L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 21 dicembre 2011

Inghilterra, il capitale mercantilistico batte un colpo


... e di oggi la notizia che venti aziende mercantilistische inglesi, ieri sul Telegraph, scrivono pubblicamente al premier britannico Cameron, chiedendogli che ci sono interessi inglesi nel Mercato Comune Europeo, li c'è un mercato che assorbe una buona parte, almeno il 50%, delle merci prodotte dai tre milioni di occupati inglesi, che bisogna ampliarlo anzi riformarlo i servizi, le telecomunicazioni, il digitale e l'energie. ...

Che cosa vuol dire quest'appello da parte del capitalismo mercantilistico inglese? E' la conferma che il processo di desertificazione produttive di intere zone europee e di centralizzazione di capitali europei volute dal capitalismo finanziario tedesco e anglo-americano (la finanza della City e Wall Street) si scontra con interessi concreti del capitalismo mercantilistico di tutti i paesi europei e quindi anche inglese, ma questi capitalistici invece di pretendere, insieme alle masse dei popoli che subiscono le politiche recessive di lacrime e sangue, e che assolutamente non ambiscono alla disoccupazione, alla mancanza di diritti e alla riduzione del welfare, belano incerte e paurose che bisogna mantenere il Mercato Comune Europeo in quanto li si vende e si scambiano merci e che potrebbe essere ampliato e rinforzato.

Il capitalismo mercantilistico europeo, in questo momento ha gli stessi interessi dei dominati e allora insieme chiediamo alle forze politiche che cominciamo ad equiparare, almeno sulle tasse, il capitale finanziario al capitale mercantilistico e il mondo del lavoro. Tassiamo le transazioni finanziarie dimostriamo che abbiamo coraggio e non abbiamo paura a crearci le nostre allenze per obiettivi determinati. Se L'Euro implode quelli che subiranno di più le conseguenze saremo noi dominati e nè vorremo farne a meno con tutti i sacrifici che fin'ora siamo stati costretti a fare. I politici poi hanno concordato in tutta Europa di raccontare la identica favola: quella dei due tempi, prima i sacrifici e poi la ... crescita... bugiardi e falsi non ci facciamo prendere in giro da voi.

il 10 dicembre scrivevamo, dopo il vertice europeo del'8/9 dicembre: "La Bce continua a non essere prestatore di ultima istanza, ma ha avuto il "compito" di dare liquidità al sistema interbancario europeo, gli altri tre tentativi precedenti non hanno avuto granchè un minimo di riscontro, nonostante l'intervento delle Banche Centrali del capitalismo occidentale (Fed, Bce, B.C. Svizzera, B.C. Giapponese, B.C. Inglese, B.C. Canadese).
Il compito è di dare soldi alle Banche europee in quantità illimitata, a tasso fisso, con scadenza tre anni in cambio le Banche europee possono dare titoli anche poco garantiti. Nello stesso tempo la riserva obbligatoria di garanzia, sui soldi depositati, scende pericolosamente all'1%.
Anche su questo tentativo il tempo ci dirà se è servito o sarà il quarto buco nell'acqua.
Una cosa è certa, queste condizioni così favorevoli, i clienti delle banche non le riceveranno mai".

Bene l'asta si è tenuta questa mattina e il sistema bancario europeo, 523 banche, hanno chiesto la cifra di 489 miliardi dando come garanzia anche propri titoli, come hanno fatto le banche italiane perchè garantita dal governo Monti, una clausola che è stata ideata al vertice europeo dell'8/9 dicembre e che il governo Monti subito ha approvato appunto per dare un aiutino al sistema bancario italiano, vedremo nei prossimi giorni se questa quantità enorme di denaro immesso dalla Bce alle banche europee servirà a diminuire la non fiducia del sitema interbancario europeo e se questi soldi serviranno a scongiurare la stretta creditizia che circola in europa.

Un commento non posso negarmelo. Da una parte si assiste ai governi europei che fanno manovre di macelleria sociale e di classe e dall'altra la Bce che "regala" soldi alle banche, questo meccanismo non può convincere. Togliere ai poveri e dare ai ricchi.
Noi vorremmo che la Bce diventi prestatore di ultima istanza e si assuma anche l'onere e il compito di essere prestatore di prima istanza nella creazione di lavoro.

Un ultimo commento per il governo Monti. Non ci piace l'ennesima macelleria sociale di classe, ma ancor di meno non ci piace quei velati tentativi di far ripartire l'economia regalando ancora una volta alle aziende private benefici e sconti.
Siamo convinti che la crescita non la faranno le aziende private ma serve: " Si deve puntare a coordinare la politica fiscale e la politica monetaria europea al fine di predisporre un piano di sviluppo finalizzato alla piena occupazione e al riequilibrio territoriale non solo delle capacità di spesa, ma anche delle capacità produttive in Europa. Il piano deve seguire una logica diversa da quella, spesso inefficiente e assistenziale, che ha governato i fondi europei di sviluppo. Esso deve fondarsi in primo luogo sulla produzione pubblica di beni collettivi, dal finanziamento delle infrastrutture pubbliche di ricerca per contrastare i monopoli della proprietà intellettuale, alla salvaguardia dell’ambiente, alla pianificazione del territorio, alla mobilità sostenibile, alla cura delle persone. Sono beni, questi, che inesorabilmente generano fallimenti del mercato, sfuggono alla logica ristretta della impresa capitalistica privata, ma al contempo risultano indispensabili per lo sviluppo delle forze produttive, per l’equità sociale, per il progresso civile (lettera degli economisti del 14 giugno 2010).

Se non riusciamo a coinvolgere l'Europa, la crescita in Italia deve avvenire predisponendo un Piano di sviluppo per la produzione pubblica di beni collettivi (anche John Maynard Keynes).

martelun@libero.it

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