L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 29 novembre 2021

L'informazione si deve adeguare allo stato di "guerra" in cui la narrazione covid ci ha trascinato

EUROPA
28 Novembre 2021 09:58
Mario Monti e il Covid: "E' giunto il momento di somministrare l'informazione in modo meno democratico"

Paolo Desogus


Su La7 Mario Monti, ieri sera, ha detto che nell'attuale contesto pandemico occorre una comunicazione adeguata allo stato di “guerra” (ha proprio usato questo termine), che “dosi la democrazia” (ha detto anche questo) e dunque l’informazione.

Del resto, aggiunge Monti, abbiamo rinunciato alla libertà di movimento per cui possiamo anche rinunciare a un po’ di libertà di pensiero. E anche i governi, secondo il Monti nazionale, devono cedere ancora più potere alle organizzazioni sovranazionali che non elegge nessuno. Ma che sarà mai!

Questi liberali sono meravigliosi. Amano così tanto la democrazia e la libertà che la vogliono dosare e cedere tutta alla governance tecnocratica. L’idea che occorra ricostruire una comunità politica, armata di corpi intermedi che canalizzano le paure e che facciano un’opera di reale mediazione tra individui e società non passa minimamente per la testa di questi artefici del disastro.

La Goldman Sachs ha sancito che la variante Omicron “è improbabile che sia più dannosa del virus originale” e noi accogliamo il suo parere con gioia

Operazione Omicron affidata alla Goldman Sachs



La gente normale, quella che non riesce ad uscire dall’inganno e che non nota le vistose smagliature nel tessuto della narrazione, crede che siano davvero le cosiddette ” autorità sanitarie” a dettare i tempi e i modi della pandemia. Non immagina quanto quelle autorità dipendano dal denaro delle multinazionali farmaceutiche, quanto poco ne sappia la scienza del Sars Cov 2 anche se finge di conoscere ogni cosa o che le varianti vengano proclamate alla cieca quando i test pcr indicano la mancanza di una delle sequenze del modello originario del virus il quale in realtà è il Sars Cov 1, visto che del nuovo non esistono isolati. Quindi questa gente un po’ troppo normale per i tempi che corrono si potrebbe stupire che sia stata la Goldman Sachs a dire tre giorni fa che la nuova variante Omicron “è improbabile che sia più dannosa del virus originale”, che “i vaccini esistenti molto probabilmente continueranno ad essere efficaci nel prevenire ricoveri e decessi. Non pensiamo che la nuova variante sia una ragione sufficiente per apportare importanti modifiche al portafoglio”. Certo questa dei vaccini efficaci è una balla grande come una casa, ma si può mettere in discussione l’opinione medica di una grande banca d’affari? Persino Mario Monti dispensa diagnosi mediche, quindi figuriamoci.

Ancora più strano è che la Goldman Sachs abbia scritto che “monitorerà da vicino la situazione in Gauteng ( la regione dove è apparsa la variante Omicron) nel prossimo mese”: per tutelare la salute, i propri azionisti o i propri clienti palesi o nascosti? Di fatto però è stato proprio l’intervento di questa banca d’affari, il 26 novembre, a bucare la mongolfiera di aria fritta con il suo carico di paure che stava cominciando a sollevarsi: evidentemente si è ritenuto che fosse eccessivo lanciare un altro allarme in questo momento di ingresso nelle festività , mentre i medici del circo Oms procedevano nel loro programma varianti ( che ovviamente ci sono sempre perché i virus sono variabili per loro intrinseca natura) e lanciavano gli allarmi. E’ bastato il comunicato di Goldman perché immediatamente le autorità sanitarie sudafricane e poi le altre si precipitassero a dire che dopotutto Omicron non costituiva un motivo di terrore, visto che è in grado di provocare solo disturbi lievi e passeggeri. Certo potrebbe esserci il problema dei vaccini a mRna che codificano per una sola proteina ovvero la spike e dunque possono perdere ogni efficacia – ammesso e non concesso che davvero l’abbiano e che siano opportuni per un disturbo lieve – non certo per il sistema immunitario naturale che prende di mira molte parti del virus e dunque è in grado di resistere a moltissime variazioni. Ma Herr professor Goldman assicura che così non è, che i vaccini funzionano comunque, che non dovete sbarazzarvi delle azioni Pfizer. E’ possibile contrastare un così illustre parere?

Ma più si va avanti in questa tragica e sgangherata commedia più diventa chiaro che la rappresentazione non ha niente a che vedere col virus in sé e che le autorità sanitarie sono soggette a chi tira i fili della rappresentazione: che la variante Omicron fosse ancora più mite della Delta non è una scoperta avvenuta il 27 di novembre, già evidentemente si sapeva e non si diceva perché l’allarme è bastato, guarda caso, a far saltare la 12a Conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio nella quale si doveva decidere se sospendere temporaneamente i brevetti sui vaccini anticovid per permettere anche ai Paesi in via di sviluppo di produrli. Una volta rinviata sine die la conferenza Omicron è stato subito addomesticato. Generalmente si è arrivati comunque in una situazione in cui il delicato equilibrio nel quale si tengono allarmi, mandati vaccinali, green pass, asserzioni fasulle di efficacia dei vaccini, segregazioni e aumento dei contagi, finta solidarietà e brevetti da triliardi di dollari sta venendo meno: la trottola comincia ad ondeggiare e occorrono sempre nuovi impulsi per tenerla in piedi e magari piano cambiarla sotto il naso degli astanti.

Raffreddare l'inflazione, non potendo alzare i tassi d'interesse, si imprigionano di nuovo i cittadini nelle loro case, il sistema è collaudato. Diminuisce la massa di denaro in circolazione, per questo servono le nuove ondate e le varianti covid

SPY FINANZA/ La “tempesta perfetta” causata dalle Banche centrali

Pubblicazione: 29.11.2021 - Giovanni Passali

Le Banche centrali non possono alzare i tassi senza causare un crollo delle Borse. Ma anche il rialzo dell’inflazione crea dei danni

(Pixabay)

Inflazione, inflazione, inflazione. Questo è il grande tema sotteso in tutti i dibattiti e in tutte le valutazioni sulle notizie dei mercati finanziari. Si può parlare di tutto, ma questa rimane la grande questione su cui si arrovellano gli analisti. Davvero è temporanea? Sarà duratura? Crescerà ancora?

Quello che è certo è il vicolo cieco, di cui ho parlato numerose volte, anche in anni passati, nel quale si sono cacciate le Banche centrali. Infatti, la risposta usuale all’inflazione è il rialzo dei tassi, in modo da rendere più difficile (perché più oneroso) il prestito del denaro, indurre una minore quantità di denaro in circolazione e quindi rendere il denaro “scarso” cioè (secondo la dottrina dominante) prezioso e quindi bilanciare l’eventuale scarsità di qualche bene divenuto raro il cui prezzo sta salendo esageratamente.

Qui c’è una doppia miopia. La prima riguarda il meccanismo con cui il denaro entra in circolazione, poiché se questo non finisce nell’economia reale allora non può creare inflazione. Ed è quello che è accaduto in tutti questi anni, nei quali per fronteggiare la crisi sistemica del mercato finanziario le Banche centrali hanno prodotto un’enorme liquidità e hanno sostenuto la finanza e le banche. Ma questa liquidità non è finita nell’economia reale e quindi non ha creato inflazione. Il cuore del problema qui è che questa liquidità nessuno può controllare dove ora possa andare, nessuno può impedire che si accumuli sulle materie prime e faccia salire i prezzi.

La seconda miopia è sul funzionamento delle Banche centrali, le quali hanno possono creare moneta a non finire, ma non possono creare merci, non possono creare lavoro. Certo, possono favorirlo (o distruggerlo), ma se c’è in corso una crisi strutturale c’è poco che possano fare. In tempi normali possono agire efficacemente, ma in tempi eccezionali come questi, colpiti da una crisi che sembra non finire mai, rischiano di essere intrappolate nella loro incapacità di agire efficacemente.

Ma torniamo al vicolo cieco. Dicevo che le Banche centrali, in tempi normali, per calmierare l’inflazione alzano i tassi per rendere più onerosi e quindi più difficili i prestiti. Ma non siamo in tempi normali, siamo in crisi da oltre un decennio e in questi anni le Banche centrali hanno tenuto i tassi sempre più bassi per favorire i prestiti e immesso enormi quantità di liquidità per sostenere i mercati finanziari e il sistema bancario, insieme ai bilanci degli Stati. Proprio questo è il punto critico: se ora viene effettuato il rialzo dei tassi, le banche saranno costrette a dismettere le loro partecipazioni azionarie per avere la liquidità necessaria e a svendere i titoli di stato per lo stesso motivo. Ma lo faranno tutte insieme, con il rischio di provocare non una discesa dei titoli, ma il crollo delle borse. E la stessa fine faranno i titoli di stato. Insomma, c’è il rischio di una tempesta perfetta.

Ma se non agiscono, la tempesta perfetta rischia di realizzarsi lo stesso a causa dell’inflazione, se dovesse salire troppo o se un’inflazione troppo alta dovesse durare troppo a lungo. Con una inflazione, per esempio, al 4% e un interesse sui titoli al 2% gli investitori ci rimettono e allora inizieranno a vendere i titoli di stato.

Capite ora qual è la trappola in cui si sono cacciate le Banche centrali? Questa trappola è il risultato di aver generato liquidità in eccesso nel momento acuto della crisi, ma di non aver realizzato nessuna seria modifica per fermare la follia della speculazione che aveva creato quel disastro. Con l’immissione di liquidità hanno fatto in modo di far guadagnare tutti (gli speculatori) senza scosse per il sistema bancario e finanziario, ma allo stesso tempo hanno spostato nel futuro il problema senza risolverlo. Così la giostra della speculazione è continuata, anche se prima o poi i nodi vengono al pettine. Ora chi pagherà il conto?

Il conto finora lo ha pagato l’economia reale, in termini di mancata crescita e di scarsa occupazione; lo hanno pagato anche le famiglie, in termini di mancata natalità. Ma questo costo non sarà senza effetti, poiché ora mancano in maniera strutturale le risorse umane necessarie a produrre la crescita che servirebbe.

Lo stesso problema si pone per il fantomatico Pnrr, il piano finanziato dall’Ue (cioè anche da noi) per far riprendere l’economia. Ebbene, sembra che il problema più grave sia proprio la mancanza di risorse (circa 100 unità) necessarie a realizzare i progetti pianificati. E questo rischia di essere l’esempio perfetto di come il denaro, anche stampato a fiumi, non crea il lavoro.

Ne vedremo delle belle, ma non sarà divertente.

Se non entri nella bolla della narrativa covid e il Passaporto dei vaccini sperimentali vieni, escluso, eliminato, ti tolgono reddito. A quando l'internamento e morte?

27 Novembre 2021 17:26
Andrea Zhok - Magistrati sospesi e i "democratici per il Green Pass"

Andrea Zhok

Sospeso qualche giorno fa a Venezia un magistrato per mancanza di Green Pass. Non è il primo. Altri magistrati sono stati sospesi da funzione e stipendio per essersi espressi pubblicamente contro il Green Pass.

Tra i medici sono oramai un folto gruppo i sospesi, quando non addirittura radiati, per essersi sottratti all'obbligo di Green Pass o per aver contestato le linee guida ufficiali dell'ISS.

Proviamo a spiegarci in modo semplice.

Se ritieni di aver subito un torto nell'attuale vicenda (che siano presunti danni da vaccino, violazioni della privacy nel rilievo del GP, mancato riconoscimento di condizioni per l'esenzione, ecc.) ti dovresti poter rivolgere ad un giudice, fidando nella terzietà e libertà del suo giudizio.

Se ritieni che sussistano condizioni particolari di esenzione dall'inoculazione, o se desideri accedere ad una terapia che non sia "tachipirina, vigile attesa e cornetto antijella", ecc. dovresti poterti rivolgere a un medico di fiducia, fidando nella sua capacità di operare liberamente in scienza e coscienza.

E tuttavia, se ti esprimi troppo esplicitamente contro il GP non puoi più fare (o rischi di non poter più fare) né il magistrato, né il medico.

Dunque per essere in grado di esercitare il tuo ruolo di libero garante (giuridico o scientifico) devi prima aderire alle tesi del governo (o almeno non smentirle).

(Probabilmente se mettessimo al posto di "GP", "PNF" o "NASDAP", qualcuno riconoscerebbe una dinamica dal profilo noto, ma non vorrei eccedere in ottimismo).

Comunque, mi raccomando, democratici-per-il-GP, attendo con ansia lo stridore di unghie sugli specchi di quando vi esibite negli usuali virtuosismi esplicativi, per dirci che è tutto normalissimo, e che questa sì che è democrazia realizzata.

Meno i vaccini sperimentali fanno effetto e mettono in luce la loro pericolosità, più si vuole inoculare (è frenetico il mantra), ma nello stesso tempo più si vogliono segregare e mascherare le persone come se i vaccini sperimentali non ci fossero

Omicron, il regalo di Natale taroccato




Di nuovo prigionieri di una mistificazione. La narrazione pandemica e vaccinale sta entrando in una sorta di collasso cognitivo dove tutto è talmente confuso e contradditorio in ogni sua parte che paradossalmente diventa plausibile o meglio induce una rinuncia a pensare. Meno i vaccini fanno effetto e mettono in luce la loro pericolosità, più si vuole vaccinare, ma nello stesso tempo più si vogliono segregare e mascherare le persone come se i vaccini non ci fossero; più si rivela l’inconsistenza dell’allarme per una sindrome influenzale più si sventola l’inquietante bandiera della varianti, la Delta prima e la Omicron adesso la cui esistenza reale è quanto mai incerta, ma che vengono usate come lugubri rullo di tamburi. Più ci sono varianti ed è naturale visto che esse sono il prodotto di vaccinazioni di massa nel corso di un’epidemia, più i vaccini concepiti per addestrare il sistema immunitario ad aggredire una sola proteina virale diventano superflui e più dovrebbe risaltare il valore di una immunità naturale che invece attacca molte proteine virali, fino a qualche migliaio. Invece si cerca in ogni modo di togliere valore all’immunità naturale per imporre vaccini che con le varianti sono dichiaratamente inutili.

Potrei andare avanti a lungo con queste assurde antinomie e magari mettere sul piatto il fatto che anche le cosiddette varianti nascono da una falsa scienza o per essere più concreti da un inganno. Come vengono rilevati e identificati i “nuovi ceppi” del virus originale, visto che il test Pcr può rilevare la presenza di molti virus diversi o anche la presenza di spezzoni molecolari di virus? In considerazione dell’assenza di un isolato dell’originale 2019-nCoV (successivamente ribattezzato CoV-SARS-2), l’ Oms ha fin dall’inizio utilizzato come “punto di riferimento” (in termini di sequenze genetiche) il “simile” virus SARS-CoV 1, scoperto nel 2003 che senza dubbio è mutato ampiamente negli ultimi 19 anni. Questo “punto di riferimento viene utilizzato per rilevare e identificare (utilizzando il test Pcr) le varianti Omicron e Delta del nuovo virus corona SARS-CoV-2 dando perciò dei risultati completamente sballati e casuali: in pratica si grida alla nuova variante se non è presente qualche sequenza di quella originaria, è come giocare a mosca cieca. Ma di certo non è questo ciò che interessa: lo scopo di Omicron è di far richiudere le frontiere, giustificare nuove misure politiche repressive, tra cui il passaporto per i vaccini che però non servono contro le varianti, nonché la ulteriore destabilizzazione dell’economia reale. Insomma viviamo tra giochini scientifici di cui la maggior parte della popolazione non sospetta nemmeno e una logica ferrea che vuole imporre una insinuante dittatura per via sanitaria. Del resto non c’è alcun bisogno di realtà in tutto questo, basta lanciare l’allarme per giustificare misure che poi vanno avanti comunque per inerzia. E ogni volta la gente sembra cascarci con tutti i piedi, esattamente come accade in altri ambiti quando si grida alla Russia e alla Cina come se fossero colpevoli delle provocazioni belliche occidentali. Quante volte bisogna gridare al lupo al lupo quando invece c’è solo un chihuahua per perdere di credibilità?

Per esempio ieri la South African Medical Association ha fatto marcia indietro rispetto all’isteria che proprio lei aveva contribuito a creare attorno la nuova variante vera o fasulla che sia. Angelique Coetzee, la presidente della South African Medical Association che aveva lanciato l’allarme qualche giorno fa ora afferma che la nuova variante nota come Omicron provoca “sintomi insoliti ma lievi come dolori muscolari e stanchezza per un giorno o due. Finora, abbiamo rilevato che le persone infette non subiscono la perdita del gusto o dell’olfatto. Potrebbero avere una leggera tosse. Non ci sono sintomi evidenti”. Un parere del resto espresso da numerosi istituti di ricerca e sanitari. Di fronte a questo appare chiaro tutta la nuova epopea incipiente di ospedali pieni e grida di dolore non ha proprio alcun senso, ammesso che mai lo abbia avuto, perché sospetto che sia proprio l’incongrua ospedalizzazione di soggetti con disturbi lievi ad aver creato un aumento di decessi visto che l’ospedale è di per sé è una delle cause di morte più rilevanti . Tuttavia sarebbe davvero ingenuo pensare che il nuovo allarme di cui Boris Johnson è uno dei protagonisti abbia davvero una qualche consistenza e non sia invece completamente gratuita: è il regalo di Natale del potere che per oscurare l’inflazione galoppante, l’aumento dei prezzi e la scarsità di merci dovuti alla narrazione pandemica ha pensato di rinfocolare la paura e dunque di aumentare le cause del disastri economico che incombe. Si è instaurato un circolo folle e vizioso: mi domando dove sia andata a finire la variante intelligente della specie umana. Quella che dovrebbe comprendere che più si cede alle pressioni e più ne verranno fatte.

L'ideologia dei vaccini sperimentali IMPONE di tralasciare le cure, oltre ai soldi ci deve essere qualche altro recondito motivo. E potrebbe essere quella esposto in "Qualità umana" da Aurelio Mattei del Club di Roma nel 1973

Un giudice salva un paziente autorizzando l’Ivermectina

Un giudice della zona di Chicago ha salvato la vita di un nonno con la singola domanda che espone gli ospedali che bloccano i medici dall'usare un farmaco sicuro e approvato dalla FDA: Perché?

Di CptHook Su 28 Nov 2021 3,660

Sun Ng all'Edward Hospital di Napierville, Illinois, dove i funzionari si sono rifiutati, fino all'ordine di un tribunale, di somministrare l'Ivermectina come salvavita per la Covid. (Foto della figlia Man Kwan Ng presentata alla corte).

In questi ultimi 20 mesi ho avuto modo di leggere e tradurre ormai almeno un centinaio di pagine sull’argomento Covid. Ho avuto modo, come tutti i nostri lettori, di vedere quanti e quali tentativi siano stati e vengono fatti di nascondere la verità, e cioè che esistono cure efficaci ed economiche contro questa malattia creata ad arte. Ho visto e vedo, come tutti voi, l’intento criminale che si cela dietro tutta questa follia omicida. Conosco persone obbligate a vaccinarsi anche in presenza di fortissima immunità naturale o acquisita naturalmente, ma non avevo ancora visto una storia così schifosa, così ignobile, così inqualificabile come quella presentata in questo articolo. Sono certo che vorrete farlo circolare quanto più possibile; io lo manderò a tutti i medici che ho nella mia rubrica, con la domanda implicita: “Ma voi, in chi vi riconoscete? Nel medico che ha dovuto lottare contro il suo datore di lavoro per poter fare il suo dovere, salvare una vita, oppure nell’ospedale che si trincera dietro i propri protocolli?

Mary Beth Pfeiffer – Rescue – 24 novembre 2021

Sun Ng, un appaltatore in pensione di Hong Kong, si era recato in Illinois per festeggiare il primo compleanno della sua unica nipote. Si è ammalato di Covid ed è stato vicino alla morte in un ospedale della zona di Chicago. Tutte le altre opzioni si erano esaurite, ma l’ospedale ha rifiutato di somministrare al signor Ng un farmaco generico, approvato dalla FDA e con uno straordinario record di sicurezza, che un medico riteneva potesse salvargli la vita.

Alla fine, un giudice ha fatto la domanda giusta sull’Ivermectina.

“Qual è l’aspetto negativo?”

Detto in un altro modo: “Se un uomo sta morendo di Covid in un’unità di terapia intensiva e tutto il resto è stato provato, perché non ordinare all’ospedale di somministrare un farmaco sicuro e di ultima scelta?”

L’Edward Hospital, situato nei dintorni di Chicago, ha opposto tre argomenti sul perché a Sun Ng, settantuno anni, non avrebbe dovuto essere somministrata l’Ivermectina:
Possibilità di effetti collaterali.
Somministrare l’Ivermectina avrebbe violato i protocolli dell’ospedale.
Obbligare alla somministrazione sarebbe stato un abuso giudiziario “straordinario”.

Su ogni argomento, il giudice Paul Fullerton del Tribunale distrettuale della contea di DuPage ha fermamente dissentito.

“Non riesco a pensare a una situazione più straordinaria di quando è in discussione la vita di un uomo“, ha detto in una ordinanza del 5 novembre che è un modello di decisione razionale in un’epoca irrazionale.

“Non sto costringendo questo ospedale a fare altro che farsi da parte“, ha continuato in un’udienza Zoom. “Sto solo chiedendo – o meglio, non chiedendo, sto ordinando attraverso il potere della Corte di permettere al dottor Bain di avere i privilegi di emergenza e di somministrare questo farmaco“.

Alla fine l’ospedale alla fine si è fatto da parte. Il dottor Alan Bain, un internista, ha somministrato una terapia di 24 milligrammi di Ivermectina per cinque giorni, dall’8 al 12 novembre.

Ng, che con sua moglie Ying era venuto da Hong Kong per festeggiare il compleanno della loro nipote, è stato in grado di respirare senza ventilatore entro cinque giorni – lui stesso ha rimosso l’endotracheale. Ha lasciato la terapia intensiva martedì 16 novembre e, anche se confuso e debole, domenica già respirava senza ossigeno supplementare in un normale reparto dell’ospedale.

“Ogni giorno, dopo aver somministrato l’Ivermectina, c’è stato un miglioramento accelerato e stabile“, ha detto il dottor Bain, che aveva già somministrato il farmaco in altri due precedenti casi giudiziari dopo il rifiuto degli ospedali. “Tre volte abbiamo dimostrato qualcosa“, mi ha detto. “C’è un segnale di beneficio per i pazienti sottoposti a ventilazione“.

Il notevole progresso di Ng fa risaltare nettamente i ripetuti tentativi dello Edward-Elmhurst Health, il gruppo che gestisce l’ospedale, di ostacolare l’uso dell’Ivermectina. Era riuscito a far disapplicare l’ordinanza iniziale del 1° novembre sostenendo che Ng era in condizioni di salute migliori di quanto sostenuto nell’azione legale (non lo era). Ha poi contestato l’ordinanza del 5 novembre, dicendo che il dottor Bain non era vaccinato (un test negativo ha risolto la questione).

Inoltre, dopo che il trattamento di Ng era stato completato, l’azienda ospedaliera ha notificato che avrebbe fatto appello contro l’ordinanza che era già stata eseguita. Questo anche se Sun Ng sembrava averne tratto grande beneficio.

Il miglioramento del paziente, o le sue condizioni in generale, non sembravano avere importanza.

All’inizio, l’ospedale si era opposto all’intervento del tribunale, affermando che: “In questo momento il signor Ng non è terminale“. Ma è stato costretto ad ammettere che per giorni ha vacillato sull’orlo della morte, dopo che il 3 novembre la moglie e l’unica figlia di Ng, Man Kwan Ng, hanno parlato con un medico dell’ospedale e hanno preso abbondanti note che sono state presentate alla corte.

“Non sto costringendo questo ospedale a fare altro che farsi da parte”.

-La decisione del giudice Paul Fullerton

Il medico ha detto alla signora Ng, che ha un dottorato di ricerca in ingegneria meccanica, “È stato nelle stesse condizioni per molti, molti giorni… malato in condizioni critiche”, secondo una dichiarazione giurata al tribunale. Un’infermiera, nel frattempo, ha suggerito alla dottoressa Ng di “interrompere tutte queste cure aggressive e lasciare che [suo padre] muoia naturalmente“.

Il medico dell’ospedale aveva stimato che “qualcuno nelle sue condizioni, attaccato a un respiratore come quello, ha il 10 o 15 per cento di possibilità di sopravvivenza“, ha riportato il giudice nella sua decisione.

Questa fosca previsione non era un’opzione per la signora Ng, sua moglie da quarant’anni, o per la figlia, che hanno lottato per lui. “Lo amiamo molto“, ha detto la dottoressa Ng nei documenti del tribunale. “Lui è il nostro mondo… Non posso rinunciare a lui, anche se gli imputati l’hanno fatto“.

Il momento migliore del giudice potrebbe essere stato quando ha sfatato il mito più lampante sull’Ivermectina – che non è sicura, nonostante da decenni si dimostri il contrario. Notando che tutti i farmaci hanno effetti collaterali, il giudice Fullerton ha elencato gli effetti dell’ivermectina riportati in un sito web del governo.

“(N)umero uno, generalmente ben tollerato; numero due, vertigini; numero tre, prurito; numero quattro, nausea/diarrea. Questi sono gli effetti collaterali per il dosaggio che viene chiesto di somministrare“, ha detto.

“I rischi di questi effetti collaterali sono così minimi che la situazione attuale del signor Ng supera il rischio di cento volte“.

Il dottor Alan Bain, dopo aver debitamente giurato, depone e dichiara quanto segue:

Come se non avesse ancora chiarito la sua posizione, il giudice ha poi affrontato la dichiarazione di un medico dell’ospedale che, ha detto il giudice, “ha testimoniato che il rischio è che non ci sia alcun beneficio“.

Al contrario, il giudice ha detto: “Il possibile beneficio che questa Corte vede è aiutare a salvare la vita del signor Ng con questo farmaco“.

Ralph Lorigo è un avvocato di Buffalo, New York, che ha rappresentato Ng e che, da settembre, ha ricevuto richieste per conto di altri cinquanta pazienti. Ha detto che il caso Ng è stato di gran lunga il più costoso finora, con tre ordinanze, quattro udienze in tribunale, ed ora un appello che è decisamente irrilevante.

“È una terribile serie di circostanze [quella] in cui la gente deve assumere un avvocato per salvare la vita di una persona cara“, mi ha detto Lorigo. “Questo è un crimine“.

La scorsa primavera Lorigo ha lottato contro un altro ospedale del gruppo Edward-Elmhurst Health in un caso simile per ottenere [che venisse somministrata] l’Ivermectina a Nurije Fype, sessantotto anni. Il suo caso ha ispirato la dottoressa Ng a fare causa, e per una buona ragione.

Desareda Fype, che è stata una forte sostenitrice di sua madre, mi ha mandato un messaggio la settimana scorsa: “La mamma sta così bene, grazie a Dio! Sono passati 4 mesi e mezzo. La mamma è a casa dall’ospedale e diventa ogni giorno più forte!”

In un’intervista di domenica, la dottoressa Ng ha detto che suo padre non è ancora fuori pericolo. Ma ha detto che l’Ivermectina ha fatto una chiara differenza. Prima che gli venisse somministrato il farmaco, ogni tentativo di staccare suo padre, anche brevemente, dal respiratore era fallito. Entro otto ore con il farmaco, è stato in grado di sottoporsi a una prova di respirazione di un’ora. “Sono positiva”, mi ha detto quando le ho chiesto se fa credito all’ivermectina [di aver salvato suo padre].

Mentre il dottor Bain era ben consapevole della capacità dell’Ivermectina di combattere il virus della Covid nelle prime fasi dell’infezione, anche lui è rimasto sorpreso di scoprirne l’ efficacia in fase avanzata. “Allevia il fuoco della tempesta infiammatoria e aiuta anche ad abbassare la progressione dell’indurimento dei polmoni – cioè la fibrosi polmonare“, ha detto. “Questo è il bello di questo farmaco. Non sto dicendo che è una cura. È solo sorprendente“.


Traduzione di Arrigo de Angeli per ComeDonChisciotte

Per le anime belle che continuano a gridare al lupo al lupo quando sono gli Stati Uniti e i paesi servi a creare/attuare una continua minaccia di aggressione nei confronti della Russia

Le linee rosse d'Europa
SECONDA PARTE - LO SCUDO DELLA NATO

Infografiche: Alberto Bellotto
28 NOVEMBRE 2021

La corsa all’istmo d’Europa vede la Russia in netto svantaggio rispetto agli Stati Uniti. Gli strateghi americani si sono mossi con largo anticipo, serrando le fila dei paesi mitteleuropei e vincolandoli sul piano logistico e difensivo alle decisioni di Washington. E il processo va avanti da anni in modo silente e lineare.

L’Iniziativa dei Tre Mari (I3m, gergalmente Trimarium) è concepita formalmente per favorire la cooperazione economica tra i paesi dell’Europa centro-orientale incastonati tra i tre bacini: Baltico, Nero, Adriatico. Ma i propositi geoeconomici celano in realtà obiettivi infrastrutturali d’impatto geostrategico. Tra i principali progetti vi è il tracciato ferroviario Rail2Sea, che collegherà le città portuali di Danzica (Polonia) sul Mar Baltico a di Costanza (Romania) sul Mar Nero. Ma spostare merci da un mare semi-chiuso a un altro bacino semi-chiuso non è di per sé una gran pensata: per rifornire i mercati mitteleuropei è assai preferibile avvalersi dei collegamenti logistici alla città portuale di Trieste sul terzo mare: l’Adriatico.

L’esercitazione Nato Defender Europe 2021

Quindi il senso profondo del progetto ferroviario Rail2Sea promosso ardentemente dagli Stati Uniti non risiede tanto nello sbandierato sviluppo economico, bensì nel trasporto efficiente di mezzi militari lungo l’intero fianco orientale della Nato. Contribuendo solo in minima parte al Fondo I3m, gli Usa scaricano gran parte dei costi delle proprie ambizioni strategiche sui dodici paesi membri del Trimarium: repubbliche baltiche, Polonia, Cechia, Slovacchia, Austria, Slovenia, Croazia, Ungheria, Romania e Bulgaria. Avvalendosi della propria influenza diplomatica e militare, Washington ridistribuisce gli oneri infrastrutturali per rendere sostenibile il progetto di ripartizione delle sfere di influenza con Mosca. E lo fa in modo altamente geometrizzante.

La simmetria della nuova cortina di ferro virtuale è macroscopica e si appoggia sui due bastioni del fianco orientale dell’Alleanza Atlantica: Polonia e Romania. Il nuovo corridoio ferroviario idoneo al trasporto militare Rail2Sea correrà in gran parte parallelo all’istmo d’Europa, bypassando per ora la Galizia (Ucraina) e permettendo un celere dispiegamento di mezzi in caso di scontro frontale con Mosca. A una distanza sufficiente da sfuggire alla avanzata strumentazione per la guerra elettromagnetica russa dispiegata nella exclave di Kaliningrad e potenzialmente trasferibile in Transnistria.


La variante C del programma attraversa la Moldavia romena, servendo al contempo la base aerea multinazionale Mihail Kogălniceanu nei pressi di Costanza e la città di Bacău, calamita di interessi israeliani (es. Elbit Systems) nel campo dei droni e della componentistica militare. Ma soprattutto attraversa l’infausta “porta di Focșani”, lembo di terra tra i fiumi Danubio e Siret considerato dalla dottrina militare romena come il punto più debole della linea difensiva romena ed euroatlantica. Secondo i comandi militari (e l’esperienza storica) di Bucarest, ipotetiche forze d’invasione russe posizionate sulla costa nord-occidentale del Mar Nero raggiungerebbero la capitale in poco più di 24 ore.

A nord della Polonia (Redzikowo) e a sud della Romania (Deveselu) sono ubicate le due basi missilistiche della Nato Aegis Ashore in grado di garantire la più ampia protezione alla penisola europea. Ufficialmente i lanciatori verticali Mk-41 dello scudo missilistico americano sono presentati come difensivi, ma nella realtà si prestano al doppio impiego. È la stessa compiaciuta casa produttrice (Lokheed Martin) a renderlo noto. La cosa impensierisce parecchio i consiglieri del Cremlino, che sobbalzano all’idea di constatare la presenza di missili da crociera a capacità nucleare stoccati nelle due basi. Mentre lo scudo di Deveselu è già operativo, il gemello di Redzikowo lo sarà solo a fine 2022.

A Łask (Polonia centrale) e a Câmpia Turzii (Transilvania), ben distanti dalle coste per sfuggire agli attacchi aeronavali, sono situate le basi aeree che un domani acquisiranno preminente rilievo strategico per il fianco orientale della Nato. Esse costituiscono i due fuochi dello spazio ellittico del fronte orientale. La base polacca è stata selezionata per ospitare i moderni caccia F35a Lighting II. La base romena già ospita droni Mq-9 Reaper e i lavori di ristrutturazione rappresentano il principale investimento militare statunitense del 2021 nel Vecchio Continente (152 milioni di dollari). Tra i lavori non c’è solo la ristrutturazione dell’esistente, ma anche la realizzazione di un centro di comando – per ora Câmpia Turzii risponde ad Aviano – e la costruzione di un nuovo deposito di munizioni. Il tutto lascia pensare che l’arsenale aggiuntivo possa ospitare bombe atomiche americane per armare i caccia di quinta generazione. Magari provenienti dalla sempre discussa base Nato di İncirlik (Turchia) o, più semplicemente, da Ghedi e Aviano (Italia). Le attività di monitoraggio e di spionaggio aereo potrebbero proliferare nel futuro prossimo, sotto la diretta supervisione di Avril Haines, direttore dell’intelligence a stelle e strisce ed esperta analista nel campo dei droni.

Decollo di un F-16 Usa dalla base romena di Câmpia Turzii

Inoltre la base aerea romeno-statunitense 71 “Emanoil Ionescu” di Câmpia Turzii – ben protetta orograficamente dai Carpazi – potrebbe superare per importanza anche la base aerea multinazionale 57 “Mihail Kogălniceanu” nei pressi del porto di Costanza. Sebbene potenziata, a quest’ultima sarebbe affidato il gravoso compito di assorbire il primo impatto di un’offensiva aeronavale dal Mar Nero, ripartendo più equamente sugli alleati le perdite materiali e umane; mentre alle più protette forze statunitensi spetterebbe il compito di organizzare la riscossa.

La Romania è quindi concepita come piattaforma per una triplice proiezione di potenza: contrasto all’assertività russa, rapido intervento nei Balcani occidentali, dissuasione nell’Egeo in caso di escalation di tensione tra Grecia e Turchia. L’intenzione di costruire una conduttura militare terrestre per idrocarburi che colleghi il porto di Alessandropoli (Grecia) alle basi Nato in Bulgaria e Romania ha come principale scopo quello di garantire i dovuti rifornimenti di carburante militare a Sofia e Bucarest, nel caso in cui Ankara optasse per un blocco dei transiti navali attraverso gli Stretti (Bosforo e Dardanelli). Bypassando la Tracia orientale con un mix logistico terra-mare, gli Stati Uniti neutralizzano la possibile infedeltà della Turchia.

Il grosso degli insediamenti militari americani e alleati è ubicato a ovest dei fiumi Vistola (Polonia) e Prut (Romania/Moldova). Questi due corsi d’acqua delimitano in modo naturale le zone cuscinetto a bassa militarizzazione tra i due blocchi contendenti. Le truppe americane non sono propense a oltrepassarli per almeno tre ragioni: rispettare gli accordi assunti con la morente Unione Sovietica nel 1991 (poco importante); tenere al riparo l’equipaggiamento dalla strumentazione elettromagnetica russa e prevenire danni alla salute delle truppe provocati dai cannoni a microonde (importante); marcare stretto la Germania minacciandola con la “deterrenza negativa” (molto importante).

I missili russi tattici a capacità nucleare dispiegati a Kaliningrad potrebbero colpire Berlino (dista 500 chilometri) in assenza della frapposizione americana e dell’attivazione dello scudo a stelle e strisce. Ricordarlo costantemente al cancelliere tedesco è una formidabile arma diplomatica nella panoplia del Dipartimento di Stato Usa.


Al Pentagono si sta radicando la consapevolezza che un’ulteriore spinta a est comporterebbe la diluizione delle energie e la maggiore indisciplina delle principali potenze europee, Germania in primis. Non vi è nulla di strategico nell’overstretching (sovraestensione). È questa la ragione per la quale vale la pena investire miliardi di dollari in opere logistiche e strategiche perfettamente in linea su un fronte non troppo ampio e sufficientemente lontano dalla Russia da non provocarne la reazione nucleare, ma abbastanza vicino alla Germania da contenerne le ambizioni. Il grosso della fanteria alleata e statunitense è e sarà dispiegato a Poznán (Polonia) e Craiova (Romania): nelle retrovie rispetto al fronte russo, ma in posizione ottimale per effettuare pressioni politiche (o interventi militari) verso la Germania e i Balcani occidentali.

L’asse Danzica-Costanza corre in modo (quasi) parallelo all’asse Kaliningrad-Tiraspol, cioè alla vera linea rossa a cui allude sovente il presidente russo Vladimir Putin. E non deve stupire che la presenza militare americana in Ucraina si attesti al centro di addestramento di Yavoriv vicino a Leopoli (Ucraina occidentale): essa giace sulla linea Danzica-Costanza in un punto quasi mediano. Secondo il capo di Stato russo, i soldati americani lì dovrebbero rimanere. L’accerchiamento moscovita a nord dell’Ucraina (presenza militare in Bielorussia) e il monopolio navale russo nel Mar Nero inibiscono qualsiasi massiccia concentrazione di truppe americane nell’Ucraina centro-orientale. Nessun generale assennato sarebbe lieto di condurre o stazionare le proprie truppe in quella che si presenta come un’enorme sacca priva di elementi orografici difensivi.

Gli investimenti infrastrutturali americani e del Fondo I3m hanno il fine strategico di compattare le nazioni alleate a ridosso dell’istmo d’Europa. Mantenere fervido lo spauracchio russo è una misura ottimale per affossare le ambizioni di potenziali competitori degli Stati Uniti nell’appendice occidentale del Vecchio Continente. Il disaccoppiamento economico, strategico e culturale tra le due sfere di influenza lungo l’istmo d’Europa diviene di giorno in giorno più evidente. Il definitivo allontanamento della Bielorussia dalle ammalianti sirene occidentali e il suo ritorno sotto l’ala protettiva della Russia ne è un chiaro esempio. Così come lo è la rottura diplomatica con Mosca dei paesi slavi appartenenti al Trimarium.

Il gioco delle spie e delle reciproche espulsioni riguarda principalmente loro, non nazioni di altra estrazione linguistico-culturale o di aree geografiche più remote. Intenzione di Washington è completare la fortificazione del proprio lato con ampio anticipo, attraendo poi il rivale moscovita inviso (russofobia dei paesi I3m) e in affanno (resistenza ucraina) sul fiume Nistru/Dnestr. Il programma americano di ripartizione razionale delle sfere egemoniche con il “rivale” russo prosegue rapido e sottotraccia.

I vaccini sperimentali non funzionano sono le cartelle cliniche che lo attestano. Per le cure siamo nella bolla della VIGILE ATTESA e Tachipirina

35 cartelle cliniche inviate all’AADI: Il vaccino non funziona

Maurizio Blondet 28 Novembre 2021

Sono pervenute all’Associazione Avvocatura Degli Infermieri, da mittente anonimo e in busta chiusa, ben 35 schede cliniche dell’ASST Spedali Civili di Brescia, tutti degenti ricoverati nel reparto COVID-A-B Pneumologia per Covid-19 e tutti doppiamente e completamente vaccinati nel 2021 (si riporta la data dell’ultima dose).

Tutti in fleboterapia con massiccia somministrazione antibiotica e corticosteroidea oltre che antitrombotici e antinfiammatori. Alle polmoniti è seguita l’emocoltura che ha rilevato superinfezioni batteriche.

La busta è stata aperta ed esaminata prima di porla a disposizione della Procura della Repubblica.

Mentre leggete quanto segue chiedetevi:

Il vaccino funziona? Il vaccino protegge da sintomi gravi? Il vaccino non era maggiormente consigliato agli anziani fragili, ai diabetici ed altri con comorbilità?

Dall’esame delle cartelle cliniche, non oscurate e sottoscritte da oltre 20 medici (non dallo stesso medico, magari no vax, ma da tanti) è emerso quanto segue:

A.V. 89 anni diabetica, ultima vaccinazione Pfizer a marzo 2021. Si ricovera il 14 agosto per polmonite interstiziale da Covid-19.

A.G 79 anni con diabete, vaccinato Moderna ad aprile si ricovera ad agosto per febbre e dispnea grave in desaturazione (SO2 88); anche la moglie è positiva.

A.S.A. 51 anni, si ricovera per febbre e tosse persistenti con ageusia e anosmia, diarrea ed episodio sincopale. Vaccinato con Moderna il 29 luglio. Il figlio convivente è positivo.

B.O. 70 anni, si ricovera a luglio per stato confusionale e febbre con Covid-19 “nonostante doppia dose di vaccino pfizer” scrive il medico. Aree disventilative toraciche con sovrainfezione batterica polmonare di NDD. Necessaria ossigenoterapia BIPAP. Ripetizione EGA se peggioramento clinico degli scambi gassosi.

B.R. 57 anni, positiva al SARS-CoV-2 si ricovera ad agosto per tosse, febbricola, astenia e scadimento condizioni generali e neurologiche. Si vaccina a luglio.

B.K 71 anni, vaccinata con Astrazeneca si ricovera a luglio per vomito e calo ponderale.

B.T. 75 anni, vaccinata a giugno con Johnson si ricovera due mesi dopo per polmonite Covid-19 e insufficienza respiratoria.

B.A. 70 anni, vaccinato con Astrazeneca a luglio, si ricovera a luglio per febbre, astenia e tosse. Saturazione 93,5%.

B.A. 76 anni diabetico e iperteso, vaccinato con Pfizer a maggio, si ricovera a luglio per polmonite interstiziale da Covid-19 con infiltrati alveolo-bilaterali e sottoposto ad O2terapia.

B.A. 61 anni diabetico, vaccinato con Pfizer a settembre, si ricovera 9 giorni dopo la vaccinazione per febbre, artralgie diffuse e astenia. Rx evidenzia polmonite interstiziale da Covid-19.

C.M. 89 anni, vaccinata Pfizer a marzo si ricovera ad agosto.

C.S. 83 anni, vaccinato con Astrazeneca a febbraio, si ricovera 5 mesi dopo per parestesia periorale e ipertensione arteriosa in BPCO.

D.R.G. 60 anni, vaccinato con J&J ad agosto si ricovera 8 giorni dopo per febbre persistente, cefalea, astenia e diarrea. Diagnosi per polmonite interstiziale bilaterale iniziale. Saturazione 93%. Dimesso accede nuovamente per peggioramento.

F.U. 63 anni, Astrazeneca a luglio si ricovera due giorni dopo per febbre e “artralgie comparse dopo il vaccino”. Saturazione 92%, dimesso per febbre post-vaccinale con tachipirina, si reca nuovamente la stessa sera al PS per febbre persistente e diarrea. Si ricovera il 3 agosto per polmonite interstiziale Covid-19 con insufficienza respiratoria.

F.A. 81 anni, completa la vaccinazione Pfizer il 17 aprile. Viene a contatto con il figlio positivo e si ricovera a luglio per polmonite interstiziale Covid-19 con supporto ventilatorio Bipap e posizione prona.

G.R.D.A. 44 anni, vaccinata a luglio si ricovera il giorno dopo per febbre, tosse, dispnea, anosmia, ageusia, mialgia, cefalea. Infiltrati interstiziali diffusi score 9 in positiva. O2terapia.

G.E. 73 anni, vaccino Astrazeneca a luglio si ricovera ad agosto per febbre e progressivo peggioramento degli scambi respiratori trattati con O2terapia VM, poi HFNC e trasferito in NIV. Si ricovera in terapia subintensiva se peggiora da trasferire in terapia intensiva.

G.V. 42 anni, vaccino J&J ad agosto, si ricovera il 5 settembre per peggioramento scambi respiratori. TAC torace in peggioramento e saturazione al 90%. Posizione prona e CPAP. Ricovero in UTI se peggiora.

G.B. 76 anni diabetico e iperteso, vaccinazione a luglio, si ricovera il 3 settembre per episodio lipotimico nell’alzarsi dal letto. All’ingresso è asintomatico ma successivamente presenta febbre, tosse e algie toraciche.

G.G. 78 anni, vaccinata a maggio con Pfizer, si ricovera a settembre per polmonite Covid con tampone positivo su paziente mastectomizzata e diabetica.

K.Y. 43 anni, vaccinato il 3 settembre si ricovera il 10 per febbre in polmonite Covid-19.

L.I. 79 anni, vaccinata l’8 luglio con Astrazeneca si ricovera per febbre, tosse e diarrea. Infiltrati interstiziali alveolari base destra.

L.M. 74 anni, vaccinata J&J un mese prima, si ricovera per febbre, tosse e faringodinia. A causa di risultati altalenanti dei tamponi, si esegue test su lavaggio bronco-alveolare che risulta positivo.

M.N. 49 anni, si vaccina in reparto con Pfizer il 21 aprile, ricoverata per dispnea e massa mediastinica. Risulta positiva il 5 maggio e il 7 viene trattata con terapia monoclonale. Presenta edema del miocardio e extrasistolie ventricolari. Si ricovera nuovamente ad agosto per febbre, cefalea e astenia con persistente positività per SARS-CoV-2.

M.T. 80 anni diabetica e ipertesa, vaccinata con Astrazeneca si ricovera ad agosto per dispnea. Tac polmonare evidenzia embolia sub massiva bilaterale con alterazioni interstiziali.

M.H. 72 anni, vaccinata si ricovera a settembre per astenia. Presenta polmonite interstiziale Covid-19 parimenti al marito affetto da polmonite Covid-19.

P.M. 76 anni, vaccinata con Astrazeneca il 5 luglio, si ricovera ad agosto per diarrea, astenia e inappetenza. Polmonite da Covid-19.

R.C. 47 anni, vaccinato con Moderna il 28 giugno, salta il richiamo per sostituzione valvola mitralica effettuata il 4 agosto. Si ricovera l’11 agosto per versamento pleurico bilaterale in paziente Covid-19.

R.M. 56 anni, vaccinato il 2 giugno con Astrazeneca, il 17 luglio positivo al SARS-CoV-2 contagiato dalla figlia, si ricovera il 24 luglio per febbre, anosmia e inappetenza. TC torace per polmonite interstiziale Covid-19. O2terapia, duplici antibiotici ed eparina.

S.A. 82 anni, vaccinata a marzo con Pfizer si ricovera il 5 settembre per astenia e iporessia con malessere. Tamponi positivi. Polmonite da Covid-19.

S.F.F. 28 anni, NON VACCINATA, si ricovera per polmonite Covid-19 senza febbre. saturazione 97%. In terapia ma non in flebo.

T.C. 64 anni, vaccinato a maggio con Pfizer si ricovera il 9 agosto per febbre, anosmia e disgeusia. Contagiato dal figlio. Tamponi positivi il 4 e l’8 agosto. Polmonite interstiziale Covid-19 con insufficienza respiratoria. O2terapia flusso 50%.

Z.A. 88 anni diabetico, vaccinato con Pfizer a marzo, il 9 luglio viene trovato svenuto in cucina. Si ricovera avendo avuto ad aprile la polmonite Covid con insufficienza respiratoria. ECG urgente a letto.

Z.G. 33 anni, vaccinata Pfizer il 15-17 giugno si ricovera il 13 luglio per petecchie diffuse agli arti inferiori in piastrinopenia.

R.N. 75 anni, vaccinato Pfizer si ricovera a fine luglio per stato soporoso, sudorazione e vomito. Deceduto.

Le varianti servono per raffreddare l'economia imprigionandoci in casa e NASCONO dove le istituzioni rifiutano di continuare la NARRATIVA COVID e dove si vuol impedire alle multinazionali del farmaco di continuare a fare miliardi a spese degli stati

Delitto e Castigo. Cosa c’è dietro il dramma lampo della variante Omicron? Un indizio: Il Sudafrica si e’ rifiutato di comprare altri vaccini da J&J e Pfizer

Maurizio Blondet 28 Novembre 2021
Umberto Pascali

24 novembre 2021: Il Sudafrica dice alla Pfizer che non vuole più spedizioni del vaccino.
26 novembre 2021: L’OMS dice che la variante Omicron è stata scoperta in Sudafrica il 24 novembre 2021.
26 novembre 2021 in poi: Molti paesi si affrettano a vietare i voli e l’immigrazione dal Sudafrica.

November 24, 2021: South Africa tells Pfizer they don’t want more shipments of the vaccine.

November 26, 2021: WHO says that the Omicron variant was discovered in South Africa on November 24, 2021.

November 26, 2021 onwards: Many countries rush to ban flights and immigration from South Africa.

Did Pfizer collaborate with the WHO to punish South Africa for refusing more shipments of the vaccine?

sources:



La variante Omicron non è mortale, sostiene il presidente dei medici sudafricani. “Il sintomo clinico più predominante è una grave stanchezza per uno o due giorni.”
Bruce Haring Dom, 28 novembre 2021, 11:53 Un medico sudafricano ha detto domenica che i sintomi della variante Omicron sembrano essere lievi e possono essere trattati a casa. La dottoressa Angelique Coetzee, un medico privato e presidente della South African Medical Association, è stata una delle prime a notare la nuova variante. Ha curato pazienti nella sua clinica che avevano sintomi diversi dalla variante Delta, ha detto. Omicron è stato annunciato dall’Istituto nazionale sudafricano delle malattie trasmissibili il 25 novembre, sulla base di campioni prelevati all’inizio del mese. Il panico mondiale per la nuova variante Omicron ha visto molte nazioni chiudere i loro confini e limitare i voli da altre nazioni. Il Regno Unito sta richiedendo la quarantena, e gli Stati Uniti dovrebbero imporre restrizioni sui voli a partire da lunedì. Coetzee ha detto che i sintomi erano “lievi” nei pazienti che ha osservato. Per lo più consistevano in stanchezza, dolori al corpo e mal di testa. “I sintomi in quella fase erano molto legati alla normale infezione virale. E poiché non abbiamo visto il COVID-19 nelle ultime otto o dieci settimane, abbiamo deciso di fare il test”, ha detto a Reuters. Altri pazienti sono arrivati con sintomi simili, il che ha fatto sospettare a Coetzee che ci fosse “qualcos’altro. Abbiamo visto un sacco di pazienti Delta durante la terza ondata. E questo non rientra nel quadro clinico”, ha detto. “La maggior parte di loro ha sintomi molto, molto lievi, e nessuno di loro, finora, ha ammesso i pazienti alle operazioni. Siamo stati in grado di trattare questi pazienti in modo conservativo a casa”, ha detto. Non è stata osservata alcuna perdita dell’olfatto o del gusto, ha aggiunto. Anche i livelli di ossigeno sono rimasti normali in quelli infettati dalla nuova variante. Coetzee ha detto che Omicron è stato osservato principalmente in persone di 40 anni o più giovani, e quasi la metà di quelli che ha trattato non erano vaccinati. “Il sintomo clinico più predominante è una grave stanchezza per uno o due giorni. Con loro, il mal di testa e i dolori al corpo”.
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Omicron Variant Isn’t Deadly, South African Medical Chair Claims
Bruce Haring
Sun, November 28, 2021, 11:53 AM·2 min read

A South African doctor said Sunday that symptoms of the Omicron variant apppear to be mild and can be treated at home.

Arriva Goldam Sachs e smonta l'ennesima variante. Ormai è caos completo. C'è un tana libera tutti esemplare

Il terrorismo Omicron fa cilecca

Maurizio Blondet 28 Novembre 2021

Tutti i pazienti che hanno beccato la variante Omicron sudafricana erano già vaccinati: anche il dirigente dell’ENI venuto dal Mozambico è un vaccinato due volte. Cosa ci vuole di più per capire che i vaccini sono inefficaci allo scopo di immunizzare e proteggere? che il vaccino NON FUNZIONA? Che per contrastare una malattia ormai “Lieve” mettono a rischio troppe persone inoculate con effetti avversi anche di estrema gravità?

Ora, in base a quale competenza immunologica una poliziotta di serie C proclama, come da titolo:


E’ diventata virologa? Ora, a noi diventa sempre più chiaro che la terza dose (come le prime due) non serve a proteggere dalla lieve malattia: dunque serve ad altro, a scopo ulteriore che i nostri lettori più o meno hanno capito.

I media come la poliziotta di serie C continuano ad aprire i tg con l variante Omicron. Terrorismo su terrorismo.

Non hanno naturalmente detto che il medico di Pretoria che per primo ha lanciato l’allarme sul nuovo ceppo e che è un consigliere Covid-19 del governo sudafricano, il dottor Barry Schoub, ha aggiunto un concetto di estremo interesse: che il gran numero di mutazioni trovate nella variante dell’omicron sembra destabilizzare il virus, il che potrebbe renderlo meno “adatto” rispetto al ceppo delta dominante. Insomma che l’eccesso di anomalie lo rendono meno virulento, lo hanno degradato e lo fanno per così dire meno “vitale” (ovviamente un virus non è propriamente un essere vivente) – indebolito con il suo eccesso di mutazioni, l’Omicron è anche più benigno del ceppo delta, insomma si sta degradando e andando verso l’estinzione naturale.


Angelique Coetzee, presidente della South African Medical Association, ha concordato con la valutazione di Schoub definendo i sintomi associati alla variante “diversi e così lievi” rispetto ad altri per cui aveva trattato il virus negli ultimi mesi. Insomma è la mutazione più debole che si sia mai vista finora.

A quale titolo dunque la poliziotta ignorante di virus assevera e di tutto il resto che “la terza dose è ancora più importante”? A che serve, se le altre due sono dimostrate inefficaci? Di che straparla?

Persino la banca d’affari Goldman Sachs ha rimproverato il “panico da Omicron” che s’è scatenato alla notizia sui mercati speculativi, provocando centinaia di miliardi di perdite, per il crollo dei titoli ad esempio delle compagnie aeree e la salita fulmina del titolo Pfizer: : “È improbabile che questa mutazione sia più dannosa; non si vede nessun motivo per mutare la composizione del portafoglio titoli”.

Un tempo si diceva: Roma locuuta, causa finita. Ora si può dire: Goldman locuta, causa finita.

Magari la Lamorgese potrebbe invece dedicare i suoi scarsi talenti a indagare gli organizzatori della mortuaria sfilata di scheletri sotto il duomo il 21 novembre e presso l’università Ca’ Granda, che ha visto la peste manzoniana, vera, coi morti nelle strade e nelle case : non si tratta di turbamento della pace sociale dell’ordine pubblico? Qual è il messaggio: una profezia da qualcuno che sa? Una minaccia?

Come mostra il tweet di Stefano Boeri (il fratello architetto dell’economista Tito Boeri) è organizzata – con soldi pubblici – dalla sinistra ricca milanese, che ai tempi del Movimento Studentesco conoscevamo tra i picchiatori.


“Milano”
di Romeo Castellucci, Grand Invité 2021-2024 di Triennale Milano
Notte tra il 20 e il 21 novembre 2021
Un centinaio di manifestanti silenziosi marcia nella notte, nel centro di Milano. Sono l’umanità del Passato. Testimoni del Passato, hanno deciso di far sentire il loro peso. Questi scheletri non vogliono spaventare o incutere timore né, d’altra parte, divertire. Non vogliono nulla, in effetti.
Una produzione: Triennale Milano
In collaborazione con: Societas
Movimento: Gloria Dorliguzzo
Assistenti al movimento: Andrea Dionisi e Giacomo Garaffoni
Produzione: Caterina Soranzo
Tecnica: Giovanni Cavalcoli
Foto di: Alex Majoli






Ce lo dicono chiaramente l'influenza covid è strettamente legata all'andamento dell'economia. MA dobbiamo rovesciare chi determina e chi è usato. Sono i problemi economici che dettano l'entrata in scena delle varianti, delle ondate. In una economia da debito è vitale mantenere i tassi bassi, in una economia che ha bisogno continuo di creazione di miliardi e miliardi da immettere nel sistema altrimenti si inceppa ha la necessità di avere una motivazione, se non si vuole dire la VERITÀ, deve intervenire uno stato di EMERGENZA PERENNE, che diventa semplicemente un ossimoro appena lo si pronuncia, per il significato stesso della parola l'emergenza non può protrarsi per due anni. L'inflazione può essere controllata dai tassi d'interesse, non potendoli alzare si deve obbligatoriamente raffreddare l'economia attraverso una diminuzione di circolazione di moneta e dal momento che è già stato usato il metodo di tenere prigionieri in casa i cittadini non si fa altro che rinnovare/alimentare le cause, da qui le ondate, le varianti, e altro molto altro si dovrebbe aggiungere

FINANZA & COVID/ Ecco il vero pericolo della variante sudafricana Omicron

Pubblicazione: 28.11.2021 Ultimo aggiornamento: 08:16 - Ugo Bertone

Dopo la scoperta della variante sudafricana è scattata l’allarme sui mercati. Per l’economia il vero rischio si chiama però stagflazione

(LaPresse)

No, la guerra non è finita ci manda a dire la variante B.1.1.529 spuntata nelle bidonville dell’Africa australe. Nel giro di poche ore l’allarme ha mandato al tappeto senza distinzione tutti i mercati che scandiscono il flusso quotidiano dell’economia globale: azioni, obbligazioni, materie prime, oltre ai derivati più o meno sofisticati che fanno avanzare il grande gioco. Una reazione istintiva, forse esagerata. Ma l’esperienza di questi anni ci ha insegnato che la filosofia più saggia in materia di virus è quella del vecchio West: prima spara, poi vai controllare.

E così sono passati solo dieci giorni dall’avvistamento del primo caso in Botswana all’allarme dell’Organizzazione mondiale della sanità e alla chiusura delle frontiere per affrontare un nemico di cui si sa molto poco salvo che dispone di almeno trenta mutazioni (contro le due della variante Delta) per aggirare le difese degli organismi e che non è provata l’efficacia dei vaccini nei suoi confronti.

Insomma, ce n’è abbastanza, nel caso venissero confermati i peggiori sospetti, per inceppare il motore della ripresa globale che già stenta di suo a salire di giri tra problemi della logistica e le fiammate del Covid-19 in Europa. Forse è solo scaramanzia o eccesso di legittima difesa. Oppure una reazione istintiva, buona per frenare i prezzi dei mercati azionari, ancora sui massimi, nonostante si moltiplichino le voci per un rialzo dei tassi dopo anni di denaro a quasi zero.

È presto per trarre indicazioni più precise. Per ora, trova solo conferma il fatto che la pandemia è davvero un fenomeno globale che sfugge alle classificazioni tradizionali: il Covid- 19 punisce l’Europa ricca, che si rifiuta di piegarsi alle regole del buon senso e dei vaccini, ma il flagello colpisce anche i più poveri, quelli che, negli slums di Johannesburg, il vaccino vorrebbero farlo ma non possono. Tutti, senza distinzione di classe, possono essere colpiti se non vengono rispettate le regole del senso comune dettate dall’emergenza.

L’allarme cade del resto pochi giorni dopo la conclusione della conferenza mondiale sull’ambiente da cui era emersa la necessità di una collaborazione internazionale. In questa chiave l’insorgere di una variante più aggressiva del virus non fa altro che ricordarci che gli impegni globali per salvare il pianeta vanno affrontati senza indugi. E che la giustizia, oltre che un dovere morale, oggi è un’esigenza economica: i milioni di profughi che vagano per il pianeta, così come le popolazioni africane oppresse per sfruttare le ricchezze del sottosuolo, rappresentano una mina vagante, foriera di disastri che finiranno per colpire chi si crede al riparo.

La ripresa dell’emergenza, a prima vista, ha una conseguenza positiva. Una ricaduta dell’economia convincerà le Banche centrali, già propense a tenere basso il costo del denaro, a rinviare a data da destinarsi l’aumento del costo del denaro. Ma questa rischia di essere una ben magra soddisfazione. La liquidità iniettata nel sistema è destinata a tradursi in aumento dei prezzi, un fenomeno positivo finché si accompagna a un aumento della produzione. Ma nel caso i prezzi aumentino (con il sostegno delle richieste salariali che già si fanno sentire in molti Paesi) mentre l’economia ristagna, magari per una nuova ondata di lockdown, il risultato sarebbe la stagflazione, probabilmente la situazione più difficile da affrontare.

Insomma, speriamo che l’allarme africano rientri presto. Ma anche in quel caso non abbassiamo la guardia troppo presto. Il mondo è davvero troppo fragile per cantare vittoria.


Finché avremo degli opinionisti tipo il nostro che continuano la propaganda al lupo al lupo non andremo da nessuna parte, La Russia non invaderà MAI l'Ucraina a meno che quegli imbecilli che stanno a capo dell'Occidente non supereranno le linee rosse che sono essenzialmente quelle della difesa a minacce concrete delle terre russe

Gas, migranti, Omicron. Il grande gioco europeo di Putin

Di Stefano Stefanini | 28/11/2021 -


Dall’Ucraina alle forniture di gas, dalla crisi dei migranti al confine con la Bielorussia alla nuova fragilità delle istituzioni Ue di fronte alla variante Omicron. Vladimir Putin ha un’occasione d’oro per mettere l’Europa sotto pressione. E sta incontrando poca resistenza. Il commento dell’ambasciatore Stefano Stefanini

Cos’ha in mente Vladimir Putin? Tiene in allenamento invernale un centinaio di migliaia di truppe russe. Casualmente, alla frontiera dell’Ucraina, a ridosso della Donbas ribelle. Mentre il socio di minoranza, Alexander Lukashenko, strumentalizza migranti mediorientali ai confini polacco e lituano. Mentre i regolatori tedeschi ed europei tengono in sospeso l’approvazione di Nord Stream 2. Mentre arriva il freddo in un’Europa a corto di gas. In pieno cambio della guardia a Berlino. Mentre Washington, concentrata sulla Cina, è evasiva su linee rosse in Ucraina. Non abbiamo la minima idea di quali siano le intenzioni del presidente russo. Dimostrare? Dividere? Mettere alla prova? Intimorire? Destabilizzare? Provocare? Invadere?

Putin è maestro tattico nel tenere sulla corda gli avversari. Le circostanze sono favorevoli. Con Omicron, lo spettro della pandemia torna ad aggirarsi. L’Ue paga la mancanza di comune politica sull’asilo, rifugiandosi dietro filo spinato e truppe per fermare l’invasione di qualche migliaio di rifugiati.

Guerra dei pescherecci e sbarchi illegali accendono le gelide acque della Manica, tragica tomba di altre manciate di disperati alla volta delle bianche scogliere di Dover. Le due potenze militari europee, Regno Unito e Francia, sono regredite in un clima di dissidio sgradevole (altro che entente cordiale!) di sapore fine ‘800. La Nato ammonisce, ma è divisa fra allarmisti e attendisti. Gli uni gridano al lupo ad ogni mossa di Mosca, i secondi pretendono che non ci sia alcun lupo. Idem all’interno dell’Ue.

Il rischio ucraino è reale. Che lo dica il Primo Ministro polacco, Mateusz Morawiecki, sarà scontato. Non che lo confermi Angela Merkel, che lo affianca in conferenza stampa. Come sempre, la Cancelliera uscente misura le parole: c’è una “Russian connection” nella crisi migranti perché Putin e Lukashenko “hanno un rapporto molto stretto”. Delle truppe russe al confine col Donbas Putin non vuole parlare e ha rifiutato d’incontrarla un incontro a alto livello in formato Normandia (Russia, Ucraina, Germania, Francia).

È necessaria una forte risposta Ue. Dopo decine di ore di colloquio, in russo e in tedesco, Merkel conosce bene Putin, “nemico inseparabile” con cui è “condannata a dialogare perché non ne può fare a meno”, secondo Paolo Valentino nel bel libro “Età di Merkel” (Marsilio).

Senza drammatizzare, a Washington e Berlino c’è preoccupazione. A Kiev diventa apprensione. Il Presidente ucraino, Volodymir Zelensky, si sarà lasciato prendere mano parlando di trama russa di colpo di Stato. Ma chi non si innervosirebbe con un centinaio di migliaia di truppe e armamenti pesanti che passeggiano intorno al confine? Per Putin, che ha sempre accusato l’Occidente di aver orchestrato Maidan nel 2014 quando la piazza fece cadere il pro-russo Viktor Yanukovich, sarebbe rendere pan per focaccia.

Il Presidente russo gioca con più pedine sullo scacchiere. La dottrina militare russa ha un nome per le manovre con cui trarre in inganno gli avversari: maskirovka. Nel suo arsenale abbondano: la crisi bielorussa creata ad arte dall’amico Lukashenko; la minaccia di secessione della Repubblica Srpska in Bosnia, agitata dall’altro amico, Milorad Dodik; i nidi di vespe della politica interna ucraina; il rubinetto del gas. Le assicurazioni dei portavoce di Mosca si sprecano ma non rassicurano nessuno. Ma dietro la fitta cortina fumogena ci sono le truppe ammassate al confine. Quelle sono reali. Non se ne vanno. Costano all’erario russo. A cosa servono?

L’interpretazione più benevola è la pressione per fare approvare Nord Stream 2 e mettere a tacere gli ucraini che si vedono strangolati dal nuovo gasdotto. Tattica commerciale brutale ma la partita dei gasdotti non è mai andata per il sottile. Di lì si sale a scenari più aggressivi. Logico e razionale, Putin se li tiene aperti. È sempre stato pronto a “testare” gli avversari salvo fermarsi sulla soglia di rottura.

Questo spiega perché oggi non voglia sedersi al tavolo a parlare di Ucraina – questa la spia più inquietante denunciata da Merkel. Lasciando nell’incertezza ucraini e Occidente Putin si tiene libere le mani.

Per distoglierlo dall’alzare il tiro europei e americani devono concertarsi, all’Ue e alla Nato serve avere risposte pronte alle sue mosse. Ma finché ci lasciamo mandare in tilt dalla strumentalizzazione dei migranti, finché i due membri europei del Consiglio di Sicurezza Onu litigano su come pattugliare le coste della Normandia – sperabilmente per risparmiare a futuri innocenti esuli la sorte di Maryam Amin e degli altri sventurati – il gatto russo continuerà a giocare col topo europeo.

È la nostra debolezza politica – non militare – che mette le ali a Vladimir Putin.

Byoblu



SIAM PRONTI ALLA MORTE

Tutto quello che siamo riusciti a fare in soli due mesi, grazie a voi, e quello che potremmo ancora fare, ma solo insieme a voi.


Mille post, cento interviste, 500 articoli, oltre 100 reportage da tutte le piazze, 111 edizioni del TG, centinaia di puntate con i pensatori più illuminati e coraggiosi del nostro tempo, da Ermanno Bencivenga, con il suo “Spazio di Libertà”, a Diego Fusaro, con il suo “Pensare Altrimenti”, passando per Fulgio Grimaldi con “Mondocane” e “O Green o Verde”, senza contare “Grandangolo Pangea” ogni venerdì del grande Manlio Dinucci, e poi le dirette come quella di Robert Kennedy a Milano, o del processo di Assange a Londra, o della settimana intera a Trieste a seguire i portuali, o di Firenze dove nessuna televisione voleva andare, a seguire la vicequestore Schilirò, i convegni come l’International Covid Summit, Sapiens 3, il convegno di Bolzano “Autopsie sui morti post vaccino”, le inchieste come “Papa e Antipapa” ormai avviata alla cinquantesima puntata, ma anche i film censurati da tutti, come Corona Film (a proposito: in replica a grande richiesta stasera, sul canale 262 del digitale terrestre), o “Io sono”, e a breve cinque imperdibili appuntamenti con altrettanti film che fanno riflettere, carichi di significato e di spessore, presentati dal grande filosofo Ermanno Bencivenga, quella televisione che non si usa più da decenni. E poi ancora Massimo Cacciari, Paolo Becchi, le interviste ai danneggiati da vaccino…

Tutto questo in SOLI DUE MESI, e Dio solo sa cos’altro perché la mia testa ha un limite e neanche io riesco più a stare dietro a Byoblu, la Tv dei cittadini. So solo che noi e voi oggi abbiamo una televisione, che cresce ogni giorno, che in pochi mesi di vita ha guadagnato la fiducia di milioni di italiani mentre le redazioni dei TG tradizionali chiudevano per mancanza di ascolti, e che se continuerà così, a lavorare bene, l’anno prossimo farà il salto e passerà in serie A. E a quel punto voglio proprio vedere cosa si inventeranno per fermare la voce del popolo e continuare con il soliuto teatrino dei salotti televisivi.

Siamo arrivati fino a qui solo ed esclusivamente grazie a voi. Stringetevi la mano, abbracciatevi o fatevi solo dei grandi sorrisi se siete timidi, ma l’Italia è quel Paese dove i cittadini si pagano una televisione di tasca loro perché quelle grandi li hanno stufati. La gente mi incontra per strada, mi ferma, mi dice che a casa loro sono sintonizzati sul 262 e che hanno buttato il telecomando. È tutta brava gente, mi raccontano le storie, le testimonianze che ricevono ogni giorno dagli amici, dai loro stessi cari. E sono storie completamente diverse da quelle che si sentono sui giornaloni e sulle grandi televisioni, sono storie cancellate, che noi invece trasmetteremo fino alla fine, fino a quando non ci chiuderanno. Ma se lo faranno, allora devono essere pronti ad affrontarne ogni conseguenza.

Noi siamo stati di parola: non prendiamo i fondi del Governo per distribuire le veline sul Covid, non chiediamo soldi all’Europa, non facciamo pubblicità alle grandi multinazionali, ma alle piccole medie imprese italiane e alla brava gente, non siamo legati a nessun partito, non prendiamo un centesimo dalle grosse ONG finanziate dai filantropi multimiliardari. Cerchiamo di fare da soli, di restare indipendenti da tutto e da tutti, tranne che da voi, che ogni mese ci mandate avanti con la generosità che contraddistingue questo grande popolo e con la consapevolezza che siamo l’ultima speranza prima dell’abolizione dell’Articolo 21, cosa che su LA7 Mario Monti ha appena chiesto neppure troppo velatamente.

Non ve lo diciamo neanche quello che stiamo passando, i problemi con le banche, le redazioni delle testate di sistema che vanno a cercare tutti i nostri ex collaboratori per strappare loro qualcosa, qualunque cosa con la quale costruire articoli o reportage diffamatori (sì, cara FanPage, lo sappiamo, o credevate che non ce lo sarebbero venuti a dire?), i soldi spesi in avvocati… Sono cose che sopportiamo noi, ogni giorno, consapevoli di avere dichiarato guerra al monopolio dell’informazione. A voi chiediamo solo di sostenerci economicamente e di aiutarci a diffondere il sito e il canale televisivo. Abbiamo sempre un orizzonte davanti a noi di un mese di vita. Se non arrivano più soldi, chiudiamo. In fondo, è così che dovrebbe essere per tutti: o fai un buon lavoro e la gente ti sostiene, o te ne vai a casa. Nessuna testata dovrebbe rimanere aperta contro la volontà dei suoi stessi lettori, grazie ai sussidi pubblici di uno Stato che poi ti presenta il conto.

Non cè bisogno che io aggiunga altro. Quello che facciamo parla da solo. Le diffamazioni continue che riceviamo non hanno bisogno di nessun disegnino. Lo sappiamo noi e lo sapete voi cosa bisogna fare adesso.

Questo mese siamo sotto. Siamo a poco più di settantamila euro e ne servono almeno il doppio. Se credete che ne valga la pena, sostenete la vostra televisione. Se no fa niente: “Siam pronti alla morte“, come dice il nostro inno nazionale, descrivendo lo stato d’animo che qualunque buon cittadino dovrebbe avere nell’affrontare il suo destino e le sue convinzioni.

Io, personalmente, ho fatto tante cose inaspettate e irripetibili nella mia vita, e posso essere soddisfatto. Per molti giornali e molte televisioni oggi vale il ritornello di Daniele Silvestri: “Più giù di così non si poteva andare, più in basso di così c’è solo da scavare“. Invece per noi vale l’opposto: siamo stati coraggiosi, siamo stati epici, abbiamo guardato il mostro negli occhi e non siamo arretrati di un millimetro. Noi possiamo dunque solo scegliere se fermarci o se continuare a salire. In ogni caso, avremo qualcosa da raccontare ai nostri nipotini. Perché ce li avremo, dei nipotini, potete esserne sicuri: la vita andrà avanti, “troverà il modo“, come diceva Ian Malcolm in Jurassic Park. Anche se qualcuno preferirebbe farvi credere che il mondo finirà domani. Ed è per loro, per i posteri, che non possiamo rassegnarci a fare i bravi bambini, tutti in fila per tre.

Se però volete che ci fermiamo qui, allora non fate niente, e grazie di tutto.

Se invece volete che continuiamo a salire, allora ecco come potete sostenerci.
CON BONIFICO

Intestazione: Byoblu Edizioni Srls
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Bic/Swift: QNTOITM2XXX
Importo: quello che volete/potete voi
Causale: donazione libera per la TV dei Cittadini
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Qui troverete il video per capire di cosa si tratta:

Un abbraccio forte a tutti. Siete la nostra forza, e noi siamo la vostra.

Claudio Messora