L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 3 aprile 2014

Abolizioni delle Province che ... non sono abolite. Cialtroni, buffoni





Azzurra Cancelleri (M5S)
Ecco alcune utili e semplici info sul ddl sulla FINTA abolizione delle Province, é tanta roba da leggere, ma l'informazione, la verità, richiedono un po' di sacrifici:
1. Le province non sono abolite. È la prima illusione della propaganda: la legge non elimina affatto le province, che restano operanti; un po’ ammaccate, ma tutte le 110 province italiane rimangono in vita, tranne quelle che assumono le vesti di città metropolitane.
Infatti, le province si estinguono solo dove si prevede subentrino le famigerate città metropolitane; ma, di fatto, finiscono sostanzialmente solo per cambiare nome, poiché le città metropolitane acquisiranno tutte le funzioni oggi di competenza delle province, aggiungendone poche altre.
E come sono state istituite queste nove città metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria)? Sulla base di criteri interamente politici. Nessun riferimento alla struttura urbana, come dimostra il caso di Reggio Calabria. A queste si aggiungono Roma capitale e le cinque già istituite dalle Regioni a statuto autonomo (Palermo, Messina, Catania, Cagliari e Trieste).
Il problema – uno dei tanti, a dire il vero - è che regna grande la confusione su quali saranno le competenze dei nuovi enti locali, dunque forte il rischio di creare sovrapposizioni (o conflitti) di competenze, come anche quello di dare nuove funzioni senza risorse adeguate.

2. Cambierà solo la leadership, in quanto il sindaco metropolitano coinciderà con quello del capoluogo. Con evidente espropriazione per i cittadini della provincia della rappresentatività elettorale, perché gli elettori non potranno scegliere i loro amministratori. Il presidente di provincia (perchè le province non vengono abolite) invece sarà eletto dagli e tra gli amministratori dei comuni della provincia (elezione di secondo livello).

3. Si infrangono principi giuridici consolidati nel nostro ordinamento di incompatibilità e di divieto di cumulo di cariche pubbliche. Sindaci dei comuni fino a 15.000 abitanti potranno candidarsi al Parlamento Europeo e Parlamento nazionale.

4. La vulgata diffusa dopo che Renzi ha silurato Letta è stata che il provvedimento “svuota province” sarebbe stato una fonte inesauribile di risparmi.
Peccato che nè la legge, né le relazioni illustrativa e tecnica quantifichino anche un solo centesimo di risparmio.
a) Innanzitutto, né dipendenti – Cottarelli permettendo - né funzioni delle province 2.0 scompaiono e, di conseguenza, non scompaiono neanche i costi relativi, la stragrande maggioranza delle spese di questo livello di governo. E siccome le province rimangono in vita, anche se la dirigenza politica è espressa in modo indiretto, i cosiddetti costi di funzione, cioè strutture, scrivanie, telefoni, rimangono altissimi.
b) Quello che si risparmia è solo il finanziamento degli organi istituzionali (le indennità del presidente, assessori e consiglieri e i vari rimborsi connessi alle loro attività), che vengono aboliti, insieme alle spese delle relative consultazioni elettorali.
In realtà, l’unica rilevazione realmente ufficiale è quella della Corte dei conti (inspiegabilmente ignorata da Delrio), secondo la quale i risparmi sono molto dubbi, mentre certi sono, anche se non quantificati, i costi di un simile stravolgimento.
Il risparmio sugli organi di governo, per altro, sarebbe di soli 35 milioni: a tanto, infatti, ammonterebbe l’onere per consiglieri, assessori e presidenti provinciali, per effetto delle riforme dell’estate del 2011, che avevano previsto la drastica riduzione del numero degli amministratori provinciali.

5. La vera chicca, però, è che la legge aumenta il numero di consiglieri comunali (fino a 26.000 in più) e degli assessori (fino a 5.000 in più); il Governo si è impegnato a rendere questa operazione a costo zero, ma come si possono aumentare le cariche senza aumentare le spese?
Consiglieri e assessori lavoreranno gratis o ci saranno circa 31.000 stipendi in più da pagare? e se pure lavorassero gratis, si avranno 31.000 persone che faranno aumentare i cosiddetti costi di funzione, cioè strutture, scrivanie, telefoni.

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