa tornare alla redditività quando negli ultimi anni è stata gestita solo nell’ottica di cederla? Mps, dal 2017 ad oggi, è una patata bollente che i governi si rimpallano ad ogni cerimonia della campanella senza che nessuno – alcuna eccezione – abbia mai pensato ad un qualche piano strategico per rimetterla davvero in piedi. Per permetterle di tornare, detta in altre parole, a fare la banca.

Il risultato è che adesso la situazione si fa ancora più ingarbugliata. Abbiamo perso anni per andare dietro alle fisime “di mercato” dell’Ue, nel frattempo Mps ha vissuto più momenti di difficoltà che altro. Ci resta il cerino in mano e non sappiamo che farcene. A meno che da Palazzo Chigi non prendano l’unica decisione sensata: mantenere la maggioranza, proseguendo nel piano “stand alone” elaborato all’inizio di quest’anno, iniettando tutti i miliardi (almeno 2,5) che servono e rispondendo picche a qualsiasi rilievo che vorrà muovere la Commissione. Avremmo finalmente una banca pubblica. O meglio: torneremmo ad averla, con tutto ciò che questo comporta. A partire dalla possibilità di utilizzarla come strumento di politica economica. Lo fa la Germania con Kfw, che a differenza della nostra Cdp controlla però un istituto di credito (Kfw Ipex bank) peraltro esentato dalla vigilanza Bce, perché non dovremmo farlo noi?

https://www.ilprimatonazionale.it/economia/stato-torni-fare-stato-ora-nazionalizzare-definitivamente-mps-212019/

E' il capolavoro dell'ideologia del liberismo di cui Draghi, lo stregone maledetto, è il rappresentante in Italia più illustre, accompagnato da tutti i partiti rappresentati nell'attuale Parlamento. Non assumono medici e infermieri, i servizi chiudono, le liste d'attesa si allungano fino ad arrivare ad anni e la gente che sta male si rivolge ai privati efficienti e che li aspetta a braccia aperte. Bravi

SANITA’ CALABRIA
Ospedale di Locri, sospesi gli ambulatori di Cardiologia per la carenza di personale in reparto

La comunicazione del direttore sanitario: «Situazione segnalata più volte». Il delegato sindacale Simone (Uil-Fpl): «Si vuole avvantaggiare la sanità privata»

di Ilario Balì
26 ottobre 2021 06:30


«Sospensione dell’attività ambulatoriale esterna cardiologica». A comunicarlo attraverso una missiva inviata alla direzione sanitaria dell’ospedale di Locri è Emma Ida Multari, direttore del reparto di Cardiologia del nosocomio di contrada Verga.

«In considerazione della costante e più volte segnalata grave carenza di personale medico attualmente operante nell’unità di Cardiologia-Utic (8 dirigenti medici), accentuata da situazioni contingenti che vedono ulteriormente ridursi il personale medico in servizio – si legge nella lettera - si è costretti a sospendere le prestazioni ambulatoriali giornaliere, almeno in via temporanea, garantendo comunque l’attività dei reparti Utic-Cardiologia e le consulenze nelle aree di degenza ospedaliera e soprattutto nel Pronto Soccorso».

«Nonostante tale carenza di personale medico – continua - si rammenti che Cardiologia ha sempre garantito con professionalità e costanza, le prestazioni regolarmente richieste, riuscendo con grosso sacrificio a coprire i regolari turni diurni e notturni, e garantendo la presenza continua di guardia attiva nei reparti di degenza nonché in guardia attiva per le consulenze interne, per le urgenze e per l’attività ambulatoriale esterna».

Per il segretario territoriale della Uil-Fpl Nicola Simone «È ormai evidente quale sia l’obiettivo dei vertici dell’Asp di Reggio Calabria, è cioè chiudere tutte le strutture pubbliche presenti sul territorio reggino a vantaggio di quelle private».

L'Inflazione transitoria c'è, l'economia è strozzata dagli imbuti della sua catena d'approvvigionamento e l'influenza covid DEVE ripresentarsi con furore mondiale. MA ora si è creata OPPOSIZIONE e questa dovrà essere debellata costi quel che costi. La forza bruta unite alle provocazioni fatte ad arte dello stato profondo interverranno coadiuvata dalla televisione

SPY FINANZA/ Il brusco risveglio in arrivo per l’economia reale

Pubblicazione: 26.10.2021 - Mauro Bottarelli

L’economia sconta cumuli di criticità che si sovrappongono e pare essere in arrivo un brusco risveglio nel 2022

LaPresse

Chissà che ora la gente apra gli occhi. Di colpo, i contagi risalgono ovunque. L’Europa dell’Est è in ginocchio, mentre oltre al Regno Unito anche Germania e Belgio si candidano a nuovo focolaio europeo. L’Italia, dopo settimane di entusiasmo, casualmente in concomitanza del Documento programmatico di bilancio, della riforma delle pensioni e della querelle sul green pass rivede un aumento di infezioni (+32% in una settimana) e ricoveri in terapia intensiva. Immediato il richiamo alla terza dose di vaccino.

Ma non solo. A detta del professor Ricciardi, chiunque abbia scelto o si sia suo malgrado visto somministrare il monodose di Johnson&Johnson deve immediatamente offrire di nuovo il braccio alla Patria: l’efficacia di quel siero, così risolutivo nel suo non dover essere ripetuto a distanza di settimane, si è scoperto svanire miseramente solo dopo due mesi. Ma, soprattutto, ecco che la Cina mette in campo la propria Commissione nazionale di sanità: 11 province stanno registrando aumenti dei contagi da variante Delta di importazione. Blocco del turismo, due province congelano l’attività di autobus e taxi, quarantena e tamponi obbligatori e addirittura cancellazione della maratona di Pechino prevista per domenica prossima. Casualmente, il tutto a una settimana di distanza dalla scoperta di un Pil del Dragone in rallentamento al 4,9%. E non basta: Goldman Sachs ha appena tagliato il proprio outlook relativo all’economia cinese per l’intero anno 2022, portandolo al 5,2% dal 5,8%. Insomma, il freno alla crescita di Pechino non è transitorio ma avrà effetti congiunturali di medio termine.

E siamo solo all’inizio, perché il rallentamento da combinato di inflazione e criticità sulla supply chain globale appare ben lungi da aver raggiunto il suo picco. Al riguardo può essere interessante riportare il parere del CeO di Flexport, Ryan Petersen: «L’eventuale chiusura o blocco dei porti rappresenta un’eventualità macro ben peggiore del crollo di Lehman Brothers. Entrambe gli eventi possono infatti portare a catastrofiche conseguenze di fallimenti sulla catena di controparte dei soggetti che dipendono dai loro destini ma nel caso di Lehman, il governo e la Fed hanno semplicemente potuto premere un tasto e stampare nel nulla tonnellate di miliardi per inondare il sistema con la liquidità. Se salta la catena della fornitura, no. È game over per l’economia reale». Per chi si chiedesse cosa sia Flexport, una ricerca su Google può essere sufficiente: si tratta di una delle aziende leader della logistica Usa, attivissima nell’hub nevralgico statunitense di Los Angeles-Long Beach. Lo stesso che oggi sta vivendo questa dinamica: a far paura non deve essere il trend storico, bensì il baffo sostanziatosi nelle ultime settimane.


Quando tutti pensavano che si fosse toccato il picco dei tempi di attesa per entrare in porto e scaricare, ecco che questi sono tornati a crescere. Nel pieno della stagione pre-natalizia e con la Cina che invia segnali inquietanti. La situazione sta precipitando, da qualsiasi latitudine la si guardi, come ci mostra quest’altro grafico, relativo ai tempi di attesa nell’hub di Hong Kong-Shenzhen, ulteriormente dilatati dai danni inferti dalla tempesta tropicale Kompasu.


E il bello è che tutto questo ce lo siamo in gran parte voluto e creato con le nostre mani: abbiamo affidato i destini del mondo intero ai sacerdoti del debito buono e del supporto anti-pandemico, guardandoci bene dal creare cuscinetti di emergenza per gli effetti collaterali creati da quella distorsione sistemica? Ecco il risultato, la Waterloo totale di qualsiasi rimasuglio di dinamica fra domanda e offerta. Peggio ancora, siamo al lento e strutturale deteriorarsi di quel bilanciamento automatico di mercato che ha finora garantito il sostegno su cui fare perno nel corso delle recessioni, al fine di uscirne. Nella totale indifferenza di un mondo la cui unica preoccupazione è ormai da anni quella di rimandare qualsiasi tipo di taper dei programmi espansivi, la situazione sta sfuggendo di mano. Anzi, addirittura in sede Bce si sta festeggiando l’addio di Jens Weidmann alla guida della Bundesbank come viatico per la trasformazione tout court del programma Pepp in strumento permanente di finanziamento diretto dei deficit e monetizzazione del debito sovrano.

Ora capite perché la stessa Bundesbank nel 2013 ha cominciato a rimpatriare gran parte dell’oro detenuto all’estero e si è affrettata a farlo, chiudendo l’operazione nel 2017 con tre anni di anticipo? Perché sta per saltare tutto, il caos e il caso saranno le uniche leggi. Prima citavo la figura retorica di Waterloo, ma sarebbe meglio scomodare Guernica di Pablo Picasso: un ammasso di resti di quella che un tempo era l’economia globale, ora ridotta a cumuli di criticità che si sovrappongono e cercando di interfacciarsi. Unico comun denominatore? Il Covid. Senza quel catalizzatore, il mondo avrebbe già superato da tempo la soglia di gestibilità di determinate distorsioni.

Sapete qual è uno degli ambiti maggiormente colpiti dalla crisi di aumento dei costi delle materie prime e criticità su trasporti e logistica delle merci? Quello dell’abbigliamento. Nella fattispecie, un suo totem: i blue jeans. I cui costi stanno per esplodere, visto che quelli della tela blu – nota anche come tela Genova – sono ormai al limite dell’incorporabile per i produttori, i prezzi alla produzione esondano e toccherà operare sulla filiera. Guarda caso, golpe in Sudan. Sapete qual è la seconda materia prima per importanza di quella nazione, dopo il petrolio? Il cotone. Ovviamente, un caso.

E capiamoci, visto che il numero di finti tonti è in continuo aumento, stante l’incessante e impietoso crollo della loro narrativa ufficiale: non è che i golpisti sudanesi abbiano agito su mandato diretto di Wrangler o Levi’s, ma è chiaro che gli interessi coincidenti rendono certe rivolte più accettabili di altre. Quasi da sostenere. È tutto un caso, tutta una coincidenza. Soprattutto, tutto un complotto o una paranoia. Certo, meglio passare il tempo a operare il cosiddetto debunking delle bufale cospirazioniste, agitando il rasoio di Occam come in un film di Tim Burton, piuttosto che raccontare la realtà alla gente: realtà che fa capo, per quanto mi riguarda, a cifre e percentuali e non a tesi o suggestioni. Certo, è più facile montare tribunali speciali nei talk-show contro chiunque ponga una domanda sulla campagna vaccinale, piuttosto che chiedersi come sia possibile che il siero Johnson&Johnson duri solo due mesi e poi tramuti il suo effetto-barriera in poco più che una compressa di Multicentrum. E il bello è che criminalizzano chi ha l’ardire di porsi una domanda o due, prima di bersi la versione ufficiale come un Cecchi Paone qualunque. Fino a non più tardi dell’estate, il mondo era pronto a una ripresa degna del post-Lehman, i Pil esplodevano ovunque: ora siamo alle soglie ufficiali della contrazione.

Domani la Fed di Atlanta aggiornerà il suo GDPNow per il terzo trimestre, vedremo se sarà ulteriormente sceso dal +0,5% dell’ultima rilevazione della scorsa settimana. La Cina si riscopre vulnerabile al virus e ieri la Pboc ha iniettato nel sistema 190 miliardi netti di yuan, il massimo da gennaio. Ovviamente, la scusa è quella di tenere lubrificato un sistema che sta affrontando (e ufficialmente vincendo) la sfida con il caso Evergrande e la bolla immobiliare. Ma è solo una scusa. L’intero palazzo sta tremando, le fondamenta mostrano sempre più chiaramente la truffaldina percentuale di sabbia che le compone. Solo l’Italia continua a millantare un Pil al 6%, nonostante le revisioni al ribasso del mondo intero. Pessimo sintomo. Non a caso, il Governo Draghi sta entrando in modalità overdrive con il crono-programma delle riforme e la politica di latente marginalizzazione di ogni dissenso e dibattito, interno e pubblico.

Sbaglierò – come al solito, d’altronde -, ma temo che avremo un brusco risveglio nel 2022.

Affidarsi a Draghi, quel vile affarista, è il capolavoro della politica di tutti i partiti che siedono in Parlamento, denota il loro essere il niente e il voto delle amministrative ultime lo attesta con il 54% degli italiani che non votano hanno ben chiara la situazione in cui siamo immersi

POLITICA/ SHARE
DALLA CINA/ Lao Xi: il pantano dei partiti e il paradosso di Draghi

Pubblicazione: 26.10.2021 - Lao Xi

L’insistenza su Draghi è l’amara confessione dei partiti che non hanno personale politico di qualità. E Super-Mario fa da tappo al processo di rinnovamento

Camera dei deputati (LaPresse)

Mario di qui, Mario di là, Mario di su, Mario di giù… Marioooo. Il presidente del Consiglio Mario Draghi sembra diventato il novello Figaro. C’è chi lo vuole incollato alla poltrona di Palazzo Chigi, chi invece al Quirinale, chi magari alla Nato oppure alla presidenza della Ue o chissà dove altro. Solo che non si tratta di sforbiciare capelli. C’è da rimettere in piedi un paese e l’Italia sembra in grado di esprimere solo lui.

Paolo Mieli in un articolo del 21 ottobre centra un punto. L’insistenza su Draghi equivale ad un’amara confessione da parte dei partiti: quella di non avere personale politico di qualità. Invece di formare nuovi politici – reclutarli è solo apparentemente più facile – preferiscono Draghi, che vidima e garantisce la continuità. Così nei fatti, in un paradosso, Draghi da stimolo di rinnovamento diventa il suo tappo. Qui c’è tutto il genio del trasformismo italiano e la fede ingenua nell’ingegneria politica. Torna in mente la storia dell’euro.

L’adesione italiana alla moneta unica doveva essere uno stimolo per il paese a uniformarsi a regole di maggiore efficienza. L’intenzione era giusta, ma l’Italia l’ha stravolta: l’euro è diventato la garanzia suprema del paese, che nonostante appunto il “vincolo esterno” si è comportato in modo più indisciplinato che mai. In questo modo il rischio di far crollare l’euro ha dato ad altri le responsabilità degli errori italiani, e quindi Roma ha potuto fare come voleva.

Ai tempi di un governo per certi versi simile all’attuale, quello di Carlo Azeglio Ciampi del 1993, si era in una situazione diversa. I partiti travolti da Mani pulite e dal terremoto internazionale del crollo dell’Urss scientemente fecero un passo indietro per dare spazio a un esecutivo di soli tecnici. Ma allora i partiti c’erano ancora, avevano forti personalità culturali, e avevano coscienza della crisi; con Ciampi si presero una pausa, lo sostennero, per ricominciare subito dopo a fare politica.

Oggi è diverso. I partiti sono sfilacciati, le personalità che li guidano sono senza profondità culturale. Hanno dovuto accettare il commissario Ue Draghi, ma non hanno fatto nulla di più. Infatti gli presidiano il governo e cercano di tenere i propri spazi.

La forza iniziale di Draghi era di non entrare nella politica, nei partiti, negli apparati. In questa situazione, se però Draghi non promuove nuova qualità di personale amministrativo e politico, si sancisce il declino del paese. I partiti non hanno interesse ad aiutarlo in questo, perché vogliono continuare come hanno fatto finora: legittimare la loro mediocrità. La burocrazia fa la medesima cosa, perché la sua sopravvivenza viene prima di tutto. Quindi come se ne esce?

La permanenza di Draghi, che si prende sulle spalle responsabilità altrui, e non punta il dito su partiti e burocrazie moribonde, di fatto sancisce la fine della politica. Non c’è un progetto che si contrappone a un altro progetto, per esempio “sviluppiamo il Sud per essere il centro del Mediterraneo” oppure “puntiamo a essere la piattaforma della Russia in Europa”. Sono due progetti alternativi che potrebbero ciascuno avere dei meriti e impongono direzioni e scelte diverse. Il paese dovrebbe discutere e capire cosa vuole a lungo termine.

Invece ora c’è solo “coscienza e buon senso”, che si oppone a “infantilismo pasticcione”. Certo, è meglio il buon senso, ma sottolinea che il resto è solo un pasticcio. Così da una parte Figaro-Mario non basta più, perché le mattane dei partiti hanno portato il governo a fare come da copione, come non ci fosse il super-Draghi, cioè a presentare il bilancio alla Ue oltre il limite del 15 ottobre. Alla fine Draghi ha battuto il pugno sul tavolo e si è lasciato i partiti alle spalle.

D’altro canto, tutto quello che non è Draghi, è al di sotto. Draghi non potrà essere tutto – presidente della Repubblica, del Consiglio, della Ue eccetera – e chiunque prenderà il posto che lui non assumerà, sarà meno di lui, perché lui è la prima scelta.

È il bollo notarile del vuoto esistente, il sigillo sull’incoscienza della situazione, che resta drammatica.

Sicuramente sarà stata la Raggi a mandarli, per vendetta


Una 'famiglia' di cinghiali ha tentato di entrare nel tribunale di Roma

AGI - Visita inaspettata all'alba alla cittadella giudiziaria di piazzale Clodio, a Roma. Una famiglia di cinghiali, dopo aver passeggiato davanti all'entrata di via Antonio Varisco, ha tentato di entrare nel tribunale. A fermare gli animali gli agenti della Polizia Penitenziaria che, dopo averli inseguiti, gli hanno impedito di varcare l'ingresso. Secondo quanto si apprende, i cinghiali non erano aggressivi ed è sembrato che volessero giocare con gli agenti.



Spesso e volentieri le pubblicità sono mezzi ingannevoli, ma la pasta non si tocca!

Quali sono i marchi di pasta che utilizzano grano 100% italiano?

25 Ottobre 2021 - 17:40

Il 31 dicembre sulle confezioni di pasta confezionata non ci sarà più l’obbligo di segnalare grano non italiano. Ecco quindi quali marchi usano solo grano 100% italiano.


In Italia la pasta è un alimento che sulla tavola non può mai mancare. Pranzo, cena e addirittura qualche scappatella notturna, la pasta è quel piatto che grida “Italia”. Per creare una pasta, anche confezionata, che abbia il tipico sapore italiano serve un grano italiano?

Non tutti i consumatori sanno che il grano utilizzato per fare molti dei marchi noti in Italia non sono italiani. In etichetta si può leggere chiaramente “Paese di coltivazione del grado: Europa” o anche di fuori dall’Europa.

Fino al 31 dicembre 2021 la lista degli ingredienti della pasta confezionata dovrà citare il Paese di provenienza o in generale l’origine del grano, ma dopo questa data decadrà l’obbligo. Ecco quindi i marchi di pasta che utilizzano un grano 100% italiano.
Pasta confezionata: è sempre grano 100% italiano?

Come consumatori spesso diamo per scontato che un prodotto tipicamente italiano, come la pasta, abbia ingredienti di origine italiana, ma non è sempre così.

Nel 2017 si propose e ottenne con i “Decreti Origine” l’obbligo di segnalare sul retro della confezione l’origine del grano, se italiano, europeo o extra europeo. In questo modo, fa sapere Coldiretti in una nota, l’acquisto di prodotti 100% italiani è aumentato notevolmente.

Il Decreto non ha avuto vita lunga però e, dopo essere stato prolungato da aprile a dicembre, scadrà proprio il 31 dicembre l’obbligo d’informazione sull’origine del grano e, a partire dall’anno nuovo, non verrà più fatta distinzione se non per scelta del marchio.
Quali sono i marchi che utilizzano grano 100% italiano?

Non ci resta altro da fare, in vista di un aumento del prezzo della pasta, informarci su quali marchi sfruttino ancora una filiale tutta italiana, a partire dalla materia prima: il grano.

Ecco l’elenco delle marche che utilizzano grano italiano:
  • Agnesi: mix unico di grani duri raccolti nelle regioni italiane;
  • Alce Nero: grani duri biologici coltivati in Italia;
  • Antonio Amato: con grano 100% italiano macinato fresco nel mulino di Salerno;
  • Barilla: sul sito del marchio si legge che “per i formati classici della pasta destinata al mercato italiano, Barilla utilizza grano 100% italiano selezionato”;
  • Baronìa: con grano duro selezionato, esclusivamente italiano;
  • Conad: la pasta biologica della linea “Verso Natura” è prodotta con semola 100% di origine italiana;
  • Divella: la linea integrale usa 100% grano italiano;
  • Eurospin: la Pasta Tre Mulini della “linea Bronzo” è di pasta di semola di grano duro 100% italiano e anche la linea di pasta biologica è realizzata con grano 100% italiano, così come le trofie integrali;
  • Girolomoni: ottenuta esclusivamente con grani duri coltivati in Italia di origine biologica;
  • Granoro, linea Dedicato: linea che utilizza 100% grano pugliese;
  • Granoro, linea Bio: linea Granoro che utilizza 100% grano biologico coltivato in Italia;
  • La Molisana: di solo grano italiano coltivato in Molise, Puglia, Marche, Lazio e Abruzzo;
  • La Pasta di Camerino: grano 100% italiano;
  • Libera Terra: grano duro biologico del Sud-Italia;
  • Liguori: grani duri 100% italiani ad alto contenuto proteico, coltivati nei campi del Tavoliere delle Puglie, della Basilicata, del Molise e delle Marche;
  • Pasta Armando: di grano di filiera 100% italiano;
  • Pasta Coop, linea Fior Fiore: da semola di grano duro di origine italiana;
  • Pasta Despar Premium: 100% grano italiano;
  • Rummo, linea integrale e biologica: realizzate con grano 100% italiano nel rispetto dell’ambiente. L’azienda ha annunciato il passaggio dell’intera filiera al grano 100 per cento italiano;
  • Valle Del Grano: prodotta esclusivamente con grani duri siciliani;
  • Vivi Verde Coop: ottenuta da grano duro biologico 100% italiano;
  • Voiello: con Grano Aureo, grano duro italiano 100% italiano.

Marche che utilizzano un mix di grano italiano ed estero:
  • Conad: utilizza almeno il 51% di grano italiano, il restante è estero;
  • Coop: il grano è Ue e non Ue;
  • De Cecco: grano italiano, Ue e non Ue. Si utilizzano grani duri italiani, californiani e dell’Arizona;
  • Divella: grano italiano, Ue e non Ue;
  • Eurospin: sul sito non segnalano la provenienza del grano della pasta “3 mulini”;
  • Garofalo: grano italiano, australiano e dell’Arizona;
  • Granoro: grano italiano, Ue e non Ue. Il grano proviene da Italia, Canada, Stati Uniti, Australia, Francia, Grecia e Spagna;
  • Todis: sul sito non segnalano la provenienza del grano della pasta “Cuore mediterraneo”.

lunedì 25 ottobre 2021

l’Europa potrà ricevere il gas di cui ha bisogno the day after tomorrow, questo se le concessioni necessarie all’attivazione di Nord Stream 2 arriveranno tomorrow

Putin scomoda Hollywood per l’ultimatum sul gas. E Madrid «spoilera» Roma sul Pil

25 Ottobre 2021 - 15:46

Per il presidente russo, l’Ue riceverà i flussi necessari «the day after tomorrow, se le concessioni di Nord Stream 2 arriveranno tomorrow». Nel frattempo, la Spagna taglia col machete le stime 2021


Il tiepido ottobre sta volgendo al termine. E, previsioni meteorologiche alla mano, Vladimir Putin deve aver pensato che sia giunta l’ora di inviare un messaggio più esplicito dei precedenti all’Europa, stante anche l’impasse sul tema delle riserve di gas condivise registrata all’ultimo Consiglio Ue.

Forte di un flusso sulla rotta Russia-Mallnow (Germania) calato del 26% nell’arco dell’ultimo fine settimana, livello più basso dal 7 luglio e della situazione da pre-allarme rosso delle scorte europee in vista dell’inverno,

Flussi di gas naturale dalla Russia all’hub tedesco di Mallnow Fonte: Bloomberg
Livelli di stoccaggio del gas europeo e media storica per il mese di ottobre (10 anni) Fonte: Bloomberg

il presidente russo avrebbe scomodato il titolo di un classico del genere catastrofico di Hollywood per mettere in chiaro i termini della questione. Stando alla ricostruzione del Financial Times, infatti, a detta dell’inquilino del Cremlino l’Europa potrà ricevere il gas di cui ha bisogno the day after tomorrow, questo se le concessioni necessarie all’attivazione di Nord Stream 2 arriveranno tomorrow.

Come dire, il rubinetto è in mano mia. E la contropartita pare di quelle che non accettano mediazioni. In ballo, qualcosa come 17 miliardi di metri cubi di gas addizionali che la nuova pipeline potrebbe garantire dalla sera alla mattina, una volta ottenuta la luce verde ufficiale dai vari governi. Qualcosa come un decimo di tutto il gas fornito dalla Russia a Ue e Turchia lo scorso anno. Pronto recapito, quindi in grado di garantire un enorme sospiro di sollievo alla sempre più annosa questione della bolletta energetica per i cittadini e le industrie dell’Unione. Ad oggi, l’unica risposta giunta in tal senso da Bruxelles è la richiesta di un’indagine contro Gazprom per manipolazione del mercato avanzata da 40 eurodeputati. Mossa che ha certamente riempito di orgoglio il Dipartimento di Stato Usa ma non le riserve nell’hub di Mallnow.

Vladimir Putin, avendo dalla sua parte il meteo e la stagione, deve aver deciso di alzare un po’ la pressione. E se queste due immagini

Previsioni meteo sul «ciclone bomba» atteso sulla California del Nord Fonte: US National Weather Service
Trend di previsione per precipitazioni piovose nell’area di San Francisco Fonte: Bloomberg

relative alle piogge senza precedenti che stanno colpendo la California del Nord sembrano offrire un’inquietante correlazione di attualità alla citazione cinematografica scomodata dal presidente russo, è quest’ultimo grafico


Andamento dei prezzi per l’energia elettrica nell’Ue Fonte: Bloomberg

a far riflettere. Alla luce di una bolletta energetica salita a livelli senza precedenti e ben al di sopra della media europei dei rincari (a causa anche di una dipendenza dall’export pari al 75% del totale), il governatore della Banca di Spagna, Pablo Hernàdez de Cos, oggi ha reso noto che i recenti sviluppi in ambito macro-economico porteranno certamente a una drastica revisione al ribasso dell’outlook per l’anno in corso.

Qualcosa più che una messa in guardia, poiché soltanto lo scorso 22 settembre l’Istituto nazionale di statistica iberico, INE, aveva tagliato le stime di crescita del secondo trimestre rispetto al precedente dal +2,8% comunicato solo a metà luglio a un misero +1,1%. Un brutto spoiler per Roma e il suo continuo aggrapparsi al 6% di Pil per il 2021? Giova ricordare come dopo il crollo storico del 10,8% registrato nel 2020, la Spagna ha infatti segnato il rimbalzo più netto di tutta Europa, tanto che l’Ocse soltanto a metà settembre aveva fissato la stima di crescita per tutto il 2021 al 6,3%. Oggi, la doccia fredda. Frutto anche di un’attesa di crescita per settori come retail, ristorazione e trasporti al 5,5% nel secondo trimestre e rivelatasi invece addirittura in contrazione dello 0,4%.

Ring any bells? Per ora, a Roma tutto tace e l’ottimismo pare incrollabile. Lo spread, invece, qualche dubbio lo sta esprimendo ormai da giorni. Sempre più serio, come mostra il trend odierno.

54%, il “Partito dell’Astensione”. L'Offerta dei partiti è identica, guardano il proprio ombelico e dimenticano la realtà in cui proprio loro hanno precipitato il paese

Astensionismo o disaffezione politica? L’analisi del prof. Ceri

Di Paolo Ceri | 24/10/2021 -


A una settimana dalla fine della tornata di elezioni amministrative, si può fare una valutazione sui perché dell’astensione, ma non solo. Quali comportamenti delle forze politiche portano l’elettorato a scegliere di non recarsi alle urne? L’analisi di Paolo Ceri, professore ordinario di Sociologia all’Università di Firenze

Il dato principale emerso dai ballottaggi delle elezioni amministrative è che, totalizzando il 54%, il “Partito dell’Astensione”, per dirla con Ilvo Diamanti, è stato “scelto” da più di un elettore e elettrice su due. È segno di un grave deficit di rappresentanza e, dunque, di malfunzionamento del sistema democratico. Urge pertanto comprenderne le cause; tanto più che la disaffezione per la politica e per i partiti è una storia di lunga data: in Italia dalle elezioni politiche del 1979 e, di nuovo, dal 2008 in avanti. Cosa non facile, se non altro perché il partito degli astenuti è internamente composito e assai mobile. Provare a darne ragione in una breve nota sarebbe ovviamente velleitario. Qui si può provare soltanto a indicare alcune tra le cause che concorrono a spiegare l’elevata astensione.

Due fattori, a mio modo di vedere, hanno assunto un peso crescente: la polarizzazione belligerante assunta dal confronto politico e la formazione difensiva dei governi. L’una e l’altra hanno contribuito a suscitare nell’elettore ambivalenze, cioè a generare in lui un mix di opinioni, atteggiamenti e sentimenti contrastanti.

Per un verso l’estremizzazione ostile, iperbolica e aggressiva che ha assunto la comunicazione – infiammata spesso e volentieri da false notizie, specie da parte delle forze sovraniste – mentre induce una parte degli elettori a schierarsi, rende un’altra parte refrattaria a fare altrettanto. Per l’altro verso, votare liste o partiti nella prospettiva di un’auspicabile quanto incerta formazione di un governo (specie a livello nazionale) frutto di alleanze percepite innaturali, pur di scongiurare un governo di segno opposto, se motiva una parte dell’elettorato a votare – composta dai più politicamente interessati dei due fronti -, ne demotiva un’altra, in ragione delle ambivalenze che genera.

Accade così che, di là dall’antipolitica e dalla disaffezione politica comuni a molti Paesi, in Italia tanto la polarizzazione politica quanto le alleanze difensive contribuiscano ad accrescere l’astensione elettorale e, più in generale, a ridurre la partecipazione politica. Posto dinanzi alla scelta di voto, l’elettore soggetto ad ambivalenza si trova infatti a non essere sufficientemente contrario al partito o alla lista X, senza essere abbastanza favorevole al partito o alla lista Y. Il dubbio, l’esitazione e la rinuncia che in sequenza ne derivano non sono “semplicemente” espressione della difficoltà di scegliere tra alternative programmatiche, in più spesso mal formulate e poco differenziate, bensì il segno, piccolo o grande a seconda dei casi individuali, di un dilemma morale e psicologico ancor prima e ancor più che politico. Ne segue che, sofferta o protestataria, quella di non votare s’imponga a molti come la soluzione, liberatoria.

Se le cose stanno così, se i fattori suddetti operano nel modo indicato, si può in buona parte spiegare perché nelle recenti amministrative l’effetto comune – l’elevata astensione – abbia gravato di più sulla destra, fino a determinarne la pesante sconfitta. Detto in estrema sintesi, l’operare congiunto della polarizzazione belligerante e delle alleanze “innaturali” ha avuto, infatti, la sua traduzione nel convergere di due dinamiche principali: l’effetto Draghi e l’antipolitica governativa. La locuzione di comodo “effetto Draghi” è qui intesa a indicare due ordini d’influenza esercitati sulla percezione e sui sentimenti dei cittadini: l’uno riassumibile nell’immagine che i partiti contino poco, a fronte dell’efficacia e dell’efficienza decisionale della leadership Draghi; l’altro ravvisabile nel depotenziamento del complottismo antiscientifico, a fronte dell’alto livello di sicurezza sanitaria conseguita dall’azione di governo.

Per parte sua, l’antipolitica governativa consiste nel continuare a esprimere istanze antipolitiche e anticasta pur facendo parte della compagine di governo – con persistente contraddittorietà nel caso della Lega, con riduzionismo istituzionale nel caso dei Cinque Stelle –, riuscendo in tal modo a ridurre la propria credibilità dinanzi ai rispettivi elettorati. Le connesse ambiguità decisionali e comunicative dei loro leader e le ambivalenze percettive di molti elettori hanno impedito il verificarsi di un consistente travaso dal bacino di voti variamente anti-establishment dal M5S alla Lega. Oltre alla dubbia qualità di certi candidati, è soprattutto grazie a queste dinamiche, che il livello dell’astensione è ulteriormente aumentato, specie nelle aree socialmente periferiche ed economicamente più sfavorite, con la conseguenza di assicurare la sconfitta della destra e, in parte, il successo del centrosinistra.

Pur ammesso che quanto detto contribuisca a far luce sul rapporto tra la disaffezione politica e l’astensionismo, resta il problema di accertare e capire quanto, come, quando la scelta di non votare configuri, per dirla con Albert Hirschman, una vera e propria exit del cittadino dalla partecipazione politica.

Sudan i militari hanno preso il comando

Sudan, chi c’è dietro al colpo di Stato (e la reazione degli Usa)

Di Rossana Miranda | 25/10/2021 -


I militari sudanesi hanno arrestato il primo ministro Abdalla Hamdok e diversi membri del governo. L’inviato speciale degli Stati Uniti, Jeffrey Feltman, che aveva incontrato il premier poco prima, ha confermato che gli Stati Uniti sono profondamente allarmati. La reazione dell’Ue

La casa del primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, è stata circondata da un gruppo di militari, che l’hanno arrestato insieme ad altri membri del Consiglio Sovrano del Sudan e diversi ministri, secondo l’emittente Al Hadath TV. I golpisti hanno dichiarato lo stato di emergenza e sciolto il governo.

Tra i membri dell’esecutivo arrestati ci sono il ministro dell’Industria, Ibrahim al Sheikh, il ministro dell’Informazione, Hamza Balou, e il consigliere per i Media del primo ministro, Faisal Mohammed Saleh. Arrestati anche il portavoce del Consiglio sovrano, Mohammed al Fiky Suliman, e il governatore della capitale Khartum, Ayman Khalid. Il ministero dell’Informazione ha fatto sapere sui social che Hamdok è stato trasferito in una località sconosciuta, dopo essersi rifiutato di rilasciare una dichiarazione a sostegno del colpo di Stato.

Per il corrispondente di Al Arabiya la possibilità di un colpo di Stato era già nell’aria, ma si attende una comunicazione da parte del capo del Consiglio Sovrano. L’Associazione di Professionisti Sudanesi ha invitato alla popolazione, tramite un appello su Facebook, a scendere in piazza per sostenere le autorità civili e resistere all’assalto: “Esortiamo la popolazione in massa a uscire per le strade e occuparle, chiudere tutte le strade con barricate, organizzare uno sciopero generale dei lavoratori, non cooperare con i golpisti e usare ogni mezzo di disobbedienza civile per affrontarli”.

Sui social network sono state pubblicate alcune foto e video di alcune manifestazioni di protesta.

Intanto, i militari hanno bloccato tutti i collegamenti, tra strade e ponti, che conducono a Khartum, sono stati interrotti i servizi internet e limitati gli accessi alle telecomunicazioni. L’aeroporto della capitale è stato chiuso e i militari hanno fatto irruzione nella sede della televisione e radio dello Stato, arrestando gli impiegati.

Da oltreoceano, gli Stati Uniti hanno confermato di essere profondamente allarmati dalla situazione in Sudan. Jeffrey Feltman, rappresentante dell’Ufficio per gli affari africani del dipartimento di Stato americano, ha avvertito che il golpe militare violerebbe la dichiarazione costituzionale del Sudan e metterebbe a rischio l’assistenza degli Stati Uniti al Paese africano. L’inviato speciale degli Usa aveva incontrato ieri il premier Hamdok, il presidente del Consiglio sovrano, Abdel Fattah al Burhan, il vice Mohammed Hamdan Daglo, il leader del Movimento giustizia e uguaglianza Jibril Ibrahim, e il leader dell’Esercito di liberazione del Sudan, Meni Arko Minawi.

Due settimane fa, come ha scritto Formiche.net, il segretario di Stato americano, Antony Blinken, e l’Alto rappresentante dell’Unione africana per il Corno d’Africa, Olusegun Obasanjo, avevano parlato con diversi funzionari, tra cui il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, direttamente interessato alla crisi del Tigray, e con i rappresentanti di Francia, Gran Bretagna, Ue e Germania.

“L’amministrazione Biden sta aumentando l’attenzione diplomatica sul dossier, chiedendo la fine del conflitto tra gli indipendentisti e il governo etiope – si legge su Formiche.net -. Conflitto le cui dinamiche si muovono in un territorio complesso, il Corno d’Africa, lineamento talassocratico in cui il Mar Rosso, parte del Mediterraneo Allargato, si apre verso l’Indo Pacifico”.

Anche l’Unione europea segue con preoccupazione la situazione in Sudan. Josep Borrell, Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza, ha scritto su Twitter: “L’Ue invita tutte le parti interessate e i partner regionali a rimettere in carreggiata il processo di transizione”.

Il copione si ripete in tutti i paesi, la gente scende in piazza a manifestare contro la dittatura sanitaria

Grande manifestazione a Berna contro il pass vaccinale



Anche in Svizzera cova la ribellione contro i pass vaccinali e sabato scorso ci sono state decine di manifestazioni in molte città che hanno raccolto complessivamente centinaia di migliaia di cittadini: una partecipazione notevolissima per la Svizzera Quella più grande si è svolta a Berna ( qui in breve filmato attraverso il quale ci si può rendere conto delle dimensioni della folla in una città di 130 mila abitanti) ) il che dimostra che anche nella ricca confederazione elvetica che tra l’altro ospita parecchi momenti di incontro della cupola che ha prodotto la narrazione pandemica e del grande reset, c’è una crescente resistenza alle mistificazioni sanitarie e alle restrizioni di libertà che esse favoriscono e impongono. Soprattutto sembra farsi strada la consapevolezza che si tratta di un primo passo verso una società del controllo.

Milano 2015 - hanno fatto mettere a ferro e a fuoco la città dai mercenari di stato, in questo modo hanno stroncato la giusta opposizione alle porcate dell'expo 2015. Lo stato profondo non demorde e cercherà di buttarla in caciara

La protesta dalla cronaca alla storia



Si potrebbe dire che è stata una rivoluzione. Il fatto che il ministro Patuanelli, ingegnere civile, ma prestato all’agricoltura nell’ambito di un governo ferino e surreale insieme, abbia incontrato a Trieste il Coordinamento 15 ottobre, ci dice che è ormai impossibile per l’esecutivo e i suoi megafoni mediatici fare finta che chi si oppone al green pass sia una infima minoranza di pazzi negazionisti e di no vax per giunta fascisti. Il governo è stato costretto a prendere atto che la protesta coinvolge un grande numero di italiani, assai più ampio di quello che si poteva pensare e non più limitato al bacino dei non vaccinati, si tratta dunque di un area che costituisce un interlocutore obbligato. Del resto nell’ultimo mese si è assistito a una crescita esponenziale dei partecipanti alle manifestazioni di protesta contro il green pass, mentre si è verificato una caduta abissale della partecipazioni alle elezioni e per giunta proprio a Trieste si è cominciata a saldare la protesta con le lotte dei lavoratori per il posto di lavoro e per il loro diritti, insomma con le questioni sociali che ormai incombono. In un primo momento si è tentato e si tenta ancora lo sputtanamento della lotta con la gestione intensiva dei fascisti di pronto intervento agli ordini dei servizi nel tentativo di mobilitare contro gli anti green pass i ceti clientelari e parassitari che afferiscono ai partiti di potere, ma ci si è accorti che alla fine quest’area e probabilmente più piccola di quella della protesta e si sta riducendo, man mano che la gente comprende come si voglia far durare la pandemia all’infinito.

Certo il governo non molla e del resto Draghi esiste solo per non mollare e gettare il Paese in pasto ai pescecani di varia natura che nuotano attorno all’ambita preda, ma ha fallito, come del resto è accaduto altrove, ma forse più che altrove, nel consolidare l’appoggio alle politiche di eccezione con il pretesto pandemico. A questo punto forse diventa più conveniente fingere un dialogo piuttosto che esercitare sempre e comunque la demonizzazione anche perché a Trieste, ma si potrebbe dire dovunque lungo lo stivale la contestazione del governo sta diventando contestazione di sistema il che cambia completamente la dinamica politico. Da molti anni il malcontento e le aspirazioni in qualche modo inespresse politicamente da gran parte dell’elettorato sono state assorbite prima dalla falsa lotta tra berlusconismo e prodismo, poi dopo la parentesi montiana si è espressa prima con i Cinque Stelle e poi in parte anche con la Lega e con la Meloni, ma dopo le elezioni comunali si è scoperto che queste forze hanno perso la presa su gran parte degli elettori che ne hanno ormai sgamato il doppio gioco e fatto giustizia degli illusionismi da falsa opposizione. E dall’altra parte sono ormai pochi gli illusi giocatori delle tre carte che chiedono un’inesistente destra ” civile”, un disco rotto fin dai tempi del berlusconismo, ma che ancora gira come un patetico e poso disco rotto. Ma a questo vuoto di opposizione di comodo Draghi cercherà di porre rimedio cercando di ridare fiato ai due cavalli stremati leghisti e fratellisti escludendoli dalla gang band della maggioranza per farli meglio individuare come contrapposti al governo. Questo però è difficile da fare se non si patteggia in qualche modo con la protesta reale la quale rappresenta un’Italia che non ha più nulla a che vedere con quella rappresentata in Parlamento e che sta creando nuove visioni politiche e una nuova dinamica di scontro.

E’ possibile che si stiano creando logiche del tutto inedite rispetto a quelle tradizionali che oppongono alla galassia di potere delle corporazioni e delle lobby a cui la gran parte della politica costituta è subalterna, coloro che rifiutano le imposizioni anticostituzionali, del resto ormai del tutto ingiustificate come attesta anche l’Istituto superiore di sanità , ma che nel fare questo portano avanti le istanze di una nuova equità sociale. Ed ecco che la cupola capital globalista nel tentativo di cancellare la democrazia, sta favorendo una rinascita della politica liberandola dalla pelle morta di partiti e posizioni che non rappresentano più nulla. Non si tratta solo di dissenso rispetto ai metodi ingannevoli con cui si tenta di piegare le persone con paure create ad arte, il dissenso è verso un sistema dove tutto questo può accadere e non a caso i fatti di trieste e ciò che accade in Italia cominciano a fare notizia dovunque. In qualunque modo si evolverà la situazione questo germe non potrà più essere cancellato.

"Vale la pena chiedersi se non ci siano differenze strutturali tra uomo e donna che rendono a quest’ultima più difficile avere successo in certi campi. È possibile che, in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sè che aiutano ad affermarsi? Credo sia interessante rispondere a questa domanda"

Polemica su Barbero, la difesa di Diego Fusaro: "Se i cani al guinzaglio abbaiano, vuol dire che hai ragione"


24 ottobre 2021

"Non so cosa abbia detto Alessandro Barbero. Stupisce però come lo stiano attaccando ormai da mesi, da quando ha osato mettere in discussione l'infame tessera verde e, dunque, il regime di verità dominante che fino a quel momento lo aveva celebrato come proprio intellettuale di riferimento. Quello stesso regime di verità dominante ora ha simbolicamente espulso Alessandro Barbero dai propri perimetri, dichiarandogli guerra. Quasi sempre, se i cani al guinzaglio ti abbaiano, vuol dire che hai ragione". Come al solito di fioretto, ma anche molto incisivo, il filosofo Diego Fusaro sul caso che ha coinvolto il medievista e Re del Podcast Alessandro Barbero, reo di aver rilasciato alcune dichiarazioni nei confronti del sesso femminile da molti interpretate come retrograde e qualunquiste.


Nel corso di un’intervista uscita su "La Stampa", a proposito del gap salariale tra i due sessi e della difficoltà per le donne di arrivare ad occupare posizioni di potere, Barbero aveva dichiarato: "Vale la pena chiedersi se non ci siano differenze strutturali tra uomo e donna che rendono a quest’ultima più difficile avere successo in certi campi. È possibile che, in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sè che aiutano ad affermarsi? Credo sia interessante rispondere a questa domanda".

Dopo le critiche ricevute per l'adesione convinta al manifesto contro il Green Pass nelle università, dunque, il mite storico si è ritrovato un'altra gatta da pelare. Ma c'è da dire che in queste ore sono stati in molti a difenderlo a spada tratta, sostenendo che le sue dichiarazioni siano state pesantemente fuorviate e decontestualizzate al solo fine di lucrare sull'ennesima sterile polemica.

Draghi, quel vile affarista

Qualche domanda al bancario Mario Draghi



di Augusto Sinagra – QUALCHE DOMANDA AI GIORNALISTI E AL BANCARIO

Le tumultuose ma pacifiche manifestazioni che ormai sono quasi un evento della quotidianità, che si manifestano in tutte le Città italiane da Nord a Sud e nelle Isole, come anche le manifestazioni di solidarietà che sull’onda degli eventi triestini, si verificano ad ogni latitudine geografica in tutto il mondo (dal Messico alla Polonia, dalla Francia alla Russia e così via), la nostra informazione giornalistica e televisiva non dà notizia alcuna.

La ragione è ben nota: essa è pagata dal governo per dire o non dire quel che il governo vuole.
Allora una domanda ai giornalisti italiani (non a tutti, non a quelli ancora liberi): ma non vi fate proprio schifo? Pensate che un giorno non dovrete risponderne? Pensate davvero che gli italiani siano una massa di rincoglioniti?

Poi c’è un altro aspetto sul quale credo che si debba concentrare una riflessione precisa: l’Italia è oggetto di attenzione e di speranza pressoché in tutto il mondo, nelle Americhe come in Europa. Essa è intesa oggi come un punto di riferimento, un faro di speranza. È intesa come un esempio da seguire per contrastare i biechi e laidi progetti del mondialismo della finanza internazionale.

Domanda al bancario Mario Draghi

Allora la domanda che dovrebbe essere rivolta al bancario Mario Draghi: come pensa lei di presentare l’Italia nei consessi internazionali? Cosa racconterà della immane bestialità della certificazione verde che non ha alcun significato e scopo sanitario, ma che invece, come ora la gente comincia a capire, è uno strumento politico con finalità oppressive e repressive?
Si è accorto finalmente che gli Italiani cominciano a svegliarsi? Si rende conto che la violenza poliziesca scatenata dalla Ministro dell’Interno non serve a nulla, ma che anzi è servita a coprire di vergogna l’Italia all’estero?

Si rende conto che le recenti nomine dei vertici militari di sua fiducia non potranno essere funzionali ai suoi noti progetti?
Perché vede, caro bancario, se lei conoscesse la storia militare italiana avrebbe ben presente che un conto sono i vertici militari e altro conto sono i quadri intermedi e la cosiddetta truppa. E si renderà conto che avere abolito la leva militare obbligatoria e avere abolito gli Ufficiali del Complemento (quelli che il nemico lo guardano in faccia sul campo) non è servito a favorire finalità eversive perché i nostri militari, e non parlo dei vertici, difficilmente userebbero violenza nei confronti dei cittadini come ha fatto la Polizia coprendosi di vergogna.

Lei pensa di essere un nuovo Gen. Caviglia, quello che cannoneggiò i Legionari dannunziani a Fiume? O pensa di essere un nuovo Armando Diaz che vive nella memoria riconoscente del Popolo italiano? O forse pensa di essere come il Duca d’Aosta, Capo della invitta III Armata? Lei è circondato solamente da rabbia, sfiducia, disistima e leccaculismo.

Si rende conto, caro bancario, che se lei continua su questa linea dell’obbedienza ad ordini “superiori” sarà ritenuto responsabile di quelle molto gravi cose che necessariamente accadranno per colpa sua?
Lei, come ho già detto altre volte, è un intelligente asintomatico e non si rende conto di essere nelle mani di pupari che la abbandoneranno senza complimenti appena lei non servirà più.

Lei non si è reso conto che la sua designazione da parte del figlio di Bernardo Mattarella è stata come averla buttata in un’arena senza alcuna sua capacità gladiatoria.
È facile ripercorrere la catena di comando che ha determinato questa situazione: ai vertici ci sono quei personaggi ai quali il pampero argentino, offendendo Cristo e la Chiesa, baciava le mani inchinandosi.

Non conti troppo sull’appoggio della c.d. opposizione: è gente abituata a tradire senza ritegno perché non fa politica, ma fa mercato. Ancor meno conti su quella larga fascia della magistratura adusa a compiacere il potente di turno per ricavarne benefici e prebende, e anch’essa adusa a tradire il giuramento reso come proprio in questi tempi sta facendo.

Segua il mio consiglio: se ne vada, si faccia dimenticare anche lei e si metta in salvo perché, lo ripeto per l’ennesima volta, qui in Italia finirà male, finirà molto male.

AUGUSTO SINAGRA – Professore ordinario di diritto delle Comunità europee presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Avvocato patrocinante davanti alle Magistrature Superiori, in ITALIA ed alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, a STRASBURGO

Venghino signori Venghino adesso l'inoculazione avverrà con vaccini scaduti

24 Ottobre 2021 13:00
Il gioco delle tre carte sulle scadenze dei vaccini Pfizer

Francesco Santoianni


Era già successo per Israele. Ora è la volta dell’Italia: la scadenza del vaccino Pfizer passa da 6 a 9 mesi. Come mai? L’ormai celebrato documento della FDA che ha dato la stura a questa scelta non cita nessuna ricerca scientifica in merito; e se si va nel sito dell’AIFA a cercare il perché della proroga - invece di qualche studio, magari pubblicato su qualche rivista scientifica previo parere di un comitato di referee - l’unica “documentazione” (“documenti correlati”) che si trova è una lettera della Pfizer che garantisce la giustezza di questa estensione della durata rimandando per approfondimenti ad una pagina del suo sito che, dopo non aver documentato nulla, per ulteriori informazioni rimanda, addirittura, al numero telefonico del Servizio Clienti.

Un evidente imbroglio per soccorrere i governi (tra cui quello italiano) che si trovano con i frigoriferi strapieni di vaccino? Oppure dobbiamo credere al “Ma queste mozzarelle sono ancora freschissime!” del salumiere che tenta di commuovere i NAS che gli stanno chiudendo il negozio?

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_gioco_delle_tre_carte_sulle_scadenze_dei_vaccini_pfizer/6119_43600/

La tattica è certa. La scuola sara il bersaglio per mantenere paura&terrore. Basta un raffreddore ti obbligano a fare il tampone farlocco, questo risulta positivo in quanto non distingue un raffreddore, un'influenza un vattelapesca e tutta la classe deve andare in quarantena finita la quale deve fare il tampone farlocco che visto i numeri risulterà positivo al meno per qualcuno. Tangente di stato sicura sui tanti troppi tamponi farlocchi

25 Ottobre 2021 09:00
Tampone, vaccini e scuola: la propaganda mediatica è in totale cortocircuito

Agata Iacono


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Una Premessa d'obbligo in tre punti su come si ottiene in Italia il Green Pass:

1) aver effettuato "vaccinazione" con due dosi di siero anticovid autorizzato da Ema (ad oggi non è ancora obbligatoria terza dose);

2) essere guarito dal covid e aver sviluppato una documentabile risposta anticorpale (questa seconda opzione di fatto resta sulla carta, come abbiamo già denunciato);

3) aver effettuato un tampone ed essere risultato negativo.

Abbiamo verificato che le prime due condizioni non vengono comunque considerate soddisfacenti sia per entrare in uno studio televisivo, sia per accedere alle conferenze stampa di palazzo Chigi, sia per partecipare alle riunioni del G20. La terza viene considerata da chi ci governa e indottrina come la più efficace. Ma non basta: il tampone non vuole essere reso gratuito per costringere tutti a vaccinarsi, nonostante non si possano più nascondere gli effetti avversi, nonostante in molti Stati europei sia raccomandato solo ai sintomatici.

Dopo questa premessa veniamo all'ennesimo delirio. Leggiamo dal Corriere della Sera Bologna: "Focolaio di positivi al tampone in una scuola di Bologna: 300 ragazzi della Farini sono tornati in DAD."

E indovinate chi è il capro espiatorio per quella stampa e tv che richiede il tampone ai vaccinati?

Una docente non vaccinata. L'unica che ogni mattina è entrata a scuola sicura di essere negativa al covid grazie ai ripetuti tamponi a proprie spese.

Come spiega Il Corriere di Bologna, si tratta di dodici classi su ventidue totali all’interno dell’istituto comprensivo, di cui adesso quattro sono in quarantena e otto in sospensione dell’attività didattica. "Il contagio, che ha toccato un numero di poco superiore alle dieci persone, è probabilmente partito da una professoressa. In regola con green, ovviamente, risulterebbe però frutto dei tamponi e non della vaccinazione. Saranno le autorità sanitarie però ad accertare il tutto".

Leggiamo ancora dall'edizione del Corriere della Sera di Bologna: "Anche se le prime persone a cui la professoressa potrebbe aver trasmesso il virus sono proprio due insegnanti, anche loro regolarmente munite di green pass valido, in questo caso frutto della vaccinazione. Da lì il coinvolgimento delle altre otto classi, che saranno sottoposte a tampone tra domenica e lunedì per capire se dovranno essere prese ulteriori misure o se tutti potranno tornare in presenza".

Quindi non è assolutamente accertato che sia stata proprio l'insegnante non vaccinata a contagiare le due colleghe, vaccinate e positive, che insegnavano nelle 8 classi sottoposte a screening che ha fatto emergere 10 alunni asintomatici con tampone positivo.
Poiché l'unica insegnante sicuramente negativa era quella con green pass valido per un tampone ripetuto, quale perversa logica ha additato l'insegnante non vaccinata come untore?

Al Corriere di Bologna l'ipotesi sembra sia stata suggerita da "fonti interne alla AUSL" che, evidentemente, avendo effettuato accesso ai dati personali sensibili di tutto il personale scolastico, hanno facilmente individuato il perfetto capro espiatorio nell'unico dipendente munito di green pass da tampone negativo.

La logica imporrebbe seri dubbi sulla catena di trasmissione del contagio. O i tamponi non sono attendibili, neppure quelli rilasciati dal Ministero della Sanità ai fini del green pass, e quindi non ha alcun senso pretenderli negli studi televisivi, a palazzo Chigi, al G20. Oppure il tampone certifica la negatività al covid, mentre un individuo vaccinato, per stessa dichiarazione ufficiale dell'istituto superiore di sanità, può contagiare.

Logica deduzione vuole che le altre due insegnanti, o uno degli alunni, abbiano contagiato l'insegnante che era sicuramente negativa, e non certamente il contrario.

Ma, se si ammettesse questa banalissima realtà, la propaganda di chi, in primis, non si fida dei vaccini richiedendo tamponi crollerebbe con tutti i loro castelli di carta di menzogne.