L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 25 settembre 2022

23 settembre 2022 - Elezioni 2022 | Enrico Mentana intervista Marco Rizzo di Italia Sovrana ...

24 settembre 2022 - News della settimana (23 set 2022)

La “de-dollarizzazione” è già in atto, aumenta il commercio tra monete sovrane

L’altro mondo prende le misure con l’Occidente
di Sergio Cararo

Il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (SCO) tenutosi a Samarcanda segna indubbiamente un salto di qualità sullo stato delle relazioni internazionali.

Il fatto più rilevante del vertice è stato l’incontro bilaterale tra Putin e Xi Jinping, il primo da quando la Russia è intervenuta militarmente contro l’Ucraina.

La Cina e la Russia “hanno mantenuto un’efficace comunicazione strategica dall’inizio dell’anno e “uno stretto coordinamento sulla scena internazionale per sostenere le norme di base delle relazioni internazionali” e “la cooperazione bilaterale nei vari campi è avanzata in modo costante”, riferisce un comunicato del ministero degli Esteri cinese. Xi Jinping si legge nella nota, ha sottolineato che la Cina lavorerà con la Russia “per estendere un forte sostegno reciproco su questioni che riguardano i rispettivi interessi fondamentali e approfondire la cooperazione pratica nel commercio, nell’agricoltura, nella connettività e in altre aree”.

Dal canto suo Putin ha osservato che il mondo sta attraversando molteplici cambiamenti, ma che “l’unica cosa che rimane invariata è l’amicizia e la fiducia reciproca tra Russia e Cina” e ha definito il partenariato strategico tra i due Paesi “stabile come le montagne”.

Secondo il presidente russo, “sia la Russia che la Cina sostengono un ordine internazionale più equo e ragionevole, dando un ottimo esempio nelle relazioni internazionali; la Russia “consoliderà e approfondirà la comunicazione e la collaborazione bilaterale e multilaterale con la Cina e amplierà la cooperazione in settori chiave come il commercio e l’energia”. Infine, Mosca ha ribadito il suo impegno al rispetto del principio della “Cina unica” e la condanna delle “mosse provocatorie di singoli Paesi su questioni riguardanti gli interessi fondamentali della Cina”.

Le reazioni Usa all’incontro tra Putin e Xi Jinping rivelano serissime preoccupazioni. “Gli Stati Uniti sono preoccupati per il progressivo rafforzamento delle relazioni tra Russia e Cina” ha dichiarato ieri il portavoce del dipartimento di Stato Usa, Ned Price. “Certamente, abbiamo visto questa relazione (tra Russia e Cina, ndr) divenire sempre più stretta. Abbiamo espresso con chiarezza la nostra preoccupazione in merito all’approfondimento di questa relazione, e la preoccupazione che tutti i Paesi del mondo dovrebbero nutrire a tal proposito”, ha dichiarato Price.

Inutile rilevare che il resto del mondo per l’amministrazione Usa sia solo quello occidentale, una visione seriamente rimessa in discussione dai fatti degli ultimi anni e strattonata in profondità da quelli degli ultimi mesi.

All’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai, in questo vertice si è aggiunto un nono paese: l’Iran.

Non solo. Alla riunione della SCO a Samarcanda paesi come Turchia, Arabia Saudita, Qatar ed Egitto hanno ottenuto lo status di ‘partner di dialogo’, a cui aspirano anche Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Siria e Iraq. Altri paesi Armenia, Azerbaijan, Nepal, Cambogia e addirittura l’Afghanistan hanno chiesto lo status di osservatore. La Bielorussia sta per diventarne membro.

Della SCO, fondata nel 2001 nella metropoli cinese da cui prende nome, fanno già parte Cina, Russia, India, Pakistan e quattro repubbliche asiatiche della ex Urss. Già oggi rappresentano il 40% della popolazione e il 30% del Pil mondiale ma con una differenza: in questi paesi sono in crescita, in quelli occidentali sono in ritirata.

Una notizia al margine, ma estremamente significativa nel processo di “de-dollarizzazione” in corso a livello mondiale, è che l’India comincerà presto a commerciare con la Russia in rupie. La State Bank of India ha accettato di facilitare questo nuovo meccanismo.

A luglio, la Reserve Bank of India ha introdotto un meccanismo per regolare il commercio internazionale in rupie, per evitare l’impatto del deprezzamento delle valute globali. La mossa è stata vista come un aiuto al commercio con la Russia, colpita dalle sanzioni, in quanto un meccanismo simile è stato utilizzato in precedenza per regolare i pagamenti con l’Iran, anch’esso colpito da sanzioni. Le aziende indiane stanno già scambiando i dollari e gli euro con le valute asiatiche per regolare le transazioni, al fine di evitare le sanzioni occidentali contro la Russia.

Un editoriale del quotidiano cinese Global Times chiarisce chiaramente il senso che Pechino attribuisce all’evento: rimettere in discussione l’attuale egemonia occidentale, stabilendo un nuovo ordine internazionale. Nel vertice di Samarcanda le premesse di tutto questo sono state indicate piuttosto chiaramente.

Portare gli italiani a sposare il NUOVO NAZISMO allevato in Ucraina e a morire per esso è quello che vogliono i Letta, Meloni, Conte, Salvini. Con la benedizione del VOSTRO Mario Draghi e di Mattarella Mattarella

ULTIMO TRENO CONTRO LA CATASTROFE “Votate qualcuno che dica chiaramente un forte e secco NO alla guerra e NO all’invio delle armi in Ucraina”

Maurizio Blondet 24 Settembre 2022
(di Claudio Messora)

Mai la terza guerra mondiale è stata così vicina. Interrompere l’invio delle armi in Ucraina è ormai questione di vita o di morte. È necessario risolversi a votare un partito che abbia esattamente questo obiettivo dichiarato nel programma. Ora o mai più, perché la stiamo già pagando cara, ma la storia sa prendere strade anche molto peggiori di così, e non dobbiamo permetterlo.

L’Ucraina non è uno stato membro dell’Unione Europea. L’Ucraina non è membro della Nato. Ci sono state tante guerre nel mondo, anche alle nostre porte, e ce ne sono tante oggi, ma l’Italia non ha mai speso miliardi per inviare armi, entrando di peso come parte causa in un conflitto, e non ha mai dichiarato lo stato d’emergenza, neppure quando queste guerre si combattevano nei balcani, a pochi passi da casa. Perché oggi lo fa?

La guerra in Ucraina è una guerra come tutte le altre. L’ennesima sconfitta per il genere umano, dovuta chiaramente ad una situazione insostenibile che da otto anni produceva stermini, terrorismo, stragi. Ciononostante, l’Italia ha una responsabilità nei confronti dei suoi cittadini, e i cittadini ce l’hanno nei confronti dei proprio figli. Gli incendi si spengono, non si alimentano. Le guerre si contengono, non si esasperano.

Perché stiamo inviando armi in Ucraina? In nome e per conto di chi? Perché Draghi vola negli USA, e perché è il Dipartimento di Stato americano parla a nome di tutti noi, quando dichiara che: “l’Occidente ha già chiarito che non intende riconoscere il risultato di questi referendum“? Cos’è l’Occidente? Quali sono i suoi confini? Dicono di voler abbattere i confini, e poi ne creano di nuovi? Quand’è che i popoli di questo Occidente si sono espressi sui referendum di annessione del Donbass a Mosca? La risposta è semplice: mai!

Il 70% degli italiani è contrario all’invio delle armi in Ucraina. L’Italia è a pochi passi dall’Ucraina, eppure il Dipartimento di Stato di un continente oltre oceano si permette di parlare in nostro nome, nel nome dei nostri figli, senza che ci venga neppure chiesto se siamo d’accordo. I grandi partiti sono tutti a favore dell’invio delle armi, armi italiane, in Ucraina. Armi italiane per uccidere e per fare la guerra alla Russia. Chi lo ha deciso, se non lo abbiamo deciso noi?

Lo ha deciso Draghi, lo hanno deciso gli Stati Uniti. La Nato a cosa serve? A difenderci o a metterci in pericolo? La Russia è alle porte dell’Europa, non degli USA. Cosa interessa a Washington quello che succede qui? Perché George Soros finanzia le rivoluzioni arancioni a Kiev e poi piazza una sua marionetta proprio davanti a casa di Putin? Perché Jens Stoltenberg organizza grandi manovre militari lungo i confini con la Russia, poi sostiene militarmente Zelenski, facendo pagare il conto a noi, e provoca la rovina economica dell’Europa mentre gli Usa si arricchiscono vendendoci il gas ad un prezzo infinitamente superiore a quello che pagavamo a Gazprom? Chi dà il diritto a questa rete di globalisti guerrafondai, interessati solo a sostenere il predominio delle organizzazioni nordamericane nel mondo, di venire a scatenare una guerra a casa nostra, che nessuno di noi vuole?

La vera partita, da giocare adesso, è interrompere immediatamente la partecipazione del nostro Paese al conflitto ucraino, la cessazione immediata dell’invio delle armi e il ristabilimento della nostra neutralità, per poi qualificarci come negoziatori per la pace, e non come artefici criminali di una guerra che ci ritroveremo in casa.

Mai la terza guerra mondiale è stata così vicina, neppure ai tempi della guerra fredda. Per interrompere l’invio delle armi in Ucraina è necessario risolversi a votare un partito o una lista che abbia esattamente questo obiettivo dichiarato nel programma. L’astensione non salverà nessuno, ma ci condannerà a fare gli utili idioti di un sistema sovranazionale che ci usa per i suoi scopi, per arricchirsi e guadagnare potere alle spalle dei popoli e del loro benessere. O dimenticavate forse che noi eravamo quelli che chiamavano PIIGS, i maiali, in tempi non lontani?

Ascoltate il discorso lucido e ragionevole di Roberto Quaglia, nel video, e andate a votare, se ci tenete a voi stessi e alle vostre famiglie. Anche questo sarà un segnale. Quando i popoli mandano segnali convincenti, qualcuno lassù in alto aggrotta le ciglia e fa i suoi conti.

E che Dio ce la mandi buona.

Il Pd è un coacervo di mafiosi, massoni, cordate, famigli, clientele, consorterie, clan impediranno sempre che gli italiani possano emanciparsi

IL PARTITO DEMOCRATICO O DELLA MEDIOCRITA’ DEL MALE.

Maurizio Blondet 24 Settembre 2022

di Gianluca Marletta

Le elezioni si avvicinano (per quel che valgono) e lo scenario generale dei partiti è decisamente sconfortante, eppure è fuori di dubbio che se si volesse indicare qualcosa che si avvicina con buona approssimazione al male assoluto la scelta cadrebbe sicuramente sul PD.
Sia chiaro, non sto dicendo che le altre aggregazioni siano molto migliori, ma il PD, nello scenario italiano, rappresenta un vero e proprio mistero (dell’iniquità) che merita di essere spiegato.
Quasi sempre al potere negli ultimi 30 anni senza aver quasi mai vinto le elezioni, piovra mafiosa che ingloba e controlla l’informazione, i media, lo spettacolo, fin giù ai più demenziali influencer, il PD compendia in maniera sconcertante e quasi prodigiosa tutti i mali e le miserie abiette espresse dalla politica italiana. E la ragione non è solo che tale aggregazione (in tutte le sue varianti e sigle, PDS, DS, PD) sia stata scelta dai Poteri Forti d’oltreoceano per controllare la colonia italica dopo la catastrofe dei vecchi partiti: la ragione profonda è che il PD porta al governo e dà voce politicamente a tutti i mali nuovi o atavici del popolo italiano.
Del vecchio PCI ha ripreso l’apparato e la nomenklatura ossequiente e ottusa, sempre pronta a servire un potere più grande (che all’epoca e fino agli anni 70 era il Comunismo internazionale e che, via via, è stato sostituito dall’ideologia liberal americana delle bandierine arcobaleno trapiantate nel retto quali “diritti inalienabili” dell’uomo). Della DC riprende il rapporto mafioso e clientelare con le realtà locali oltre che il “perbenismo” (un gradino sotto al già bieco moralismo) tipico di gran parte del mondo cattolico italiano, quello che percepisce come “peccato” ogni presa di posizione che si discosti dalla banalità della mentalità comune o di quello che “dice la televisione”.
Al tempo stesso, il PD fa sua l’eredità “spirituale” del più iniquo fra tutti i partiti del passato italiano: il Partito Radicale, vecchia costola della CIA e dell’MI5 britannico in Italia, il partito dei diritti più bislacchi e dell’individualismo più bieco e animalesco. Il PD è anzi il partito radicale di massa ma con la benedizione della CEI e i sorrisi ossequienti dei boy scout della parrocchia. La ragione del suo successo – che non è elettorale, visto che difficilmente riesce a smuoversi dal suo risicato 23%, ma esistenziale – è nel saper incarnare le miserie di un popolo in maniera pressocché perfetta.
Diceva giustamente un mio amico qualche giorno fa: oggi l’Italia è tutta PD, anche chi non lo vota! “nostri valori” sono i valori del PD, i bagnanti ipocondriaci con la mascherina a mollo sono PD, gli influencer sono PD, Vasco Rossi e la sua vita spericolata con tre FFP2 in bocca è PD, i ragazzini ubriachi che vogliono fare i “gangsta” al concerto trap ma che non sanno allacciarsi neanche le scarpe sono PD: il PD è una categoria esistenziale, un “male ontologico”.

Il PD è ovunque e soprattutto nelle nostre menti ed è questo, soprattutto questo, che gli permette di governare, senza il voto ma nell’acquiescenza generale del popolo italiano.

Nel NUOVO NAZISMO dell'Occidente rientra anche la propaganda e la creazione di notizie false oltre che sulla Russia anche quelle sulla Cina

Avviso di fake news: il presidente Xi non è stato rovesciato dall'EPL
24 SETTEMBRE 2022


Gli osservatori possono certamente aspettarsi che altre notizie false proliferino su Internet prima del Congresso Nazionale del mese prossimo e soprattutto negli anni successivi, poiché gli orchestratori di questa campagna di guerra dell'informazione vogliono indurre il loro pubblico mirato a pensare che il probabile terzo mandato del presidente Xi non sia popolare tra il PCC o il popolo cinese.

L'ultima narrativa di guerra dell'informazione fabbricata artificialmente per proliferare selvaggiamente sui social media riguarda le false affermazioni secondo cui il presidente Xi è stato appena rovesciato dall'Esercito popolare di liberazione (PLA), che arriva subito dopo una campagna di fake news simile in cui si afferma che il ministro degli Esteri russo Lavrov ha disertato per il Stati Uniti mentre a New York per partecipare all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Non c'è credibilità collegata a nessuno dei due rapporti, poiché entrambi rappresentano nient'altro che una guerra psicologica progettata per manipolare le percezioni del loro pubblico mirato. In questo caso, lo scopo è far pensare che il Partito Comunista Cinese (PCC) sia diviso in vista del Congresso Nazionale del mese prossimo.

Il presidente Xi dovrebbe presto ricevere l'onore di servire per un terzo mandato, nonostante la tradizione secondo cui i leader cinesi servono solo per due. I propagandisti vogliono interpretare erroneamente questo probabile sviluppo come contrario alla volontà della gente così come a quella del PCC, da qui l'ultima campagna progettata per far pensare al loro pubblico mirato che sono presumibilmente in corso sforzi per fermarlo. Ciò avviene subito dopo che un ex alto funzionario della sicurezza ha appena ricevuto l'ergastolo per corruzione dopo essere stato anche accusato da funzionari di guidare una "cricca politica", il che aggiunge falsa credibilità alle notizie false che implicano che la fazione a lui collegata potrebbe aver appena ha cercato di rovesciare il presidente cinese.

Non è un segreto che ci sia qualcuno nella Repubblica popolare che avrebbe preferito che il presidente Xi reagisse in modo più muscoloso alla provocazione taiwanese di Pelosi, incluso presumibilmente all'interno del PCC stesso, ma il fatto stesso che ciò non sia avvenuto mostra che coloro che hanno tali opinioni contrarian non hanno l'influenza all'interno della struttura di potere cinese per compiere un colpo di stato. Dopotutto, se avessero davvero esercitato un tale potere, allora sarebbero stati ovviamente in grado di ignorare la volontà del loro leader nel far reagire l'EPL in modo diverso il mese scorso. Quelli sotto l'influenza delle ultime notizie false, tuttavia, chiaramente non ci hanno pensato. Altri, nel frattempo, sanno che non è vero, ma stanno facendo di proposito la loro parte nel diffonderlo sui social media agli altri come patrimonio di quelle potenze straniere che stanno dietro a quest'ultima operazione.

Per concludere, gli osservatori possono certamente aspettarsi che altre notizie false proliferino su Internet prima del Congresso Nazionale del mese prossimo e soprattutto negli anni successivi, poiché gli orchestratori di questa campagna di guerra dell'informazione vogliono indurre il loro pubblico mirato a pensare che il presidente Xi sia probabile il terzo mandato non è popolare tra il PCC o il popolo cinese. Manipolare le percezioni degli altri, tuttavia, non avrà assolutamente alcun impatto sulla formazione degli eventi. Tutto ciò che otterrà è in realtà screditare se stessi e la loro causa una volta che la gente alla fine si renderà conto di essere stata mentita, soprattutto dopo che sarà diventato innegabile che nessun colpo di stato è stato compiuto contro il presidente Xi.

La Narrazione del NUOVO NAZISMO dell'Occidente nato e allevato in Ucraina è rovesciata da Lavrov. Diritto alla vita, alla libertà di Parola, all'accesso all'informazione, alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza e all'uso della propria lingua madre vengono negati

Discorso del Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa Sergey Lavrov alla riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sull'Ucraina, New York, 22 settembre 2022

Ambasciata Russa in ItaliaSeptember 24, 2022

Ministero degli Esteri russo, 22 settembre 2022

Illustre signora Presidente,

Eccellenze,

Colleghi,

Mi risulta che l'incontro di oggi sia stato motivato dal desiderio di alcune delegazioni di discutere il tema delle "impunità" in Ucraina. Credo che questo sia molto opportuno. È un termine che riflette pienamente ciò che sta accadendo nel Paese dal 2014. Forze nazionaliste-radicali, veri e propri russofobi e neonazisti, sono allora saliti al potere grazie a un colpo di Stato armato sostenuto direttamente dai Paesi occidentali. Subito dopo il golpe è stato avviato un percorso di illegalità e di totale disprezzo per i diritti umani e le libertà fondamentali: il diritto alla vita, alla libertà di parola, all'accesso all’informazione, alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza e all'uso della propria lingua madre.

I crimini commessi a Maidan nel febbraio 2014 restano impuniti. Non sono stati individuati né tantomeno puniti i responsabili della mostruosa tragedia di Odessa del 2 maggio 2014, quando circa 50 persone sono state bruciate vive e uccise nella locale Casa dei Sindacati. Alla stessa serie risalgono gli omicidi politici di Oleksandr Buzina, di Pavel Sheremet, di giornalisti e di altre personalità pubbliche. Nonostante questo, oggi tentano di imporci una narrazione completamente diversa che vede nell'aggressione russa la causa primaria di tutti i mali.

Inoltre viene ignorato il fatto che per più di otto anni l'esercito ucraino e le milizie delle formazioni nazionaliste hanno ucciso e assassinato impunemente i residenti del Donbass solo perché si rifiutavano di riconoscere i risultati del criminale, cruento e anticostituzionale colpo di Stato di Kiev e hanno deciso di difendere i loro diritti garantiti dalla Costituzione ucraina, compreso il diritto al libero uso della loro madrelingua russa.

Ricordate quando nel 2015 l'allora primo ministro Yatzenyuk disse che nel Donbass vivevano "non umani". L'attuale presidente, V.A. Zelensky, non si è molto allontanato da lui. In un'intervista del settembre 2021, alla domanda su cosa pensasse degli abitanti del Donbass, ha risposto che ci sono persone e ci sono "creature", "organismi". Questa è una caratteristica costante del regime ucraino, sia con P. A. Poroshenko, sia con V. A. Zelensky.

Tutti coloro che non erano d'accordo con gli esiti del colpo di Stato sono stati dichiarati terroristi. Per otto anni, il regime di Kiev ha condotto una "operazione militare" contro i civili. Da molti anni l'Ucraina sta attuando una mobilitazione totale di tutta la popolazione adulta, donne comprese, che recluta nelle fila dei battaglioni nazionalisti e delle forze armate ucraine.

Pur affermando ipocritamente la loro fedeltà agli accordi di Minsk, le autorità di Kiev ne hanno apertamente e impunemente sabotato l’ attuazione. IlDonbass ha subito il blocco finanziario, dei trasporti e dell'energia. Gli abitanti della regione sono stati defraudati di assistenza sociale, pensioni, stipendi, servizi bancari, comunicazioni, istruzione e assistenza sanitaria. Sono stati privati dei diritti civili fondamentali, compresi quelli garantiti dai Patti internazionali sui diritti economici, sociali e culturali e sui diritti civili e politici del 1966.

A un certo punto, stanco di fingere, Zelensky ha dichiarato che il “Pacchetto di misure” di Minsk era necessario solo per mantenere le sanzioni imposte alla Russia. Ancora più esplicito è stato il suo predecessore e co-autore degli accordi di Minsk, Petro Poroshenko. Un paio di mesi fa ha dichiarato pubblicamente e con orgoglio che né lui né altri in Ucraina avrebbero attuato gli accordi che lui aveva firmato. Erano necessari solo per guadagnare tempo e ottenere armi dai Paesi occidentali per la guerra contro la Federazione Russa. Il segretario del Consiglio nazionale ucraino per la sicurezza e la difesa, A.M. Danilov, si è espresso nello stesso senso.

Il regime di Kiev deve la propria impunità ai suoi tutori occidentali, in primo luogo Germania e Francia e, naturalmente, Stati Uniti. Invece di esercitare pressioni sulla leadership di Kiev per l'applicazione degli Accordi di Minsk, Berlino e Parigi hanno cinicamente chiuso gli occhi di fronte alle aperte minacce di Kiev di risolvere il "problema del Donbass" con la forza - il cosiddetto Piano “B”.

Negli ultimi anni, il regime di Kiev ha sferrato un vero attacco frontale alla lingua russa. Ha violato impunemente i diritti della popolazione russa e russofona dell'Ucraina. Sono state approvate scandalose leggi "linguistiche": 

▪️ "Sull'educazione" (2017)

▪️ "Sulla garanzia del ruolo della lingua ucraina come lingua di Stato" (2019)

▪️ "Sull'istruzione secondaria generale completa" (2020)

▪️ "Sui popoli autoctoni dell'Ucraina" (2021)

Allo stesso tempo, sono state approvate leggi che promuovono la teoria e la pratica del nazismo. Kiev ha ignorato le timide raccomandazioni della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa, dell'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani e dell'Alto Commissario dell'OSCE per le Minoranze Nazionali di correggere la legislazione linguistica. Da parte loro, questi organismi multilaterali non hanno trovato il coraggio (forse semplicemente non gli è stato permesso) di spingere le autorità ucraine a rispettare i propri obblighi internazionali in materia di diritti umani.

Il Ministero dell'Istruzione ucraino ha escluso la lingua e la letteratura russa dai programmi scolastici. I libri in russo sono vietati e distrutti, come nella Germania nazista, e i monumenti agli scrittori russi vengono abbattuti. 

Con il sostegno dello Stato viene coltivata l'intolleranza nazionale nei confronti dell'etnia russa. Oggi i funzionari del paese non si vergognano più della loro matrice nazista e apertamente e impunemente istigano a uccidere i russi. 

Ecco alcuni esempi. L'ambasciatore ucraino in Kazakhstan, P.Y.Vrublevsky, che ora si trova a Kiev, in un'intervista del 22 agosto di quest'anno, ha dichiarato quanto segue: "Cerchiamo di ucciderli (i russi) il più possibile. Più uccidiamo i russi ora, meno i nostri figli dovranno uccidere. Questo è tutto". Qualcuno ha prestato attenzione a queste parole? In precedenza, la scorsa primavera, il sindaco di Dnepr B.A. Filatov si era espresso nello stesso spirito: "È arrivato il momento della rabbia fredda. Ora abbiamo il pieno diritto morale di uccidere, con calma e con mente assolutamente libera, queste bestie in tutto il mondo, senza limiti di tempo e nella massima quantità possibile". Il 13 settembre di quest'anno, il segretario del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale, A.M. Danilov, ha dichiarato: "Negli insediamenti in cui entrano le forze armate ucraine, i residenti saranno ucrainizzati a prescindere dalla loro opinione. Ciò riguarderà non solo i russi, ma anche i rappresentanti di altre nazionalità. Se desiderate studiare altre lingue, il rumeno, il polacco o l'ebraico, fatelo pure, ma non a carico del nostro Stato, potete migliorare la vostra istruzione a spese vostre.

È necessario dire che tutte queste sortite russofobichesono rimaste completamente impunite? Non si tratta solo di russofobia. Si riferiva anche ai rappresentanti di altre nazionalità che vivono in Ucraina.

L'apoteosi è stata l'intervista di Zelensky del 5 agosto 2021, in cui consigliava a chiunque si sentisse russo di sloggiare in Russia per il bene dei propri figli e nipoti.

Mi sembra che le decisioni prese ora dai cittadini di alcune regioni ucraine di indire referendum siano una risposta ai suoi desideri.

Con l’alibi di combattere l'"aggressione russa" e il "separatismo" in Ucraina, si sta intensificando la persecuzione dei dissidenti. Nel marzo di quest'annosono stati banditi 11 partiti politici con il pretesto dei loro "legami con la Russia". I principali canali televisivi in lingua russa dell'opposizione sono stati chiusi da tempo, bloccati i siti web sgraditi al governo. I giornalisti sono perseguitati per aver tentato di fornire una visione alternativa a quella ufficiale. L'importante attivista ucraina E.Berezhnaya, che ha ripetutamente parlato alle Nazioni Unite e all'OSCE dell'ascesa del neonazismo in Ucraina, è detenuta nelle camere di tortura dei Servizi di Sicurezza ucraini (SBU).

Non abbiamo dubbi sul fatto che l'Ucraina si sia definitivamente trasformata in uno Stato nazista totalitario in cui le norme del diritto internazionale umanitario vengono impunemente violate. Non c'è da stupirsi che le forze armate ucraine e i battaglioni nazionalisti stiano impiegando tattiche terroristiche, usando i civili come “scudi umani”.

In questo contesto, particolarmente cinica risulta la posizione degli Stati che riforniscono l'Ucraina di armi ed equipaggiamenti militari e addestrano le forze armate ucraine. L'obiettivo è evidente (non lo nascondono, anzi lo dichiarano): prolungare il più possibile le ostilità, nonostante le perdite e le distruzioni, per impoverire e indebolire la Russia. Questa linea significa che i Paesi occidentali sono direttamente coinvolti nel conflitto ucraino, ne sono parte in causa. Anche la deliberata fomentazione di questo conflitto da parte dell'"Occidente collettivo" rimane impunita. In effetti, non puniranno certo sé stessi.

Sappiamo bene che oggi le Forze Armate russe e le milizie della DNR e della LNR devono confrontarsi non solo con le formazioni neonaziste del regime di Kiev, ma anche con la macchina militare dell'Occidente "collettivo". La NATO, utilizzando sistemi moderni, aerei, navi, satelliti e droni strategici, in tempo reale fornisce informazioni di intelligence alle forze armate, suggerendo che la Russia deve essere sconfitta sul campo di battaglia (come affermano esplicitamente i funzionari dell'UE) e deprivata, per punizione, di ogni sovranità. Se prima il razzismo era latente, ora è assolutamente manifesto.

Sullo sfondo dei massicci bombardamenti di città e villaggi nel Donbass, Zelensky gioisce dell'efficacia delle armi occidentali. Ecco quanto ha dichiarato: "Finalmente si sente che l'artiglieria occidentale sta operando in modo molto potente, funzionano le armi che abbiamo ricevuto dai nostri partner, davvero precise quanto serve ", queste le parole pronunciate cinicamente dal leader di tale entità statale. Eppurenegli insediamenti bombardati non è stato colpito nessun obiettivo militare o strategico. Sono gli abitanti del Donbass a soffrire.

Dalla fine di luglio di quest'anno, le forze armate ucraine hanno minato il centro di Donetsk e i suoi sobborghi seminando mine antiuomo vietate “Lepestok”. Il loro uso viola gravemente la Convenzione sul divieto delle mine antiuomo del 1997, ratificata dall'Ucraina nel 2005, e il Secondo Protocollo alla Convenzione di Ginevra sulle armi convenzionali (che vieta le mine senza meccanismi di autodistruzione).

Tali atrocità sono state possibili e rimangono impunite perché gli Stati Uniti e i loro alleati, con la connivenza delle istituzioni internazionali per i diritti umani, hanno sistematicamente coperto per otto anni i crimini del regime di Kiev, costruendo la loro politica nei confronti di Zelensky in base al noto principio americano: "È certamene un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana".

La scomoda verità che offusca l'immagine luminosa dell'Ucraina come vittima dell'aggressione russa è scrupolosamente taciuta, e talvolta palesemente oscurata. Persino l'organizzazione occidentale per i diritti umani Amnesty International, che difficilmente può essere sospettata di nutrire simpatie per la Russia, è stata duramente criticata e bollata come agente del Cremlino. Solo perché nel suo rapporto ha confermato fatti ben noti e cioè che Kiev sta dispiegando postazioni di combattimento e armi pesanti all’interno di siti civili.

Restano impuniti i criminali bombardamenti, da parte dei combattenti del regime di Kiev, della centrale nucleare di Zaporozhye, che creano il rischio di una catastrofe nucleare. Questo nonostante il fatto che dal 1° settembre di quest'anno i dipendenti dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) siano presenti in modo permanente nell'impianto e sia oltremodo facile identificare i responsabili deibombardamenti.

Vorrei ricordare che la visita della missione dell'AIEA alla centrale di Zaporozhe è stata ritardataappositamente, perché già il 3 giugno di quest'anno erano stati concordati tutti i dettagli e la missione avrebbe potuto recarsi tranquillamente sul posto. Poi si è verificata una situazione indecorosa: il Dipartimento di Sicurezza del Segretariato delle Nazioni Unite ha rifiutato di "dare la sua approvazione" al percorso specifico concordato dalla Russia e dall'Agenzia. Poi ha iniziato a sostenere che l'AIEA avrebbe determinato da sola tutti i parametri della missione. Questa storia poco pulita ha ritardato di tre mesi la visita alla centrale della missione dell'Agenzia.

Siamo seriamente preoccupati per la sorte dei militari russi caduti nelle mani dei nazionalisti ucraini. Esistono numerose prove dei maltrattamenti da loro subiti e delle esecuzioni sommarie in violazione delle norme del diritto umanitario internazionale. Sono sicuro che coloro che sono interessati agli eventi reali in Ucraina hanno visto i filmati del massacro da parte dei nazisti ucraini dei prigionieri di guerra russi, gettati a terra con le mani legate dietro la schiena e uccisi con un colpo in testa. Qualcuno dei paesi qui rappresentati ha commentato questo crimine?

Abbiamo tantissime prove di questi e di altri atti criminali del regime di Kiev, commessi regolarmente dal 2014. Le autorità di polizia russe, in collaborazione con i colleghi della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Lugansk, stanno accuratamente registrando e indagando sui crimini. È stato accertato il coinvolgimento di oltre 220 persone, tra cui rappresentanti dell'alto comando delle Forze armate ucraine e comandanti di unità militari che hanno bombardato i civili. Sono in corso indagini penali su cittadini di Regno Unito, Canada, Stati Uniti e Paesi Bassi per mercenarismo e attività criminali in Ucraina. Vi assicuro che tutti i responsabili, indipendentemente dalla loro nazionalità, saranno consegnati alla giustizia.

Vorrei ancora una volta richiamare la vostra attenzione su quanto segue. Alla fine di marzo di quest'anno, un paio di giorni dopo che i negoziatori russi e ucraini a Istanbul avevano praticamente concordato i parametri proposti da Kiev, è avvenuta la tragedia di Bucha. Nessuno ha dubbi sul fatto che si tratti di una messinscena. Subito dopo, i nostri colleghi occidentali hanno sollevato un pandemonioe introdotto un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Federazione Russa, accusandoci di aver ucciso dei civili. Dopo di che, una volta esaurito l’effetto propagandistico, nessuno menziona più Bucha. Tranne noi. Ancora una volta, rivolgo il mio appello alla presenza del Segretario Generale e di autorevoli ministri: fate in modo che le autorità ucraine compiano un passo elementare: pubblicare i nomi delle persone i cui cadaveri sono stati esposti a Bucha. Sono mesi che lo chiedo. Nessuno ascolta o vuole rispondere.

Egregio signor Segretario generale,

Almeno lei usi la sua autorità, per favore. Penso siautile per tutti capire quanto è veramente successo.

È stata richiamata l'attenzione sull'aumento dell'attività della giustizia internazionale nei confronti dell'Ucraina. Vengono pubblicizzati alcuni "sforzi" per indagare sui crimini in Ucraina attribuiti all'esercito russo. Tutto questo sa di “lavoro su commissione”. Lo vediamo benissimo.

Né il sanguinoso colpo di Stato del 2014 a Kiev, né la tragedia di Odessa del 2 maggio 2014, né il bombardamento di città pacifiche nel Donbass, né il bombardamento di Lugansk da parte di aerei il 2 giugno 2014 e molti altri fatti hanno suscitato una precisa da parte della Corte penale internazionale (CPI). Alla CPI sono state inviate più di 3.000 denunce di crimini contro i residenti del Donbass. Non c'è stata alcuna reazione. A quanto pare, la leadership di questo "organo giudiziario" ha ricevuto dall'"alto" l’ordine di svolgere una burrascosa attività. Non abbiamo più nessuna fiducia in questo organismo. Per otto lunghi anni abbiamo atteso invano l'inizio della lotta contro l'impunità in Ucraina. Non ci aspettiamo più giustizia da questa e da altre istituzioni internazionali. Il tempo dell'attesa è finito.

Tutto ciò che ho detto conferma ancora una volta l’inevitabilità della decisione di effettuare un'operazione militare speciale. Ne abbiamo parlato più di una volta. Abbiamo presentato un gran numero di fatti che dimostrano come l'Ucraina si stesse preparando a svolgere il ruolo di "anti-Russia", una testa di ponte per la creazione e l'attuazione di minacce contro la sicurezza russa. Posso assicurarvi che non permetteremo che ciò accada.

2 - Paolo Raffone - i servi italiani dell'atlantismo sono fermi alla mentalità del 1943-48. L'Occidente vorrebbe perpetrare il dominio del mondo dovrebbe fare i conti con la realtà

SCENARI/ Dietro Ue, Draghi, Letta e Meloni un rapporto con gli Usa sempre più fragile
Pubblicazione: 21.08.2022 - Paolo Raffone
Ue e Italia dicono di vantare un rapporto transatlantico preferenziale, ma nel tempo esso completamente cambiato. Il paracadute non c’è più

Il segretario di Stato Usa, Anthony Blinken, e il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg (LaPresse)

Dopo esserci occupati della crisi dell’ordine neoliberale, Ue compresa, passiamo al “rapporto transatlantico”, perno italiano dal 1945 di qualsiasi presidente della Repubblica e del Consiglio dei ministri. L’ultima manifestazione di tale “rapporto” fu nel 1999 con il bombardamento di Belgrado. Dal 2016 in poi più che di un rapporto si tratta di un totem. Un totem che conviene più agli europei che agli americani.

Dopo le scurrili e irriverenti parole della Viktoria Nuland nel 2014 – che ufficialmente mandò a quel paese l’Ue (e indirettamente la Nato) sulla questione ucraina – l’avvento di Trump e l’eco francese di Macron (“ne possiamo fare a meno”; “morte cerebrale della Nato”) il rapporto transatlantico non esiste più. Restano delle “istituzioni burocratiche di difesa e sicurezza” che l’egemone spinge dove vuole. L’ultima destinazione è in Indo-Pacifico che con l’Atlantico, vero fulcro del fu rapporto, non ha nulla a che fare.

Ci andranno i britannici – che dal 1917 per esistere seguono gli Usa ovunque – ma è improbabile che gli altri membri europei s’iscrivano volontariamente a tale nuova missione. Anzi, sarà ben più improbabile che nel 2003 in Iraq. Quindi, più che un rapporto transatlantico si tratta di auto-vassallaggio – gli americani sono ben consci che l’apporto tecnico-militare europeo è irrilevante, soprattutto quello aeronavale – nel tentativo di ricevere la benevolenza dell’antico egemone mondiale, con il quale si è almeno abituati a trattare nel bene e nel male.

Mentre gli italici guerrieri democratici rinnovano atti di fede all’antico egemone – si pensi alle dichiarazioni di Letta, Guerini e Mattarella, oltre a quelle di esagerato atlantismo di Draghi e poi di Meloni – nessuno a Washington li ha chiamati a prendere parte in modo reale in operazioni che vanno al di là dei propri territori e di quelli strettamente limitrofi. Un po’ di ciurma e la bandiera vanno bene, ma nulla di più, thank you! Finanche la mitica “potenza” britannica è stata richiamata all’ordine quando ha pensato di impressionare l’antico egemone con fughe in avanti nel Mar Nero o in quello cinese. D’altronde, le portaerei britanniche sono nei fatti “affittate” agli americani che vi operano con propri aerei e truppe.

Per quanto riguarda i vagheggiamenti di “autonomia strategica” e di “forza militare europea” in ossequio alla fantastica “bussola strategica” (Eu Strategic Compass) c’è da osservare che, al di là della vaghezza sconcertante del testo, le effettive capacità logistiche europee impediscono la realizzazione del progetto e che non essendo l’Ue una potenza riconosciuta dalle altre (che sono solo tre: Usa, Russia e Cina) non sarà permesso agli europei di avere tali capacità.

Insomma, a distanza di un secolo dal suicidio di potenza europeo, oggi siamo senza potenza e senza un reale “rapporto” transatlantico, cioè senza un vero paracadute. Il famoso articolo 5 del Patto Atlantico, infatti, si attiva se l’egemone ne riconosce la necessità. A dimostrazione di ciò basta ricordare che quando nel 2001 i membri europei richiesero tale attivazione, gli sberleffi di Washington furono stampati nell’etere e ancora echeggiano. Anche in questo caso, per l’Italia e l’Europa sarebbe opportuno uscire dalla mentalità del 1943-48 per sviluppare un “rapporto sano con gli Stati Uniti d’America” in modo tale che permetta di averne uno anche con il resto del mondo. Non farlo, o non saperlo fare, è una autocondanna che vivremo per generazioni. Insomma, si tratta di diventare adulti! In Italia siamo fermi agli emuli scialbi di De Gasperi, ma nel resto d’Europa non si vedono dei Churchill, degli Adenauer e dei De Gaulle. Aspettarsi che dei burocrati quali la von der Leyen o Borrell lo facciano per noi è come cercare la luna nel pozzo.

Infine, cerchiamo di capire che succede con Russia, Cina, e il resto del mondo. A corollario di quanto già abbiamo scritto su queste pagine su Russia e Cina, vale la pena segnalare che negli Stati Uniti d’America qualcosa sta cambiando: il monolite della retorica sul “mondo libero” si è degradato senza recupero. Un recente editoriale di Thomas Friedman sul NYT evidenzia la “disfunzione politica” della grande superpotenza: “Nulla di buono verrà dalla visita di Nancy Pelosi a Taiwan. Taiwan non sarà più sicura o più prospera a seguito di questa visita puramente simbolica, e potrebbero accadere molte cose brutte. Queste includono una risposta militare cinese che potrebbe portare gli Stati Uniti a precipitare in conflitti indiretti allo stesso tempo con una Russia e una Cina dotate di armi nucleari. E se pensate che i nostri alleati europei – che stanno affrontando una guerra esistenziale con la Russia per l’Ucraina – si uniranno a noi se ci sarà un conflitto degli Stati Uniti con la Cina su Taiwan, innescato da questa visita inutile, state male fraintendendo il mondo. È una misura della nostra disfunzione politica che un presidente democratico non possa dissuadere un presidente democratico della Camera dall’impegnarsi in una manovra diplomatica che tutta la sua squadra di sicurezza nazionale – dal direttore della Cia al presidente dei Joint Chiefs – ha ritenuto poco saggia”.

Il problema nel mondo è lo stesso che fu già identificato a partire dal 1958 dai grandi presidenti africani dell’indipendenza coloniale con i loro saggi pubblicati da Foreign AffairsKwame Nkrumah (Ghana), Sékou Touré (Guinea), Abubakar Tafawa Balewa (Nigeria), Julius Nyerere (Tanzania) – che chiedevano all’Occidente, che all’epoca vedeva ancora l’Europa in primo piano, di cambiare rotta, di abbandonare il mito del “buon selvaggio”, di riconoscere che il dominio non era più all’ora della storia poiché c’era urgente bisogno di “libertà ed eguaglianza tra gli esseri umani”. Richieste e speranze disattese dagli europei e dagli americani. Oggi quelle stesse richieste sono interpretate dalla Cina attraverso un capillare reticolo di relazioni mondiali, prevalentemente commerciali, sostenuto anche dalla Russia e dall’India, al quale aderiscono i due terzi dei Paesi del mondo. La risposta occidentale di “armare il sistema finanziario” per perpetrare il dominio mondiale deve fare i conti con la realtà. Prima ci sarà questa presa di coscienza occidentale e meno si correrà il rischio di un declino disastroso o peggio di uno scontro nucleare, magari iniziato a causa di un incidente involontario (1914 docet).

(2 – fine)

1 - Paolo Raffone - All'Occidente non gli rimane altro che abbaiare alla Luna

SCENARI/ Tra green e Ucraina, la Ue è troppo in crisi per occuparsi dell’Italia
Pubblicazione: 13.08.2022 - Paolo Raffone
Le legittime professioni di europeismo fatte dall’establishment italiano non fanno i conti con le incognite, gravissime, che incombono sull’Ue

Sergio Mattarella e Mario Draghi al Quirinale (LaPresse)

L’Italia è sotto l’ombrellone mentre il governo Draghi continua silenziosamente a decretare, tracciando la strada irreversibile per chiunque prenderà il suo posto (o forse perché convinto della sua salvifica continuazione/ritorno). Delle passioni estive italiane il resto del mondo non si cura, sia perché il Paese è oggettivamente irrilevante nello scacchiere strategico mondiale, sia perché nessuno dei leader politici avrà la possibilità di deviare dal solco draghiano (Pnrr) rinforzato dal Tpi della Bce. Ma il resto del mondo pensa e fa cose che avranno un impatto decisivo sui nuovi equilibri globali, e quindi anche sull’Italia e sugli italiani. Quindi, noi ci occupiamo – con buone ragioni – di cosa fanno gli altri e di cosa non facciamo noi italiani.

Iniziamo dal vicinato più prossimo. La Turchia – dove la propaganda draghiana voleva un’Italia assertiva e partner di un immaginario ammansito Erdogan – consolida il suo arsenale imperiale nel Mediterraneo (Tunisia, Egitto e Libia in testa – fornitori sia di energia che di migranti – ma anche in Siria e nel Sahel) in una stretta correlazione con la Russia esplicitatasi nelle recenti quattro ore di riunione Putin-Erdogan a Sochi: “sempre più vicini” con “intesa commerciale e sull’energia” (dei dettagli e degli altri temi discussi non è dato sapere). Ai rappresentanti del “mondo libero” e dell’“ordine” liberal-democratico non resta che abbaiare alla luna, come fa il Financial Times che stizzito lancia anatemi e scomuniche.

Piaccia o meno, il mondo sta cambiando sotto i nostri occhi: il vecchio ordine neoliberale universale (l’Occidente) declina inesorabilmente mentre se ne sta costruendo un altro neocommerciale (il resto del mondo). A questo si aggiungono le nuove tensioni caucasiche di confine tra azeri e armeni che nascondono interessi contrapposti russi e turchi – solo l’Unione Europea le interpreta come esempio dell’isolamento di Mosca ormai incapace di mediare – che servono a rendere più difficili certi approvvigionamenti energetici diretti all’Ue. Insomma, un tassello di un ricatto più ampio.

I Balcani – una volta chiave della strategia estera dell’Italia – sono e restano un buco nero con forte instabilità vagamente addolcita dall’ipotesi di adesione all’Ue. Inoltre, l’immancabile Zelenskyland, cioè ciò che resta dell’Ucraina dopo le purghe volute dall’attore-presidente qualche settimana fa, è oggi molto più debole, nonostante gli enormi aiuti finanziari e militari americani (gli aiuti militari e finanziari europei sono nei fatti irrilevanti sul piano strategico). Le agenzie di rating hanno affibbiato all’Ucraina CCC (pre-default) e i report militari la descrivono come perdente. Non è casuale che un articolo tecnico su questioni militari evidenzi che l’arsenale americano scarseggia significativamente a causa di “strutturali lentezze produttive” (procurement e supply chain), così riducendo le possibilità degli Usa di esporsi ad un confronto diretto convenzionale con la Russia (via Ucraina) o con la Cina (via Taiwan), e ancor di meno con entrambe.

Infine, Israele, nonostante la sua pesantissima crisi politica – che non ha nulla da invidiare a quella italiana – ha lanciato una pesante offensiva militare contro i palestinesi di Gaza in chiave antiterroristica. Dopo il drone americano a Kabul anche Israele vuole far sapere di essere capace di far qualcosa. Aspettiamoci reazioni di Hamas, e forse anche di Hezbollah dal Libano. Il Libano è un altro buco nero davanti alle nostre coste meridionali.

Dal punto di vista italiano, credere di poter contare su soluzioni prodotte dalla Ue e dalla Nato equivale ormai a credere alla befana. Sarebbe ora che i nostri leader prendessero seriamente a cuore queste questioni delineando una minima linea di politica estera e di strategia militare a difesa del nostro, quello italiano, interesse nazionale. Sbaglierò, ma nell’orizzonte italiano vedo il deserto con inutili omuncoli che si azzuffano sul nulla. E svengo leggendo di prospettive dell’eventuale destra di governo che riproporrebbe il già catastrofico Giulio Terzi di Sant’Agata a ministro degli Esteri.

Nell’ambito del vicinato prossimo, veniamo ora all’Unione Europea, madre tutelare di qualsiasi governo italiano. L’Ue è “affari interni” bizzarramente trattati da “esteri” dalla nostra stampa e dal dibattito nazionale. La pessima gestione von der Leyen-Borrell-Metsola non ha bisogno di molti commenti, ma di pietà implorando la misericordia. Dopo il loro periodo di “meritate” vacanze estive (le istituzioni europee chiudono per 20 giorni ad agosto, come le fabbriche metalmeccaniche) la ripresa dei lavori dovrà affrontare: a) un estremo rincaro energetico con imponente scarsità di forniture, soprattutto gas e forse anche elettricità, nella ormai conclamata inesistenza di un piano comune sull’energia; b) i costi crescenti della guerra in Ucraina (finanziari e militari) che assorbiranno risorse da altri capitoli di spesa; c) la crisi della leadership americana in vista dell’annunciata sconfitta di Biden e dei dem a novembre; d) il Regno Unito con una nuova leadership che (se eletta a settembre Liz Truss) sarà imprevedibilmente aggressiva; e) il resto del mondo, dietro a Cina, Russia e India, che alzerà barricate contro l’Ue; f) una crescente protesta sociale scatenata dalle difficoltà economiche, energetiche e di sopravvivenza che compatterà il risentimento di imprenditori e popolo contro i governi.

Non sapendo cosa fare, l’istituzione democratica dell’Ue – il parlamento europeo – ha pensato bene di proporre Zelensky per il premio Nobel per la pace. Persino la von der Leyen ha capito che era un po’ troppo ed ha tentato di stemperare la portata della raccomandazione dell’europarlamento. Il Recovery Fund – fiore all’occhiello di Draghi e della von der Leyen – vive momenti difficili a causa dell’incapacità delle amministrazioni sub-nazionali dei grandi Paesi di spendere i “soldi in prestito” secondo le regole europee (la capacità progettuale delle amministrazioni è generalmente bassa e inconcludente). Esperienza di condivisione del debito poco esaltante e difficilmente ripetibile in altri ambiti, anzi con il rischio che l’attuale esercizio sia sospeso a fine anno per “cause di forza maggiore”.

Il tanto sbandierato “Green deal”, cioè la transizione verde, arranca dietro una sequela di nuovi calcoli che ne dimostrano la poca sostenibilità economica e sociale, almeno nei programmati tempi rapidi, entro il 2035. Con buona pace di Greta e dei suoi sponsor di Davos, al posto della transizione verde ormai si parla esplicitamente di “adattamento alla nuova realtà energetica e sociale”. Un pesante fiasco politico, che infatti va a petrolio, carbone e nucleare ridipinti verdi dalla Commissione europea. Il piano italiano di lavorare nel triangolo con i vecchi grandi fondatori – Francia e Germania – con l’aggiunta della Spagna, per riorientare l’Ue, sta fallendo. La Francia è congelata dopo la pesante sconfitta elettorale di Macron. La Germania è attraversata da problemi che non si vedevano dagli anni 30 e dal ’91, oltre ad avere una crisi economica e sociale di preoccupanti proporzioni che porterebbe alla “migrazione” estera di molte imprese. E la Spagna pensa a sé stessa, forte di essere l’unico Paese europeo con molti rigassificatori (8) oltre ad un proprio rapporto transatlantico (sin dal 1898) nel quadro della dottrina Monroe. L’Ungheria di Orbán gioca da sola una partita russo-americana, flirtando con Putin e con l’incombente Trump. La Polonia con gli altri 12 membri dei “Tre mari” (tra cui Lituania e Romania, ma anche Slovacchia e Ucraina) gioca la partita sognata nella storia, cioè essere americana in chiave antirussa e antieuropea (ovvero antitedesca) con il sostegno del Regno Unito. Insomma, una Polonia “perno dell’Anglosfera” in Europa più che membro dell’Ue e della Nato.

In questo desolante quadro – per il quale non si può escludere l’implosione del sistema attuale dell’Ue – l’Italia è inesistente, senza visione né strategia. Sic transit Di Maio! I richiami europeisti (retorici) dei leader politici – anche quelli di Mattarella e Draghi – sono davvero incomprensibili e scollegati dalla realtà. Almeno potrebbero dire “Europa sì ma non così”, avanzando proposte concrete e realizzabili tenendo a mente l’interesse nazionale italiano. Anche su questo fronte, spero di sbagliare, vedo il deserto italiano. Forse ciò avviene perché l’interesse nazionale italiano è evaporato negli ultimi trent’anni – dopo le istruzioni che furono ricevute sul famoso panfilo Britannia nel ’92 – e si sta confermando con la recente “fuga” fiscale di Exor/Elkann in Olanda e le svendite di Ita e Mps che Draghi sembra intenzionato a portare a termine prima del 25 settembre, mentre da destra c’è chi vagheggia una “flat tax” al 23%, cioè un Robin Hood al contrario.

(1 – continua)

sabato 24 settembre 2022

Tra febbraio 2020 e aprile 2022, il bilancio della Fed è raddoppiato da $ 4,15 trilioni a $ 8,96 trilioni. Tutto è iniziato il 17 settembre del 2019 con la crisi di liquidità. Questa enorme massa di denaro immessa in circolazione ha garantito l'inflazione e dire "transitoria" ha favorito il suo rafforzamento. Ora si fa finta di combatterla MA il vero obbiettivo è esportare RECESSIONE nei paesi che hanno il dollaro come punto di riferimento

"This Is The Big One" MN Gordon avverte "Siamo tutti di fronte a un'ira di proporzioni bibliche"

DI TYLER DURDEN
VENERDÌ 23 SETTEMBRE 2022 - 18:05

“Il Signore manda povertà e ricchezza; umilia ed esalta”.

– 1 Samuele 2:7


Santo Rotolo

Un imprenditore intraprendente ha realizzato una grafica comica del presidente della Federal Reserve Jerome Powell con la didascalia: "IN JPOW WE TRUST".

Potresti averlo visto.

L'immagine mostra Powell che indossa sgargiantemente la tunica di un predicatore e fa un gesto esoterico della mano con la mano destra. La sua faccia fa una smorfia come se gli stesse passando un calcolo renale.

La sua mano sinistra regge quella che sembra essere una Bibbia rivolta verso l'esterno. Le scritture sono scarse e poco leggibili. Ma se ingrandisci puoi distinguere profezie importanti come "SOLO LE SCORTE AUMENTANO", "RECESSIONE ANNULLATA", "LA STAMPANTE DI SOLDI VA BRRRRRRRR".

Un dialetto americano del francese viene utilizzato anche in diversi casi per esprimere ciò che accade ai ribassisti del mercato e a coloro che shortano le azioni. È il genere di cose che è meglio riservare alle chiacchiere negli spogliatoi.

Il designer, che si fa chiamare nobiggydiggy , deve averlo creato nei giorni senza rischi prima di marzo di quest'anno. Ai tempi in cui il tasso sui fondi federali era fermamente premuto a zero, come era stato per due anni.

Fu allora che Powell stava predicando dal Nuovo Testamento. Stava offrendo una politica monetaria di compassione e perdono.

Da allora, guidato dall'ira dell'inflazione, Powell si è rivolto all'Antico Testamento. Ha alzato il tasso sui fondi federali e ha adottato una politica monetaria all'insegna del fuoco e dello zolfo. Scritture come "CRASH THE MARKET", "BRING ON THE DEPRESSION", "I DEBUTTORI DEVONO PAGARE" sono più simili.

Nella danza tra la vita e l'arte, lo strano spettacolo di un banchiere centrale che usa una religione estatica e sacra per lanciare annunci di politica monetaria non è lontano dalla realtà. Questa settimana, ad esempio, milioni di uomini e donne adulti si sono sintonizzati per ascoltare Powell predicare la sacra verità.
urlo primordiale

Erano in gioco trilioni di dollari quando la riunione di due giorni del FOMC è stata aggiornata mercoledì. Il suo equilibrio era pronto a ruotare in un modo o nell'altro, in base al numero di punti base comandati da Powell.

Come previsto, la Fed ha aumentato il tasso sui fondi federali di 75 punti base, portandolo a un intervallo compreso tra il 3,00 e il 3,25%. La Fed ha anche telegrafato che sarebbe salito sopra il 4,25% entro la fine dell'anno.

Per prospettiva, il tasso sui fondi federali non è stato superiore al 3,25 percento da gennaio 2008. Questo è più di 14 anni fa. O circa 6 mesi dopo il lancio del primo iPhone sul mercato.

A seguito della dichiarazione del FOMC, Wall Street ha lanciato un urlo primordiale collettivo. Il Dow Jones Industrial Average (DJIA) si è mosso con una risposta bipolare iniziale verso il basso e poi verso l'alto. Successivamente, si è schiantato sulla campana di chiusura per una perdita di 522 punti.

Il momento più bello è arrivato dopo la conferenza stampa di JPOW. Fu allora che la senatrice Elizabeth Warren – la bisbetica con un piano per tutto – iniziò a twitter :

“Il presidente Powell ha appena annunciato un altro aumento estremo dei tassi di interesse, prevedendo un aumento della disoccupazione

"Ho avvertito che la Fed del presidente Powell avrebbe messo senza lavoro milioni di americani e temo che sia già sulla buona strada per farlo".

La prospettiva è molto, molto peggiore di quanto Warren lascia intendere. Sa che decenni di dissoluti programmi di spesa pubblica si stanno avvicinando alla fine della strada. Vuole che Powell e la Fed prendano la colpa quando tutto esploderà entro la fine dell'anno.
Inflazione Deflazione

Per chiarire, l'economia e i mercati finanziari sono attualmente devastati dalla spiacevole combinazione tra l'inflazione dei prezzi al consumo e la deflazione dei prezzi delle attività. Entrambi sono la stoffa dei pianificatori centrali, inclusi sia Warren che Powell.

I prezzi al consumo, misurati dall'indice dei prezzi al consumo (CPI), stanno ufficialmente gonfiando a un tasso annualizzato dell'8,3%. I prezzi al consumo, in realtà, si stanno gonfiando a circa il doppio del tasso CPI.

Le azioni, invece, si stanno sgonfiando. Il DJIA è in calo di oltre il 17% da inizio anno. Il NASDAQ è in calo di oltre il 30%.

Anche le obbligazioni si stanno sgonfiando. IShares 7-10 Year Treasury Bond ETF ( IEF ) è in calo del 15% dall'inizio dell'anno. Il rendimento del Buono del Tesoro decennale, che si sposta inversamente al prezzo, è ora al 3,71%. Il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni non è stato così alto da oltre un decennio.

Con l'aumento dei tassi di interesse, nel disperato tentativo di contenere l'inflazione dilagante dei prezzi al consumo, l'indebitamento diventa più costoso. Il tasso di interesse sul mutuo a 30 anni è ora del 6,29%. Un anno fa, era solo il 2,88 percento. In altre parole, gli oneri finanziari per l'acquisto di una casa sono più che raddoppiati.

Con l'aumento dei tassi ipotecari, i prezzi delle case non hanno altro da fare che scendere. Case in tutto il paese, con un prezzo a livelli che sarebbero state vendute 6 mesi fa, sono sul mercato... invendute dopo due o tre mesi. Diversi giri di riduzioni di prezzo non lo stanno tagliando. Sarà necessario molto di più per liberare il mercato.

In effetti, i prezzi delle attività si stanno sgonfiando mentre i prezzi al consumo si stanno gonfiando.

Questo è l'esatto opposto del mondo che tutti hanno conosciuto e amato negli ultimi 40 anni. Dove i prezzi al consumo per i beni importati sono stati moderati e i prezzi di azioni, obbligazioni e immobili sono aumentati. Dove i proprietari di abitazione potrebbero rifinanziare ogni diversi anni a tassi sempre più bassi.

Eppure l'inflazione è sempre stata lì.

Servizi che non potevano essere importati, come l'assistenza medica e le tasse universitarie, gonfiati oltre la comprensione. Il CPI ha mascherato questi prezzi in aumento a causa dell'ondata di beni importati a basso costo e fabbricati a buon mercato.

Affrontare un'ira di proporzioni bibliche

La folle quantità di denaro creata per combattere il flagello dei blocchi imposti dal governo si è rivelata troppo da gestire. Tra febbraio 2020 e aprile 2022, il bilancio della Fed è raddoppiato da $ 4,15 trilioni a $ 8,96 trilioni. Non è un mistero il motivo per cui l'inflazione dei prezzi al consumo sta imperversando.

Ora la Fed sta tirando indietro. E i mercati finanziari non possono gestirlo.

Oltre agli aumenti dei tassi, la Fed ha ridotto leggermente il suo bilancio a 8,32 trilioni di dollari. C'è ancora molta strada da fare per riportare il bilancio nel regno della normalità, qualunque esso sia.

Nel frattempo, c'è un sacco di inflazione da affrontare. David Haggith, editore e caporedattore di The Great Recession Blog ha recentemente chiarito a cosa dobbiamo confrontarci:

“Quelli di noi che hanno vissuto la battaglia contro l'inflazione degli anni Settanta, ricordano che non è facile abbattere l'inflazione! È come giocare a colpi di talpa. Quindi, sappiamo che nessuno avrebbe dovuto essere minimamente sorpreso nello scoprire che la febbre dell'inflazione stava reggendo abbastanza saldamente al vertice del mercurio, nonostante tutte le fredde diluvio di rialzi dei tassi di interesse e QT della Fed. Ci sono voluti alcuni anni per riportare la febbre completamente sotto controllo con tassi di interesse estremi all'epoca. Non ci vorrà molto ghiaccio nei tassi di interesse ora perché l'economia si disintegrerà completamente se arriviamo a tassi della metà; ma questo è il punto: la disintegrazione economica è ciò a cui la Fed mira senza rendersene conto. "

Cosa farne?

L'economia americana è già in recessione. Tuttavia, l'inflazione dei prezzi al consumo non è quasi diminuita. Anche se l'IPC dovesse essere dimezzato, sarebbe comunque il doppio del tasso preferito dalla Fed.

Quindi, la Fed spingerà i tassi più in alto nel disperato tentativo di ripulire il suo relitto dal passato. E l'economia si disintegrerà.

Nel frattempo, Warren e altri populisti politici vomiteranno sciocchezze per deviare la responsabilità del pasticcio che hanno creato.

La profondità e la durata della distruzione è sconosciuta. Tuttavia, siamo abbastanza certi che questo sia qualcosa di più della tua flessione delle varietà da giardino...

Questo è il grande che tutti dobbiamo affrontare. Un'ira di proporzioni bibliche.

La Recessione avanza veloce, quale sarà la faglia che diventerà insuperabile?

Incidente

DI TYLER DURDEN
VENERDÌ 23 SETTEMBRE 2022 - 23:11

Nessun video carino oggi, solo una foto riassume la carneficina assoluta di oggi, questa settimana, questo mese e quest'anno.



Una settimana iniziata con un grosso chip sulla spalla dopo il drammatico crollo post-CPI della scorsa settimana, e che è stata la peggiore da giugno, è solo peggiorata, poiché le azioni sono crollate di un stridente 5% questa settimana, che insieme al 4,7% della scorsa settimana significa che solo nelle ultime due settimane l'S&P ha perso il 10% del suo valore (sarebbe potuto essere peggio se gli spoo non fossero rimbalzati modestamente dai minimi di giugno e da inizio anno a 3.660).





E mentre il catalizzatore del tuffo è chiaro - e come evidenziato nel grafico sottostante, si trattava dell'incontro inaspettatamente aggressivo del FOMC di mercoledì, dove il punto 2024 è arrivato al 4,6%, più caldo di quanto anche i più grandi falchi si aspettassero - il risultato è stato una corsa alla liquidazione senza interruzioni quando Powell ha finalmente chiarito che continuerà a camminare bene nella recessione e oltre.



A dire il vero, nel 2022 abbiamo subito forti vendite di vendite, ma oggi è stata la prima volta da giugno che il VIX ha finalmente superato i 30. Raggiungerlo quando tutti nella comunità istituzionale sono super coperti di put, è sicuramente notevole.



Il selloff di oggi è stato così ampio e uniforme che non solo era tutto rosso intenso...



... ma TICK è arrivato a malapena sopra 0.



Mentre ogni cosa era rossa, non tutti i settori sono stati presi a pugni allo stesso modo - l'energia sporgeva come un pollice dolorante....



... e l'XLE è precipitato di quasi il 7%, il secondo calo più grande dal 9 maggio, quando il petrolio è precipitato inaspettatamente in quello che sembrava un intervento imposto dal governo.



Il crollo odierno dell'energia è stato guidato non solo dall'ormai certezza di una recessione incombente - anche se la maggior parte dei titoli energetici ora scambia come se il prezzo del petrolio fosse basso a $ 50 - ma anche dall'improvviso crollo del prezzo del petrolio, che ha visto il WTI scendi sotto gli 80$ per la prima volta da gennaio e sei pronto a perdere tutti i guadagni del 2022!



Il crollo del petrolio è stato anche il risultato diretto dell'ormai ridicolo aumento esponenziale del dollaro USA, dove uno sguardo all'indice del dollaro Bloomberg - dove il dollaro USA sta raggiungendo nuovi massimi ogni singolo giorno - mostra tutto ciò che c'è da sapere.



Non sono stati solo i piani restrittivi della Fed alla base dell'inarrestabile aumento del dollaro, che da soli sono stati sufficienti a spingere il prezzo del mercato del tasso dei Fed Funds di maggio a un enorme 4,7%...



... c'è stato un altro catalizzatore chiave: il " mini budget " di oggi svelato dal gabinetto di Liz Truss nel Regno Unito, che ha proposto i maggiori tagli alle tasse dagli anni '70 finanziati principalmente con nuove vendite di debiti, ha mandato in crash sia i gilt che il cavo...



... con il primo che crolla a 1,0872, o livelli che non si vedevano dal febbraio 1985. E con i sussurri di parità che diventano più forti, è solo questione di tempo prima di testare nuovi minimi storici per la valuta britannica.



Mentre è stata la sterlina a rubare i riflettori della valuta oggi, ieri è stata la volta dello yen, poiché la valuta giapponese è precipitata dopo che la BOJ ha affermato che continuerà ad acquistare miliardi di obbligazioni per anni per proteggere YCC, solo per poi voltarsi e intervenire nel FX mercato per la prima volta dal 1998, vendendo una cifra sconosciuta di dollari in decine di miliardi per un intervento che non ha ottenuto quasi nulla!



Ovviamente, i fuochi d'artificio sul forex hanno significato anche molta eccitazione nel mercato obbligazionario statunitense, dove il rendimento a 10 anni di oggi è salito brevemente al livello più alto dall'aprile 2010, quando ha toccato un massimo di 3,8248% prima di ripercorrere la maggior parte della mossa.



E mentre il rendimento a 10 anni continua a crescere, così fa anche il 10 anni reale, che ha appena raggiunto l'1,32%, ben al di sopra dei massimi del 2018 quando la Fed è stata costretta a fare un pivot. E poiché il FWD P/E tiene traccia del tasso reale, ciò suggerisce che ci sono molti più ribassi per le azioni, come mostra il grafico seguente.



Nel frattempo, il 2Y rimane appiccicoso e ora viene scambiato intorno al 4,20%, il che significa che il 2s10s è ora invertito di circa -52bps...



... e solo timido di una nuova inversione di record, che urla non recessione ma depressione conclamata.

E parlando dell'imminente depressione, ricorda, la Fed non si fermerà finché non romperà qualcosa...



... e dopo questa settimana ci sono tante altre cose che "qualcosa" può essere: Giappone, Regno Unito (che potrebbe essere bloccato fuori dal mercato prima anche dell'Italia) , così come cose più vicine a casa come i titoli spazzatura o anche titoli Investment Grade: non guardare ora, ma la LQD ha appena tolto i minimi di marzo 2020 quando la Fed è intervenuta per salvare il debito societario acquistandolo direttamente...



...o forse sarà ancora una certa banca a catalizzare il prossimo crollo...



... o forse il prossimo mega-crash sarà il panda da 640 trilioni di yuan nella stanza.



E finché non aspettiamo, beh... c'è sempre la "più grande guarigione di sempre" di Joe Biden...


Aumentare i tassi d'interesse e non diminuire la massa monetaria in circolazione è la beffa che sta volutamente facendo la Fed. Non è vero che combatte l'inflazione il suo obiettivo è recare RECESSIONE a tutti i paesi che usano il dollaro nelle loro transazioni economiche. Gli esperti o sono in malafede o sono degli emeriti asini

La Fed sta finalmente vedendo l'entità del disordine che ha creato

DI TYLER DURDEN
VENERDÌ 23 SETTEMBRE 2022 - 14:45


Alla domanda sull'inflazione dei prezzi nella sua intervista domenicale con 60 Minutes, il presidente Biden ha affermato che l'inflazione "era solo di un centimetro ... quasi per niente". Biden ha continuato la tattica disonesta di concentrarsi sulla crescita dell'inflazione dei prezzi di mese in mese come mezzo per oscurare i massimi degli ultimi 40 anni dell'inflazione anno su anno. Questa strategia può ancora funzionare per placare gli elettori più ignoranti, ma le persone che stanno prestando attenzione sanno che l'inflazione dei prezzi continua a salire.

Quindi, mentre Biden potrebbe fingere che non sia tutto un grosso problema, la Federal Reserve sa che è meglio fare qualcosa per l'inflazione dei prezzi che anche la Fed ora ammette che non mostra segni di moderazione.


Altri 75 punti base

Mercoledì, il Federal Open Market Committee della Fed ha annunciato che aumenterà nuovamente il tasso sui fondi federali di 75 punti base. Secondo il comunicato stampa del FOMC :

L'inflazione rimane elevata, riflettendo gli squilibri dell'offerta e della domanda legati alla pandemia, l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e dell'energia e le più ampie pressioni sui prezzi. ...

Il Comitato ha deciso di aumentare l'intervallo obiettivo per il tasso sui fondi federali dal 3 al 3-1/4 percento e prevede che i continui aumenti dell'intervallo obiettivo saranno appropriati. Inoltre, il Comitato continuerà a ridurre le sue partecipazioni in titoli del Tesoro e titoli di debito di agenzie e titoli garantiti da ipoteche di agenzie, come descritto nei Piani per la riduzione delle dimensioni del bilancio della Federal Reserve emessi a maggio. Il Comitato è fermamente impegnato a riportare l'inflazione al suo obiettivo del 2%.

Questo è, di gran lunga, l'annuncio più aggressivo mai uscito dalla Powell Fed e senza dubbio riflette il fatto che la Fed ha finalmente fatto i conti con il fatto che l'inflazione non è transitoria - come ha insistito a lungo la Fed - ed è ora impossibile negarlo . Il mese scorso, l'inflazione CPI è aumentata dell'8,2%, anno su anno, segnando sei mesi di tassi di inflazione dei prezzi su base annua superiori all'8% e quasi ai massimi degli ultimi 40 anni.


Inoltre, nella sua sintesi delle proiezioni economiche , molti membri del comitato del FOMC hanno affermato di aspettarsi che il tasso di riferimento politico raggiungerà o supererà il 4,25% quest'anno e supererà il 4,5% nel 2023. Le proiezioni delle condizioni economiche, tuttavia, hanno continuato ad essere relativamente rosee con il rapporto che suggerisce che la crescita del PIL rimarrà al di sopra dello zero nel prossimo futuro, mentre la disoccupazione raggiungerà un massimo di solo il 5%.

Nonostante la contrazione del PIL per due trimestri consecutivi nell'ultimo anno, e nonostante molti indicatori di una recessione in arrivo, come il calo dei prezzi delle case e l'inversione della curva dei rendimenti, il comitato è ancora aggrappato all'idea che la Fed possa guidare un "atterraggio morbido" in cui l'inflazione sarà frenata solo con un moderato rallentamento della crescita economica.

Sebbene i recenti rialzi del tasso target dei Fed Funds suggeriscano una posizione sempre più aggressiva, la Fed continua comunque a compiere solo i passi più tiepidi quando si tratta di ridurre le dimensioni del portafoglio della Fed. Una tale mossa ridurrebbe direttamente l'offerta di moneta invertendo il QE e ridurrebbe anche i prezzi delle attività producendo un piccolo diluvio di titoli di stato e titoli garantiti da ipoteca che rifluiscono nel mercato.

Sebbene la Fed stia consentendo ad alcuni titoli di stato di continuare a uscire dal portafoglio, non dovremmo aspettarci mosse drastiche in questo caso. Sono passati quasi quattro mesi da quando la Fed ha annunciato l'intenzione di ridurre il portafoglio, ma la riduzione effettiva continua a essere minima. Inoltre, nella conferenza stampa di Powell mercoledì, alla domanda sulla vendita dei titoli garantiti da ipoteca della Fed, Powell ha risposto: "Penso che è qualcosa a cui ci rivolgeremo, ma quella volta - il momento di rivolgersi ad esso non è giunto ... È non vicino."

Anche ora, dopo l'immensa e rapida inflazione dei prezzi negli ultimi due anni, la Fed ha ancora troppa paura della fragilità del mercato immobiliare per rimettere gran parte del suo portafoglio MBS da $ 2 trilioni nel settore privato.


Questo invia un messaggio misto su quanto la Fed sia davvero impegnata a ridurre l'inflazione dei prezzi, ma è chiaro che Powell stava cercando di proiettare un tono da falco mercoledì nel complesso.

Powell ha parlato di "ridurre significativamente le dimensioni del nostro bilancio" e ha anche sottolineato che la fine dell'attuale ondata di inflazione richiederà dolore sotto forma di perdita di posti di lavoro. Ha anche sottolineato che non esiste una soluzione a breve termine, il che implica fortemente che l'attuale sforzo per porre fine all'inflazione potrebbe richiedere anni.

Powell ha espresso il timore che l'inflazione dei prezzi diventi molto più difficile da affrontare una volta che la popolazione si aspetta che l'inflazione sia di routine. Ha anche osservato che l'inflazione dei prezzi nelle abitazioni "rimarrà alta per qualche tempo". Powell ha poi ribadito che non c'è modo di "desiderare" l'inflazione, ma che l'unico modo in cui vede che la Fed può fare qualcosa contro l'inflazione è "rallentare [ing] l'economia". (Vedi 1:35:00 qui .)

Rimane, tuttavia, la domanda se la Fed e il governo federale possano o meno tollerare politicamente un periodo considerevole di aumento dei tassi di interesse e un calo del tasso di crescita monetaria.

Un calo del tasso di crescita monetaria è problematico perché indica una recessione. La nostra economia della bolla è ora così dipendente dal denaro facile, che anche un rallentamento dell'espansione monetaria può mandare in tilt le numerose società zombi dell'economia. L' aumento dei tassi è un problema perché può portare a un aumento considerevole dei pagamenti del servizio del debito del governo federale . Ciò potrebbe portare a una crisi fiscale senza tagli ai programmi di spesa pubblica popolare. Praticamente nessuno a Washington lo vuole.

Alcuni segnali di allarme chiave stanno già lampeggiando "recessione", come l'inversione della curva dei rendimenti. Ad esempio, il rendimento a 10 anni meno il rendimento a 2 anni è negativo da luglio e al livello più negativo dall'inizio degli anni '80 .


Ciò equivarrà a un'immensa pressione sulla Fed - da parte di ricchi Wall Streeters, funzionari eletti e angoli della sinistra economica - affinché torni al quantitative easing.

Aspettatevi più attacchi alla politica di inasprimento della Fed, ma la maggior parte di questi attacchi porta le cose all'indietro quando si tratta di comprendere il problema con la politica della Fed. Come anche gli economisti della Fed stanno iniziando a capire, la Fed deve stringere ora o rischiare un'inflazione davvero galoppante nel prossimo futuro. Molti osservatori casuali vedranno quindi questo inasprimento come la "causa" del dolore economico che seguirà.

Eppure, la vera incompetenza della Fed è già alle nostre spalle. Ciò è avvenuto nell'ultimo decennio, quando la Fed ha rifiutato assolutamente di porre fine ai suoi sforzi di allentamento quantitativo anche se l'economia era chiaramente in espansione. Ciò era particolarmente evidente dopo il 2017, eppure Powell è rimasto fedele alla solita inflazione monetaria, perché quella era la cosa popolare da fare. Poi, quando è arrivata la crisi del covid, tutte le restrizioni sull'inflazione monetaria sono state completamente abbandonate.

Ora, grazie agli errori di Powell, l'inflazione dei prezzi è sovraccarica, e anche lui ammette che potrebbero volerci anni di stagnazione economica o di declino per portarla sotto controllo. Il livello di inettitudine sarebbe scioccante se non fosse così comune per i banchieri centrali. Per quelle persone, la loro intera "strategia" può essere riassunta - come dice Peter St. Onge - " Cammina finché non si rompe, taglia finché non si gonfia ". Non c'è molto di più in questo. Questo è il meglio che tutti quei dottorandi alla Fed sono riusciti a inventare. Grazie a Powell, Yellen, Benernake e Greenspan, abbiamo convissuto con le conseguenze del Greenspan Put, seguito da un decennio di QE, seguito dalla mania del "panico e stampa denaro" degli ultimi due anni. Esso' È fantastico che Powell stia finalmente cercando di capire come appare il mondo reale. Purtroppo lo è anni indietro.