L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 19 dicembre 2013

l’Europa non cambia, fuori dall’euro per un’altra Italia un’altra Europa


  Goofynomics

L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...

Istruzioni per l'uso - Vi prego di leggere questo post di introduzione. Eviterete di porre domande alle quali è già stata data risposta e potrete contribuire al dibattito in modo più originale, consapevole e documentato. Dal lavoro svolto su questo blog è nato Il tramonto dell'euro (disponibile anche in Ebook su varie piattaforme: formato Epub, Mobipocket, ecc. Per sostenere questo progetto, contribuite all'associazione a/simmetrie.

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 mercoledì 18 dicembre 2013


Ugo Boghetta

(ricevo da mariof e volentieri pubblico, più che altro per darvi un po' di speranza)


Ti copio l'intervento di Ugo Boghetta al congresso di RC (stralcio):


"... Volenti o nolenti L’unica proposta innovativa è la centralità dell’euro, l’uscita dall’euro.

Questa proposta è la coerente conseguenza del documento 1 che afferma che abbiamo sbagliato sulla moneta unica e che l’Europa può saltare. In effetti è l’euro ed il suo cane da guardia BCE a far saltare l’Europa. Una moneta unica per economie tanto diverse non è stata in effetti la scelta migliore come afferma un premio nobel per l’economia.

Le economie forti, la Germania in primis, hanno una moneta sottovalutata. Per le deboli è il contrario. Rigida la moneta, inevitabile è la riduzione di salari, pensioni, occupazione. La recessione che ne segue avvita i bilanci su se stessi e prepara tagli continui al welfare. Nell’incertezza la Finanza imperversa.

La causa della crisi dell’Europa sta anche nell’aver ritenuto gli Stati un limite. Ciò per favorire una sovranazionalità tecnocratica, mentre le decisioni che contano sono comunque prese sempre più dalla sola Germania.

Per questi errori l’ideale europeista è stato travolto. L’Europa divide popoli e proletariati.L’euro funziona come gli Orazi e i Curiazi. Le destre vanno a nozze in nome di beceri e mai sopiti nazionalismi. Per questo pensare a movimenti sincronici di contestazione su tutto il continente è tanto idealistico quanto irrealistico.

Ma la politica va veloce. Le larghe intese fra Merkel e SPD tolgono qualsiasi speranza per cambiare questa Europa, e l’utilità di disobbedire o rompere i trattati. L’Europa è irriformabile. Si è detto che non si può rimettere il dentifricio nel tubetto, ma la storia più volte, dall’impero di Alessandro Magno in poi, ha cambiato dentifricio e tubetto.Accadrà anche questa volta.

L’Europa va dunque ripensata. É il ritorno allo SME come dice Lafontaine, è un’Europa confederale, è lo spazio euro-mediterraneo? La discussione è aperta. Il tema è sempre più all’attenzione anche in Italia e nei nostri partiti fratelli: Linke, Portoghesi, la stessa Syryza. Il PCE.

Dobbiamo cambiare approccio. Rischiamo di essere comunisti senza Marx poiché non studiamo la struttura vera dell’Europa attuale, altro che critica dell’economia politica.L’analisi è istituzionale, le proposte politiciste. Rischiamo di essere comunisti senza Lenin perché non analizziamo la situazione concreta.

I comunisti del catechismo denunciano che l’uscita dall’euro non è l’attacco al cuore del capitalismo! È vero. Ma quasi sempre è accaduto che l’attacco venisse portato ad una contraddizione secondaria o all’anello debole. E lo scontro contro l’euro è oggi possibile proprio utilizzando le energie negative, le contraddizioni, le fratture che esso stesso produce.

Rischiamo di essere comunisti senza Gramsci poiché, incapaci di affrontare la questione nazionale, non elaboriamo analisi e proposte adeguate alla composizione di classe del nostro paese: per la costruzione di un blocco sociale e storico alternativo; per l’egemonia ideologica e culturale; per innestare il cambiamento dei rapporti sociali verso il Socialismo del XXI secolo; per dare alla Rifondazione un oggetto concreto: l’elaborazione di un socialismo dinamico, plurale, a democrazia partecipata.

Solo cambiando, e solo così, potremo tentare di affrontare i nodi storici del paese: uno Stato volutamente inefficiente, il familismo amorale, la mafia, la cultura italberlusconiana, l’ipocrisia del centro-sinistra, soprattutto la marginalità dei lavoratori, senza il protagonismo dei quali non c’è uscita dalla crisi. Così stanno le cose.

Allora un partito comunista responsabile si attrezza per un exit strategy. Prepara a questo evento i lavoratori, le classi popolari, i sinceri democratici che difendono la Costituzione. Solo dentro a questa rottura storica le nostre proposte potranno entrare in connessione con i conflitti sempre più duri che stanno nascendo e nasceranno. E la presenza nei conflitti, il radicamento, il partito sociale stanno in una prospettiva generale.

È in questa rottura che acquistano senso reale la difesa dei salari e delle pensioni, un nuovo e diverso intervento pubblico per un altro modello economico e sociale, la nazionalizzazione del credito, la difesa dei beni comuni, la democrazia partecipata. È una proposta politica, non solo una soluzione economica. Questo si fatica a capire. La sovranità popolare non può che essere riconquista del potere sulla moneta e sulle scelte economiche e politiche. Ma è anche la conquista di uno spazio più alla portata dei conflitti.

L’uscita dall’euro è la fine degli alibi, fa tornare la politica e lo scontro chiaro fra opzioni ed interessi diversi. In questo modo si smascherano i poteri forti e la lumpenboghesia italiota che si nascondono dietro alla naturalità dell’euro. Solo così potremo cercare di contrastare il populismo di turno: Grillo ieri, Renzi oggi. Solo in questo modo la proposta di costruire un fronte popolare classista e democratico ed un soggetto politico plurale trova un bandolo, un filo rosso, un catalizzatore.

...

Si dice che si deve ancora approfondire. Certo c’è tanto da approfondire. Ciò però dovrebbe valere anche per quella disobbedienza o rotture dei trattati quasi mai citate nei congressi: tanto non fanno danno. C’è da approfondire ma l’essenziale è noto. A breve ci sono le europee. Penso che il nostro slogan debba essere grosso modo: l’Europa non cambia, fuori dall’euro per un’altra Italia un’altra Europa.

Non ci sono più alibi. Nemmeno per noi. Avanziamo dunque con determinazione questa proposta. Solo cosi possiamo tentare di parlare alla testa ed alla pancia dei lavoratori, delle classi popolari, dei democratici, ad un paese esausto e di mobilitare un partito altrettanto esausto."



(Dixit. E ovviamente la mozione da lui sostenuta al congresso risultò minoritaria, contro la linea della "tabellina dello zero", quello che si sente molto fico a parlare di tubetto e dentifricio, senza rendersi conto che questa linea argomentativa è la stessa dell'esimio prof. Boldrin! Ma qualcuno che ha capito, batti e ribatti, siamo riusciti a trovarlo. Continuiamo. Ieri sera ero a cena con tre che hanno capito, ad esempio. Contano poco, ovviamente (per ora). Ma molto meglio che perder tempo con cartelli che dicono che la Spagna è fuori del tunnel perché la disoccupazione è al 26% ma è in calo di due punti rispetto all'anno precedente, e si dimenticano di dire che il deficit pubblico spagnolo è oltre al 7% del Pil, e il Fmi ne prevede il rientro sotto al 3% nel 2018! Il che, poi, significa che noi dovremo continuare, via fondi "salvastati", a dare soldi agli spagnoli perché questi rimborsino le banche tedesche. Volete fare la pubblicità a un'Europa di figli e figliastri dove noi siamo figliastri senza meritarcelo? Feel free, but not in my name).


(ah, un'altra cosa, così evitiamo di perdere tempo. "La mettiamo in collegamento" lo dici a tua sorella, caro autore televisivo, chiaro? Soprattutto se vuoi far vedere roba del genere di quella sopra. Te lo dico senza acredine. Tu devi fare il tuo lavoro, io finora non ho avuto bisogno di te, ricordati che sul web tutto resta, e ricordati che io sto tanto bene a casa mia. Il mercato della menzogna si sta prosciugando, e a voi la pubblicità serve. Parlatene con il vostro CEO).

(pacatamente, e ricordando che tutti siamo utili e nessuno indispensabile. Io, poi, se rinasco voglio essere inutile...).

(Oddio! "Rischiamo di...". Più che un rischio è una certezza. Ma certo, se non leggete Bagnai perché non cita Marx né Gramsci, poi il risultato è che siete comunisti senza Marx né Gramsci. Lo scambio di figurine lasciatelo agli accademici di stretta osservanza cantabrigense, cazzo! Voi siete persone che dovrebbero affrontare i problemi dei lavoratori, no? E allora concentratevi sugli argomenti, non sul pedigree ideologico!)

http://goofynomics.blogspot.it/2013/12/ugo-boghetta.html

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