L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 22 ottobre 2011

gli squittii, le incapacità franco-tedesche


Da quando a metà luglio 2011 nel mercato capitalistico del mondo occidentale, Stati Uniti, Europa, Giappone, è cominciato a serpeggiare la paura per cui lo Stato italiano non potesse più onorare i suoi debiti, 1.900 miliardi di euro annui, sono cominciate le vendite dei suoi bond innescando un meccanismo perverso in cui è prevalso la fuga in massa e la caduta sempre più veloce del valore di questi titoli.

Lo Stato italiano ha dovuto spendere molti miliardi in più di interessi per piazzare i suoi titoli sul mercato capitalistico.

Nello stesso tempo ha seguito le indicazioni europee, la Bce e del governo francese ma soprattutto di quello tedesco, rappresentante dei paesi forti della moneta unica europea, Germania, Olanda, Austria e Finlandia, costruendo nel giro di due mesi, luglio ed agosto, delle manovre economiche che sono andate a colpire soprattutto i ceti medi e quelli bassi del popolo italiano, quelli che già di per sé stavano pagando la crisi economica nella quale ci stiamo dentro da luglio del 2007. In sintesi manovre economiche di macelleria sociale e di classe.

Nonostante questo già si dice che queste manovre non bastano e serve anche una rilancio dell'economia dal momento che si prevede per il 2012 una crescita del Pil italiano solo dello 0,7% e solo del 1% quello tedesco. Questo significa una crescita asfitica europea anche del suo Stato più forte basato sul neo-commercialismo.

Ma è all'Italia che viene imposto lo sforzo maggiore per uscire dalla secche di questa depressione del mondo occidentale, perchè è il crollo dell'economia italiana che farebbe cascare l'euro, il Mercato Comune Europeo e trascinerebbe giù l'economia americana e giapponese.

La ricetta che tutti indicano è l'obiettivo del pareggio di bilancio e nello stesso tempo rilancio dell'economia. IMPOSSIBILE nella situazione in cui viviamo.

Sono mesi che con la Lettera degli Ecomomisti si tenta di far capire alle Istituzioni europee, al governo italiano che per tentare di uscire fuori dalla crisi BISOGNA INVERTIRE LA TENDENZA con cui si è preceduto fin'ora. Bisogna avere “una produzione pubblica di beni collettivi, dal finanziamento delle infrastrutture pubbliche di ricerca per contrastare i monopoli della proprietà intellettuale, alla salvaguardia dell’ambiente, alla pianificazione del territorio, alla mobilità sostenibile, alla cura delle persone. Sono beni, questi, che inesorabilmente generano fallimenti del mercato, sfuggono alla logica ristretta della impresa capitalistica privata, ma al contempo risultano indispensabili per lo sviluppo delle forze produttive, per l’equità sociale, per il progresso civile”.

La Grecia è stato il primo sintomo dell'incapacità europea di risolvere le questioni economiche in cui la crisi di sovraproduzione e quindi finanziaria ci ha posti. A parte i ritardi con cui non abbiamo aiutato i greci ad uscire fuori da un indebitamento statale non cercato nè voluto dal popolo greco ma dai suoi governanti corrotti e bugiardi, complici di istituzioni pubbliche europee e di istituzioni private degli Stati Uniti. Ma soprattutto i sacrifici che gli abbiamo imposto che sono a dir poco disumani e intollerabili in qualsiasi paese che si vuol defininire civile, basta un esempio per tutti 30.000 famiglie di pubblici dipendenti non avranno più reddito per pagare la casa, il cibo e qualsiasi altra cosa che potrebbe servirgli per vivere.

Ora la situazione, che si muove velocemente, è passata dalla crisi italiana, per il momento tamponata dalle due manovre di macelleria sociale e di classe ed è stata trasmessa alle banche europee. Nei loro bilanci esistono molti investimenti in titoli di stato greci, italiani, spagnoli. Quelli greci sono già stati svalutati del 21%, cioè hanno perso valore del 21% ma è ormai convinzione comune che si arriverà al 50%. I bilanci delle banche europee dovranno dimezzare i valori dei titolo di Stato dei greci. Nelle banche ci sono anche titoli di stato italiani che hanno cominciato a perdere valore in quanto tutti i possessori, stiamo parlando di società grandi che fanno questo mestiere specifico e non di piccoli risparmiatori, stanno vendendo e quindi il valore diminuisce di pari passo. Per non parlare di rischi divenuti concreti di una possibile fallimento dello Stato italiano con la uscita, traumatica, dall'area euro.

Ogni banca consapevole delle debolezze e dati non veritieri del loro bilancio è consapevole che la identica situazione è attraversata dalle altre banche e quindi: mancanza di fiducia tra loro, non si prestano più soldi creando carenza di liquidità.

Di qualche settimana fa l'intervento della Fed (Federal Reserve System) , della Bce (Banca Centrale Europea), della Bns (Banca Nazionale Svizzera), della Bank of England, della Banca Centrale giapponese di prestare alle banche europee dollari per permettere loro di avere liquidità in modo da svolgere il loro ruolo di prestatori di moneta.

Ciò non è bastato, è di qualche giorno fa la notizia che la Bce, che di solito presta al sistema interbancario soldi a tre mesi, ha deciso di prestare soldi in due tranche rispettivamente a dodici e a tredici mesi, illimitatamente cioè secondo richiesta.

Il primo fallimento, il 10 ottobre 2011, è rappresentato dal gruppo bancario Dexia che è stato nazionalizzato per 4 miliardi di euro dal Belgio e garantiti per le sue attività per ulteriori 90 miliardi dal governo belga, francese ed olandese. Fallimento dovuto al contenuto dei suoi bilanci pieni di titoli di stato greci, italiani e … titoli derivati subprime, si quei mutui che hanno causato la crisi del 2007 e del fallimento della Lehman Brothers a settembre del 2008, ancora loro, esistono e le banche occidentali mondiali non hanno mai ripulito i loro bilanci da questi titoli dal valore di carta straccia e quando saranno costrette a farlo vedremo i fuochi di artificio.

E' bello vedere come i governi europei, la Bce, gli Stati Uniti, il Fondo Monetario Internazionale si agitano e si muovono per cercare di arginare il default italiano, e la crisi interbancaria delle banche europee, come premono sull'Italia per far prendere a questo Paese le giuste azioni economiche, chiaramente secondo il Loro Interessi che certamente non coincidono con gli interessi delle classi subalterne italiane. Mai si è visto una preoccupazione così grande e una così veloce e rapida risposta che è coincisa con una così decisa azione per contrastare il possibile e propabile implosione del Sistema Bancario Europeo che trascinerebbe a valanga il residuo sistema economico che boccheggia degli Stati Uniti, Giappone e Europa tutta.

Abbiamo visto il ministro del Tesoro degli Stati Uniti Tim Geithener partecipare informalmente il 16 e 17 settembre all'Ecofin di Breslavia dove l'oggetto era cercare le soluzioni per i debiti sovrani in primis di Italia e Spagna e per la crisi di liquidità del Sitema Interbancario Europeo.

E' interessante vedere l'Europa proporre di aumentare i fondi a disposizione per il Fondo Monetario Internazionale e registrare la risposta degli Stati Uniti dire che sono sufficienti a qualsiasi bisogna.

Diciamocelo, uniti e divisi in tutto ma hanno come minimo comune multiplo: la crisi la debbono pagare le classi medie e quelle povere.

Da qui, le proposte in Europa, di alzare le capitalizzazioni delle banche europee molto di più di quelle previste a suo tempo da Basilea 3, già respinte dai banchieri come troppo vessatorie, mentre sono state giudicate su questo blog blande e troppo dilatate nel tempo, l'applicazione nel 2019.

Ci si chiede dove le banche europee possono andare a chiedere i soldi per una maggiore capitalizzazione quando le borse occidentali bruciano ogni giorno miliardi e miliardi, due sono le cose o noi o loro viviamo/vivono sulla luna e non ci rendiamo/rendono conto della realtà, molto brutta che si avvicina velocemente.

Le soluzioni possibili che si è proposte nel tempo man mano che la crisi avanzava e si sviluppava e di volta in volta prendeva degli aspetti diversi sono state eluse salvo alcuni aspetti che sono stati obbligati dalle circostanze ad essere messo in atto.

  • La creazione di Eurobond il cui fondo sia parzialmente formato dai soldi ricavati dalla tassazione sulle transazioni finanziarie.

  • La Bce sia prestatore di ultima istanza e sia prestatore di prima istanza a creare posti di lavoro.

  • Armonizzazione ed integrazione delle politiche fiscali europee.

  • Nazionalizzazioni delle banche più a rischio, come si è fatto con Dexia e quindi stiamo parlando Crédit Agricole, Société Générale e BNP Paribas, in seguito se occoresse anche le banche tedesche esposte per esempio di oltre 723 miliardi di dollari nei confronti della sola Gran Bretagna. Abbiamo per esempio la Deutsche Bank, la Commerzbank che non stanno benissimo.

Abbiamo più volte respinto la politica europea di austerità, primo perchè la “domanda di merci, la produzione, l'occupazione, i redditi e quindi anche le entrate fiscali si ridurranno ulteriormente, per cui diventerà sempre più difficile rimborsare i debiti. In questo modo anziché contrastare la speculazione finanziaria, si finirà per alimentarla. Teniamo presente che proprio a causa di tali politiche la Grecia è già tecnicamente fallita. Proseguendo lungo questa via anche l’Italia, il Portogallo e la Spagna finiranno per incamminarsi verso un inesorabile default”.

Poi i Tedeschi, gli Olandesi, gli Austriaci, i Filandesi, non si dovranno meravigliare molto che a fronte del default la circolazione delle merci e dei capitali sarà limitata e controllata e non potranno venire nei nostri paesi a fare shopping.

martelun

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