L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 6 dicembre 2012

chi calpesta la Costituzione?





la verità ci viene negata




dopo alcune decine di anni si trovava nel paese natio
consapevolezza e dignità


al servizio del ... popolo sovrano, imparare da Falcone e Borsellino
la sua casa non è stata perquisita, perchè?!?!

Partigiani della Costituzione

Conquesto articolo Antonio Ingroia apre oggi il suo blog su MicroMega –"Partigiani della Costituzione" – spiegando la sua duracritica alla decisione con la quale la Corte Costituzionale ha datoragione al Quirinale nel conflitto di attribuzione contro la Procuradi Palermo.diAntonioIngroia

PoveraItalia...

Apro oggi un blog da quaggiù, in Guatemala, terradifficile ed assai lontana dal Paese cui ho dedicato la mia vita, peruna semplice ragione. Sento l'esigenza di far sentire la mia voce.Anche per non darla vinta a quelli che pensavano di essersi liberatidi me col mio trasferimento in America Centrale...

Perchéquesto titolo? Perché "Partigiani della Costituzione"? Pertante ragioni.
In primo luogo, perché mi piace ricordare queipartigiani che hanno fatto la democrazia nel nostro Paese e che percombattere meglio la loro battaglia per la libertà scelsero di fareresistenza lontano dalle loro città. Andarono in montagna. Ed io stoqui, sull'altopiano dove sorge Città del Guatemala.
In secondoluogo, per ribadire la mia non neutralità. Io sono stato ed ancorami sento, anche se nel diverso ruolo di funzionario dell'ONU,magistrato indipendente, ma rispetto ai valori non sono neutrale.Sarò sempre dalla parte dei principi di giustizia e di eguaglianza.Partigiano in nome del diritto. Ed il diritto è il regno del giusto,non dell'opportuno.
In terzo luogo, perché mi sento partigianodella Costituzione, come ho più volte rivendicato pubblicamente.Dalla parte della Costituzione, dei suoi principi fondamentali e deisuoi valori fondanti.

Già, la Costituzione. E quale migliormodo per aprire questa mia rubrica da "partigiano dellaCostituzione", quale miglior modo per ricordare la mia fedeltàalla Costituzione, che spiegando la mia critica, anche aspra, neiconfronti della recente decisione con la quale la CorteCostituzionale, custode della Costituzione, ha dato ragione alPresidente Napolitano nel conflitto di attribuzione contro la Procuradi Palermo? C'è chi si meraviglia, autorevoli esponenti delleistituzioni e perfino la magistratura associata. Perché – dicono –la Corte Costituzionale non si tocca, non può essere criticata. Michiedo dove sta scritto. Il diritto di critica deve poter essereliberamente esercitato nei confronti di chiunque e di qualunqueistituzione. Guai se non si consentisse il legittimo diritto dicritica nei confronti di qualsivoglia provvedimento giudiziario,compresi quelli della Corte Costituzionale. Altra cosa, ovviamente,sono le invettive e gli insulti delegittimanti spesso piovuti addossoalle magistrature di ogni ordine e grado. Ma non confondiamo le duecose. Perché, altrimenti, si corre il rischio che il clichédell'invettiva berlusconiana contro i provvedimenti giudiziari a luinon congeniali venga equiparato con ogni forma legittima di eserciziodel diritto di critica, a discapito della libertà di espressione.Guai a trarre dall'abuso del diritto argomenti per limitarel'esercizio legittimo del diritto.

E poi: non cambiamo lecarte in tavola. Chi è stato (ingiustamente) accusato di avereviolato la legge, addirittura ledendo le prerogative della più altacarica dello Stato, sono i magistrati della Procura di Palermo, non igiudici della Consulta. E chi ha sollevato il conflitto fra poteri,accendendo il fuoco delle polemiche che ne è conseguito e si èpropagato, non è stata certamente la Procura di Palermo...

Eche dire di chi oggi, ringalluzzito dal tenore di un contraddittorioe parziale comunicato stampa della Corte costituzionale, pretendeancora di impartire lezioni di diritto costituzionale e di procedurapenale ad alcuni fra i più illustri studiosi della materia comeGustavo Zagrebelsky,
FrancoCorderoed Alessandro Pace? Ebbene, questi commentatori, alcuni dei qualigiuristi improvvisati (siano o meno laureati in giurisprudenza pocoimporta) che rivelano scarsa dimestichezza con codici e Costituzione,oggi discettano sulle prime pagine di autorevoli quotidiani dellecantonate di cui si sarebbero resi responsabili i magistratipalermitani. Ignorando, fra le altre cose, che il meccanismo che laCorte vorrebbe applicarsi alle intercettazioni indirette delPresidente della Repubblica, e cioè la distruzione immediata senzail contraddittorio delle parti, non è in alcun modo previsto dallalegge, avendo la Suprema Corte di Cassazione più volte ribadito cheanche l'ormai famigerato art. 271 del codice di procedura penale(peraltro applicabile solo a ministri di culto, avvocati, ed altrecategorie professionali ben distinte dal Capo dello Stato) impone chele intercettazioni illegittime, prima della distruzione, venganodepositate a disposizione delle parti.

Il risultato è dunqueche la decisione della Corte non ha risolto affatto il problema ed ilGIP che verrà investito dalla Procura di Palermo sarà punto e acapo, perché la Consulta non è intervenuta in alcun modo sullalegge, com'era invece necessario. Ha invece soltanto dato ragione,platealmente, al Capo dello Stato, per bacchettare altrettantoplatealmente la Procura di Palermo. Ma che farà il GIP, visto che ilvuoto legislativo che già c'era è rimasto? Dovrà tornare allaCorte Costituzionale sollevando stavolta la questione di legittimitàcostituzionale perché la Consulta questa volta intervenga con leregole del diritto, e non con una decisione "politica". Unvero pasticcio che poteva essere evitato...

Ma di questonessun "autorevole" commentatore sembra finora essersi resoconto. Sono tutti troppo presi dal suonare le fanfare. Cosìfrastornati che c'è chi sembra non saper distinguere ancora oggi leintercettazioni accidentali dalle intercettazioni dirette. Provavo aspiegare ieri il "nostro" conflitto di attribuzioni ad unalto magistrato dell'America Centrale. Ebbene, perfino in Guatemala èben chiara la differenza fra le intercettazioni dirette nei confrontidi una persona, quando cioè si mette sotto controllo un suo telefono(ovviamente vietato nei confronti del presidente della Repubblica), ele intercettazioni accidentali, quando cioè sotto controllo è iltelefono di altra persona che, appunto, accidentalmente telefona alCapo dello Stato. In Guatemala la distinzione è chiarissima, inItalia no. Povera Italia...

(6dicembre 2012)




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