L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 18 novembre 2013

Sovranità Nazionale, Politica, Monetaria e Territoriale. Ristrutturare il debito

Euroscetticismo per non farsi macellare

di Eugenio Orso, Anatolio Anatoli e il compagno pollpot

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I commissari europei hanno pesantemente criticato la cosiddetta legge di stabilità proposta dal direttorio Letta-Napolitano, che ha il compito di veicolare e applicare nel paese i diktat euroglobalisti. Troppo poco, secondo Olli Rehn, potente commissario europide per gli affari economici. Si “invita” l’Italia a prendere le misure necessarie per rispettare i target stabiliti (imposti) con il patto di stabilità. Non si può violare il patto di stabilità e crescita, che è l'ennesimo capestro messo al collo del paese (la crescita, poi, qui non centra proprio nulla). Ci vuole di più. In particolare, con il pretesto del debito pubblico, è necessario accelerare la più importante controriforma strutturale, cioè l’annichilimento dell’apparato statale, la fine delle partecipazioni pubbliche (con conseguente distruzione di posti di lavoro), il taglio dei costi che hanno riflesso sul sociale e la svendita delle proprietà pubbliche. I massacratori dell’unione europoide esigono che i loro servi subpolitici italiani calchino la mano con la spending review. Infatti, si richiede imperiosamente di perseguire il pareggio di bilancio – sapendo che questo castrerà ancor di più produzione e occupazione – con aggiustamenti strutturali, nel 2014, di almeno 0,5% del pil. L’incarico dato a un funzionario del fondo monetario internazionale per tagliare spesa e servizi pubblici va bene, ma è prioritario, per gli agenti neocapitalistici, mettere in vendita – e in fretta – ciò che rimane dell’Italia, tagliare ancora i redditi da lavoro e le pensioni, creare ancor più disoccupazione e ridimensionare la struttura produttiva nazionale. Solo così l’anno prossimo si potrà approssimare meglio il pareggio di bilancio, da conseguire nel medio periodo. Gli “impegni presi in sede europea” non si possono mettere in discussione, si rispettano come ordini piovuti dall’alto, costi quel che costi al paese. Ordini e non “impegni”, o meglio, ordini mascherati da impegni.
L’astuto vigliacchetto Letta e i suoi ministruncoli hanno guaito un poco, dopo la bocciatura commissariale. Non si tratta di una bocciatura, secondo loro, perché la legge di stabilità è buona e non dovrà essere ripresentata. Ma la Voce del Padrone si è fatta sentire – chiara, imperiosa e spietata – e se loro non eseguiranno senza discutere (l’Italia è pur sempre un paese occupato, prigioniero nell’eurolager) il potere esterno li caccerà, sostituendoli con altri della stessa, miseranda specie. Eletti o non eletti che siano. Le elezioni liberaldemocratiche, infatti, sono soltanto una ritualità sistemica, un formalismo, un comodo schermo che nasconde i veri meccanismi di potere, saldamente nelle mani dei dominanti.
Il gioco dovrebbe essere ormai chiarissimo. A tutti, anche ai bimbi. Tutti dovrebbero aver compreso che è l’unione europoide, neoliberista, monetaria e finanziaria, a condannarci alla schiavitù, se non alla morte, senza possibilità d’appello. Per ragioni che ben poco centrano con la necessità “di agganciare la ripresa”, di “creare nuovi posti di lavoro”, specie per i giovani, di “tenere a posto i conti pubblici” a beneficio del paese. Le decisioni irrevocabili, per quanto riguarda l’Italia, non le prende un italiano che tuona, nell’ora decisiva, da un balcone con vista su Piazza Venezia, oppure un ristretto CAF (Craxi, Andreotti e Forlani) travolto dagli scandali giudiziari con impatto mediatico, ma le prendono gli agenti del grande capitale finanziario, mascherati da “Europa”. Si realizza così il sogno (molto meglio l’incubo) spinelliano e spinellato del manifesto di Ventotene, scritto nel lontano 1941. Uno stato occupato, come il paese tutto, privo di sovranità, “devoluta” con l’inganno e il ricatto agli organi europidi della mondializzazione neoliberista, dietro lo schermo posticcio della democrazia liberale e della “concordia” fra i popoli europei. In attesa di un super-governo mondiale, dopo gli “stati uniti d’Europa”, che farà finire la storia e cristallizzerà per sempre le posizioni sociali, ma in un ordine neofeudale. Niente più guerre! Solo stragi di popoli, condotte quotidianamente chiudendo i rubinetti del lavoro, del reddito e dei diritti, e abbondanti saccheggi privati di risorse collettive. Infatti, le guerre tradizionali distruggono le strutture, oltre ad annientare gli uomini fisicamente e psicologicamente, mentre queste devono restare intatte, accessibili e disponibili, fino a saccheggio completato. Così si rispettano i famigerati “diritti umani” e si diffonde, radicandola, la democrazia ancella politica del mercato e della finanza, contro i presunti dispostismi avversi, i populismi sgraditi, gli stati nazionali un po’ troppo sovrani (per i gusti delle aristocrazie nuovo-capitalistiche). Così si difende “il progetto europeo” che si fa credere senza alternative, indipendentemente da ciò che vogliono i popoli d’Europa. 
Nel disgustoso e ipocrita linguaggio sistemico, sia coloro che si oppongono alla macelleria sociale neoliberista e europoide, sia coloro che criticano solo a parole l’euro e i trattati unionisti in periodo elettorale, sono definiti indiscriminatamente “euroscettici”. Noi tre, personalmente, siamo contro l’unionismo, siamo per il muro contro muro, siamo per la lotta armata di Liberazione, se necessario, e non semplicemente scettici sulle “virtù” terapeutiche e salvifiche dell’euro. Convinti fino in fondo che è questo il primo problema italiano e di molte nazioni europee, la nostra opposizione all’unione europoide non può essere che integrale. Anche sul piano del linguaggio. Nonostante questo, accettiamo per una volta l’espressione “euroscettici”, cercando di stabilire alcuni gradi di euroscetticismo, di seguito, per fare un po’ di chiarezza sulla questione. Partiamo dal grado più basso per arrivare a quello più alto:
1)    Euroscetticismo elettoralistico. Questo è il grado più basso, ovviamente, perché l’opposizione alla dittatura dell’unione europoide e a quel meccanismo di morte che è la moneta unica privata è fatta a parole, avendo in mente, per prima cosa, i quozienti elettorali del cartello (e del leader) che ha scelto la propaganda euroscettica, nonché i seggi e i voti che si possono ottenere seguendo questa via propagandistica. In Italia, abbiamo gli esempi qualificanti di Berlusconi e della lega. Berlusconi e lega non si sono mai opposti vigorosamente alle imposizioni delle eurocrazie dominanti, fin dall’entrata in circolazione della moneta unica, ma hanno usato argomenti euroscettici (con una certa moderazione, beninteso) cercando di ottenere vantaggi in termini di consensi. E’ chiaro che si tratta di un euroscetticismo all’acqua di rose, in cui la prospettiva di uscita dall’euro è volutamente sfumata, come una vaga minaccia futura, avendo come vero scopo, i furbetti in questione, quello di aumentare il bottino in termini di voti e non di uscire dall’euro se non saranno accolte, in sede europoide, le loro richieste. Gli “euroscettici elettoralistici” sono politici liberaldemocratici inseriti nel sistema, non intenzionati a mettersi in rotta di collisione suicida con i centri di potere e di dominio europidi, ma che danno un po’ di fastidio alle aristocrazie euroglobaliste, ponendo in discussione il tabù inviolabile dell’euro. Per questo i potentati esterni talora li puniscono, com’è accaduto a Berlusconi, sostituito per le vie brevi con Monti e ridimensionato di molto seguendo la via giudiziaria. Per quanto riguarda la lega, un po’ discola e (fintamente) critica nei confronti della falsa Europa unionista, osserviamo che oggi, colpita dagli scandali e dalle inchieste giudiziarie, si sta pericolosamente avvicinando alla più completa irrilevanza, fino a rischiare l’estinzione. 

2)    Euroscetticismo (esclusivamente) monetario. In tal caso si vuole sinceramente uscire alla moneta unica restando, però, “in Europa”, all’interno delle altre istituzioni europoidi. E’ una grossa sciocchezza, perché l’effetto non potrebbe che essere quello di passare dal cerchio più interno dell’eurolager al cerchio esterno. Come passare da un girone infernale dantesco ad un altro, in cui si suppone che le sofferenze, per il popolo dannato, saranno minori, e i demoni un po’ più misericordiosi. Ammesso che sia volontariamente possibile uscire dall’unione monetaria (cosa che noi non crediamo), prima e non dopo la spolpatura del paese fino all’osso, l’uscita non potrà avvenire che alle condizioni del più forte – l’eurocrazia onnipotente dei parametri di Maastricht – e penalizzanti per il più debole, cioè per il paese che vuole tornare alla propria moneta. Non vi sarebbe in tal caso una vera e definitiva Liberazione e la discesa, in termini di redditi popolari, posti di lavoro disponibili, qualità e accessibilità dei servizi sociali, continuerebbe mietere vittime, a causa di una sovranità monca e della permanenza all’inferno, sia pur in un altro girone. Infatti, la sovranità monetaria è la precondizione per la giustizia sociale, ma da sola può non  bastare per salvarci. E’ necessario riacquisire la piena sovranità politica e realizzare un salutare cambio di alleanze, a livello internazionale.
  
3)    Euroscetticismo totale. Questo è il vero nemico irriducibile delle élite europoidi, dei loro lacchè politici e dei loro cani da guardia giornalistici, accademici, intellettuali. L’opposizione è totale e la frattura irriducibile. Non basta un’uscita pianificata dall’euro, a condizioni presumibilmente sfavorevoli per il paese che la chiede e favorevoli per le aristocrazie euro-globali, ma è necessaria la piena Liberazione, cioè l’uscita dall’unione europoide e da tutte le cosiddette “alleanze occidentali”. Per paesi come l’Italia non si tratterebbe, a questo punto, soltanto di una diversa visione politica, economica, etica, di una scelta diversa in tema di relazioni internazionali, ma di garantirsi la sopravvivenza come nazione e come popolo. Per paesi come l’Italia sarebbe urgente buttare a mare i collaborazionisti che in questo momento sono al governo (per conto terzi) e riacquisire la piena sovranità politica, oltre che monetaria, cambiando completamente rotta. Niente più “spending review”, vendita di aziende pubbliche, lotta al “socialismo dei comuni”, ma nazionalizzazioni e difesa delle produzioni nazionali, dazi doganali, boicottaggio dei prodotti cinesi e tedeschi. Chi ha detto che il debito pubblico deve essere ad ogni costo rimborsato alle banche internazionali, con tanto d'interessi usurai, facendo il gioco delle aristocrazie finanziarie? Si può non farlo, se si riacquisiscono sovranità monetaria e politica, denunciando il debito e non rimborsandolo. Chi ha detto che è necessario “onorare gli impegni europei”, presi da collaborazionisti e vigliacchi (il pd, il centro, buona parte del pdl), talora da incoscienti che pensano solo al loro tornaconto (come Berlusconi), su ordine dei poteri esterni e contro gli interessi del popolo italiano? Fuori dall’unione europoide e fuori dalla nato, non soltanto dalla moneta unica, perché solo così vi è una possibilità di salvezza – e di rinascita – per l’Italia e per molti altri paesi europei. L’”euroscetticismo” vero, quello che mette in pericolo il potere degli euroglobalisti, o è totale o non è.
Una precisazione. Non abbiamo volutamente considerato, in questo breve excursus dedicato ai vari gradi di “euroscetticismo”, i pubblici auspici e le suppliche in “sede europea” per trasformare l’unione da cosa monetaria, finanziaria e elitista in “cosa democratica”, che simuli meglio un’unione fra i popoli “dal basso”. Infatti, queste cose le dicono e le scrivono, in Italia, i mercenari subpolitici dell’infame pd, miglior servo delle aristocrazie euroglobali. Per quali motivi? Non certo per migliorare le prospettive delle nuove generazioni, visto che ciò è impossibile a causa dell’euro, delle regole europee, del dominio dei mercati e del neoliberismo. Essenzialmente per imbonire un elettorato idiota e fingere che vi sia, all’interno del lager dell’eurozona, speranza futura di cambiamento.
Concludendo il discorso, rileviamo che i gradi 1 e 2 di “euroscetticismo” sono purtroppo quelli più diffusi. O si è euroscettici a parole, per pura convenienza elettorale e di bottega (come Berlusconi), o si crede ingenuamente, oltre alla fata turchina e alla pelosa carità di Bergoglio, alla possibilità di uscire dall’euro volontariamente, pacificamente e a condizioni non da strozzo, restando però “in Europa” e “in occidente”. Quasi non c’è traccia di quello che abbiamo definito “euroscetticismo totale”, di cui al punto 3, il solo a poter coagulare una vera opposizione al dominio delle eurocrazie globaliste. Eppure, la lotta contro il neocapitalismo, in Italia e in Europa, non può che essere integralmente euroscettica, puntando sulla riconquista della piena sovranità dello stato e sullo sfascio dell’eurozona.

1 commento:

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