L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 16 febbraio 2011

se il popolo italiano non ha un sussulto di dignità. questo è quello che ci aspetta. è inevitabile.

APPESI ALL'ECONOMIA ILLEGALE

di Loretta Napoleoni - 16 Febbraio 2011

Deficit/pil al 118%. Il paese per ripagarlo dovrebbe passare più di un anno senza mangiare

Dal punto di vista economico-finanziario, quello che sta succedendo nel mondo è molto interessante. C'è l'emergere di un nuovo blocco, quello asiatico, che viene diretto dalla Cina. La Cina adesso è la seconda maggiore potenza economica, quindi ha sorpassato il Giappone e tutto questo avviene sulla base di un modello economico particolare. Non è un modello democratico, al contrario è un modello a carattere direi comunista o quantomeno un'interpretazione del comunismo, che però ha abbracciato il capitalismo. Quindi forse è meglio parlare di capi-comunismo.
Questo modello sembra funzionare molto bene, tant'è vero che aumenta non solamente il Pil, ma anche la ricchezza dei cittadini. Ciò non avviene solo Cina, ma anche in Singapore e Taiwan. Ecco il blocco asiatico emergente.
Dall'altra parte abbiamo un processo di destabilizzazione che sta avvenendo nel Medio Oriente dopo la rivoluzione in Tunisia e adesso la rivoluzione in Egitto. In un certo senso questa è la risposta della nazione araba nei confronti di oligarchie che hanno governato questi paesi per gli ultimi 30 anni con l'aiuto naturalmente delle potenze occidentali, in particolare parliamo degli Stati Uniti ma anche dell'Europa unita. Quindi qual è la risposta della popolazione? La risposta della popolazione è: riprendiamoci la democrazia, quindi costruiamo su questa nuova democrazia un benessere che è simile al benessere che si sta verificando nel blocco asiatico.
In fine, abbiamo il terzo blocco e il terzo blocco siamo noi, quindi l'occidente, il quale non riesce a riprendersi dalla crisi del credito del 2008, creata dall'economia occidentale che sono progressivamente diventate delle economie finanziarie. Quali sono le conseguenze del processo di globalizzazione? La transizione delle economie occidentali da economie che producono a economie che invece investono, soldi propri ma anche soldi di altri.
L'unica eccezione è la Germania che è il terzo esportatore mondiale e che ha mantenuto una struttura industriale e economica simile a quella degli anni 70 e difendendo la propria condizione di paese industriale. Dove ci collochiamo noi? Sicuramente ci collochiamo in una situazione abbastanza critica, siamo uno dei famosi paesi Pigs, che appartengono al Portogallo, l'Irlanda e la Grecia, paesi che si trovano sull'orlo della bancarotta a causa di un debito pubblico incontrollabile. Il nostro è il terzo debito pubblico più grande al mondo dopo il Giappone e lo Zimbabwe. Il rapporto deficit/pil è al 118%, il che vuole dire che il paese per poterlo pagare, dovrebbe passare più di un anno senza né mangiare, né bere, né vestirsi, né spendere assolutamente nulla ma producendo e basta.
Quali sono le conseguenze di questo debito pubblico? Prima di tutto questo debito pubblico genera un interesse che deve essere pagato perché viene coperto attraverso la vendita dei buoni del tesoro, una grossa parte dei buoni del tesoro vengono sottoscritti dagli italiani, quindi in realtà ce li abbiamo noi in tasca, ma un'altra parte viene sottoscritta dal mercato internazionale dei capitali. Per poter riuscire a essere competitivi sul mercato internazionale dei capitali, un paese come l'Italia che ha un debito pubblico crescente e incontrollabile deve costantemente offrire dei tassi di interesse sempre più elevati e abbiamo visto che negli ultimi 6 mesi ogni volta che l'Italia si è presentata sul mercato internazionale dei capitali, il tasso di interesse che ha offerto a chi sottoscriveva quel debito, aumentava.
Questo è uno dei motivi per i quali, per esempio il governo britannico ha deciso di introdurre una politica di austerità, proprio perché questo tipo di interesse sono un po' una forma di strozzinaggio, alla fine avendo un debito così immenso, si finisce per pagare troppo denaro per poterlo coprire e questo denaro viene sottratto a altri settori quali potrebbe essere per esempio l'assistenza sanitaria o l'educazione scolastica.
Ma l'Italia non si trova in una situazione tanto drammatica come quella inglese dal punto di vista proprio della vita quotidiana. In Inghilterra si percepisce la crisi e si percepisce anche l'abbassamento del livello dello standard di vita, da noi invece questo non succede, per un motivo molto semplice perché il 50% e forse anche più del 50% della nostra economia, avviene nel mercato nero e quindi non rientra nei circuiti dell'economia tradizionale e questo dimostra anche perché dal punto di vista fiscale noi siamo un paese molto povero, perché non si riesce a ottenere da questo 50% che si muove nell'illegalità. In questo 50% c'è di tutto: dalla filippina che non viene pagata regolarmente ma viene pagata in contanti e quindi non gli vengono messi i contributi, fino praticamente all'economia del crimine organizzato e tal riciclaggio del denaro sporco.
Chiaramente tutta questa economia non è tassabile perché non esiste, in realtà lo Stato non conosce la propria esistenza. Immaginate se noi oggi riuscissimo a tassare quel 50% dell'economia, immediatamente si raddoppierebbe il gettito fiscale dello Stato e quindi potremmo ridurre gran parte di questo debito, semplicemente riuscendo a tassare questo tipo di economia.
Quindi questa anomalia dell'economia italiana permette agli italiani di vivere relativamente meglio di come vivono i colleghi inglesi. Il problema è che mentre i colleghi inglesi hanno la possibilità di sanare il proprio debito e quindi tra 5, 6 anni quando questa politica di austerità sarà terminata riusciranno poi a utilizzare le entrate dello Stato per migliorare la propria vita e quindi la propria socialità, (parliamo di assistenza sanitaria, di scolarità etc.) questo in Italia non succederà. Al contrario in Italia tra 5 anni saremo peggio di come siamo oggi, perché questa economia illegale, questo mercato nero progressivamente si espande e quindi contamina il resto dell'economia. Lo Stato ci darà sempre meno e noi vorremmo dare allo Stato sempre meno. Dunque diventa un po' un circolo vizioso, sempre più gente cercherà di non pagare le tasse perché in realtà non serve a nulla, anzi le tasse vanno a pagare gli interessi su un debito crescente e quindi abbiamo un processo di degenerazione sociale che alla fine porterà l'economia a essere principalmente un'economia in nero.
tratto da   http://www.cadoinpiedi.it/2011/02/16/appesi_alleconomia_illegale.html

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