L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 20 aprile 2014

gli imbecilli vogliono la guerra i popoli no


Emergency, 20 anni all'insegna degli aiuti umanitari

Emergency quest’anno compie vent’anni. Era il 1994 quando il 18 luglio alcuni medici partirono per Kigali. Era da poco avvenuto il genocidio in Ruanda.
Le guerre continuavano a massacrare gli abitanti della Terra: africani, afgani, asiatici. Milioni di morti a causa di conflitti per il dominio o per il potere. In nome di alleanze internazionali, le classi politiche scelgono come risoluzione la guerra e l’aggressione ad altri paesi.
Ma i paesi non sono un’entità astratta, sono abitati da popoli, da uomini e donne, da bambini. Sono loro a soffrire, a essere martoriati, a morire.
I medici e i volontari di Emergency con il passar del tempo si sono strutturati sempre di più in un organizzazione internazionale. Sono giunti in paesi quali l’Iraq, l’Afganistan, la Repubblica del Centro Africa. Poi nel 2006 il primo esperimento di assistenza sanitaria in Italia, a Palermo. Nel sud del paese, molto vicino al sud del mondo.
Emergency assiste i più poveri, italiani, rifugiati politici, immigrati, dando loro una guida sanitaria, diritto garantito dalla Costituzione, ma sempre più costoso anche nel nostro paese. Nel 2013, all'interno del programma Italia, si sono aggiunte regioni come la Puglia, l’Emilia-Romagna, la Sicilia, la Campania, la Basilicata. Al 31 dicembre 2013 le visite modiche sono state 23.752. Oltre ai poliambulatori fissi, Emergency ha aggiunto poliambulatori mobili, per fermarsi nelle campagne, nei territori abbandonati.
Il nostro paese è divenuto, a causa della crisi economica e del taglio sui servizi essenziali sulla salute, un paese da assistere. Incapace di dare assistenza a chi arriva dai paesi terzi e ai suoi stessi nativi.
Questo è il percorso democratico che abbiamo costruito? Questo è il paese nato dalla Costituzione del 1946?
Se ci guardiamo indietro, tutti noi conosciamo il lavoro di Emergency. Si può condividere o disapprovare la forma organizzativa di questa associazione, ma una certezza resta: Emergency, con il suo lavoro insieme a tante associzioni non governative, ha riportato agli occhi del mondo la scelta fatta dall’Europa dopo il conflitto della seconda guerra mondiale, dove persero la vita 50 milioni di persone: mai più guerra.
E’ quello che ci aspettiamo dalla futura politica europea e dagli organismi internazionali.
Intanto grazie ai volontari di Emergency per averci ricordato sempre che non ci sono buoni o cattivi, ma esseri umani.

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