L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 19 dicembre 2010

ancora: "lettera degli economisti"


È l'ora di politiche poco ortodosse
di Paul KrugmanCronologia articolo18 dicembre 2010
Molti sono convinti, erroneamente, che le politiche di spesa keynesiane abbiano fatto cilecca e non siano riuscite a risollevare la malconcia economia americana. Non è vero: la verità è che non c'è stata nessuna politica keynesiana. La lezione più evidente di questo tormentato periodo è che la flessibilità del tasso di cambio è importante quando bisogna fare i conti con problemi macroeconomici. La speranza è che tutti abbiano recepito questa lezione. Ho già scritto dei vantaggi che ha portato questa flessibilità a Gran Bretagna, Svezia, Argentina. Polonia e Islanda recentemente hanno ricavato benefici dal deprezzamento della loro moneta.
dal fatto di non aver (ancora) adottato l'euro: lo zloty dallo scorso anno ha perso il 18% sull'euro, i prezzi dei prodotti polacchi rimangono competitivi sui mercati mondiali e il paese non è stato coinvolto dalla crisi.

L'Islanda, per la prima volta dal collasso del suo sistema finanziario, nel 2008, ha ricominciato a crescere, con un aumento del Pil nel terzo trimestre dell'1,2%. Fra le nazioni periferiche dell'area euro che prima della recessione si erano indebitate e avevano speso in eccesso (Irlanda, Islanda, Lettonia, Estonia), l'Islanda era il caso più eclatante, con una massa di debito grottesca. Ma il governo di Reykjavík ha lasciato che le banche fallissero e la corona si deprezzasse, e grazie alla magia del default e della svalutazione se la cava molto meglio degli altri.

Uno degli aspetti più incredibili della crisi è che ne sono usciti meglio i fautori della valuta forte e dell'austerità, nonostante nella pratica gli approcci eterodossi abbiano dato risultati molto migliori. Purtroppo la lezione non è stata recepita negli Stati Uniti. I repubblicani vogliono che la Fed si impegni per mantenere la forza del dollaro, disinteressandosi della disoccupazione. I parlamentari repubblicani Paul Ryan e Mike Pence hanno chiesto la fine del doppio mandato della Fed (promuovere occupazione e stabilità dei prezzi).

Pence ha detto anche che la politica di espansione quantitativa della Fed (che prevede l'acquisto entro giugno di buoni del Tesoro per un valore di 600 miliardi di dollari) è un esempio di come la banca centrale americana abbia superato i limiti del suo mandato. «È ora che la Fed si concentri unicamente sulla stabilità dei prezzi e del dollaro - ha dichiarato al Wall Street Journal - La seconda tornata di espansione quantitativa è quello che succede quando la Fed si immischia troppo nelle faccende macroeconomiche». I repubblicani sembra abbiano chiesto anche che i medici valutino la possibilità di reintrodurre il metodo di curare le malattie salassando il paziente.
Tratto da http://www.ilsole24ore.org/art/commenti-e-idee/2010-12-17/politiche-poco-ortodosse-212115.shtml?uuid=AYTviesC

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