L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 30 aprile 2011

... non possono fare a meno di essere avidi... ma poi non si devono lamentare delle conseguenze... le folle inferocite...


Più di 4.000 miliardi in derivati: rischio per le banche Ue

La crisi finanziaria pare dimenticata. In media i derivati pesano per il 20% del bilancio di un istituto, ma si toccano anche punte del 34,5%. Si ‘salvano’ le banche italiane come Intesa Sanpaolo e UniCredit che impegnano circa il 10%. Allarme anche per gli swap , i derivati fuori controllo, a quota 360 miliardi di euro

“La più grande crisi finanziaria del dopoguerra pare non aver insegnato nulla. Quel produrre vendere e compare prodotti ad alto grado di ingegneria finanziaria non si è placato”. Con queste parole un articolo del Sole24Ore pone l’attenzione sugli oltre 4mila miliardi investiti dalle banche europei in derivati a testimoniare che il fenomeno della finanza speculativa è vivo e vegeto non solo negli Stati Uniti – epicentro della crisi finanziaria del 2008 – ma anche nel Vecchio Continente. La principale banca d’investimento, che con i derivati amplifica volumi e valori del proprio patrimonio, è la Deutsche Bank che a giugno 2010 (ultimi dati a disposizione, fonte Mediobanca) vantava circa 800 miliardi di euro in derivati su un attivo di bilancio di 1.925 miliardi. In pratica il 40% dell’intero bilancio. Un peso che a fine 2010 è sceso al 34,5% (vedi tabella), ma che rimane ben sopra il valore di un terzo delle attività della banca. Ma la pratica dei derivati è comune per la maggior parte dei big europei che in media investono il 20% del valore delle attività. Abbondantemente sotto la media i due istituti italiani UniCredit e Intesa Sanpaolo, più vicini alla natura di banche tradizionali, con più credito alle imprese e famiglie e meno finanza speculativa. Meglio? “Non è detto”, si legge sul quotidiano economico perché “finché il mercato gira e si fissano prezzi plausibili nessun problema e derivati attivi e passivi si compensano e fanno pure guadagnare. Il problema si pone se il mercato improvvisamente si dovesse bloccare: allora sì quei derivati perderebbero valore, si avviterebbero e si aprirebbe un buco nei conti delle banche” Lehman insegna.

Allarme derivati fuoriborsa: rischio per 2.430 miliardi di euro


Banca Totale di bilancio in
milioni di euro (06-2010)
Derivati in % del
bilancio (06-2010)
Derivati in % del bilancio (12-2010)
1 Deutsche Bank 1925.655 41,3 34,5
2 Ubs 1.097.811 34,3 28,1
3 Rbs 1.935.233 32,6 29,4
4 Barclays 1.941.463 31,2 28,2
5 Commerzbank 897.850 25,6 -
9 UniCredit 954.644 11,7 -
11 Intesa Sanpaolo 655.041 8,0 -
Totale 18 istituti 19.463.699 20,7 -

Fonte: Sole24Ore su dati R&S Mediobanca

tratto da http://www.businesspeople.it/Business/Finanza/Piu-di-4.000-miliardi-in-derivati-rischio-per-le-banche-Ue-_19144

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