L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 25 maggio 2010

….. Pensieri e parole per una democrazia compiuta



“Pensieri e parole per una democrazia compiuta” deve essere considerato un ulteriore tentativo di promozione del dibattito politico. Chi reputerà opportuno potrà rispondermi e sarà mia cura trovare le forme per diffondere quanto elaborato.
Presenza e Unità Democratica è, nelle mie intenzioni, il veicolo di diffusione delle tematiche politiche di carattere generale indispensabili al confronto politico; mi auguro che tale iniziativa trovi il vostro consenso e che possa divenire forma organizzativa condivisa. I contributi al “promemoria” potranno essere mandati alle E mail in calce.

… Alla base del nostro agire nel contesto della crisi che stiamo soffrendo!
Quello che sta accadendo nelle ultime settimane mette a dura prova la capacità di sopportazione e la speranza per un futuro dignitoso per la maggior parte degli italiani! Infatti a giorni verrà promulgato lo strumento legislativo indispensabile al governo della spesa e al contenimento del deficit di cassa. A pagare saranno ancora una volta i redditi derivanti da lavoro dipendente. I sindacati, secondo i comunicati ufficiali, manifestano il loro dissenso ventilando lo sciopero generale, ma da quello che si apprende, non riescono a dare parole d’ordine condivise, ma soprattutto non riescono o non vogliono costruire la necessaria piattaforma di proposte e/o controproposte a quanto il Governo Berlusconi intende perseguire per governare, a suo dire, la crisi.
A questo si aggiungono tutti i problemi d’instabilità della maggioranza, che guarda caso si sono accentuati dopo i risultati elettorali conseguiti dalla Lega, risultati che hanno modificato i rapporti di forza all’interno della coalizione di governo e fanno prevedere che il partito di Bossi, Calderoli e Maroni, abbia tanta voglia di marcare maggiormente la differenza con il PDL, nonostante le finte smentite, in vista di un ulteriore riassetto del Governo dettato dalla gravità della crisi economica e in preparazione di possibili sviluppi Istituzionali.

Il Partito, in questo contesto deve trovare in se la forza e la chiarezza necessaria per proporre al Paese un cambiamento reale e condiviso, senza rifiutarsi di confrontarsi sulle maggiori tematiche di riforma: quella Istituzionale, quella politica e quella economica, attraverso l’elaborazione di programmi da far condividere con tutta l’opposizione e senza ipotizzare scenari non percorribili e non attuali.
Ai miei occhi, il PD appare timido, non tanto nelle espressioni verbali o di stampa, dei nostri esponenti, quanto nell’elaborazione di una strategia complessiva mirante alla costruzione di uno schieramento, nel paese prima e nel parlamento poi, in grado di dare un indirizzo per una reale riforma dell’economia, a vantaggio dei più deboli e dei ceti che pagano direttamente i maggiori oneri del risanamento. La crisi economica globale, come alcuni prevedevano, sarà lunga e complessa, con periodi di relativa stagnazione alternati, a fenomeni di squilibro degl’indici delle borse mondiali, che rappresentano i risultati di azioni speculative mirate su specifici settori economici.
Il vasto schieramento che và costruito nel paese, deve essere costituito da partiti, forse sociali e associazioni di singoli cittadini, che trovano nel programma il loro punto di confluenza, ma quello che manca e che è mancato, dalla sconfitta dell’elezioni politiche, accentuatasi in quella regionale, la capacità di penetrare nel territorio, ascoltare le problematiche emergenti, sapendo spiegare le possibili soluzioni e concordando la strategia possibile, per giungere alle risoluzioni per il paese e non per lo schieramento. Un noto esponente della cultura riformista sostiene in questi giorni, che, nonostante le enunciazioni di principio, ambedue gli schieramenti sono preoccupati di combattersi sul quotidiano piuttosto che “alzare gli occhi” e ipotizzare nuove forme di modelli di sviluppo, obiettivi sociali da garantire per il futuro delle nuove generazioni; ne ci si preoccupa dell’ambiente insidiato dall’esigenza di soddisfare consumi sfrenati su specifici beni che consentono arricchimenti di pochi.

Su questi temi, che ho cercato di sintetizzare il Partito deve dibattere per poter essere punto di riferimento del “vasto schieramento”. A mio avviso per poterlo fare deve uscire dalla palude dell’immobilismo, puntando sulla crescita delle strutture organizzative, attraverso il decentramento delle responsabilità applicando il principio del diritto di decisionalità del singolo iscritto. Al di là delle enunciazioni di principio ritengo che diviene essenziale e vitale ritrovare quelle sinergie con il sindacato che, in passato, hanno consentito tante battaglie e vittorie di progresso e di emancipazione sociale.
Quale sindacato? Possibilmente quelli storici, ma soprattutto quelli che sono nati nella nostra stessa culla culturale e che da questa hanno tratto comuni presupposti culturali e principi ispiratori.
Certamente il sindacato deve riflettere sulla sua natura e sul modello che vuole perseguire, se vuole continuare a essere protagonista del progresso di questo Paese; su tale riflessione il PD deve dare il suo contributo, individuando le occasioni possibili di confronto. Le sinergie che auspico non possono che nascere nel territorio reale e non in quello virtuale, puntando sul dialogo de visu e non quello sulla rete, pertanto i circoli devono trovare la loro ragione di esistere solo nel diritto di elaborazione politica e nel dovere di rappresentatività. Si rappresenta coloro che credono in una idea comune e non negli indirizzi di corrente, di associazione o di fondazione. …..!

Nessun commento:

Posta un commento